Paty de Alferes

in questi giorni sono stato impegnato e anche distratto…
venerdí sono andato ad un convegno sul progetto DESC, cioé diritti economici, sociali e culturali, organizzato dalla Fase e dall’Universitá dove hanno parlato giudici, docenti universitari e responsabili della Fase. Ci sono state delle cose interessanti ma la nota che dominava é il grande percorso che devono fare i diritti umani, specialmente dal lato dei movimenti sociali visto che ne’ i giudici (e i legislatori) ne’ i padroni del mondo (l’economia e i ricchi) sono interessati alla felicitá del popolo.
Ieri ed oggi sono andato con Roberto, Marcia, suo figlio Igor di 2 anni e mezzo, Anne, ragazzina di 10 anni amica di Marcia, e una ragazza tedesca che si chiama Carolina alla casa che lui ha in Paty de Alferes che dista 150 km fuori di Rio verso la montagna (per la veritá è a solo 500 m. slm) in mezzo al verde. La casa di Roberto é molto bella ed è bello il posto, in mezzo al verde, dove vi vive costantemente una famiglia che ne provvede alla manutenzione e alla sorveglianza.
Al pomeriggio è comparso il sole e mentre Roberto faceva dei giri ad incontrare persone del Progetto Padrini, io ho fatto amicizia con il giovane di 22 anni, guardiano della casa, il quale vive lavorando l’orto e allevando molte galline. Poi mi sono dedicato alla traduzione in italiano delle letterine che i bambini che hanno una adozione in Italia inviano ai loro padrini. Questa mattina sono andato con Roberto a visitare alcune famiglie che hanno dei figli adottati. In particolare due famiglie che avevano la casa di pali e terra, pavimento di terra, mobilia essenziale tutta rotta, pentole (tralascio il colore) sul fuoco di legna, stanze 2×2, dove dormono attaccati. I bambini erano numerosi 7 o 8, senza scarpe, abiti indispensabili. Per fortuna per fare i loro bisogni c’era il bosco. Il papà di una di queste famiglie, con i soldi ricevuti dal padrino, stava costruendo la casa in pietra ed é arrivato ai muri del perimetro. Tempo fa era caduto e aveva preso una botta ed é rimasto fermo per diverso tempo, ma ha detto che a breve riprenderá il lavoro. Ma, ad onor del vero, la casa in costruzione non risponde alle regole di normale costruzione, mi sembra molto precaria. La casa della seconda famiglia era fatta di legno, paglia, terra, come un lungo corridoio. Il figlio di 14 anni, con i soldi del padrino si era comprato un cavallo per andare a lavorare. In questa regione tutti lavorano sulla terra, che é collinosa, come guardiani di animali o in orti (cultura tipica della zona sono i pomodori e verdura varia).
Con Roberto si rifletteva se ci fossero uno o due muratori italiani disposti a fare volontariato per un mesetto per insegnare le tecniche.
La terra che ROberto possiede l’ha ereditata dal padre che é nato in questa cittadina e qui ha conosciuto Suor Maria, italiana di Otranto, in Brasile da 45 anni, e il suo progetto di aiuto ai bambini. Da questo incontro é nato un progetto di adozione a distanza con una associazione italiana che ora attende a circa 90 bambini. In questa zona ci sono parecchi bambini con difficoltá psichiche (o mentali), situazioni di famiglie molto difficili, e l’adozione a distanza aiuta.
In questi giorni ho parecchie letterine da tradurre e poi mi devo preparare per andare al Forum Sociale Brasiliano a Belo Horizonte. Ho parecchio da fare. Statemi bene.

Di seguito vi propongo la lettera che Paolo D’Aprile di San Paolo mi ha inviato.

Caro Mauro ancora una volta ti ringazio per l’onore che ci fai mettendoci nella prima pagina di Macondo. Siamo contenti non per noi, ma soprattutto per la gente di cui parliamo. Il fatto che, attraverso le nostre parole, tanta gente ne possa condividere il dramma ma anche le gioie ed i successi ci fa sperare che quel mondo diverso che sognamo, fatto di solidarietà tra le persone, non sia poi così difficile da costruire.
Anche Edith ti ringrazia tanto. Ieri abbiamo visto insieme il sito, letto il diario e stampato la pagina da portare a Lourdes. Edith ti scriverà non appena avrà aggiustato il computer che negli ultimi tempi si è messo a fare il matto. Ecco le sue parole: “muito obrigada por tudo, estou feliz e comovida que tantos amigos italinos possam compartilhar conosco o que vivemos nestes últimos anos…”(tante grazie per tutto, sono felice e commossa che tanti amici italiani possano condividere con noi quello che viviamo in questi ultimi anni…)
Intanto ti mando il testo programmatico elaborato da Edith insieme ai “meninos de rua” per la fondazione del suo gruppo di lavoro (lo trovate nella sezione Temi).
Come ti avevamo detto, noi partivamo dal concetto che (ispirato a Paulo Freire, Darcy Ribeiro, Villas Boas e tutta quella serie di educatori brasiliani che realmente hanno capito che la strada per colmare il divario sociale del nostro paese, passa essenzialmente per l’educazione) “bisogna cominciare con quello che si ha e nel posto in cui si sta” per poi cercare sempre di migliorare. Sappiamo per esperienza che i meninos di rua sono le vittime delle vittime: drogati, affamati, impauriti, agressivi… e che la loro capacità di concentrarsi e di fermarsi è limitatissima. Questo progetto e il suo statuto è nato dopo più di un anno in cui la nostra Edith ha lavorato per conquistarsi la fiducia e il rispetto di tutti. Ha cominciato pensando al “pronto soccorso”: li vedeva ammalati, mezzi morti, e se li portava uno per uno nel “posto de saude”. Li ha iscritti uno per uno, li ha fatti entrare nei programmi di trattamento del Comune. Tutti i giorni, li andava a svegliare sotto i ponti alle cinque del mattino per fare la fila insieme a loro all’ospedale o all’ambulatorio… insomma ha scarpinato e scarpinato, ma ne è valsa la pena. Edith, tia de rua, era ed è amatissima da tutti. Si è conquistata la stima e l’affetto di tutti, autorità comprese. Un programma di radio chiamato “flashes urbanos” le ha perfino dedicato due puntate…
Oggi (per i motivi che ti abbiamo raccontato) il lavoro è stato interrotto, ma chissà, forse i semi sparsi in questi anni, forse, potranno germogliare. Noi senz’altro lavoreremo, nelle retrovie, per partecipare alla rinascita e al riscatto morale e sociale della nostra gente.
Grazie ancora e buon viaggio.