Annversario

Cochabamba, 24 settembre 2004

Cari amici,

sono già passati sette anni da quel 24 settembre 1997, quando sono arrivata all’aeroporto di El Alto-La Paz, con la confusa convinzione che ero venuta a fare qualcosa, ma senza la minima idea di dove o come cominciare.

C’era ad attendermi Riccardo Giavarini, coordinatore del Mlal (Movimento Laici America Latina, o.n.g. di Verona). Ricordo la testa leggera e il senso di vaghezza provati trovandomi catapultata improvvisamente a più di 4.000 metri di altitudine.

La mia valigia non c’era: è arrivata il giorno dopo.

Accade, negli anniversari, di soffermarsi un po’ a rivedere e rivivere le esperienze passate.

Pensavo proprio in questi giorni che, stranamente, e, sotto un certo aspetto per fortuna, ho poco o nulla da raccontarvi.

L’anno scorso, di questi tempi, eravamo in piena bagarre: si stava preparando il rovesciamento del Presidente della Repubblica, con lo strascico di scontri e di sangue che ricorderete.

Ora la situazione è tranquilla, quanto lo può essere in un Paese con tutti i problemi non risolti, e forse non risolvibili allo stato attuale delle cose, come la Bolivia.

Lassù sui monti (detto dall’altitudine dei 2.600 metri di Cochabamba, da dove vi scrivo, fa un po’ sorridere), a Colomi, che vede e racconta della Casa e delle chicas, c’è Piergiorgio, che sicuramente osserva con “occhi nuovi” ed ha la freschezza di chi non dà nulla per scontato, come purtroppo invece accade a chi è già qui da qualche tempo.

Io vi potrei dire, ma l’ho già fatto, che siamo rimasti senza soldi per il funzionamento della Casa, anche se cominceremo fra non molto la costruzione delle due aule e di una piccola biblioteca, grazie ai contributi inviatici “ad hoc” da una famiglia di Trieste e dalla Fnp/Cisl di Vicenza.

Dovremo assolutamente partire (è un preavviso) con una campagna adozioni “a tappeto”: un padrino per ogni ragazza è, al momento, l’unico modo che ci consente di continuare la nostra opera in attesa di tempi economici migliori.

Il 13 di ottobre arriverà da Vicenza Flavio, cui affideremo alcuni lavori di “aggiustamento” nella nostra Casa; ripartirà il 10 di novembre.

E così si allarga la cerchia dei nostri amici: nessuno di quelli che passano da noi può più dimenticarci!

Secondo Laura M., un’amica che mi scrive da Vicenza, visto che in Italia è ormai tempo di “maglioni cappotti freddo bronchiti” è ora, per me, che passo dall’inverno boliviano a quello italiano e viceversa, di tornare.

Ci penserò.

Un abbraccio
Anna Maria