07 luglio 2004

Cochabamba, 7 luglio 2004

Cari amici,
ho, in particolare, due motivi di preoccupazione in questo momento.
E tutt’e due riguardano il nostro progetto.
Il primo è che, nonostante abbiamo presentato e stiamo presentando a vari interlocutori (con alcuni ritardi che peraltro non sono dovuti a nostra negligenza) progetti di sostegno economico per il funzionamento della Casa Estudiantil, non abbiamo finora alcuna prospettiva di “intervento solidale” di entità sufficiente e per un periodo adeguato che ci permetta di respirare un po’.
E le nostre risorse economiche si stanno rapidamento esaurendo.
Quelle fisiche e psicologiche reggono ancora, fortunatamente.
Il secondo motivo riguarda la grande incertezza socio-politica della Bolivia.
Nulla di nuovo, anche se a me la situazione sembra davvero preoccupante.
Il prossimo 18 di luglio il paese è chiamato al referendum “sul gas”, per l’attuazione del quale Carlos Mesa ha preso solenne impegno di fronte alla Nazione il 17 ottobre scorso, quando è subentrato nella carica di Presidente della Repubblica al deposto Gonzalo Sanchez de Lozada (ricordate?)
Ma questo referendum ha assunto, con il trascorre dei giorni, valenze che nulla o poco hanno a che fare con la politica energetica e assomiglia sempre più ad un plebiscito sullo stesso Presidente e sulla sua permanenza al potere.
Le forze sociali che avevano, nell’ottobre scorso, preteso l’impegno al referendum (e all’Assemblea Costituente), stanno ora boicottandolo e minacciano, per il giorno delle elezioni, blocco di strade e falò di urne elettorali.
Nelle attuali condizioni, difficilmente si può dire se i Boliviani andranno a votare per la continuità del Presidente, la speranza di risolvere la crisi economica, la nazionalizzazione più o meno “pesante” del gas, l’affermazione dell’unità nazionale in un periodo storico in cui alle contrapposizioni “classiche” ricchi-poveri, indios-meticci, campesinos-cittadini, civili-militari, polizia-esercito, si è aggiunta quella regionalistica: Santa Cruz contro La Paz e Tarija (che possiede il gas) contro tutti.
Il nostro progetto, iniziato nel 2001, ha visto il cambio di ben tre Presidenti della Repubblica e non so più quanti Ministri dell’Educazione: ogni qualvolta abbiamo iniziato il percorso per il riconoscimento della nostra attività formativa da parte degli organi competenti, c’è stato un cambio della guardia che ci ha costretti a ricominciare tutto d’accapo.
Questo è accaduto anche una ventina di giorni fa quando, contemporaneamente al cambio del Ministro dell’Educazione, vi è stato anche un avvicendamento dei capi-settore.
Il “nostro” Victor Hugo Navarro, che era già venuto a Colomi e stava seguendo la nostra “pratica” al Ministero, è stato destinato ad altri compiti.
E’ possibile, se non probabile, che, fra una decina di giorni, dopo il Referendum, appunto, vi sia un altro rimescolamento di ruoli e competenze.
E mi sto chiedendo se ricominciare comunque ora, con la determinazione di un mulo, l’ennesima procedura per il riconoscimento (che ci consentirebbe, con il tempo, anche di accedere ai fondi Ministeriali) o attendere l’evelversi degli eventi.
Ma vi assicuro che mantenere vive le risorse fisiche e psicologiche, in situazioni come questa, è davvero dura.
Vi abbraccio
Anna Maria