Sotto il cielo nuvoloso di Rio

Ciao, scrivo dopo giorni in cui sono stato molto impegnato. Per me il tempo si sta stringendo visto chetornerò in Italia il 3 gennaio e arriveró a Venezia verso le 12,30 del 4 gennaio.
Questo é un tempo con molte feste perché prima del Natale finisce l’anno scolastico e si consegnano i diplomi e anche una quota del denaro del progetto padrino per cui si andrá spesso in giro.
Per il resto tutto bene.
In questi giorni ci sono due giovani italiani, Lorenzo e Barbara e sono con me nella casa.
Qui a Rio all’associazione hanno preparato un video sui ragazzi che deve andare in onda il 18 dicembre ma non so a che ora ne su quale rete, vi informeró [si tratta di una serata canora di RAI Uno dal titolo “Con tutto il cuore” che si registreràa Jesolo il 18 dicembre e verrà trasmessa il 3 gennaio, i cui ricavati andranno anche a Macondo]. Io non compaio nel video perché ero accanto alla regista (scherzo).
Ho parlato anche con Suor Adma per una possibile permanenza per un anno come volontario presso l’associazione e loro si sono mostrati entusiati. Ci rifletteremo meglio con calma.
Qui sotto ci sono i racconti di questi ultimi tre giorni. Buona lettura

