Bonaccia

Cochabamba, 10 novembre 2003

Cari amici,
ritornata la calma, la Bolivia ricomincia ad apparire il paese più pacifico del mondo, pur con i suoi episodi di criminalità, di cui vi ho scritto più volte.
Smessi i commenti su blocchi, disordini, tragedie, governo corrotto, Goni se ne vada, il gas è nostro, Cile ladro che ci ha rubato il mare, si ricomincia a guardare il cielo e a parlar del tempo.
Ma che caldo, fa un po’ freschetto, pioverà?
E se non piove?
Già ci si immagina a parlare di siccità, di terra secca e spaccata, di animali che cominciano a soffrire la sete, di seminati che bruciano.
E se piove troppo?
Allora saranno le alluvioni, le montagne che franano trascinando con sè le case, i raccolti che marciscono, a fare notizia.
Il nuovo Governo sta cercando la quadratura del cerchio, i commentatori locali e stranieri fanno gli aruspici, ma il popolo, per ora, pensa ad altro.
Vi sono ancora focolai che rimangono accesi qua e là: in Chapare, la zona amazzonica maggiormente interessata alla coltivazione della foglia di coca, è praticamente sempre guerriglia e gli aymaras di Achacachi, il paese di El Mallku, stanno con le pietre a portata di mano.
Ma il resto è bonaccia.
Ci stiamo avvicinando alla fine del nostro anno scolastico, e le ragazze sono elettrizzate all’idea di ritornare a casa.
Hanno già cominciato a fare le grandi pulizie, a lavare coperte e piumoni.
E, fra un po’, si daranno inizio ai piccoli lavori di ampliamento della Casa (per ora solo i due dormitori delle Educatrici, non ci sono soldi per fare altro) e quelli di manutenzione.
Se ce la faremo con l’acquisto del terreno limitrofo alla Casa, che stiamo tentando di comprare da ormai due anni, ma ora non si trovano i proprietari, ora non ci sono i documenti in regola, ora saltan fuori questioni di confine, spianeremo il tutto e cominceremo a costruire il campo sportivo dove le chicas il prossimo anno possano giocare.
Nemmeno per questo abbiamo i soldi, ovvero li abbiamo in prestito, ma il posto dove giocare è una necessità ormai non più rinviabile.
Me lo chiedevano proprio tre giorni fa, le chicas: “¿Cuando tendremos una cacha para jugar, Ana Maria?”
Ho promesso loro che per il nuovo anno scolastico avranno il loro campo sportivo.
Come possiamo deludere le nostre ragazze?
Un abbraccio e a presto.
Anna Maria
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