24 Dicembre 2003

Carissimi é da una settimana che non scrivo perché sono stato molto impegnato o ero stanco.
Qui il tempo alterna giorni di sole (pochi), giorni di afa e giorni di nuvoloso con pioggia. Con il fresco é piú facile dormire.

Io sto bene e ormai il tempo stringe.
Vi faccio un breve elenco di quello che ho fatto.

Lunedí 15 mi sono incontrato a Leblon, vicino a Copacabana, con la dottoressa Polita Gonsalves che ha appena pubblicato un libro sulla situazione del riciclaggio e l’educazione conseguente. La donna ha creato da alcuni anni un sito internet che si chiama :lixo.com, molto interessante per quanto riguarda la discussione sociale, economica, ecologica riguardo alle immondizie.

Martedí 16 alle 11 mi sono incontrato con tutto lo staff dirigente dell’associazione Amar, per discutere di un mio possibile lavoro con loro.
Al pomeriggio alle ore 13 siamo andati in Duque di Caxias, nel bairro di Pilar dove vive Sebastião per la festa di Natale e consegnare la quota ai bambini che hanno un padrino italiano e portare giocattoli a tutti. Era un giorno molto caldo e nella casa grande, che funziona anche da chiesa, c’era un caldo insopportabile. Nonostante tutto abbiamo eseguito tutte le consegne. I ragazzi erano molto vivaci specialmente due gemelli di 7 anni che erano molto aggressivi anche se non avevavo intenzioni cattive.
Dopo, accompagnati da Sebastião e dal motorista del furgone, abbiamo fatto un giro per la comunitá molto povera e per vedere anche gli effetti dell’allagamento di 20 giorni fa.
Per primi siamo andati proprio in casa dei due gemelli a portare il pacco di Natale (12 kg di alimentari) e abbiamo visto la casa semplice e povera dove vive la mamma con i due gemelli (3 stanzette di una casa per la maggior parte in legno). Il papá qaundo ha saputo che la donna aspettava due gemelli se ne é andato.
Dopo siamo andati dall’altra parte del quartiere che si trova a nord del fiume straripato (fiume é un eufemismo per dire fogna, l’acqua era di colore nero come il catrame e l’odore nauseante di fogna). Le case erano tutte segnate da questa onda nera qualcuna ad un’altezza di mezzo metro, qualche altra di un metro, qualcuna che si trova in una zona bassa, l’acqua é arrivata al primo piano,
Andando per queste strade di terra battuta, siamo arrivati in una casa abitata da 5 persone (due donne e tre bambini) la cui casa é metá formata dall’ombra dell’albero e l’altra l’hanno costruita con i soldi dell’adozione a distanza. Tralascio le indicibili le condizioni della casa e della strada a piedi per arrivarci…
In un’altra la famiglia é composta dai due genitori e 8 figli. Vivono tutti una baracca di tre stanze (compresa la cucina). Per arrivarci abbiamo camminato in mezzo al fango. Questa famiglia con i soldi dell’adozione ha costruito un bagno e stava iniziando una nuova stanzetta, ma il materiale che aveva comprato per costruirla se l’é portato via l’inondazione.
Non ho parole per descrivere queste situazioni. Comprendo che qui i soldi dell’adozione a distanza servono per cercare di fare una vita dignitosa, ma la dignità é una realtá ancora lontana.

Mercoledí 17 siamo andati nell’altra comunitá di Acarí, dove vive Marcia per consegnare la quota dell’adozione e fare la festa di Natale con i bambini e i genitori. Qui il gruppo é molto piú numeroso, la comunitá piú organizzata in quanto si trova in una favela storica. Il clima della zona é come nelle nostre piú squallide zone di case popolari, un quartiere costruito per togliere la gente della favela vicina che é stato subito occupata da altri favelados aumentando la dimensione della favela stessa.
Presenti mamme e bambini, un solo papá. Anche qui canti, preghiere di Natale, brave riflessione di Suor Adma, consegna del denaro, consegna dei giocattoli e poi qualcosa da mangiare e da bere. Clima di festa, bambini che ti abbracciano e ti chiamano zio. Quando scoprono che sono Italiano allora cominciano a fare mille domande e a chiederti di parlare per sentire una lingua diversa.

