Mujeres

Cochabamba, 15 luglio 2003

Carissimi,

“parliamo di donne” dicevano i nostri amici uomini nelle cene “di lavoro”, quando ancora la presenza femminile vi era pressochè inesistente, per alleggerire il discorso o scansare argomenti complessi o conflittuali.

Parliamo di donne anche noi, ma, nel nostro caso, per leggere alcune notizie apparse in questi giorni sulla stampa boliviana, di quelle notizie che qui sembrano non suscitare attenzione e tantomeno stupore, ma che per me rappresentano sempre un pugno allo stomaco

Qualche giorno fa, su “Los Tiempos”, quotidiano di Cochabamba, è apparsa la notizia: “Le donne del campo potranno avere un’identità”. Spiegava il cronista che, con l’aiuto economico delle Nazioni Unite, la Bolivia starebbe per cominciare una campagna di ricerca di quelle che io chiamo le “donne senza volto” del Paese: 800 mila, secondo le ultime stime, il 19% in termine assoluto delle donne boliviane, il 39% relativamente alle donne campesine: donne mai denunciate all’anagrafe, che non si sono mai avvicinate ad una scuola, che non hanno mai potuto rivendicare alcun diritto di cittadinanza.

Donne che con il commercio informale (vendita di cibo, bevande, prodotti di contrabbando, vestiario usato), con il lavoro nei campi o come domestiche, contribuiscono, dice sempre “Los Tiempos”, per una percentuale che va dal 30 al 40% al PIB (producto interno bruto).

Una notizia successiva ci informa che, secondo l’ultimo studio ufficiale del Centro Latinoamericano di ricerca scientifico della Bolivia, effettuato negli anni che vanno dal 1992 al 2000, il consumo di alcool fra le donne boliviane ha avuto un incremento, negli stessi anni, del 15% e che l’età media di inizio dell’assunzione di bevande alcoliche si è abbassata, negli ultimi tempi, ai 14 anni; in concreto, se nel 1992 le donne alcoliste si aggiravano attorno alle 500.000 unità, nel duemila sono più di un milione (il 25% del totale della popolazione femminile).

Ancora una notiziola di “costume”, di quelle che devi proprio andare a cercare, scritta con titoli minuscoli e con caratteri pressochè illeggibili?

Si calcola che il 70% delle donne dell’Altipiano (territorio in cui si colloca, geograficamente, anche Colomi), di più di cinque anni d’età, lavora fino a 15 ore al giorno.

Le nostre giovani donne sono tornate nella Casa Estudiantil domenica scorsa, per riprendere i loro studi dopo le vacanze invernali: giovani donne che amiamo molto, tutti noi, di cui ci occupiamo e preoccupiamo, spesso sostituendoci a famiglie inesistenti o addirittura nocive, su cui scommettiamo con tutte le nostre forze convinti che è anche partendo dal poco che si possono creare le premesse per un cambiamento reale delle condizioni di vita loro, e delle donne che verranno: alunne, figlie, nipoti.

A presto

Anna Maria