Alla Fazenda da Esperança (9 – 12 settembre)

La settimana precedente avevo preso accordo per accompagnare Fernando alla Fazenda da Esperança nella terça feira (martedí 9 settembre)
Fernando é un giovane di 20 anni che ha lavorato presso la São Martinho, poi é passato dal fumare maconha (marijana), quindi alla cocaina e li la sua vita é saltata. Roberto lo ha invitato a disintossicarsi e lui ha accettato così é andato alla Fazenda che si trova a Teresopoli. Terminato l´anno di disintossicazione, ha deciso di restare nella Fazenda per altri tre mesi come volontario.
Dopo aver fatto cinque giorni a Rio presso Amar e dormendo nella casa di Macondo é tornato alla Fazenda e io ho preso l´occasione per visitare il progetto di recupero dei dipendenti chimici di cui varie volte avevo sentito parlare e che é molto legato alla casa do Menores di Nuova Iguaçu.
Siamo partiti da Grajaú alle ore 14,30. Alle 15,30 eravamo sull’onibus per Teresopoli (13 reais), un’ora e mezza di strada (100 km.) in un comodo autobus. Teresopoli si trova a nord di Rio sulle montagne a m. 871 s.l.m. e dopo una ora di viaggio in piano è cominciata la salita. La strada é larga, ma l´autobus sorpassava in salita, tagliava le curve e questo mi faceva un po’ paura. Man mano che si saliva il verde scuro della vegetazione diventava dominate. La cittá é stata fondata dalla regina Teresa per fuggire dal caldo di Rio e veramente il clima é molto diverso, fresco e umido, la gente ha i pantaloni lunghi, casacco e berretto (qui è inverno).

Arrivati alle 17 alla rodoviaria abbiamo dovuto aspettare fino alle ore 18,30 l´onibus per Canoas. Io ne ho approfittato per cercare il punto turistico per avere informazioni sulla cittá, in modo da orientarmi, ma non avevano materiale. Ho scoperto che il simbolo e la bellezza di Teresopoli è la natura e in particolare il Dito di Dio (Dedo de Deus) e il parco che si estende fino a Petropolis. Subito avevo notato questa montagna che sembra una mano con il dito indice puntato verso il cielo, molto bello.
Alla rodoviaria c’era molta gente che aspettava i rispettivi onibus per tornare a casa. Verso le sei é sceso il buio su una giornata che era stata di un caldo piacevole.
Siamo saliti sull´onibus caricando per la porta anteriore le valigie e poi entrando per la porta posteriore per passare la roleta e pagare il biglietto. Abbiamo attraversato il centro della cittá con un traffico intenso quindi ci siamo immessi lungo la strada per Nuova Friburgo e ad un certo punto, dopo circa 20 minuti, siamo entrati in mezzo al “Mato” ( boscaglia fitta) e poco dopo la strada é diventata sterrata e piena di buche. Io sono rimasto sconcertato per l’andatura sostenuta del motorista (50 – 60 km/h) lungo una strada tanto stretta e sconnessa. L´onibus tremava, saltava, si scuoteva e rallentava solo quando c´erano i dossi molto frequenti. Io mi tenevo stretto al seggiolino e cosí tutta la gente che riempiva l´onibus. Non avrei mai immaginato che un onibus passasse per queste strade e tanta gente vivesse in mezzo alla foresta. Uomini, donne con bambini, giovani che scendevano in punti senza segnalazione ma ben conosciuti. L’itinerario si perdeva di strada sterrata in strada sterrata. Qui la gente non ha macchina per cui l´autobus ti porta fino a casa. Finalmente alle 19 e 20 scendiamo in un punto, nel buio della strada (non ci sono lampioni) con una luna piena straordinaria, apriamo il cancello di legno e saliamo per una stradina dove dopo circa 150 metri entriamo in una casa e li ci danno il benvenuto e subito ciindicano un’altra casa dove eravamo destinati. Altra camminata di circa 5 minuti con le valigie di Fernando (io avevo solo lo zaino) in mezzo al bosco e a tratti non si vedeva bene perché la vegetazione nascondeva il chiarore della luna. Arrivammo alla casa ‘San Francesco’, entrammo e trovammo undici giovani che ci stavano aspettando. Abbracci per Fernando e benvenuto per me. Mi indicano subito la camera che ha un letto libero. Nella camera ci sono altri tre uomini.