Venerdi mattina 5 dicembre ho accompagnato Barbara e Lorenzo, i due italiani arrivati il giorno prima, a conoscere suor Adma alla casa Kablin e li ho incontrato Sebastião (educatore del progetto), che non vedevo da alcuni giorni, e mi sono fatto raccontare degli allagamenti nella Baixada Fluminense accorsi la settimana precedente a causa della forte pioggia.
Sebastião abita nel comune di Duque de Caxias, nel quartiere di Pilar.
Ha raccontato che dopo vari giorni di pioggia, le strade si sono trasformate in torrenti, che alcune case sul fianco della collina sono franate, l’acqua ha sondato anche un muro della sua casa entrando come una valanga e inondando tutto ( etti, mobili, computer, ecc…): non é riuscito a salvare niente. Le scene erano orribili perché nelle acque c’erano animali morti, immondizie, serpenti e l’odore della fogna imperava. Nel suo quartiere erano 20 famiglie senza casa e 1800 persone in tutta la regione.
La gente é stata ospitata nelle scuole del comune dove hanno ricevuto un materassino e una coperta. Dopo tre giorni, passato il diluvio e abbassate le acque, sono stati invitati a tornare a casa e gli sono stati ritirati il materassino e la coperta. La gente ha protestato perché non avrebbero trovato niente. Il comune gli ha risposto che servono per la prossima inondazione.
Sebastião mi raccontava del coraggio della gente che anche avendo perduto tutto, non si perdeva di animo e andava avanti. Un vecchio diceva che la speranza non deve morire.
Ritornati a casa la gente ha trovato 20-30 cm di fango e si é messa a spalare e pulire tutto (immaginatevi le scene).
In questo contesto é tornato alla ribalta il rodeo delle colpe. Il municipio che accusa la gente di aver costruito le case (abusive) lungo la collina o sulle sponde dei torrenti. La gente accusa il municipio di non aver fatto niente per organizzare meglio strade e fogne. I politici che accusano le amministrazioni precedenti. Il governo che dice che bisogna stanziare soldi altrimenti queste cose si ripetono e per adesso ci vuole uno stanziamento di emergenza, ecc..
I politici (come da programma) si sono fatti vedere e allora la stampa ne ha parlato per tre giorni e poi é tornato tutto normale, fino alla prossima tragedia.
Io ho pensato che i poveri muoiono nella loro povertá, che nessuno ha colpa o meglio che tutti hanno colpa, ma soprattutto, che i politici non sanno dare risposte adeguate e semplici ai grandi problemi della gente.
E allora “A risentirci alla prossima tragedia”.
P.S. Martedí 9 ho saputo che Sebastião lavorando per pulire la casa é scivolato sul fango e ha battuto la schiena, speriamo non sia niente di grave. Domenica 7 dicembre ho concordato con Suor Fatima per andare a trovare Gennaro, l’italiano che lavora da vari anni nella favelas di Bonsucesso perché avevamo notizie che gli avevano sparato.
Alcuni giorni fa gli avevo telefonato per sapere come stava e avevo preso l’impegno di andarlo a trovare.
Sono partito da Grajaú alle 7,30, alle 8 e 15 ero alla Central e li ho preso il 492 per Nuova Iguaçú. La fermata era davanti alla vecchia fabbrica della Skol. Sono arrivato verso le 9 e 30, prima del previsto. Ho telefonato a Suor Fatima per sapere dove era e lei mi ha informato che sarebbe arrivata in ritardo (lei vive in Campo Grande) perché una donna sull’autobus nel quale viaggiava ha avuto un attacco cardiaco e l’autista, con tutti i passeggeri abordo, si è diretto all’ospedale (cose incredibili).
Allora mi dirigo da solo verso la casa di Gennaro che si trova nel quartiere di Jardim Esplanada, mi informo sulla via e mi incammino. Il quartiere era pulito, c’era molta gente che a quell’ora stava pulendo la strada e il marciapiede davanti a casa, l’impressione di un quartiere tranquillo. Dopo 10 minuti a piedi arrivo davanti alla casa di Gennaro, numero 169, il numero dell’abitazione si trovava a metá del palo della luce che faceva da confine. Non c’era il campanello, provo a chiamare, a battere le mani e nessuno risponde, chiamo al cellulare ma non lo sento suonare. Parlo con due donne della casa vicina che mi dicono che dovrebbe essere in casa. Chiamo di nuovo Fatima che mi dice che sta arrivando e in quel mentre si apre il balcone di casa e un Gennaro assonnato si presenta certamente svegliato dalla confusione di cui ero attore.
É vero, alle 10 di mattina tutta la gente sta dormendo.
Entro e dopo i saluti arriva anche Fatima.
Subito Gennaro ci mostra le ferite da arma da fuoco. Una cicatrice di entrata e una di uscita sul muscolo superiore del braccio, una ferita di striscio, di traverso a metá della schiena e poi ci parla della terza pallottola che non ha fatto niente ma ha lasciato un buco sul collo della camicia.
Poi con calma, seduti, ci racconta cosa é successo. Ci dice che la sera del 2 novembre ha deciso di uscire a fare una passeggiata, nel suo quartiere, assieme ad un giovane di 17 anni che lui ospita in casa, visto che tutto il giorno erano rimasti fermi in casa.
Si trovava lungo la strada principale, camminando con calma sul marciapiede, ad un certo punto ha visto un lampo, ha capito che stavano sparando e si é buttato per terra, mentre il giovane é rimasto in piedi terrorizzato, lui si é alzato per prendere il giovane e tirarlo giú e in quel mentre le sono arrivate le tre pallottole. Poco dopo é arrivata la polizia, lo ha guardato (forse per accertarsi che non lo avevavo ucciso) e se ne é andata.
La nostra prima meraviglia é che il fatto non sia successo nella favelas dove lavora visto che lá il narcotraffico é forte. Lui ci spiega invece che nel quartiere dove ha la casa in Nuova Iguaçú, ultimamente ci sono stati molti furti di auto e la polizia sta dando la caccia ai ladri. Probabilmente la polizia lo ha scambiato per un ladro e gli ha sparato. La cosa strana é che la polizia dopo il ferimento é arrivata, non ha fatto niente e se ne é andata e inoltre quando é andato all’ospedale, i medici non hanno fatto denuncia e il suo caso non é stato registrato.
Alla nostra domanda se vale la pena denunciare il fatto, Gennaro ci fa notare che andare contro la polizia significa perderci, complicarsi la vita, é pericoloso (tra le righe ci fa capire che i trafficanti hanno una legge, un codice di onore, la polizia é peggiore, come a dire che si é piú sicuri in mezzo ai trafficanti che hai poliziotti) e non si risolve niente. La gente di Rio che vive nelle favelas questa realtá la conosce bene.
Inoltre Gennaro ci ha anche detto che i giorni successivi, ha dovuto allontanare il giovane che lavorava come responsabile del suo progetto perché era coinvolto nella droga, e che lui per ripicca, avendo la chiave della casa dove si trova il progetto, gli ha portato via tutto (sedie, tavoli, computer, doccia.. tutto).
Mentre lui parlava ho pensato che Gennaro fosse morto due volte. La prima uscendo per miracolo dalle pallottole, la seconda derubato di tutte le cose del progetto. Restare in piedi in questa situazione é difficile, ma l’impressione che mi ha fatto é stata positiva. Molto calmo e sereno aveva analizzato molte cose. Gennaro ci diceva anche che nella zona c’é un gruppo di sterminio, guidato da un poliziotto, gente che per i soldi ammazza (come i killer dei film, a noi sembrano cose irreali).
Gennaro ci diceva anche che se la cosa succedeva ad un brasiliano facilmente lui si vendicherebbe, cercherebbe di andare a capo della matassa e a pagamento si arriverebbe anche a scoprire chi ha sparato e a fargliela pagare. Ma lui dopo la prima reazione di rabbia, si é rasserenato. In questo contesto Gennaro ha sottolineato che per resistere in questa situazione ci vuole una forte motivazione spirituale, questo vale anche per tutti quelli che collaborano ai progetti sociali al di là che siano brasiliano o no. Riconosco la veritá delle sue parole visto che in questo tempo ne ho sentite di tutti i colori, come succede anche da noi in Italia, dove le persone ti fregano, lo stesso vale anche qui e spesso, a causa delle molte difficoltá della vita, qui sono maggiori. Abbiamo condiviso inoltre la necessitá per un volontario straniero di avere bisogno di un gruppo di appoggio brasiliano, una comunitá, degli amici di fiducia, che ti aiutino ad avere un giudizio equilibrato sulla realtá e a fare le valutazioni migliori, specie in contesti difficili come la realtá di Rio.
Come si dice qui in Brasile, non ci sono parole migliori che: se correr o bicho pega, se ficar o bicho come [Se corre l’animale cattura, se sta fermo l’animale mangia]

