Giorni drammatici

Cochabamba, 14 ottobre 2003

Cari amici,
queste le ultime notizie dal fronte “di guerra” di El Alto e La Paz, dove, domenica scorsa, è stata adottata la legge marziale:
domenica 12 ottobre: 26 morti e una settantina di feriti
ieri, lunedì 13 ottobre: 13 morti e un centinaio di feriti
Oggi, che Dio ci aiuti.

La ragione addotta per l’inizio del caos, la vendita del gas, è in realtà il detonatore che ha fatto esplodere tutto il disagio, il malcontento, la rabbia di un popolo che, ormai da cinque anni, sta vivendo una crisi inarrestabile: con la povertà è aumentata la violenza, l’insicurezza, la corruzione.
Stiamo vivendo una crisi istituzionale e strutturale gravissima.
Il braccio di ferro fra Gonzalo Sanchez de Lozada, Presidente della Repubblica da poco più di un anno, di cui da più parti, a gran forza, si chiedono le dimissioni, e Evo Morales, leader del Mas (Movimiento al Socialismo), il più forte partito di opposizione uscito secondo alle elezioni dello scorso anno, è in realtà uno scontro fra due concetti di democrazia: la Democrazia rappresentativa, di Gonzalo Sanchez e la Democrazia diretta di (forse) Evo Morales.
Certo è che l’attuale Presidente sta perdendo per strada pezzi di Governo e di alleati: il Vice-Presidente Carlos Mesas (proveniente dal mondo del giornalismo) si è dissociato ieri dall’operato del Governo a causa dei massacri di El Alto, e uno dei partiti della coalizione di governo, l’NFR (Nueva Fuerza Republicana), ha ritirato i suoi ministri.
E’ anche vero che le dimissioni del Presidente aprirebbero un vuoto di potere che, per questo Paese, rappresenterebbe un salto nel buio assai pericoloso, dalle imprevedibili conseguenze.
Ieri sera si è riunito d’urgenza in Washington il Consiglio Permanente dell’OEA (Organización de Estados Americanos) per analizzare la situazione della Bolivia e cercare soluzioni che aiuti il Paese ad uscire dall'”impasse”.

A La Paz ed El Alto, per ragioni di sicurezza sono state chiuse anche le scuole.

Nel frattempo sono partire marce verso La Paz da Cochabamba ed Oruro. Tutte le città del paese sono teatro di blocchi, manifestazioni, proteste, disordini, perfino l’industrializzata S.Cruz de la Sierra, che normalmente vive ai margini delle mobilitazioni e raramente vi partecipa.

Oggi a Cochabamba i manifestanti hanno deciso di presidiare tutti i ponti di accesso alla città, per isolarla dal resto del Paese; mentre scrivo c’è un silenzio impressionante, non una macchina, non i soliti strilli di venditori di giornali, i campanellini dei fornitori di gas, le trombette dei fruttivendoli.

“Los Tiempos”, quotidiano di Cochabamba, avverte che da oggi uscirà con un numero di pagine ridotte: non può più rifornirsi da carta dal Cile, le cui frontiere con la Bolivia sono state chiuse da qualche giorno.

In cinque anni di mia permanenza in Bolivia ho vissuto molti momenti difficili del Paese, che qui hanno un andamento ciclico.
Ma questo è forse il peggiore.