Subito preghiera di ringraziamento per il cibo e poi cena. Fila col piatto dove ho messo riso, fagioli, erbe cotte e un pezzo di carne (questo sará il menú fisso per tre giorni). Ho fatto conoscenza subito con Luciano, responsabile della casa, che mi ha accolto con gioia, quindi con tutti gli altri. In questa casa Fernando é stato responsabile negli ultimi tre mesi. Dopo cena, gioco di domino, chiaccherata e alle 22 tutti a letto. Sveglia alle ore 6,30, alle 7 rosario fino alle 7,30 con lettura del Vangelo del giorno e frase che viene ripetuta in tante occasioni. Colazione (un bicchiere di caffé e due panini con margarina) e alle 8 tutti al lovoro. Essere lí, in mezzo al verde, alle montagne mi dava gioia, mi sembrava di essere in campeggio e di essere tornato alla vita dei campi, mi sentivo bene anche se fuori dal mondo. Io sono andato con loro nell’orto dove ho predisposto ilterreno per piantare cavoli. La giornata era calda. Il lavoro si ferma alle 11,30 e si pranza alle 12. Mesmo menú della sera prima che tutti consumano in dieci minuti, poi riposo fino alle 13,30. Si torna al lavoro e questa volta sono andato a tagliare kapim. É una specie di sorghetta che danno da mangiare alle capre e alle due vacche. Viene tritata con un mulino tipo insilato e si dá da mangiare verde. Subito ho smontato i coltelli e li ho affilati perché avevo visto che non tagliavano bene. Poi ho visitato un altro orto presso un´altra casa e aiutato a sistemate l´impianto di irrigazione. La Fazenda é strutturata su cinque case dove risiedono cinque gruppi di circa 10–12 persone. Fernando mi spiegava che il gruppo che andrá a vivere in una casa, arriva nello stesso momento e dopo tre mesi di training alcuni vengono scelti per fare i responsabili e si inviano alla Fazenda madre che si trova a Guaratinguetá nello Stato di São Paulo. Dopo un mese di formazione, specialmente di stile spirituale, sono destinati come responsabili in una casa. Nella fazenda arrivano persone di tutte le etá. Ho incontrato due ragazzi di 14 anni, giovani oltre i venti e anche gente con 40 o 50 anni. Tutti vengono liberamente e chi vuole puó andarsene. Molti giovani e non, sono destinati dal giudice che dice di scegliere tra prigione o il recupero dalla tossicodipendenza nella Fazenda. Tutti hanno problemi di droga o di alcool. Nella fazenda non esiste ne’ alcool, ne’ fumo.
Il pane é fatto nella padaria e c´é una cucina centrale per il cibo per tutti.
Fernando tornava come volontario alla fazenda per altri tre mesi, non ho chiesto il perché, ma intiusco che il problema di questa gente é dove andare quando termina la disintossicazione e torna alla vita normale.
Il lavoro finisce alle 16,30 e dopo si fa una piccola refezione (lanche) di biscotti e cioccolata. QUindi mi hanno invitato a giocare a calcetto. Sono stato in porta (portiere si dice goleiro). Tutti sanno giocare a calcio molto bene.
Doccia e poi alle 18 il culto cioé una specie di messa condotta da un laico, Ilario, uno dei responsabili assieme a Francisco detto Cico. Preghiere personali, parola di Dio, riflessione, eucarestia, canti. Il canto che mi é rimasto in mente é : “é cosa de deus um coraçao de criança, é cosa de Deus a fazenda de esperança…”
Durante il culto ho visto due giovani di 17–18 anni che si succhiavano il dito. Questo é l´indice delle difficoltá affettive che tutti i ragazzi di strada hanno patito. Dirçeu era uno di questi e viveva nella casa San Francesco. Il giorno successivo, mentre lavoravo insieme, ho chiesto della sua vita e mi raccontava che lui non ha mai conosciuto i suoi genitori, a pochi giorni di vita fino ai suoi 18 anni ha vissuto nella Casa do Menores a Nuova Iguaçu e poi si era specializzato nei furti agli stranieri in Capocabana (questo me lo ha detto Fernando, che mi segnalava come cosa buona la mia presenza di straniero con lui). Leggendo il Libro di Esmeralda e altri articoli mi rendo conto che la causa di molte crisi dei giovani sono le situazioni familiari, non tanto la povertá, ma i maltratti, la violenza, la povertá umana. In varie occasioni nei miei giri ho visto mamme picchiare bambini piccoli in modo violento per cose che invece chiedevano comprensione.
