Dal 6 al 9 Settembre 2003

Sabato 6 settembre
Dovevo andare con Thiago a un churrasco per la festa di suo zio, ma all´ultimo momento mi disse che non c´era posto. Allora sono andato in centro perché dovevo prelevare dei soldi e vedere una mostra su Chico Mendez. Quindi ho cercato Palacio Tiradentes. Nel mentre ho incontrato una “bateria” (una banda di soli tamburi che suona il samba) lungo una stradina in una delle sue prove. Erano circa 100 persone, tutte ragazze tranne i due maestri, tutti che percuotevano diversi tipi di tamburi. La “bateria” é sempre affascinante e coinvolgente. A tutti gli effetti è un’orchestra, di soli tamburi, cattura l´attenzione e l´ammirazione e spinge a danzare.
Nella rua Primeiro de Março ci si imbatte nel Palazzo Tiradentes che io non conoscevo. Ho scoperto che attualmente é la sede del Parlamento dello Stato di Rio de Janeiro ed é anche un centro culturale. Al secondo piano ho incontrato 6 universitari che aspettavano i visitatori. Ero l´unico in quel momento. Dopo essermi iscritto nel libro dei visitatori ho cercato la mostra su Chico Mendez che si trovava al piano superiore.

L´unico maschio dei 6 universitari mi ha seguito e mi ha guidato nella mostra. Era composta di quadri di un pittore e di frasi che parlavano dell’Amazzonia e delle ferite aperte nel corpo degli uomini, come le ferite nel tronco degli alberi che i seringueiros (raccoglitori di caucciú) tracciano per raccogliere il lattice dell´albero della gomma.
Il rosso sangue era il colore dominante. La mostra non era un racconto della vita di Chico Mendez e della sua lotta, ma piuttosto una riflessione poetico pittorica che interpretava il dramma della lotta per i diritti umani e della difesa dell´ambiente.
Continuando ho visitato la mostra permanente della storia di questo palazzo, centro della storia del Brasile e della democrazia. Una cinquantina di fotografie e di didascalie illustrava la storia del Brasile a partire dal 1826. Il giovane di 24 anni che mi accompagnava é stato una guida preziosa perché da solo avrei capito poco in quanto non conosco bene la storia del Brasile. Il palazzo fui costruito nel 1926 per accogliere la Camera dei deputati. Nel 1934 nel palazzo si costituisce l´assemblea Nazionale costituente per formulare la nuova costituzione del Brasile. Nel 1937 la camera dei deputati viene chiusa a causa dal colpo di stato che porta al potere Getulio Vargas. Nel 1946 finisce la dittatura di Vargas e la democrazia ritorna. A partire da questo momento il palazzo ritorna ad essere la camera dei deputati fino al momento in cui la capitale del Brasile passa a Brasilia (1961) e il palazzo accoglie la assemblea legislativa dello Stato di Rio de Janeiro nel 1975.
Ho fatto parecchie domande a questo ragazzo sul perché Vargas fece il colpo di stato, e come la dittatura terminó. Quali sono stati i gruppi politici ed economici che hanno governato il Brasile e hanno deciso sulla democrazia. Conoscere la storia di un paese che non é il proprio non é facile, ci sono tanti aspetti che bisogna conoscere, ma é una cosa che mi interessa e che approfondiró.
Ricco di aspetti nuovi e di conoscenze ho ringraziato questo giovane che mi aveva dedicato una ora e mezza e poi sono andato alla Central do Brasil per sapere a che ora c’era il treno per andare lunedí a Gramacho.

