Dal 25 Agosto al 2 Settembre

Lunedí 25 agosto.
Alle ore 15 avevo appuntamento in Campo Grande con il responsabile di una cooperativa di raccoglitori di materiali riciclabili. Campo Grande é a quasi un’ora dalla rodoviaria e circa una e mezza da Grajaú, dove abito. Sono arrivato con 15 minuti di ritardo perché il poliziotto a cui ho chiesto informazioni mi ha mandato da un´altra parte facendomi perdere mezz’ora: l’avrei bastonato.
La cooperativa si chiama Coopermizo ed é stata fondata dalla associazione dei cittadini (moradores) per andare incontro alle persone disoccupate. Ho visto dieci persone che dividevano con le mani nude la carta, il cartone, i vari tipi di plastica, le lattine e il ferro.
Il signor Jorge Luiz chiamato da tutti Dão assieme una donna, presidente anche lei di una associazione di un quartiere vicino stanno portando avanti questa cooperativa.
Mi hanno molto parlato delle difficoltá che loro incontrano. Come in Italia anche qui il responsabile delle immondizie é la “Prefetura” (sindaco e municipio) che incarica l´impresa a gestione comunale per la raccolta e vieta la raccolta ai privati. In anni di lotta il prefetto non ha mai dato autorizzazione alla cooperativa di raccogliere il materiale. Anche adesso che si impegnano nella selezione dei materiali, sono sempre estromessi dalle riunioni. E´un lavoro difficile perché si combatte contro gli interessi di coloro che comandano e non vorrebbero interferenze di movimenti popolari o di privati che non sono della cerchia del partito che governa il municipio o della cerchia di amici.
Poi esistono i problemi delle autorizzazioni al trasporto che praticamente sono chiuse. Poi esiste il problema dei macchinari come le presse per imballare i prodotti. Poi esiste il problema della sede (il posto dove si trova la cooperativa é uno spazio ristretto e con poca superficie coperta per lavorare quando piove e riparare il materiale). Esiste il problema della commercializzazione per cui devono sempre appoggiarsi a trasportatori autorizzati e non possono avere una rete propria.
La cooperativa opera anche come centro di raccolta per tutti i raccoglitori indipendenti pagati meglio che in altri centri dove sfruttano il lavoro dei poveri…
É interessante questo sforzo dei movimenti popolari di base per creare delle possibilitá di lavoro e di organizzazione per chi non ha capacitá o si trova in difficoltá.
Questa cooperativa é nata prima del 2001 quando una legge ha imposto alle cooperative di avere un solo tipo di attività, invece la Coopermizo puó fare tutti i tipi di lavoro e questa é una potenzialitá interessante. Carico di tutti questi problemi, ma anche felice per il lavoro paziente e instancabile di questa gente ho salutato, dandoci appuntamento ad una prossima occasione di incontro.
Ho preso la corriera verso le ore 17,30 pioveva e sono arrivato a casa verso le 20.

Martedí 26 agosto 2003
Alle 8 e 30 avevo appuntamento con Jorge Muños nella sede della Nova Pesquisa vicino alla fermata del metrò Largo do Machado. Mi sono svegliato alle 6,30 e alle 7,30 ero in autobus con direzione Leblon. Giorno di pioggia, traffico, per cui sono arrivato in ritardo. Aveva un’ora di tempo per me. Mentre ero in autobus suona il cellulare ed é il cugino Giancarlo che é arrivato a Rio. Ci diamo appuntamento presso l´hotel a Capocabana verso le 10,30–11.
Arrivo a questa “Nova Pesquisa e assessoria em educação” e incontro Muños, un argentino che segue in particolare l´organizzazione delle cooperative di Catadores e cioé i liberi raccoglitori di materiali riciclabili. In Brasile si é costituita la rede dei Catadores e delle cooperative che operano in questo settore. Normalmente le imprese che raccolgono i rifiuti portano il materiale non selezionato nelle grandi discariche dove ci sono i macchinari e persone che lo selezionano. Voglio andare a vedere il luogo dove finiscono tutti i rifiuti di Rio, deve essere un luogo come l´inferno.
Muñoz era interessato a capire come funziona il riciclaggio in Italia e la realtá delle cooperative. In Brasile non esiste una legge che aiuta le cooperative sociali, non c´é uno statuto proprio. Alle 10, esaurito il tempo, ho salutato Muñoz e ho preso il metró. Sceso a Copacabana sono andato alla ricerca dell´hotel dove si trovava Giancarlo. L´ho incontrato sulla porta e assieme siamo andati in centro. Abbiamo visto pochissimo perché é piovuto tuto il giorno. Verso le 16 l´ho salutato e sono tornato a casa.