Giovedí 18
Festa con tutti gli operatori o meglio la Confraternizzazione.
Alle ore 14 si sono incontrati tutti gli operatori dell’associazione con altre persone amiche per fare la celebrazione del Natale. La preghiera é durata un’oretta e poi scambio delle lettere di auguri. Il tutto si é concluso con una piccola cena insieme.

Vi allego la storia letta e drammatizzata nel momento di preghiera.

Titolo: lui sa quello che fa (di Elder Ilson)

C’erano in una cittá, tre piccoli alberi che sognavano
Cosa diventeranno quando saranno grandi

Il primo albero, guardando le stelle disse:
Io vorrei essere il baule piú prezioso del mondo, abbondante di tesori
Per questo sono disposto ad essere tagliato.

Il secondo guardó verso il ruscello e sospiró:
Io vorrei essere una grande nave per trasportare re e regine.

Il terzo guardó verso la valle e disse:
Vorrei restare qui in cima alla montagna e crescere molto
Tanto che le persone che mi guarderanno pensino a Dio.

Molti anni passarono e un giorno vennero tre boscaioli
E tagliarono i tre alberi, tutti ansiosi di essere trasformati in quello
Che sognavano.
Ma i boscaioli non hanno l’abitudibe di ascoltare e neanche di capire i sogni.
Che sfortuna

Il primo albero venne trasformato in una mangiatoia per animali piena di fieno.

Con il secondo albero si fece una barca da pesca
che caricava persone e pesce tutti i giorni.

Il terzo albero che desiderava rimanere in cima alla montagna finí per essere tagliata in
grandi travi e lasciate a lato in un deposito.
I tre alberi si domandarono tristi: perché deve essere cosí?

Ma, in una notte piena di luce e di stelle, dove c’erano melodie nell’aria,
Una giovane donna ha posto il suo piccolo bambino in quella mangiatoia per animali.
Improvvisamente il primo albero comprese che conteneva il maggior tesoro
Che l’umanitá puó ricevere.

Il secondo albero anni piú avanti, finí per trasportare un uomo
Con occhi pieni di luce che una volta, viaggiando con i suoi amici, svegliandosi con semplicitá disse al mare: Calmati, e il mare gli ha obbedito e improvvisamente il secondo albero comprese che stava trasportando il re di tutti i regni della terra.

Tempo piú tardi, in un giorno tragico e triste il terzo albero si spaventó quando le travi furono unite in forma di croce e un uomo vi fu inchiodato, in quanto condannato a morte anche se innocente.
Subito si sentí orribile e crudele, ma tre giorni dopo,
Il mondo sussultó di gioia e speranza.
Allora il terzo albero comprese che quell’uomo era stato inchiodato alla croce
Per la redenzione dell’umanitá e che le persone si ricorderanno di Dio e di
Suo figlio guardando verso di lei.

Gli alberi avevano i loro sogni, ma la realizzazione furono mille volte migliori e molto piú sagge di quello che loro aspiravano.

Per questo se non sappiamo il perché di tutto,
Se tutte le cose o qualcosa ti sembra in disaccordo con i tuoi sogni piú belli
Calmati, tieni speranza e non dimenticarti mai:
Lui sa quello che fa.

Venerdí 19
Alla mattina abbiamo sistemato la casa e pulito tutto perché alle 14 sono arrivati circa 200 persone tra ragazze, mamme, nonne e qualche papá per la festa dei bambini. In questa occasione sono state consegnati altre quote dell’adozione a distanza a bambini che sono di varie comunitá. La festa ha visto una piccola rappresentazione del Natale fatta dai bambini del progetto, la presenza di 4 saltimbanche, una danza dei bambini del progetto e poi un rinfresco per tutti.
La cosa é terminata verso le 6 e abbiamo lavorato fino alle 8 per pulire.

