25 Luglio 2003

Oggi io, Bertilla (italiana di Cassola qui per una settimana) con Leandro e Marcia siamo andati a fare “Abordagem” (abbordaggio) ai ragazzi di strada. Siamo partiti dalla casa Kablin con biscotti e un termos di latte con cioccolato e con l´autobus ci siamo fermati in una piazza vicino al Maracaná (stadio). Lí abbiamo incontrato 4 ragazzi (Rafael, Gustavo, Cristiano, Carlos) che hanno dai 19 ai 11 anni e c´erano anche due donne giovani, una con una bambina di un anno e giá con il pancione.Abbiamo dato da mangiare e da bere e loro a varie riprese hanno mangiato tutto. I ragazzi di strada hanno sempre fame e la prima cosa che si fa quando si va loro incontro é dare loro da mangiare. Dopo aver mangiato siccome erano tutti maschi si é giocato a futebol (calcio). Mentre noi giocavamo Marcia é andata a comperare pannolini per la piccina e poi é andata via con la madre e la bambina per un centro di salute. Alle 11,30 abbiamo salutato e siamo venuti via. In questa piazza abbiamo trovato solo quei quattro ragazzi e questo non é normale, ma questo perché il giorno prima la polizia era arrivata e i ragazzi sono scappati e per un po´di tempo non si faranno vedere in quel luogo. In quella piazza c´erano anche 3 adulti, seduti sulle panchine a bere birra. La presenza di adulti complica il lavoro. spesso sono spacciatori, e in questo caso non si puó parlare molto con i ragazzi perché il rischio é di metterci in conflitto con loro e cosí non potrá piú andare in quella piazza.
Come avete capito abbordaggio significa andare nei luoghi dove i ragazzi di strada si ritrovano o vivono, di solito sono piazze, parchi o strade con portici, portare loro qualcosa da mangiare e poi giocare con loro dove si puó e parlare. Un po´alla volta i ragazzi acquistano fiducia e solo allora puoi andare piú in profondita e conoscere il perché sono sulla strada, la loro situazione e cominciare a dare una risposta ai problemi. I motivi perché i ragazzi vanno sulla strada sono molteplici .Spesso hanno una casa e una famiglia, ma non possono e non ci vogliono abitare. L´abbordaggio é un lavoro lento, fatto di mesi, di una frequentazione e di una fiducia che va crescendo. La polizia e i centri del Comune non fanno cosí. Normalmente quando una piazza dopo un certo tempo é frequentata da molti ragazzi e la gente comincia a reclamare il Municipio decide di intervenire. Arriva in massa la Polizia Militare (sono i nostri carabinieri) e l´assistente sociale , prendono i ragazzi( molti riescono a scappare), li portano ai centri educativi o di accoglienza per minori. Da questi centri prima o dopo scappano o se ne vanno e la maggioranza ritorna sulla strada e cosí ricomincia il ciclo. Il progetto “A Caminho da Ciadadania” (il cammino della cittadinanza) non opera in questo modo, ma con un lavoro paziente fondato sulla libertá, solo cosí si riesce a rimettere questi ragazzi sulla strada di una vita dignitosa e da cittadino.
A mezzogiorno siamo tornati nella casa Kablin e poi accompagnati da Juruna, un ragazzo del progetto siamo andati all´altra casa “don Elder Camara” che dista 7-800 metri. Juruna é un giovane di 19 anni. Juruna é il suo apelido (soprannome), perché é figlio di indios, e il suo volto é segno di una mistura di razze ma con i tratti tipici degli indios, e il nome Juruna apparteneva ad un capo indios molto conosciuto. Mentre camminavamo, sapendo che lui é stato sulla strada gli ho chiesto della sua esperienza. Lui semplicenemente mi ha detto che sua madre lo ha portato sulla strada all´etá di 2-3 anni perché lei non voleva abitare nella sua casa perché quella zona era pericolosa e preferiva la strada. Vi é rimasto fino ai 7-8 anni quando ha incontrato Roberto dell´associazione San Martinho che ha trovato una soluzione per lui e per la madre. Ora Juruna, completati gli studi, si sta preparando per essere animatore e lavorare con i ragazzi di strada.
Alla casa dom Elder dopo aver mangiato sono stato accompagnato da un altro giovane che si chiama Leonardo di 17 anni a visitare il centro comunitario nella favela vicina che si chiama “Morro dos Macacos” (ovvero collina delle scimmie). Questa favela dove abita Leonardo si dice sia tra le piú violente. Questo centro comunitario si trova lungo la strada che é alla base della collina. La favela poi si estende verso la cima della collina e lì non ci sono strade ma solo viottoli e gradini. É questa la vera zona pericolosa e dicono che alla sera sparano sulla collina di fronte che é gestita da un altro gruppo di narcotrafficanti.
Ad accoglierci c´era Donna Anna, con un´etá di circa 65 anni, la creatrice e madre di questo progetto. Lei era la maestra in questa favela e con l´associazione dei Moradores (abitanti) 20 anni fa ha cominciato a creare questa realtá, comprando una casa che poi, di anno in anno, é stata ampliata fino a diventare un centro dove passano circa 200 ragazzi la settimana. Tutt´ora lei coordina le attivitá che sono: una creche (asilo) per 200 bambini da 1 a 5 anni che si trova li vicino, 12 laboratori (informatica,giornalismo, disegno, calcio,cucito, teatro, chitarra, disegno su magliette e pittura su stoffa, capoeira -danza degli schiavi, tuttora molto viva a Salvador de Bahia)-, artigianato, tappezzeria). Questi laboratori offrono agli adolescenti e giovani la possibilitá di ampliare le conoscenze, di scoprire le loro potenzialitá e di metterle in pratica per una qualitá di vita migliore. Si offre inoltre rinforzo scolastico per i ragazzi dell´insegnamento di base e corsi professionali attraverso le “parcerias”, cioé collaborazioni e aiuti.
Questo centro si chiama CEACA – VILA, che significa Centro Educacional de Açao Comunitaria da Criança e do Adolescente, e vede l´aiuto della Prefeitura di Rio de Janeiro, l´Universitá e altri istituti e privati. I suoi laboratori funzionano quando ci sono i volontari e i fondi per comperare il materiale. Nella nostra visita solo due laboratori non funzionavano perché appunto mancavano i soldi e i volontari. In particolar modo ho visitato la sala di informatica che funziona da 8 anni e ho parlato con l´insegnante e responsabile che é stato un giovane del primo corso e ora ha fondato la cooperativa di giovani che lavorano con internet e insegna in questo laboratorio. Era molto entusiasta del lavoro e della possibilitá di dare lavoro ai giovani. Mi ha detto che in questo settore il lavoro non manca. Il sito se volete visitarlo é: www.ceaca.tk . Per superare il problema di avere un nome troppo lungo visto che in Brasile ci sono molti domini, hanno trovato la soluzione di avere un server in una isola sconosciuta che non capisco quale é (.tk). Una cosa interessante é che qui in Brasile esiste un’organizzazione che si chiama CDI: Centro Democratizaçao Informatica che aiuta e offre un metodo per insegnare informatica ed ha già avviato corsi per 200 mila giovani.

