Traffico di minori

Cochabamba, 11 giugno 2003

Cari amici,

quasi ogni giorno troviamo conferme della corrispondenza del nostro progetto di formazioni di giovani donne campesine alle reali necessità del paese.

E ne troviamo conferma soprattutto in questi giorni in cui la stampa locale sta dando grande risalto alla notizia del proliferare del traffico di bambini qui a Cochabamba.Tutto ha avuto inizio da un’inserzione apparsa su “Los Tiempos” , quotidiano della città, domenica 25 maggio scorso: “Si cercano genitori per un bebè che sta per nascere”.

Un giornalista, chiamato il numero di telefono che appariva nell’inserzione, si è trovato nel bel mezzo di un “asta” fra vari offerenti interessati all’acquisto del bimbo: il prezzo base era di 5.000 dollari USA.

E così, come quasi sempre accade, sono emersi altri fatti, agghiaccianti, di cui nessuno sembra preoccuparsi più di tanto: una madre, alcolista, ha scambiato sua figlia di meno di cinque anni per un barile di “chicha” (tipica bevanda alcoolica locale), un’altra ha lasciato la figlia inferiore ai due anni in ostaggio ad una “chicheria” (locale dove si vende la “chicha”) perchè non aveva di che pagare la consumazione, un’altra ancora l’ha “depositata” come “anticretico” (specie di pagamento anticipato dell’affitto) di una casa.

Solo recentemente il Paese si è dotato di un disegno di legge che punisce la vendita o il traffico di minori.

Ma è, appunto, un disegno di legge.

Al momento il traffico di minori non è regolato da alcuna norma, e quest’impunità fa sì che il commercio aumenti e si aggravi di giorno in giorno.

Senza contare gli abbandoni.

Proprio ieri, in uno dei due supermercati degni di questo nome di Cochabamba, mentre cercavo di decidermi fra due diverse qualità di scatolette di tonno, ho sentito qualcuno, alle mie spalle, parlare italiano

“Ciao, Italia” è il mio saluto in questi casi.

Sorrisoni, strette di mano, di dove siete, da quanto sei qui, cosa ci fai, ecc…ecc..le solite domande.

Era una coppia di Treviso, con una bambina di 7 anni bionda, di pelle chiarissima, e un bimbo di forse quattro anni di pelle color cioccolato al latte.

Sono qui perchè hanno adottato il bambino; stanno aspettando che si completino le formalità per tornare in Italia.

Mi raccontavano che, nel solo Istituto dove era ospitato il bambino, vi sono attorno ai duecento bimbi inferiori ai 5 anni, senza nessuno al mondo.

Secondo la Polizia, lo scambio, la vendita, l’abbandono e anche il regalo di bambini è prassi comune.

Indubbiamente su queste iniquità incide molto la povertà, ma la crisi dei valori, la mancanza o la perdita di riferimenti etici, la disgregazione della famiglia e della società, hanno un peso che sta assumento dimensioni allarmanti.

Ecco perchè formare donne, madri e maestre, che possano moltiplicare l’educazione e il sapere, che sappiano trasferire i valori fondanti di una società civile che sia davvero tale ai futuri cittadini della Bolivia, siano essi figli od alunni, non è solo importante, è irrinunciabile.

Con l’affetto di sempre
Anna Maria