Un abbraccio
Anna Maria

Cochabamba, 16 ottobre 2003

Cari amici,
questa mattina un commentatore televisivo locale osservava che cinque milioni di boliviani sono sulle strade a manifestare, e due milioni rinchiusi nelle loro case impossibilitati ad uscirvene.
Mercati, supermercati, tiendas sono chiusi, vuoi per ragioni di sicurezza, vuoi per mancanza di rifornimenti.
Chi non è stato sufficientemente previdente non trova da mangiare per sè, ma soprattutto per i propri bambini: non si trovano latte, pane, carne, riso, e quello che si riesce a trovare costa un occhio della testa; in un paese dove gran parte della gente vive con meno di due boliviani al giorno, 2 pomodori possono costare ora anche 1 boliviano, 1 pezzo di pane 50 centesimi.
Ieri sera un portavoce del Governo assicurava che oggi si sarebbero riforniti i mercati, ma stamattina il grande mercato di S.Antonio, qui a Cochabamba, è completamente chiuso.
I supermercati già da tre giorni non aprono perchè non hanno niente da vendere.
E comincia a scarseggiare anche il gas per uso domestico.
Sono chiuse le scuole, le banche, gli uffici.
I trasporti pubblici e privati, sia locali che interregionali, sono fermi.
Lab e Aerosur (le compagnie aree boliviane) hanno sospeso i loro voli da e per La Paz.
Il paese vive con il fiato sospeso, ogni sera si va a dormire non sapendo quello che ci aspetta il giorno dopo.
La scorsa notte il Potere Esecutivo, dopo ore d’incontro con la coalizione di Governo, ha presentato la sua proposta per la pacificazione sociale.
Ma, come si dice dalle nostre parti, sta chiudendo la stalla quando già i buoi sono scappati.
Nessuna pacificazione sociale potrà essere raggiunta, allo stato delle cose, dopo i massacri dei giorni scorsi che, peraltro, non sembrano finiti, fino a che Gonzalo Sánchez de Lozada non se ne andrà.
Ormai la richiesta di dimissioni del Presidente si sta facendo sempre più pressante.
Attivisti dei diritti umani, intellettuali, artisti, rappresentanti della Chiesa Cattolica hanno iniziato ieri a la Paz uno sciopero della fame chiedendo che “Goni” se ne vada.
La televisione argentina dava la notizia, questa mattina, che 20.000 boliviani emigrati nel Paese stanno marciando a Buenos Aires alla volta della Plaza de Mayo, chiedendo a gran voce le dimissioni del Presidente Boliviano.

Quando finirà?

