Piccole storie di piccole donne

Cochabamba, 3 di agosto 2003

Carissimi,

Evelin si avvicina al nostro tavolo portando in mano una scatola di cartone.

Avevamo appena finito il nostro pranzo a base di chicharrón, fritanga e fricassè, piatti tipici boliviani, ed eravamo tutti cosí sazi che gran parte del cibo era rimasto nei piatti.

Evelin ci chiede i nostri avanzi, ci chiede di metterli nella sua scatola di cartone.

Gli amici italiani (i Furegon, l’Antonietta, i Menegatti – sette in tutto) guardano la bimba dapprima increduli, poi sbigottiti: sono in Bolivia ormai da due settimane, hanno visto miserie (e splendori) di ogni tipo, ma questo no, non l’avevano ancora visto.

Nel cuore e negli occhi ritornava spesso l’immagine di un altro episodio, di cui erano stati testimoni e partecipi, che li aveva toccati profondamente: il secondo giorno del loro arrivo abbiamo voluto accompagnarli a Tablas Monte, un villaggio di provenienza delle nostre chicas, perchè si rendessero conto della povertà, dello squallore, a volte, da cui provengono quelle stesse ragazze che il giorno prima avevano visto, pulite ed in ordine, nella nostra Casa Estudiantil, cosí accogliente e allegra.

La discesa a Tablas Monte aveva anche un altro scopo: dovevamo fermarci, strada facendo, al villaggio di Chulumani, e verificare perché Sonia M., che non ha nessuno al mondo se non la nonna, non era rientrata alla Casa Estudiantil dopo le vacanze invernali.

Sonia era nella sua “casa”, da sola; la nonna era andata da qualche parte a fare qualcosa.

La casa di Sonia è una capanna costruita con assi di legno distanziate una dall’altra di qualche centimetro, con tetto di paglia: una sola stanza, completamente priva di qualsiasi mobile, con solo una coperta in un angolo.

Sonia è sporca, vestita di stracci; non sa, non vuole dirci perchè sta buttando all’aria la possibilità di una vita più dignitosa e umana che le è stata offerta.

Arriva correndo la nonna, chiamata da una vicina; ci dice in quechua, piangendo, che vuole che la nipote studi, che non deve fare la dura vita che è toccata a lei, che cercherà di convincerla a tornare.

Lasciamo a Sonia il tempo di riflettere. Ripasseremo al nostro ritorno.

Le pur povere case di Tablas Monte appaiono ai nostri amici lussuose in confronto alla capanna di Sonia.

La giornata nel villaggio trascorre allegra e piacevole, ma un interrogativo non ci dà tregua per tutto il tempo: ci sarà Sonia ad aspettarci, sul cucuzzolo di terra su cui sorge la sua casa?

E’ Matha Cornejo, che è di Tablas Monte ed è venuta con noi (e il cui papà ci ha fatto da guida nella visita al villaggio), che la vede per prima, quando ancora siamo lontani.

E’ pulita, pettinata, con i vestiti in ordine, porta in mano il fagottino con le sue poche cose e ci sta aspettando per venire con noi.

Ora la nonna è sorridente, Sonia piange: anche se misera, questa è pur sempre la sua casa e la nonna l’unico affetto della sua vita.

Evelin ha sette anni, non va a scuola, dice, perchè le mancano zaino e quaderni. Di lei non saprò più nulla, chissà che cosa le riserverà la vita.

Sonia ha quindici anni, è con noi ormai da due anni, spero che regga fino alla fine, fino a quando le verrà consegnato il diploma, fino a quando potrò vedere la vecchia faccia della nonna illuminarsi di gioia e di orgoglio.

Ora gli amici italiani sono partiti per il Perù: mi mancano la loro amicizia, le risate insieme, il tempo condiviso, il nostro dialetto.

Ma qui ci sono tante Evelin e tante Sonie che non ci permettono di indulgere in nostalgie.

Anna Maria