Sabato 20 in corriera siamo andati con i giovani operatori del progetto a fare un giorno di svago in un parco giochi a circa due ore e mezzo fuori Rio e in mezzo al verde delle montagne cascate e piscine artificiali create lungo il corso del fiume abbiamo trascorso la giornata. Il sole era forte e io mi sono preso una bella abbronzatura.

Domenica 21
Alla mattina sono andato a Tinguá, che si trova dopo Nuova Iguaçú (due ore e mezzo di viaggio), a trovare Fernando che vive in una fazenda per il recupero dei tossicodipendenti e per fotografarla, come lui mi aveva chiesto. Ho vissuto con lui e la comunitá in una casa in mezzo alla campagna condividendo la vita con loro. Sono ritornato a Rio ieri pomeriggio e alla sera sono andato a cenare con Suor Adma e suor Fatima.

Domani, vigilia di Natale, dovrei andare a trovare Leandro e trascorrere con lui il Natale.

Vi allego una preghiera-riflessione sull’avvento, che ho tradotto dal portoghese, fatta dal settore della pastorale sociale della conferenza dei vescovi brasiliani

Dio é colui che nasconde il suo volto
Quando tentiamo di farci una sua immagine
Per usarla, sfruttarla e farne un uso di mercato
O per giustificare i nostri comportamenti
Piú diversi e magari contrapposti.

Dio é colui che sempre fugge
Quando cerchiamo di catturarlo
Nella gabbia dei nosti piccoli sistemi
Fatti di riti, miti e parole
O di argomenti razionali.

Dio é colui che fa silenzio e ammutolisce
Quando esigiamo risposte immediate
Per superare gli ostacoli del nostro cammino
Con l’insistere delle nostre domande
Mille volte ripetute e mille volte negate

Dio é colui che diventa deserto
Quando rinunciamo alla riflessione scomoda
Popolando i vuoti della nostra esistenza
Con rumore, fantasmi e attivismo.
Che ci allontanano dalla nostra autentica ricerca

Dio é quello che si fa oscuritá
Quando difendiamo le ‘vecchie veritá’
Senza permettere che dubbi e domande
Ci aprano la porta al pluralismo e al dialogo
Con gli altri, con l’estraneo, col diverso

Dio é colui che si fa silenzio
Quando rinunciamo alla nostra libertá
Scaricando sopra di lui la direzione del futuro
Rinunciando a prendere in mano e sulle spalle
Le redini della nostra propria storia

Dio é colui che si fa bambino
Quando lo vogliamo onnipotente
Si fa fragile quando lo vogliamo forte
Compassionevole quando lo vogliamo vendicativo.

Dio é colui che viene
Quando sappiamo fare silenzio e sperare.

Vi allego inoltre anche la lettera di Macondo per il Natale, una bella riflessione di Adriano Sella.