Quando ho salutato Dona Anna e mi ha chiesto quanto mi fermo, mi ha detto: “vieni a lavorare da noi e imparare sul campo cosa vuol dire lavorare con la gente”. Le ho risposto che torneró a farle visita.
Assieme a Leonardo che lì era di casa e sempre ci faceva da guida siamo tornati alla casa Dom Elder verso le 16,30 e visto che ero stanco ho deciso di tornare dove alloggio per recuperare forze e capire cosa avevo vissuto. Dopo essere uscito dalla casa, vedo che anche Leonardo esce e abbiamo fatto 200 metri insieme. Prima che le nostre strade si dividessero e lui svoltasse alla sua favela, mi dice che ora lui stava andando dalla sua “enamorada” (innamorata). Io gli rispondo che sono meravigliato che a 17 anni abbia l´innamorata. Lui ribatte dicendo che ha anche un figlio nato da un mese e mezzo. Io ancora piú meravigliato gli dico che non ci credo e lui mi risponde che la sua ragazza vive con la madre. Non ho pensato di chiedergli quanti hanni ha questa ragazza. L´ho salutato e ci siamo detti arrivederci alla terça feira (martedí) perché lui fa il corso di cucina alla casa Dom Elder, corso di cui suor Fatima é responsabile.

Ho ripensato a ieri pomeriggio quando ho aiutato Egidio Cardini a tradurre e scrivere al computer le lettere in Italiano dei bambini brasiliani che sono adottati a distanza. In queste lettere ho notato che la maggioranza dei bambini vive con la madre, il padre non c´é. Alla sera ho chiesto a suor Fatima per quale motivo le ragazze restano incinte molto presto e perché le donne non riescono a stare senza un uomo anche dopo che sono state maltrattate e picchiate. Lei mi ha risposto che le donne brasiliane non possono stare senza un uomo. E´una mentalitá di dipendenza assorbita dalla donna, una impossibilitá di vedersi senza un uomo. Suor Fatima mi raccontava anche di una ragazza di 17 anni del suo corso che fin da quando é giunta chiedeva a tutti i ragazzi di fare l´amore con lei. I ragazzi hanno rifiutato e lei li ha accusati di essere omosessuali. Questa ragazza ha creato parecchia confusione e si é dovuto intervenire chiarendo e precisando le cose con un lavoro di gruppo. Ma per le donne non é facile uscire da questa mentalitá. Cosa c´é dietro a questo comportamento? Probabilmente molta violenza subita, modelli culturali assorbiti, la vita di favela…
Suor Fatima mi diceva che ha iniziato anche un lento lavoro con le donne della favela dove una volta al mese si riunisce per consegnare un po´di denaro e parlare con loro. E´un lento cammino quello della liberazione della donna.

E´stata una giornata intensa, ricca di emozioni e di interrogativi. Domani é sabato tutto si ferma per il riposo settimanale e specialmente per divertirsi e poi c´é il calcio: ci va anche il Presidente alla partita.
Ciao da Mauro.