Solstizio d’Inverno

Cochabamba, 21 giugno 2003

Cari amici,

qui da noi è la stagione dei cachi. Nella bancarella delle cholitas (indigene dalle lunghe trecce nere, vestite con l’arricciatissima gonna al ginocchio e la camiseta tipica) all’angolo di una strada qui accanto, ve ne sono a profusione, quest’anno, con mia grande delizia (0,60 Euro al chilo!).

Le scuole hanno chiuso “per freddo” per tre settimane, come sempre accade in questo periodo dell’anno.

E le nostre chicas sono tornate nelle loro case, qualcuna, come hanno scritto ai loro “padrini” in Italia, a lavorar duro nei campi, tutte con il compito di “socializzare” quanto hanno appreso o stanno apprendendo con noi.

Oggi, solstizio d’inverno, inizia l’anno 5511 dell’era andina. La notte scorsa, in molti luoghi considerati sacri da Aymaras e Quechuas, si è svolta la grande festa dell’Inti Watana, celebrazione religosa autoctona, il cui momento culminante si attua al sorgere del sole in Tiwanacu, sito archelogico di estremo interesse a 56 chilometri ad ovest di La Paz, che gli Aymaras considerano la loro capitale.

Questa mattina, quando i raggi solari del Tata Inti (Dio Sole) sono apparsi all’orizzonte, il popolo andino era pronto, con le mani aperte, a riceverne energia e forza, per riversarle poi verso la Pachamama (Madre Terra) in atto di ringraziamento e di propiziazione per il nuovo anno agricolo che sta incominciando

Nel mio piccolo, domani ricorre il quinto anniversario del mio “sbarco” in questa terra quasi in fondo al mondo. Sono arrivata infatti nel freddo 22 giugno del 1998, con il fermo proposito di rimanere “per un po” e con la vaga idea di un “qualcosa” che avrei dovuto fare.

Un abbraccio a tutti voi.
Anna Maria