Auguri e lettera di Casaldaliga

Carissimi per oggi avevo altri programmi ma ieri sera ho incontrato questa lettera di Casaldaliga, Vescovo di una delle terre piú povere del Brasile e una voce sempre forte contro le ingiustizie e a favore dei poveri e non ho resistito alla tentazione di tradurla.
La traduzione non é stata facile e spero di esserci riuscito. Per confutare ogni errore aggiungo anche il testo originale.
É difficile essere ottimisti in questo tempo, perché i segnali forti che la televisione manda sono di un mondo dominato dalla violenza e questo giustifica l’uso di altra violenza. Nessuno potrá uscire dalla spirale se non incontra fratelli di pace e segni di vittoria della vita sulla morte. Nessuna uscirá dalla spirale di autodifesa se non va a condividere la vita di chi lotta per la giustizia.
A tutti Buona Pasqua.

Popoli Indigeni
” Attraversare tracciando cammini”
(Dom Pedro Casaldaliga , vescovo di São Felix de Araguaia)

2 Aprile 2004 – Brasile – Lettera fraterna circolare 2004.
Le lettere e i messaggi di solidarietá si sono accumulati, nel cuore, nelle cartelline e nel computer e stanno reclamando da giorni una adeguata risposta, mia e anche della nostra Chiesa di São Felix di Araguaia, per tutte le persone e le associazioni che ci accompagnano, con tanto affetto, in questo mese pieno di incertezze. Come é bello, cantare con il salmo, sentire sulla nostra vita l’olio della comunione fraterna.

Io, speravo di poter dare notizie positive, sia sul problema degli indigeni Xavante, sia sull’arrivo del nuovo vescovo per la nostra diocesi. Ma “le cose del palazzo procedono lentamente”, nella Societá e nella Chiesa. La causa dei Xavante é nelle mani della lenta giustizia, di udienza in udienza, di perizia in perizia, mentre le famiglie Xavante attendono, accampate ai margini della strada da mesi. La successione episcopale, a sua volta, si sta forgiando negli oscuri meandri delle curie. “Sono cose surrealiste” ha affermato un giovane esprimendo la sua solidarietá.

Novitá?

Nei giorni 2 e 3 di marzo, anniversario della vittoria di quelli che avevano ricevuto la terra sopra la Fazenda Codeara, abbiamo celebrato in Santa Terezinha, con molta passione e devozione il 25mo anniversario della morte pasquale di Padre Francisco Jentel, “testimone del vangelo, difensore del popolo di Araguaia, pioniere del vero progresso nella nostra regione”. A nome del CIMI ( consiglio missionario per gli indigeni) e del CPT ( Consiglio per la pastorale della terra), ci ha accompagnato Dom Franco Masserdotti, presidente nazionale del CIMI.

Oltre le minaccie che giá conosciamo e che anche ultimamente ci ronzano attorno, Padre Geraldo Magela Ribeiro, redentorista, é stato aggredito fisicamente in mezzo alla strada, nella via Confresa, a causa del suo impegno pastorale contro la corruzzione.

Tutta la regione della diocesi é stata colpita da inondazioni e molte famiglie sono rimaste senza casa e tagliate anche molte strade che danno accesso a vari comuni. Sono 35 anni che camminiamo su “cattive strade”!

Per il mondo di fuori, la dittatura della macroeconomia, la globalizzazione neoliberale, rivela la sua incapacitá di risolvere i grandi problemi della fame, della violenza e della disoccupazione. Si spande in tutto il mondo il pessimismo, come afferma la ricerca della Gallup, realizzata per il Forum Economico Mondiale di Davos. La maggioranza della popolazione del pianeta pensa che la prossima generazione dovrá vivere in un mondo meno sicuro, e che il proprio paese é meno prospero oggi che dieci anni fa. (questo non impedisce che la borsa cresca e che gli operatori bancari abbiano guadagni molto sostanziosi…) Per questo il Segretario dell’ONU, Kofi A. Annan, ricordava ai paesi “privilegiati” che c’é un altro terrorismo, piú esteso e scandalosamente tollerato ( e prodotto sistematicamente): “le minacce piú quotidiane della povertá”.

Ci sono molti conflitti ignorati, ci sono molti persone uccise che non appaiono nella televisione e sono molti i giorni 11, oltre l’11 di settembre e l’11 marzo. Piú di 10 milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie curabili. “Ogni 7 secondi muore di fame un bambino minore di 10 anni. Ciascuna di queste morti é un omicidio” ha affermato Jean Ziegler, relatore speciale dell’ONU per il diritto all’alimentazione. L’Africa é veramente un olocausto messo a tacere. La politica e i mezzi di comunicazione continuano ad essere manipolati dal potere economico e la disinformazione a servizio di questo potere prolifica sistematicamente in un mondo super informatizzato. I governi di sinistra della nostra America che sono appena agli inizi si dibattono tra propositi e impotenza.

Anche nella Chiesa (nelle Chiese) si diffonde un certo pessimismo, che si manifesta in incontri piú o meno periferici e in rivendicazioni impazienti. Si sente il peso della “riforma” postconciliare di involuzione, il finale di un lungo pontificato, la moltiplicazione dei documenti e dei controlli, la corresponsabilitá sempre chiesta e promessa, ma solo simbolicamente concessa. Ha richiamato la mia attenzione il sapere della convocazione a Einsiedeln del secondo incontro dei “laici disillusi con la Chiesa”. Mi sembra la vecchia cantilena, anche se attualizzata: Dio si, Cristo no; Cristo si, Chiesa no; Chiesa si, gerarchia no; gerarchia si, ma non questa. Un malessere comprensibile nella istituzione religiosa.