Mercoledí 27 agosto.

Sveglia alle 5,45 perché dovevo essere sotto gli archi di Lapa alle ore 7,45. Avevo l´incontro con Jaqueline e con lei sarei andato in automobile fino a Mesquita, un comune fuori di Rio dove si trova la cooperativa “riciclagem comunitario nostra Signora do Carmo”.
Ero puntuale all´appuntamento con Jaqueline (che di cognome fa Carrara) che due volte la settimana va a fare formazione e aiutare questa cooperativa.
Siamo arrivati a Mesquita nel quartiere di Jacutingua verso le nove. Non vi dico che posto, non parliamo delle buche nelle strade. Si vede che questo quartiere é tutto abusivo (si puó chiedere la proprietá dopo 10 anni che vi si abita). Poche strade asfaltate, case e baracche, un giorno grigio e di pioggia, una tristezza grande.
Arrivammo alla cooperativa, un grande portone di ferro che apre su un’area vasta quanto un campo con due fabbricati sul fatiscente e un grande capannone in ferro.
Dopo le presentazioni, mi hanno spiegato la storia e il lavoro della cooperativa. È nata nel 1993 presso la parrocchia per dare lavoro alle donne che non avevano guadagni. Hanno fatto una campagna di sensibilizzazione presso la comunitá e circa 700 famiglie hanno aderito. Hanno diviso il paese in aree e passano una volta alla settimana a raccogliere quello che le famiglie buttano. Raccolgono tutto ció che é riciclabile: tutte le plastiche, tutta la carta, cartone, il vetro, il metallo, cartucce di stampanti, materiali ingombranti, batterie, vestiti, ecc. Le famiglie sono invitate a lavare gli imballaggi perché non ci siano avanzi di cibo.
Il camion passa, le 7 persone del gruppo bussano alla porta della casa che ha aderito alla raccolta, svuota il sacco di materiale nel camion e riconsegna il sacco. Il camion fa due giri per scaricare, uno al mattino e l´altro alla sera. La responsabile é una donna che si chiama Hada mi dice che sono stati aiutati dal municipio vicino (Nuova Iguaçú) che ha donato il camion e gli ha permesso di fare questo lavoro. Quando il camion arriva in cooperativa scarica tutto per terra (non c´é asfalto), la gente mette tutto in sacchi e sgombra il terreno e poi prirende i sacchi e inizia la selezione. La divisione è minuziosa: per tipi di carta, per tipi di plastica, persino per colore di bottiglia, i tappi divisi, raccolgono anche il tetrapak col quale fanno penne e altro.
Attualmente stanno vivendo una crisi perché il materiale raccolto si é dimezzato, riuscivano a selezionare 50 tonnellate al mese adesso ne selezionano circa 20–25, perché la gente si é messa a vendere per conto proprio. I prezzi dei prodotti vanno dai 12 centavos della carta, ai 40 della plastica. Sono prezzi bassi, ma tanto per farvi un esempio, a metá pomeriggio é arrivata una ragazza con 4 grandi sacchi di bottiglie di plastica che aveva raccolta alla festa della chiesa battista. Erano 25 chili ed ha ricevuto 10 reais (3 euro) che sembrano niente, ma é il costo del cibo di una famiglia per un giorno.
Tutto il materiale diviso viene insaccato o imballato con la pressa e poi, a seconda del materiale, viene riempito un container che si trova parcheggiato nel campo.
La cooperativa é formata da 22 donne e 2 uomini di cui uno guida il camion e l´altro é il tuttofare.
Il lavoro é finito presto per mancanza di materiale e allora Jaqueline ha riunito le donne in una specie di stanza e con loro ha costruito dei quaderni. Fogli bianchi riciclati, pezzi di cartone ricoperti con carta colorata, una foratrice e poi una spirale. Quaderni artigianali che serviranno per la settimana sucessiva quando verrá una educatrice del Cedac per il corso di alfabetizzazione. 18 donne su 22 sono analfabete e sono donne che vanno dai 20 ai 50 anni. Alcune di loro non erano neanche registrate all´anagrafe e la cooperativa le ha aiutate a registrarsi. Questa é una realtá molto comune in Brasile.
Io mi sono messo con loro a preparare questi quaderni e alcune faticavano a organizzarsi il lavoro, a tagliare dritto con la forbice a e infilare la spirale nei fori. Sono donne che da noi sarebbero seguite da un assistente sociale. Tutte hanno problemi personali e familiari alle spalle.
Sono rimasto con loro tutto il giorno osservando il loro lavoro. La responsabile mi ha chiesto come posso aiutare, perché hanno bisogno di tutto, e se é possibile finanziare un progetto.
Il giorno di lavoro inizia alle 6,45 e finisce verso le 17,30.
Prima di partire siamo andati a prendere il caffé da Hada che vive nella sede con il marito, in due povere stanze. Che coraggio e che forza a portare avanti questo lavoro.
Con Jaqueline siamo tornati a Rio parlando della realtá della cooperativa, del suo aiuto nel fare i documenti, formulare progetti e anche aiutare le donne nella produzione di oggetti con materiali riciclati.
Arrivati in centro a Rio verso le 18,30 sono andato a comprare vicino a piazza Carioca due libri che da tempo cercavo e che tutti mi dicono belli.
Il primo si intitola : “A queda para o alto” l´autrice si chiama Sandra Mara (Berthold) Herzer. È la sua storia, quella di una ragazza a cui sono morti i genitori ed é finita in riformatorio verso i 12 anni. A causa della morte del suo innamorato in modo inspiegabile si é trasformata in uomo, tanto da non riconoscerla come la la donna della carta di identitá che esibiva. Lei si comportava come un uomo, difendeva i piú piccoli e scriveva delle belle poesie. Verso i 18 anni un responsabile della FEBEM (orfanotrofi) l´ha notata e ha chiesto il permesso per portarla come aiutante nel suo ufficio. É stata invitata a scrivere la sua storia e le sue poesie sono una denuncia del mondo inumano degli orfanatrofi e della mancanza di attenzione verso i bambini. Poco prima della pubblicazione del libro si é suicidata buttandosi da un cavalcavia.
Il secondo libro é appena uscito ed é giá un successo si intitola: “Esmeralda, por que não dancei”, anche questo autobiografico. Esmeralda Do Carmo Ortiz racconta la sua vita da bambina, al consumo di droga, alle pertecipazione a delle rapine, ad una serie interminabile di fughe dalla casa di riabilitazione. Fino al suo recupero attraverso la scrittura e ad una associazione per il recupero dei tossicodipendenti.
I libri non ho fatto in tempo a leggerli che li ho subito regalati agli italiani, me li ricompreró. Non credo siano pubblicati in Italia.
Dal centro a Grajaú ho preso l’autobus e mi sentivo lo stomaco sottosopra per quello che avevo visto e sentito. Quale futuro per le donne della cooperativa, quale aiuto per tutta questa gente che nella povertá fatica a sopravviere.
Quante storie di miseria, dolore e fame, ma anche quanti segni di speranza, piccole azioni che sono grandi come montagne.