Un abbraccio
Anna Maria

EPILOGO?
Cochabamba, 18 ottobre 2003

Cari amici,
questa è la cronaca di una giornata che i mezzi di comunicazione, locali e non, hanno definito “storica”, ma che io ho avvertito come confusa, frenetica ed estremamente pericolosa.
Come si sia conclusa, credo che tutti voi ormai lo sappiate: lo avverto dai messaggi che mi stanno arrivando dall’Italia.
Intanto ieri mattina, all’inizio della giornata, mi si è presentato un problema: da Colomi, le cui comunicazioni via terra erano bloccate da qualche giorno, mi avvertivano telefonicamente che erano, sì, riforniti di alimenti, ma non si trovava il gas per cucinare.
Mentre i “campesinos” locali scendevano in marcia a Cochabamba, le nostre “chicas” stavano andando nelle colline d’intorno in cerca di legna.
La proposta della Casa e dei Consiglieri di Colomi, che era contemporaneamente una richiesta di autorizzazione, era di mandare a casa la trentina di ragazze che abitavano nella zona (anche se a qualche ora di cammino), per poter far bastare i rifornimenti alle rimanenti che non si sarebbero potute muovere perchè provenienti da zone interessate ai conflitti.
Mentre mi consultavo in merito con il nostro Presidente, impegnatissimo nel seguire minuto per minuto l’evolversi delle vicende politiche, in quanto responsabile della Pastorale Sociale dell’Arcivescovado locale, è arrivata la notizia che uno dei partiti della coalizione di governo (l’NFR di Manfred Reyes Villa), chiedeva anch’esso le dimissioni del Presidente Sánchez de Lozada.
La percezione che le cose sarebbero cambiate in tempi rapidi è stata immediata.
Era opportuno aspettare, per quanto riguardava le nostre “chicas”, l’evolversi della situazione: in ogni caso, senza la possibilità di preavvertire le famiglie, nessuna delle ragazze, ancora minorenni, avrebbe lasciato la Casa Estudiantil.
Ma avvertivamo anche l’estrema pericolosità del momento: il paese era ormai tutto nelle piazze, gruppi sempre più numerosi in tutte le città della Bolivia si stavano radunando nelle Chiese per iniziare lo sciopero della fame, personalità politiche e del mondo economico convenivano che, per uscire dall’impasse, non c’erano alternative alle dimissioni del “Goni”.
E “Goni” si trovava improvvisamente senza l’appoggio dei suoi.
Il colpo di stato era ad un soffio.
Erano giunti, nel frattempo, due funzionari del Brasile e dell’Argentina, mandati dai rispettivi governi, allo scopo di proporre vie d’uscita al Presidente.
Per le 4 del pomeriggio era già stato convocato, in seduta straordinaria, il Congresso Nazionale (Parlamento). Il problema era però far giungere deputati e senatori a La Paz, il cui aeroporto di El Alto era inaccessibile da giorni.
E’ stato fatto partire un apposito aereo da S.Cruz de la Sierra, che ha fatto scalo a Cochabamba per raccogliere la “brigada parlamentaria” locale.
Ad El Alto, presidiata dalle forze armate, gli “onorevoli” sono saliti su un pullman che ha disceso la decina di chilometri di un’autostrada ormai ridotta ad un cumulo di macerie presidiata lungo tutto il percorso dai militari in assetto di guerra e sono giunti a destinazione con i volti tesissimi per la tensione, come le immagini televisive in diretta mostravano chiaramente.
Ma una voce, insistente, cominciava a circolare: il Presidente aveva deciso di presentare al Congresso le sue dimissioni.
Se così era davvero, la soluzione era scritta nella stessa Costituzione: sarebbe subentrato il Vice Presidente Carlos Mesa.
Alle quattro, ora della prima convocazione, la sede del Parlamento era quasi vuota, e così alle sei e mezza, ora della seconda convocazione.
Gonzalo Sánchez de Lozada sembrava sparito: chi lo diceva già partito con un elicottero per Lima, chi verso Panama, chi assicurava che era a S.Cruz.
A La Paz comunque non c’era più.
Ma aveva lasciato un messaggio (scritto?, registrato? le informazioni erano discordi) al Parlamento.
Finalmente alle 9 di sera l’aula parlamentare comincia ad animarsi: dopo l’appello viene letto davvero il messaggio del Presidente che, ignorando i 74 morti e le centinaia di feriti di queste ultime settimane, rivendicava la sua dedizione al Paese e rimetteva al Congresso la sorte del suo Governo.
Il risultato era scontato: la grande maggioranza dei Parlamentari ha accettato le sue dimissioni.
E ricomparve Sánchez de Lozada: ormai era sicuro, si trovava a S. Cruz in attesa di prendere una aereo che attorno alle ventidue l’avrebbe portato a Manaus, in Brasile, da dove sarebbe proseguito per Miami.
L’aeroporto di S.Cruz era stato praticamente chiuso per ragioni di sicurezza, ed era presidiato da 300 militari.
Mentre, verso le dieci e mezza della notte, Carlos Mesa leggeva il suo Messaggio alla Nazione, la televisione mostrava contemporaneamente l’aereo dell’ormai ex-presidente, la sua famiglia e alcuni suoi fidi ministri, i cui volti si intravvedevano dagli oblò, rollare sulla pista e lentamente allontanarsi dal Paese.
Sic transit….
La Bolivia era in tripudio: Plaza S.Francisco in La Paz si stava riempiendo di camion di campesinos che scendevano da El Alto per festeggiare; qui a Cochabamba, ai botti dei militari che cercavano fino a qualche ora prima di disperdere la folla, si sono sostituti i mortaretti dei festeggianti.
Ma è cambiato solo il Presidente: i problemi rimangono tutti, irrisolti.
Carlos Mesa è un “indipendente”, non fa parte di alcun partito politico e se questo da una parte gli dà sicuramente libertà di movimento, dall’altro gli renderà più difficile formare una coalizione di governo e trovare gli appoggi politici necessari.
E i problemi che si trova davanti sono di tale portata, con riflessi sia interni che internazionali, la polarizzazione di questi ultimi tempi tanto esasperata, che non vi sono grandi spazi per l’ottimismo.
Per il momento la grande tensione si è allentata e respiriamo tutti un po’ meglio; questa mattina sotto casa mia sono riapparsi i venditori di frutta, quelli del gas, e dei gelati.
Epilogo?
Il futuro ce lo dirà.

Un abbraccio
Anna Maria