NATALE 2003
Liberare le popolazioni ricche dalla tirannia delle cose

Ritornare in Italia dopo anni trascorsi nel Sud del Mondo mi ha dato l’opportunità di rimettermi dentro alla società europea e di coglierne alcuni cambiamenti. Nel Sud del mondo, dove la maggioranza della popolazione è povera, come in Brasile dove mi trovavo, si lotta per la sopravvivenza e per conquistare almeno le necessità primarie come il cibo, la terra, la casa, la salute…, mentre qui, dove la maggioranza della popolazione è ricca, si battaglia per avere molto di più, anzi troppo, per soddisfare i bisogni indotti come la doppia, tripla o quadrupla casa, auto e altri beni, per ricavare sempre più alti profitti del capitale e per raggiungere tenori di vita da far scoppiare il pianeta di troppi consumi e rifiuti.
Alcuni cambiamenti, avvenuti in questa società cosiddetta occidentale, mi hanno scioccato e preoccupato molto:
– tutti lavorano molto più di prima, cioè di quando erano meno ricchi. Infatti, sono molti quelli che superano tranquillamente le otto ore lavorative, facendo ore straordinarie che stanno diventando ordinarie, oppure con doppio o triplo lavoro. Ormai la settimana non basta più per contenere la quantità di ore lavorative degli italiani. E tutta quella discussione, riflessione e tentativo di tradurre in realtà l’importanza del ridurre la giornata lavorativa per avere più tempo per gli hobby, per la famiglia, per il sociale e per il religioso? Questa preoccupazione non la trovo più, neppure nei sindacati. E’ semplicemente sparita dall’orizzonte della nostra gente;
– tutti consumano molto e molto più di quando erano più poveri. E’ impressionante vedere la corsa sfrenata e insensata al consumismo per avere sempre più cose. Ormai le famiglie non sanno più dove mettere l’enorme quantità di cose e allora hanno inventato i box che si possono affittare solamente per mettere le tante cose superflue. Abbiamo troppo di tutto. Infatti, abbiamo davanti a noi un grande quantità di cose da consumare che non riusciamo più a starci dietro. “Le automobili in circolazione sono così numerose che comincia a mancare lo spazio per guidarle; abbiamo così tanto cibo che dobbiamo affrontare un’epidemia di obesità; le cose da comprare, vedere e fare sono così tante che non troviamo più il tempo per godercele” dichiara Richard Tomkins1.
Adesso i conti tornano: bisogna lavorare molto di più, acquisendo potere di acquisto, per poter consumare molto e soddisfare tutti i bisogni. Insomma, questo è il virus, introdotto nelle persone da questo sistema capitalista, che ci fa diventare dei grandi lavoratori per essere dei grandi divoratori di cose. Siamo caduti in un tranello diabolico: siamo indotti a comprare per poter soddisfare bisogni che non sono reali, ma che sono indotti. Anzi, il sistema gioca con la nostra vita, perché trasforma i bisogni superflui in necessità costringendoci a fare di tutto per soddisfarla. Per cui, dobbiamo lavorare, lavorare e lavorare, per consumare, consumare e consumare sempre più. E’ un circolo vizioso che non ha fine, perché quando avremmo soddisfatti quei bisogni, ne appariranno dei nuovi e così dobbiamo lavorare ancora di più per poter soddisfare anche quelli. E così all’infinito, ingrassando i detentori di questo mercato libero.
Altre mutazioni che mi hanno colpito e che sono conseguenze di questo idolo contemporaneo dell’avere e del profitto:
– la vita è diventata stressante e frenetica. Le persone sembra che stiano prendendo il treno sempre di corsa. Tutti corrono guardando l’orologio e non hanno più tempo per salutarsi, per un sorriso o per una stretta di mano. Anzi, aumenta sempre più l’aggressività sociale e la rabbia. E’ sufficiente un piccolo incidente stradale che diventa aggressione, a volte anche mortale, tra i contundenti;
– la vita purtroppo non è diventata più felice. “Siamo più ricchi, ma non più felici”, ha dichiarato Richard Tomkins che ha inoltre affermato: “Il recente boom economico ha notevolmente migliorato il livello generale di benessere, ma è evidente che non c’è stato un aumento corrispondente del senso di soddisfazione delle persone. Le ricerche sulla felicità realizzate negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e nell’Europa continentale evidenziano che negli ultimi trent’anni il livello di felicità delle persone è rimasto lo stesso e in alcuni casi è diminuito”. Infatti, la gente sembra che abbia perso il sorriso. E lo si nota bene che è più triste, più angustiata e meno gioiosa;
– la vita è stata sfrattata da una dimensione essenziale che è la possibilità di pensare. Infatti, le persone non hanno più tempo per pensare e non potendo più svolgere questo ruolo come pensatori, che è peculiare dell’umano, stanno diventando degli alieni, telecomandate dal sistema vigente che non permette di pensare perché l’essere pensante è pericoloso, poiché può diventare autonomo e capace di essere protagonista della propria vita e non sarà più manipolabile;
– il malessere contemporaneo è davvero preoccupante. Ho incontrato in questo mio viaggio di ritorno tante persone, ormai troppe, che sono stanche di questa vita frenetica e stressante. Non ce la fanno più e hanno perso il sorriso perché si sentono pigiate dentro degli ingranaggi che le conducono a vivere una vita quotidiana ormai senza senso. Ma non riescono a cambiare e continuano come degli alieni, lasciandosi sfrattare quello che è più prezioso della vita umana: la forza del pensiero;
– la vita odierna si è riempita di tante cose, troppe, ma purtroppo si è svuotata di rapporti umani. Infatti, le relazioni umane sono ormai in balia di una logica utilitarista che le hanno ridotte a rapporti violenti e di puro profitto, facendo dell’altro un essere da sfruttare per trarre degli utili. La competitività del mercato si è instaurata anche nelle relazioni umane, facendo dell’altro un nemico da combattere. E’ questa logica che sta scardinando tutte le relazioni umane, anche quelle più intime tra genitori e figli. Si è persa quella ricchezza, profonda e fondamentale, dei rapporti umani.
– in questa rigorosissima logica capitalista e consumistica, anche Dio sta diventando un prodotto religioso da consumare a proprio piacimento, e in privato, attraverso culti, celebrazioni, incensi, suppliche, indulgenze, benedizioni… Un Dio trasformato in prodotti religiosi acquistati dal potere economico, illudendo le persone di comprare perfino il paradiso. Questa è la morte di Dio. Mentre Dio è mistero, è alterità e sempre novità che va al di là dei nostri bisogni e consumi, e mai potrà essere confezionato come prodotto religioso. Insomma, Dio è l’Altro che possiamo avvicinare solamente con la virtù dell’umiltà, dell’apertura e della ricerca del nuovo, e non con il potere del denaro o con la logica del profitto e del consumo. Quando Dio non diventa un prodotto, allora sarà il nostro compagno di viaggio, come è accaduto con i discepoli di Emmaus, che ci fa riscoprire il senso della vita e ci riempie di gioia e di felicità attraverso relazioni umane vere e profonde.

