Dal 15 al 20 di Settembre 2003

Lunedí 15 settembre
Il mattino l’ho dedicato al lavaggio della biancheria, mentre il pomeriggio l’ho dedicato all’orto.

Martedí 16 settembre
Alle 9,30 avevo appuntamento alla São Martinho.
Dopo essermi presentato a Regina, Sandro e altri responsabili, dicendo chi sono e cosa faccio siamo entrati nel vivo della questione: la situazione della São Martinho.
Regina subito parla della situazione presentandola molto difficile e critica. La motivazione é quella che la prefettura (municipio) di Rio non finanzia da sei mesi i soldi della refezione (colazione, pranzo, cena) per i 3209 ragazzi e giovanissimi assistiti. Questa cifra é pari a 300 mila reais (100 mila euro). Anche dalla FIA, che passa i soldi della manutenzione delle case, manca la corresponsione di 25.000 reais. La mancanza di questo denaro li ha costretti a chiudere alcuni centri professionali (panetteria e grafica) e fare un taglio del personale (erano circa 300 tra impiegati ed educatori).

Cenni Storici della São Martinho (www.saomartinho.org.br)
La missione della São Martinho e quella di favorire il riscatto della dignitá unana di ragazzi e adolescenti daí 6 ai 18 anni in situazione di rischio sociale, fornendo mezzi per sviluppare le loro potenzialitá e una coscienza cívica.
Nel 1984 un gruppo di educatori sociali inizió un lavoro di abordagem (accostamento) ai ragazzi che vivevano sulla strada nel centro di Rio. Questa iniziativa piantó la semente che portò due anni dopo alla fondazione della São Martinho.
In 18 anni di attivitá l’istituzione ha guadagnato esperienza e riconoscimento nella societá per la serietá e la conpetenza.
Oggi piú di 3 mila ragazzi e giovani sono assistiti sviluppando un lavoro in tre direzioni: sociopedagogia, centro di difesa, formazione.
Col tempo hanno predisposto le seguentiinfrastrutture:
– 6 case residenziali,
– 1 nucleo conunitario,
– 1 centro socio educativo,
– 1 centro di difesa dei diritti dei bambini,
– 1 centro di inserimento nel mondo del lavoro
– 1 centro di formazione degli educatori.

Fondalmentalente queste attività devono affrontare principalmente tre problemi.
Primo il problema delle refezioni, cioé l’alimentazione. Una cosa che accumuna tutte le realtá di questo tipo é l’importanza dello sfamare. Tutti mi hanno confermato che per organizzare qualcosa bisogna innanzitutto dare da mangiare. Se c’é il cibo la cosa funziona, basta un panino con margarina, un succo, il caffé. Tutto questo non deve mai mancare. Si capisce quanto importante é il problema della fame. La prefettura fornisce a tante associazioni questo tipo di aiuto.
Secondo, il problema della struttura. Non basta dare il via ad una iniziativa, inaugurare un nuovo servizio o una nuova casa, questa struttura si deve poi mantenere. Spesso noi dall’Italia pensiamo ad aiutare i bambini, ma c’é il problema delle persone che fanno questo servizio e queste bisogna pagarle perché hanno una famiglia. Anche se qui la paga é bassa, comunque il costo totale delle persone che lavorano alla São Martinho è alto. Alla fine non solo i bambini devono mangiare, ma anche il personale e poi c’é la manutenzione delle case. É una vera e propria impresa.
Terzo, questa associazione é un’impresa speciale. Intendo dire che un’associazione che lavora per i bambini e che vive di aiuti esterni necessita di un impegno di anima, corpo, tempo perché bisogna continuamente sensibilizzare una realtá che non ha come primo obiettivo i bambini, e poi un costante monitoraggio e riflessione sulla realtá che cambia e si evolve. Un’istituzione ha anche bisogno di un capo carismatico o un buon team che lavora bene, perché le cose che possono conpromettere il lavoro sono molte. A mio modo di vedere la crisi dipende anche dal suo staff dirigenziale.
Dopo due ore di dialogo ho lasciato la São Martinho con una grande tristezza, specialmente nel vedere i suoi responsabili molto abbattuti. Mi viene da pensare, a caldo, che non è solo colpa della prefettura. Forse manca il coraggio, vista anche la conplessa realtà, di una seria autocrítica. Il Brasile é pieno di progetti che sono falliti e i Brasiliani vivono con distacco le iniziative, quasi un meccanismo di difesa verso i fallimenti. Questo chiede una serietá maggiore da parte di tutte le persone che si dedicano al bene degli altri e va oltre la retorica e le iniziative di propaganda.