Dopo il culto, alle 19 e 30 cena, sempre consumata velocemente, quindi alcuni vanno a dormire, altri giocano o, come quella sera, arriva Ilario per un incontro settimanale che si chiama “comunione di anima” dove tutti dicono come si sentono, come hanno trascorso la settimana, quali problemi vivono. Quella sera con libertá tutti hanno parlato, tranne Dirçeu che é stato rispettato nel suo silenzio. Una grande libertá nel dire le preoccupazioni che spesso vengono da fuori, dalla loro famiglia. Nella casa si puó solo scrivere e ricevere lettere e ho visto parecchi che nei momenti liberi scrivevano. Uno di loro si é anche lamentato con il piú vecchio presente perché gli ha fatto delle avance sessuali. Questo uomo, sui 75 anni, era arrivato per problemi di alcool e per i suoi atti sessuali, consumati in case di riposo. Subito non avevo capito la situazione, ma poi, come capita di solito, abbiamo continuato a ridere e a prenderci in giro, anche il giorno successivo perché nessun brasiliano vuole essere preso per viado (transessuale o omosessuale).
Terminato l´incontro Fernando ha preparato un tè alla menta e poi alle 21,30 c´era la partita Brasile-Equador. Tutti riuniti nella stanza dove c´é l´unica televisione che solo in poche occasioni é accesa. Dopo i primi 15 minuti il Brasile ha segnato con Ronaldinho che qui viene detto Gaucho, io ho preso sonno. Mi sono svegliato alla fine del primo tempo, ho salutato tutti e sono andato a letto.
Nella fazenda si perde la cognizione dei giorni, solo l´orario é scandito, i giorni sono tutti uguali tranne il sabato pomeriggio che non si lavora, si fanno pulizie e una domenica al mese quando si ricevono le visite dei parenti (non tutti).
Io avevo perso la cognizione del tempo, non sapevo che era l’11 settembre, nessuno lo ha ricordato. Preghiera e colazione e poi sono andato con João, Luciano e Dirçeu a tagliare kapin. Preso il gippone abbiamo fatto circa 10 km per fermarci in una valle lontana lungo le rive del fiume a tagliare questa specie di sorghetta. Mi sembrava di essere tornato ragazzo quando andavo nei campi a tagliare l´erba da dare alle vacche. Un lavoro che conoscevo e subito João mi ha invitato a rimanere nella fazenda visto che sapevo fare il lavoro. Con un macete, un k-way perché pioveva abbiamo fatto la scorta per tre giorni. Nella fazenda non c´era kapim, lo stavano piantando adesso. La fazenda é abbastanza giovane (5 anni di vita), é abbastanza grande, ha 5 case e si trova sul terreno dato da un privato alla Casa do Menores che poi lo ha passato alla Fazenda da Esperança. Ho parlato molto con João che mi spiegava due problemi. Primo avere all´interno della gente che sappia fare il lavoro sia di agricoltore che di gestione, in quanto i responsabili attualmente non hanno capacitá per seguire i lavori e le persone in cura rimangono un anno e poi se ne vanno e bisogna cominciare tutto da capo. Il secondo, piú importante, é di seguire i giovani che escono dopo la terapia e prepararli al lavoro. Nella fazenda non ci sono corsi professionali, cosa che esiste nella casa madre che ha anche due piccole fabbriche. João mi diceva che pensando a quando le persone terminano la cura e ritornano alla vita normale la sensazione é di preparare agnelli per il macello.
Al pomeriggio sono andato con João a veder le due vacche e i due vitellini e quando hanno visto che sapevo mungere mi hanno subito ingaggiato anche per la mattina del giorno successivo.
In questo giorno di pioggia le attivitá sono rallentate, perché non ci sono spazi coperti dove fare altri lavori. Così qualcuno comunque lavora, altri lavano i vestiti, altri si imboscano. Io e Fernando siamo andati a raccogliere legna, anche se umida per accendere il fuoco, una buona scorta. Verso le quattro e mezza abbiamo acceso il fuoco che é durato fino a notte, dando un calore alla casa e un sapore di famiglia. Le case sono tutte uguali, molto semplici: una grande sala di entrata, a sinistra una tavola di pietra dove possono mangiare 10 persone, un sedile a ferro di cavallo dove tutti possono sedere in semicerchio e in un angolo il camino, a sinistra una piccola cucina e fuori la lavanderia. Dopo la grande stanza di entrata ci sono 4 stanze ognuna con 4 letti, doccia, water e lavandino.
Alle 18 culto, poi cena e dopo Fernando mi ha preparato il tè di kapin-limão, che é una foglia come la sorghetta ma che ha il gusto di limone. Una cosa bella del Brasile é questo gusto per i vari tipi di infuso, é una cultura e mi piace molto questa varietá di chá (=tè).
Abbiamo chiaccherato e giocato a sueca.