Giovedí 28 agosto con i meninos de rua all´isola di Paquetá
Giovedí partenza alle nove per raccogliere i ragazzi di strada che ogni giorno si incontrano nell´abordagem vicino a piazza Saens Penha per fare un giorno di vacanza. Loro erano una ventina e somati educatori ed Italiani ervamo una trentina. La maggioranza dei ragazzi sono maschi, cinque le ragazze di cui una incinta prossima al parto e un´altra con il bambino. Due ragazze erano vestite come i maschi e non si percepiva la loro femminilitá. Lo fanno per difendersi, stando sempre in strada, da possibili violenze.
Raccolti i ragazzi sul campetto di calcetto, Leandro ha dato qualcosa da mangiare e ha fatto le raccomandazioni, una breve preghiera e poi hanno distribuito delle scarpe da ginnastica. I ragazzi di strada, come la maggioranza dei Brasiliani, indossano delle ciabatte di plastica infradito dette chinelas.
Fin dalla partenza i ragazzi erano gasatissimi, per la strada urlavano, attraversavano la strada in mezzo al traffico. Sebastiano ha ribadito le raccomandazioni e abbiamo ripreso il controllo della situazione. Vicino a Praça XV c´é lo scalo dei battelli per la baia di Guanabara dove l´isoletta si trova. Una ora di battello. L´acqua della baia é di un colore verde scuro, un vero immondezzaio anche se la baia ha una lunghezza di 23 chilometri, ma é la confluenza di tutti gli scoli di milioni di abitanti. Il giorno non prometteva niente di buono, cielo scuro che minacciava pioggia e noi a pregare che il tempo ci aiutasse, in quanto nell´isola, che penso faccia un km quadrato di lunghezza, non c´erano luoghi per ospitarci. Questa isola é strana, deve essere stata una meraviglia qualche decennio fa. Appena arrivati al porticciolo troviamo i taxi che sono carretti coperti, trainati da cavalli scheletrici. Non ci sono macchine e le strade di pavé o di terra. C´era anche l´autobus: un rimorchio coperto con telone con circa 20 sedie trainato da un trattore e in cima alla cabina una cassa per la musica protetta dal nylon. La cittá conserva un aspetto coloniale con case basse, la gente va a piedi o in bicicletta o trainando carretti per il trasporto delle cose. Con i ragazzi siamo andati sulla spiaggia dove subito abbiamo fatto uno spuntino che loro hanno voracemente mangiato. Quindi grande partita di calcio scalzi su una spiaggia con una sabbia molto grossa fatta di pezzi di conchiglia, dove mi sono scorticato i piedi e grattato un gomito. Un piccolo acquazzone ha fatto terminare il gioco e ci ha invitati a pranzare. Abbiamo trovato un piccolo ristorante (si fa per dire) economico, dove abbiamo mangiato un piatto di riso, fagioli, farofa e un pezzo di carne. I ragazzi hanno insistito per fare un giro in taxi e allora hanno noleggiato 4 calessi e in circa mezzora hanno completato il giro dell´isola, mentre io sono stato a guardia delle cose (zainetti, borsette, scarpe, passeggino…)
Quindi, non ancora contenti, hanno insistito per fare un giro con le biciclette e io ho trovato lavoro nello spingere una specie di tandem coperto dove erano salite tre donne abbastanza pesanti, compresa quella incinta, che non riuscivano ad andare avanti. Non potevo lasciare l´isola senza baciare il baobab, un albero veramente grande vicino alla spiaggia che porta una scritta: chi mi rispetta sette anni di grazia e a chi non mi rispetta sette anni di sfortuna. Non sono riuscito a vedere il cimitero degli uccellini. Sará per la prossima.
Il traghetto ci aspettava per le 17,30. Saliti eravamo stanchi ma felici. I ragazzi poi hanno preso l´autobus per la loro piazza, anche se la maggioranza aveva una casa dove andare.