Ho salutato Gennaro e Fatima verso l’una e mezza e sono andato a Ramos perché Claudio mi aveva chiesto di fare delle foto ai ragazzi della sua scuola di calcio, per poi fare un poster. Sono arrivato puntuale, sono riuscito a fare le foto (che poi ho verificato sono uscite malissino e devo rifarle) e poi di nuovo in autobus per essere al Maracaná dove c’era la partita Flamenco-Ponta Preta. Li ho incontrato Lorenzo e Barbara e insieme ci siamo goduti lo spettacolo. (risultato finale 1 a 1 e una serie intereminabili di parolacce).

Lunedí 8 dicembre
Ho partecipato al convegno ‘Favelas, oggi e domani’ presso la universitá federale di RJ nella sede di Praia Vermelha Convegno indetto dalla universitá e dall’istituto municipale Pereira Passos che si occupano di urbanizzazione.
Le cose interessanti sono i dati recenti sulle favelas e il confronto tra i due censimenti 1991 e 2000, che elenco brevemente.
Per darvi una mia idea e dirla con le mie parole favelas significa area demaniale o comunale abbandonata su cui la gente ha costruito case in modo progressivo, senza una regolamentazione, a ridosso della collina, del fiume, di una discarica, in luoghi abbandonati dove gli immigrati per necessitá di alloggio hanno costruito. Sono case fatte di pietra, ma anche baracche di legno o altro materiale di fortuna. Ci sono favelas storiche che hanno 30-40 anni e quelle recentissime. Luoghi dove la vita si é autoregolamentata, si allacciano alla luce e all’acquedotto in modo abusivo, non pagano le tasse ma non hanno neanche un diritto.