Alla sera Luciano mi ha regalato una maglietta blú con stemma del Brasile e sono rimasto colpito da questo regalo e dalla sua gioia. Il giorno dopo appuntamento alle 8 con le 2 vacche e i due vitellini assieme a Dirçeu. Mentre facevo allattare i due vitellini ho munto il resto del latte e ho visto la quantitá di zecche (qui chiamano carapato) giganti che queste bestie soffrivano. Ho fatto notare il problema. Il veterinario passa una volta la settimana per controllare le vacche e anche la quarantina di capre e le galline e conigli che la fazenda alleva. La fazenda non ha capacitá di vendere e coltiva per il consumo interno, anche se non credo sufficente.
Tutti i responsabili delle Fazende, che sono circa una ventina, piú quelle che stanno predisponendo in Germania e nelle Filippine sono guidate da persone legate al porblema droga. Ilario diceva che lui non gradiva molto i volontari che venivano a fare i responsabili perché bisognava insegnare loro ogni cosa
L´idea della Fazenda é nata circa 20 anni fa da due giovani e un prete a Guaratinguetá ed é legata alla spiritualitá dei focolarini di Chiara Lubich e allo stile francescano. Le case di Teresopoli sono tutte maschili, ma esistono anche quelle femminili, sono guidate da una forte motivazione di fede che marca la vita e i giorni. Chi segue il cammino delle persone é anche una psicologa che cura ,assieme ai due responsabili, anche il rapporto con il giudice, con le varie istituzioni che mandano loro le persone per la cura e gestiscono il rapporto con le famiglie. Tutto questo é un lavoro impegnativo.
In questi due giorni io mi sono trovato bene anche se mi sentivo come in una prigione. La stessa sensazione la vivono gli stessi giovani che si sentono molto limitati nelle capacitá di movimento e nella loro libertá. Tutti non vedono l´ora di terminare il percorso di un anno e ritornare alla vita normale. Alcuni di loro non ce la fanno e se ne vanno.
Fernando verso le 11 mi ha portato a conoscere il segreto della fazenda. Abbiamo salito la montagna per un sentiero fino alla sorgente dove si cattura l´acqua che serve alle necessitá. Tutte le case di queste valli si riforniscono di acqua da una sorgente. e ho visto che molti coltivano ortaggi. Il paesaggio con la pioggia modifica i suoi connotati perché le nuvole sono basse e l´umiditá avvolge ogni cosa assieme al freddo.
Il pomeriggio ho preparato lo zaino, ho salutato le persone e i responsabili e accompagnato da Fernando sono andato a prendere l´onibus che arrivava verso le 13,30. Verso le 13 e 45 é passato per le strada infangata. Ho dato un forte abbraccio a Fernando che mi ha dato appuntamento per il 28 settembre festa della fazenda, ma ci rivedremo venerdí 19 per un’altra inaugurazione della casa dom Elder.
La strada a ritroso era piena di strade bagnate e pozzanghere. Alla rodoviaria la prima cosa che ho fatto é stato comprare il giornale. Le notizie legate all´11 settembre, Israele che decide di espellere Arafat, vari assassinii in Brasile, l’incontro di Cancun, il Cile che ricorda la dittatura di Pinochet. Ripensando alla vita nella fazenda, semplificata e protetta, coglievo la bellezza e la sua anormalitá. Nel confrontare il verde e l´isolamento di quelle case, con il caos di persone e macchine della cittá e la bruttura delle favelas mi sentivo carico di nostalgia.
Questi tre giorni nella fazenda trascorsi a condividere in tutto la loro vita é stata una immersione nel cammino di recupero di queste persone, a sentire con loro le difficoltá di un cammino e a rinnovare la forza per raggiungere la meta. Capisco che fuori da quella realtá é necessario un lavoro di rete, di contatti e sostegno. Una vita comunitaria nel mondo tutta da inventare.
Sentivo anche il carico di problemi delle persone che avevo conosciuto, ma adesso non mi sento ancora in grado di dare risposte. Questo é il tempo per conoscere e capire e cose da conoscere ce ne sono ancora tante.
Per chi vuole conoscere di piú e anche la possibilitá di fare volontariato il sito é www.fazenda.org.br
Sono tornato a Grajaú verso le 17,30.
La prima cosa che ho fatto é stato lavare vestiti e lenzuola perché tutto era sporco.
Sabato ha piovuto molto e l’ho dedicato a terminare il libro Esmeralda, a scrivere e iniziare l´altro libro “A queda para o alto”.
Domenica avevo intenzione di partecipare alla manifestazione contro le armi indetta da VIVA RIO in quanto c´é una campagna nazionale per votare una legge che restringa la possibilitá di comprare e portare un´arma. Ma la pioggia era tanta e ho continuato il lavoro in casa.
Ciao

Rio domenica 14 settembre 2003