Venerdí 29 agosto
Alla mattina ho cercato di recuperare alcune idee e al pomeriggio due italiani (Mirco e Massimiliana) che erano arrivati alla mattina, mi hanno invitato con loro a visitare un orfanotrofio.
Si chiama Abrigo ALMA ( associação Lar Missionario de Amor) che si trova nell´isola do Governador a 10 minuti dall´aeroporto, nel quartiere di Cocotá. E´ una casa tra tante, abbastanza grande, senza una struttura da istituto. All´interno incontriamo Ilma, una rotonda donna bahiana con una decina di bambini che vanno dai 7-8 mesi ai 5 anni. Ci mettiamo in mezzo a loro e le bambine vengono in braccio a me e Mirco perché siamo maschi, mentre vanno poco con Massimiliana. Ilma ci faceva notare la carenza della figura maschile che questi bambini hanno. Ilma lontana dalle orecchie dei bambini ci diceva che sono ospitati circa 20 bambini e tutti loro sono tolti per ordine del giudice ai propri genitori perché sono oggetto di violenza, o sfruttati o non curati. Ci raccontava di bambini usati per il commercio della droga, o drogati come i loro genitori, bambine violentate. Due casi in particolare. Una bambina era stata investita dall´autobus mentre con il padre comprava da bere sulla strada. La bambina ha perso l´uso delle gambe e ha un braccio con le ossa esposte. Il padre capì che era diventata la sua gallina dalle uova d´oro perché riceveva un sussidio. Lo hanno scoperto che portava in ospedale (nella lattina della coca cola) la cachaça (distillato di canna da zucchero), per tenerla malata.
Questa bambina nella casa ha imparato a spostarsi con le braccia, a salire e scendere le scale e dalla sedia per mangiare.
L´altra storia è di una bambina che il padre usava per trasportare la droga, gliela nascondeva nei vestiti, ed era stata violentata.
Il giudice manda questi bambini presso questa casa famiglia, ma lo Stato non dá un soldo. Ilma ci dice che vive con i suoi soldi e con aiuto di varie persone e associazioni. Tutti questi bambini saranno adottati, ma alcuni(come la bambina senza gambe) nessuno li vorrá e allora questi ragazzi dopo i sei anni passano in una casa per bambina piú grandi. Ilma ci dice che la bambina senza gambe vuole tenersela, perché i bambini giá segnati da relazioni senza amore, non hanno la capacitá di cambiare continuamente legami affettivi. I cambiamenti possono distruggere quel poco che si é costruito e far regredire i bambini.
Io, nel vedere i bambini e sentire queste cose, stavo male, mi sentivo a disagio e non vedevo l´ora di andarmene, queste situazioni mi mettono in crisi. Verso le sei del pomeriggio siamo partiti accompagnati in auto dal figlio di Ilma che ci ha portato a casa.
In casa dom Elder mi aspettavano perché avevano organizzato una festa per il gruppo italiano. Non avevo voglia di bere e danzare. Non vedevo l´ora che la festa finisse.

