Settembre 27 sabato, Ultimo giorno a São Paulo

Alla mattina avevo appuntamento con Paolo ed Edith per visitare il lavoro in una favelas.
Alle 9,30 fuori del metró fermata Jabaquara.
Mi stavano apettando e in auto ci siamo diretti alla favela che si chiama “Jardim Lourdes”. Prima peró c’è stato un rapido passaggio alla favela chiamata dei “Sem Terra”, dove hanno lavorato fino a poco tempo fa. Qui incontriamo la responsabile del centro comunitario che si chiama Lourdes e la sua famiglia, composta da sei figli tutti sopra i 20 anni. Dopo la solita calorosa accoglienza a base di caffé e dolcetti e i saluti con Paolo ed Edith si comincia a parlare della loro storia.
20 anni fa nella favela c’era una comunitá di suore italiane. Lourdes frequentava gli incontri comunitari che loro organizzavano. Poi la comunitá si é spostata e Lourdes si é trovata da sola; la suora prima di andare via ha invitato Lourdes a darsi da fare. Dopo un disorientamento iniziale, con quello che aveva imparato, ha cominciato ad organizzare la gente. Nella sua casa ha dato vita alla scuola di alfabetizzazione per gli adulti, un centro di salute per i piú piccoli e per le donne, degli incontri dell’associazione degli abitanti e, di conseguenza, é diventato anche luogo di incontro per i problemi che sorgono quotidianamente. Lei ha anche un compito riconosciuto civilmente in quanto partecipa alle riunioni della giunta comunale come rappresentante della comunitá. Mentre eravamo nella sala da pranzo (chiamiamola così), nell’ingresso-porticato della casa hanno cominciato il controllo del peso per i bambini, con una stadera appesa al soffitto. In contemporanea una donna ci mostra un composto alimentare naturale ultra vitamínico che danno ai bambini che hanno difficoltá a crescere, preparato dalla pastorale da criança (dell’infanzia). La figlia ci porta a vedere al primo piano l’aula di scuola. una piccola stanza, 4 x 5 metri, con banchi di legno stile anni ’40, dove in due turni (pomeriggio e sera) vanno gli adulti dai 30 fino ai 60 anni ad apprendere a leggere e a scrivere. Il metodo é diverso da quello che normalmente si usa per i bambini. La metodologia per gli adulti parte dalle parole, dalle immagini, daí concetti, dalle cose di ogni giorno per arrivare alla scrittura. La figlia, che ha 25 anni, dice che é emozionante vedere anziani che apprendono a scrivere. L’alfabetizzazione degli adulti é pagata dalla prefettura.
In questo centro comunitário Lourdes diventa colei che é in contatto costante con le organizzazioni di movimenti popolari a livello locale e dello Stato e delle loro iniziative e quindi indica alle varie persone corsi o incontri di formazione a cui si puó partecipare.
Il bairro non sembra violento, tutti conoscono tutto. Dopo un’ora di dialogo Lourdes ci porta a vedere l’orto che con tenacia stanno allargando sul resto della favela, a ridosso della collina a confine con un’altra favela. Piccoli pezzetti di terra, recintati con tavole di legno, resti di mobili, pezzi di recupero vario, coltivati ad orto. Ognuno del bairro si sta coltivando degli ortaggi per uso familiare. Per me sembra una cosa normale ma per loro é una grande conquista a giudicare dall’orgoglio con cui ce ne parla. Sembra come la vittoria su una guerra, un lavoro paziente che ha portato a questo, come uno spazio di libertà e autonomia conquistato dopo una dura lotta.
Io posso solo comprendere che tutto quello che ho visto, é frutto del loro impegno, senza aiuti di associazioni con grandi possibilità di denaro.
Paolo mi ripete con forza che questo lavoro di comunitá, che ai nostri occhi sembra piccolo, é grande perché ottenuto solo con i loro sforzi e dalla lotta per i diritti, accrescendo il senso di cittadinanza.
Paolo ed Edith hanno solo aiutato a comprendere, sono stati loro vicini, hanno creato contatti, ma non si sono sostituiti, non hanno finanziato niente. Ora sono dei testimoni orgogliosi del lavoro di Lourdes e della sua comunitá.
Questo lavoro é totalmente differente da tante attivitá che ho visto, da istituzioni create per rispondere ad un problema. Qui sono di fronte ad una comunitá che sta crescendo e si sta organizzando, che lotta per i propri diritti. Questa é la bellezza che emana Lourdes, donna negra di Bahia, anche lei immigrata, proveniete dal nordest, come la maggioranza degli abitanti delle favelas, e che ha scoperto di avere una vocazione comunitaria. Donna che si é data da fare dove non c’era niente, donna che ha trasformato la sua casa in centro comunitário. Ora le cose sono cresciute, i figli sono grandi, qualcuno si é sposato, questa casa é diventata piccola, si dovrá pensare ad una soluzione.
Verso le 11 e mezza salutiano e in auto vengo accompagnato al metró.
Saluti e abbracci con Paolo ed Edith, come vecchi amici e compagni di viaggio.
Devo dire grazie a Paolo ed Edith per aver condiviso con me il loro impegno di essere accanto e accompagnare chi lotta per i propri diritti.
Vado alla stazione Tieté e prendo l’autobus per Rio.
Con una gioia nel cuore, prendo l’autobus alle 14,20 e verso le 20 sono in casa Helder Câmara.
Sono stati 5 giorni di incontri serrati, quelli di São Paulo, molto ricchi. un grazie a tutte le persone che ho incontrato.
Mauro F