Domenica 7 settembre
Il 7 settembre é la festa dell´indipendenza dal Portogallo. Questo anno coincideva con la domenica, ma ogni anno tutto il Brasile si ferma in questo giorno. Avevo in programma di andare a vedere la parata militare per la festa dell´indipendenza. Assieme a Juruna e Fernando siamo usciti di casa alle 8 per essere in avenida Getulio Vargas alle 9. Molta gente ha assistito al passaggio di tutti i corpi di polizia, esercito e pompieri e varie associazioni di origine militare di anziani, volontari e giovani.
La parata non é stata un gran che, non c´erano carri armati o mezzi militari ma gente che marciava e bande musicali rappresentanti tutte le Armi. Mancavano, come sempre, tutte quelle realtá (associazioni e movimenti) che sono le forze vive di una democrazia.
Terminata la parata alle ore 11 siamo andati a Ramos per assistere e partecipare alla scuola di calcio guidata da Claudio. Prima di tutto siamo andati a mangiare nella casa di una donna che é stata la cuoca volontaria presso l´associazione Amar a cui i giovani sono ancora legati. Attraverso i vicoletti della favelas di Ramos siamo arrivati a questa casa che all’ingresso aveva degli scalini alti 50 cm. Accoglienza festosa di questa donna che ci aspettava e che ci ha preparato da mangiare macarão (la nostra pastasciutta) con dentro di tutto. Verso le due siamo andati nel campetto dove c’era Claudio con un gruppo numeroso di ragazzi e ragazze. Subito i ragazzi mi hanno riconosciuto e mi hanno chiesto delle fotografie fatte due settimane prima assieme al gruppo di Italiani. Ho detto che quando me le manderanno gliele porteró. Un gruppetto mi ha circondato e ho fatto su due piedi lezione di Italiano. Li divertiva sapere come si dicevano i loro nomi in italiano e altre parole.
Claudio mi diceva di essere in crisi perché il suo progetto prevede una scuola per 15 ragazzi/e e invece se ne sono presentati 45. La scuola che gli deve dare la palestra non gli ha ancora risposto, così allenava quei 45 giovani nel piccolo campetto di cemento aperto a tutti. In mezzo alla confusione hanno giocato 8 partire di calcetto a cinque. Due squadre di ragazze di 14–16 anni e due squadre di ragazzine di 7–12 anni e poi altre 4 squadre di ragazzi.
Verso le 16,30 abbiamo lasciato Claudio e la moglie e i ragazzi per tornare a casa.
I miei compagni avevano voglia di vedere un film e allora siamo andati allo shopping “Iguatemí” a vedere “Pirati dei caraibi”. Niente di speciale.

Lunedí 9 settembre.
Avevo appuntamento verso le 9 alla Coopergramacho (cooperativa di catadores) con la Assistente sociale Valeria Bastos.
In Jardin Gramacho si trova l’aterro cioé la discarica delle immondizie di Rio.
Partenza in autobus alle ore 7 per arrivare alla Central do Brasil verso le 8, poi ho preso il treno verso Jardim Gramacho. Sono arrivato verso le nove e da lí ho dovuto prendere un autobus e quindi fare autostop ai camion di immondizie. Uno si é fermato e mi ha portato fino all´ingresso della discarica. Sono arrivato verso le 9,45. La guardia sapeva del mio arrivo e mi ha condotto dall’assistente sociale. In una piccola stanza di uno degli edifici di gestione della discarica mi accoglie questa donna ch,e assieme ad un´altra, assiste alla cooperativa. Mi sono presentato e lei mi ha introdotto all´attivitá della cooperativa.

In questa discarica vengono portate circa 8mila tonnellate di immondizie al giorno. Io vedevo una fila di camion che arriva e nell’ora e mezza in cui sono rimasto non c´é stato un attimo di tregua. L´Aterro di Gramacho é stato creato nel 1976 in una area di 130 ettari e adesso é pieno e nel prossimo gennaio deve chiudere. Questa discarica é una bomba ecologica perché il terreno é argilloso e potrebbe cedere e tonnellate di immondizie potrebbero riversarsi nella Bahia di Guanabara causando inondazioni (per non parlare delle infiltrazioni che credo giá accadono).
Fin dall´inizio nel ´76 nella discarica si concentrarono catadores, tanto che tutto attorno alla discarica si sono moltiplicate le case dei catadores e di persone che commerciano i materiali riciclati. É per me difficile descrivere la strada che porta all´ingresso della discarica e le case dei dintorni. I camion arrivano in mezzo alla polvere e ogni 50 metri c´é un dosso (li chiamano spacca molle), ci sono materiali separati in tutti i lati lungo la strada e nelle case, e si respira un odore di immondizia nell´aria che si attacca ad ogni cosa. Proprietaria della discarica e la Comlurb, cioé la ditta del comune che raccolgie lixo (le immondizie). Per togliere dalla discarica i catadores ha predisposto per loro un progetto e cioé ha riservato un luogo all´ingresso della discarica dove tutti i catadores possono fare il lavoro di separazione. Tutto questo é stato possibile con l´intervento e la presenza dell´assistente sociale.
Dopo questa presentazione sono stato accompagnato da una donna che lavora come responsabile nella segreteria a visitare la cooperativa che dista 50 metri dall´ufficio dell’assistente sociale.
Sono entrato nella sede della cooperativa e subito mi ha preso e salito al cervello l’odore forte e acre delle immondizie, l’odore inconfondibile di tutte le immondizie del mondo. La cooperativa riunisce circa 170 catadores che inizialmente lavoravano nel mezzo della discarica. Ora sono in uno spazio a se’ stante, ma il lavoro non é diverso. Riescono a selezionare il materiale scaricato da circa 20 camion al giorno. La raccolta non é differenziata e i camion scaricano il loro materiale che passa attaverso due grandi cilindri rotanti che sciolgono il materiale compattato per venire ripreso da due nastri trasportatori di circa 20 metri che avanzano lentamente e ai cui lati 50–60 catadores raccolgono con le mani i diversi materiali. Accanto ad ogni catadores ci sono dei contenitori dove loro gettano i diversi materiali. Un processo del tutto simile a quello di altre cooperative. Una cosa immonda. Poi ci sono le persone che pressano e imballano i materiali. Infine una ruspa raccoglie il materiale non reciclato da portare nella discarica.