Sabato 30 agosto
La mattina l’ho trascorsa in casa dom Elder a fare pulizie e preparare la festa del pomeriggio: il baretto di Gesú. E´meglio che non vi dica cos’é.
Al pomeriggio ho dato ripetizioni di italiano a Fabiano ed Edoardo e poi ho dato la mia disponibilitá per il giorno seguente per ulteriori ripetizioni, mentre quelli del gruppone sarebbero andati a Teresopoli a visitare un centro per recupero di tossicodipendenti, in quanto un ragazzo del progetto concludeva il ciclo di terapia e gli facevano una festa.

Domenica 31 agosto con Eduardo e Fabiano.
La domenica sono giunto alla casa don Elder verso le 10 e subito ho cominciato a dare ripetizioni delle frasi piú comuni e di quelle che si usano al ristorante.
Eduardo e Fabiano sono due dei tre che dovrebbero partecipare come aiuto camerieri (inservienti) in una crociera con una ditta Italiana e per questo stanno seguendo un corso che insegna varie cose e in particolare italiano e inglese. Mi hanno fatto capire che per loro andare a lavorare nella nave é una questione di vita o di morte. Per loro é la posibilitá di uscire dallo stato di sopravvivenza, di vedere il mondo, di aiutare la loro famiglia. Tutti e due hanno difficoltá familiari, non hanno i genitori, non hanno soldi, non hanno qualifiche professionali. Eduardo mi diceva che lui il lunedí seguente doveva assolutamente passare l´esame.
Il professore di Italiano, e credo anche responsabile della scuola, é un padre salesiano che ha ripetuto loro che non é importante sapere le lingue ma soprattutto avere puntualitá e ordine. Questo ci dice che la grossa fatica dei brasiliani é essere puntuali, a fare le cose bene e non come va va. Ho spiegato loro che lavorare con i clienti europei significa essere pronti ad ogni esigenza, perfetti nel servizio, anticipare i problemi.
Eduardo e Fabiano ci mettevano impegno e io sempre pronto a rispondere alle domande, a ripetere le frasi a insistere sulla pronuncia.
Tutto questo é durato dino alle 5 del pomeriggio quando poi quelli del gruppone sono tornati e Fabiano ed Edoardo hanno fatto i bagagli per nandare a Niteroi dove il giorno successivo avrebbero avuto l´esame.

Settembre. lunedí 1
Al pomeriggio verso le quattro preghiera presso la casa Kablin con il gruppo di ragazzi per salutare quelli del gruppone che all´indomani sarebbero partiti.

Settembre. Martedí 2
Alla mattina siamo andati tutti a salutare i ragazzi di strada vicino a piazza Saens Penha. Grande festa, consegna delle foto che Stefania aveva fatto e poi partita a calcio. Nella partita, in una azione, mi sono scontrato con un ragazzo e nel contatto lui é caduto su di me e mi ha alitato in faccia. il suo alito sapeva di benzina. Poi ho chiesto a Juruna che prodotto aveva aspirato e lui mi ha risposto Tim, che é un solvente per pittura, come la nostra acquaragia, che loro comprano in farmacia e mettono su un panno e aspirano. La mia meraviglia fu la farmacia ma poi mi sono ricordato che qui le farmacie non sono come da noi, sono negozi che assieme a medicinali vendono prodotti per la casa, per la pulizia personale e molto altro.
Nel campetto, per la prima volta, ha detto Leandro, si sono presentati un adulto e un giovane con evidenti problemi psichici. Il perché non si sa, ma forse é un segnale, non ho letto niente sui malati psichici in Brasile ma penso che il fenomeno sia sommerso e sicuramente coinvolge molte persone.
Ora dell´addio. Grande tristezza nei volti dei ragazzi ma ancora di piú nei volti degli italiani che si erano affezionati a loro che avevano incontrato tutte le mattina per un mese.

Al pomeriggio ho aiutato a fare le valigie.
Poi alle 18 ho accompagnato il gruppo all´aeroporto dove tra lacrime e abbracci il distacco é stato difficile.
Alla sera ho dormito con Leandro nella Casa dom Elder per non lasciarlo solo visto che lui ha seguito il gruppo per un mese.
La notte c’è stata una grande serie di spari, il giorno dopo mi hanno detto che un comando di trafficanti ha fatto una incursione nella favela del gruppo rivale. Niente di buono, l´equilibrio delle bande di narcotrafficanti é sempre instabile.