Favelas di Rio registrate (ce ne sono di non registrate) nel 2003 sono 751 mentre nel 91 erano 553.
La popolazione di Rio attuale é di 5 milioni e 857mila persone di cui 1 milione e 92 mila vivono in favela.
Per distinguere nella cittá, la favela dalla vita urbana regolamentata, chiamano asfaltato la cittá che ha tutti i servizi e favelas la realtá che é abusiva.
Mentre la popolazione dell’asfalto é aumentata del 7% nei dieci anni, quella della favelas del 19%.
La maggioranza delle favelas sono aumentate nella zona Sud (Barra e Jacarepaguá) di Rio.
La popolazione della grande Rio é di 8 milioni e 500 mila abitanti e quella dello stato é di 14 milioni e 200 mila.
Nelle favelas il 58% é di razza negra, il 52 % sono uomini e il 49% hanno una etá dai zero ai 20 anni.
La scolaritá delle favelas é una media di 5,3 anni di studio (significano le nostre elementari, in Brasile la scuola di base dura 8 anni), la scolaritá dell’asfalto é di 9,8 anni di studio.
L’analfabetismo é passato dal 15% del 1991 al 10% del 2000, mentre nell’asfalto é del 2%.
All’universitá vanno il 2,2% della favelas mentre l’asfalto ne va il 24,4%.
Il reddito medio delle favelas é di 400 reais, mentre l’asfalto ha redditi in media di 1400 reais.

Alcuni problemi e questioni:
1) Le varie associazioni che lavorano nelle favelas e anche la prefettura fanno un percorso che va dal miglioramento dell’area urbana (in particolare le fogne, visto che le favelas sono fogne a cielo aperto; la sistemazione delle case, la raccolta delle immondizie, ecc…) cioé un risanamento delle condizioni abitative ai progetti di integrazione in relazione al resto della cittá e il lavoro sul campo educativo e culturale. Su questo molto ha lavorato il progetto Favela-Bairro (del comune), cioé trasformare la favela in un quartiere (traduzione di Bairro).
2) in Brasile si parla di 30 mila insediamenti informali, cioé 30 mila cittá non registrate. É da tener conto che le favelas di Rio passono avere dai 2000 ai 100 mila abitanti. Il grande problema é registrare la proprietá delle case. Sono tutte case costruite abusivamente e che quindi non sono registrate e nessuno fa niente per registrare.
La realtá delle favelas e degli insediamenti abusivi é comune a tutta l’America latina e a tutti i paesi poveri. In molte parti del mondo la politica era ed é quella di distruggere le favelas e costruire una cittá dal nuovo, ma adesso (anche in Brasile) la filosofia dei politici é: Urbanizzare (costruire le fogne, strade, ecc,), Legalizzare (dare il diritto di proprietá), Integrare (insediare scuole, centri sociali, ecc).
Ma finora tutti i progetti sono stati fallimentari e anche li dove la favelas é diventata un bairro e quindi sotto la responsabilitá del comune dopo 5 anni tutto si é deteriorato.
3) Il problema al diritto all’abitazione é uno dei grossi problemi del Brasile. Il municipio sta pensando a promuovere una campagna di registrazione non solo in termini individuali (la casa che ha un proprietario che é il pensare comune), ma anche in termini di proprietá sociale.
4) Adesso le favelas non sono solo dei miserabili ma all’interno si é rilevata una piramide sociale, una differenziazione di reddito, anche se ció che caratterizza la favelas é la precarietá, le fogne, le immondizie e l’illegalitá. Spesso nelle favelas c’é una regressione del reddito, cioé la gente si impoverisce e la qualitá dell’educazione é scadente generando nuovi poveri. La gente che riesce a studiare e a guadagnare tende ad uscire dalle favelas.

Ci sono stati al pomeriggio interventi di varie associazioni di abitanti di favelas che hanno concretizzato tutti questi dati, evidenziando la precarietá del loro lavoro mancando una politica seria che lavora per trasformare le favelas in quartieri degni di vivere e i suoi abitanti in veri cittadini.