Le statistiche parlano di circa 200 tonnellate al giorno di immondizie che sono selezionate per andare al riciclo attraverso l’´opera di questa cooperativa e di tutti i catadores che, mi pare di capire, sono circa 700 di cui 450 molto vicini all’organizzazione della cooperativa. Nei camion c´é anche materiale organico e a volte la gente recupera il cibo che apparentemente é buono anche se é vietato in quanto pericoloso. Vi lascio immaginare, anche se è difficile, i vestiti di questa gente, i volti, le mani. Nella cooperativa lavora una grande quantità di donne. Ho chiesto come sono pagati e la segretaria mi ha detto che la paga base é di 450 reais e poi ci sono delle persone che hanno delle responsabilitá e ricevono di piú, e tutto questo denaro viene dal riciclaggio.

Dopo aver fatto il giro dell´impianto sono tornato dall´assistente sociale perché mancavano i responsabili della cooperativa.
L´assistente mi diceva che in questi 8 anni di vita la cooperativa ha dovuto superare varie sfide. Prima di tutto le persone hanno tutti problemi personali e familiari, una buona parte non ha un equilibrio personale e sociale. É stato duro far nascere la cooperativa, ma questo ha permesso di dare una risposta ai vari problemi della gente. Il secondo problema é formare una leadership all’interno dei catadores per un’autogestione. Ora la cooperativa ha un presidente e un gruppo dirigente, e non é poco. Poi ho saputo da altri che la grande preoccupazione di tutti i catadore é cosa succederá loro dopo la chiusura della discarica. Per i 170 della cooperativa si troverá una soluzione perché é una realtá legata all’impresa Comlurb, ma per gli altri non organizzati non si si intravede una soluzione. I catadores di solito preferiscono lavorare da soli perché pensano di guadagnare di piú, non sono abituati a lavorare insieme, non si adattano all´orario e a rispettare un regolamento e non vogliono essere alle dipendenze di un altro catadores. Non é facile lavorare con i poveri, dice l´assistente, ma abbiamo fatto tanti passi e siamo tesi al miglioramento.(www.coopergramacho.com)

Era passata circa una ora e mezza e vedevo che l´assistente aveva da fare. Ho salutato e ringraziato. Uscito dall´aterro c´era l´autobus che in un’ora mi ha portato alla Central.
Avevo un altro indirizzo di Cooperativa di Catadores organizzato dalla Comlurb vicino alla Central e in 15 minuti sono arrivato nel locale che sta sotto un cavalcavia. Lá ho incontrato David Barbosa che produce materiali da vendere fatti con il riciclato. Borsette di plastica, scope e perfino magliette prodotte con il P.E.T., ma questo é un progetto a venire. Mi ha spiegato che lui insegna a costruire questi prodotti e adesso c’è un progetto della Comlurb per promuovere questa attivitá. Come sempre bisogna che qualcuno acquisti i prodotti e questo non é facile. Mi ha mostrato il materiale che produce e mi ha dato gli indirizzi internet dove si puó vedere la sua produzione(www.ljv.com.br, loja virtual, vedere per credere).
Verso le 14 e 30 sono andato alla casa Dom Elder per riempire la cassamba (il cassone di immondizie) di tutta la legna e immondizie del giardino. Ho terminato verso le 17 e 30. Adesso il giardino (o l’orto) puó essere predisposto.
Sono tornato in casa e alla sera, dopo cena, ho visto il film “Deus é brasileiro” che avevo noleggiato. Una storia simpatica che ha come protagonista Dio che scende sulla terra (un uomo sui 55 anni con barba bianca) che é alla ricerca di una persona per farla santa. La storia parte dall’idea che il Brasile non ha un santo proprio. La storia si sviluppa con l’incontro con un giovane sbandato e una giovane donna in fuga da suo padre i quali si uniscono a quest’uomo per cercare il santo. L´ambiente in cui si sviluppa la storia é il nordest con scenari tipici di quella regione. Nella loro ricerca arrivano ad una tribú dove vive un uomo balbuzziente che non vuole essere santo, perché lui é ateo, anche se aiuta gli altri. La storia si svolge in tono comico e satirico ed é uno spaccato della mentalitá brasiliana in vari aspetti. La storia termina con Dio che ritorna al cielo e i due sbandati che si innamorano.

Ho terminato di leggere il libro: “Esmeralda, por que não dancei”. É veramente bello e dá uno spaccato dei bambini di strada e del problema della droga, in particolare del crack. Il libro é alla quarta edizione e terza ristampa, un grande successo. Mi piacerebbe tradurlo.

Ciao Mauro.