Tuttavia, credo che oggi ci troviamo a vivere un periodo molto proficuo perché le persone stanno toccando il fondo percependo sempre più l’amarezza e il fallimento di una vita, altamente consumistica, che ha fatto dell’avere un’idolatria contemporanea, svuotando l’essere dal senso della vita e allontanando la felicità. Tempo proficuo perché, purtroppo e finalmente, si è costretti a cambiare per necessità e non per virtù, soprattutto quando si tocca in fondo della vita. L’importante però è iniziare a cambiare per avere la possibilità di riscoprire l’essenza della vita che non si basa sulla quantità delle cose, ma sulla qualità della vita che ha le sue fondamenta sull’essere. Forse, è arrivato il tempo del cambiamento.
Questo è senza dubbio un segno di speranza e già molte persone e molti gruppi, che ho incontrato nel girovagare per l’Italia, lo stanno trasformando in una vita alternativa, dando un eccezionale contributo nel realizzare l’altro mondo possibile. Dal Sud del mondo è sorta questa stella dell’altro mondo possibile attraverso il Forum Sociale Mondiale che sta indicando cammini possibili per mutare la globalizzazione neoliberista per una di solidarietà, di giustizia e di pace. E’ questa stella che ha messo in gestazione la speranza del mondo per poi far fiorire la liberazione dalla tirannia delle cose, facendo sbocciare finalmente il primato della dignità di tutti i popoli della terra e della sua madre natura.
La situazione in cui ci troviamo era stata prevista già nel lontano 1930 dall’economista inglese John Maynard Keynes. La questione più urgente, secondo Keynes, sarebbe stata allora riuscire ad approfittare della liberazione dalle necessità economiche per vivere serenamente e pacificamente.
E allora, dobbiamo impegnarci per liberare la popolazione di maggioranza ricca del Nord del mondo dalla tirannia dell’avere che li illude sia nel cercare la felicità mediante il possesso di tante cose e sia nel dare vero senso della vita attraverso gli innumerevoli consumi. Così come nel Sud del mondo siamo impegnati per liberare i poveri dalla miseria e dall’oppressione che li sta escludendo dalla dignità umana.

Che il Natale 2003 ci porti il Dio della vita non come prodotto religioso bene confezionato, ma come realtà essenziale che ci fa intravedere il vero senso della vita e ci fa arricchire non tanto nell’avere ma soprattutto nell’essere!

Auguri di Buon Natale a tutti
Mauro Furlan