E nel frattempo la vita va avanti e la speranza continua ad essere un bene comune, patrimonio storico ed escatologico dell’umanitá. “Tutto é comune, anche Dio” affermava Beaudelaire, ma noi possiamo correggere il poeta dicendo, soprattutto Dio.
In questa “comunitá” di un Dio comune andiamo sviluppando, nonostante le pesantezze del neoliberismo o del fondamentalismo, la grande comunitá umana, piu libera, piú solidale, piú fraterna.

Anche il dialogo va avanti e questo nella direzione della giustizia. Dentro al Forum Universale delle Culture, che si celebra a Barcellona, si svolge anche il Terzo Parlamento delle Religioni del Mondo, che ha per tema principale: “Cammini per la pace: la sapienza dell’ascolto, la forza dell’impegno”. Ho appena finito di leggere un libro di Christian Duquoc, “Cristianesimo, memoria per il futuro”. Evidentemente perché sia una memoria onesta per il futuro, dovrá essere un impegno serio con il presente. “Il futuro appartiene a quelli che stanno in basso”, proclamava in una intervista Rafael Alegria, segretario internazionale di “Via Campesina”. A me piace ripetere che “siamo poveri / tuttavia siamo / la maggioranza e il futuro”. Di fronte a tutte le “Alca” neoliberali e imperialiste e prolungando per quanto é possibile le prospettive e la coerenza , “noi proponiamo l’Alba”: anima nuova , tempo nuovo; un altro mondo possibile, necessario e urgente.

In questi giorni mi ha accompagnato, come un ritornello, forse a causa della vecchiaia e del pensionamento, i versi di Antonio Machado, cantati da Serrat:

“ma il nostro é un passare
passare facendo cammini
cammini sopra il mare”.

Con tutto l’affetto e il rispetto che merita il grande Machado, devo correggerlo, nella sua pessimista visione: “passare facendo cammini” ma sopra la terra, maestro!
É morto l’anno scorso, il poeta Martí i Pol, una specie di Machado catalano, che ci avvertiva con umano realismo che “difficilmente cammineremo / con gli occhi che guardano in alto” . E allora sopra la terra con gli occhi, con i piedi e le mani, anche se il cuore é ancorato al cielo e anche con una grande e umoristica umiltá e con pragmatismo storico, sapendo, con Brecht , che “é necessario cambiare il mondo” e che “dopo si dovrá di nuovo cambiare il mondo che é stato cambiato”. Sapendo soprattutto, che l’amore ha l’ultima parola. Maria Pilar, una mamma che ha perso il suo giovane figlio nell’attentato di Madrid, ha scritto nella sua lettera pubblica : “Siamo di piú quelli che amano”, e tra questi, piú di tutti, c’é Dio.

Povos Indígenas
“Passar fazendo caminhos” (Dom Pedro Casaldáliga*)

2.abril/2004 – Brasil – Circular Fraterna 2004 – As cartas e as mensagens de solidariedade têm se acumulado, no coração, nas pastas e no computador, e reclamam faz dias uma merecida resposta. Minha e de toda a nossa Igreja de São Félix do Araguaia. Para todas as pessoas e entidades que nos vêm acompanhando, com tanto carinho, nestes meses de ansiedades. Como é bom, cantamos com o salmo, sentir sobre a vida o óleo da comunhão fraterna!

Eu esperava poder responder com notícias concretas, tanto sobre o problema dos indígenas Xavante como sobre a chegada de um novo bispo à Prelazia. Mas “as coisas de palácio vão devagar”, na Sociedade e na Igreja. A causa Xavante está nas mãos da lenta Justiça, de audiência em audiência, de laudo em laudo, enquanto as famílias Xavante esperam, postadas à margem da estrada, faz meses. A sucessão episcopal, por sua vez, está-se fraguando no secretismo dos recôncavos canônicos. “Que surrealista é tudo isso!”, ponderava um jovem solidário.

Novidades?

Nos dias 2 e 3 de março, aniversário da vitória dos posseiros sobre a fazenda Codeara, celebramos em Santa Terezinha, com muita unção, o 25 aniversário da morte pascal do Pe. Francisco Jentel, “testemunha do Evangelho, defensor do Povo do Araguaia, pioneiro do verdadeiro progresso em nossa região”. Em nome do CIMI e da CPT, acompanhou-nos Dom Franco Masserdotti, presidente nacional do Conselho Indigenista Missionário.

Além das ameaças já conhecidas que nos têm rondado ultimamente, o Pe. Geraldo Magela Ribeiro, redentorista, foi agredido fisicamente em plena rua de Confresa, por seu empenho pastoral em combater a corrupção.

Toda a região da Prelazia viu-se afetada pelas enchentes, com muitas famílias desabrigadas e cortadas todas as estradas que dão acesso a vários municípios. Levamos 35 anos andando por “maus caminhos”!

Por esse mundo afora, a ditadura macroeconômica, a globalização neoliberal, vem fracassando na hora de resolver os problemas maiores da fome, da violência e do desemprego. Espalha-se o pessimismo no planeta, segundo a pesquisa da Gallup, realizada para o Fórum Econômico Mundial de Davos. A grande maioria humana acha que a próxima geração viverá num mundo menos seguro e que seu respectivo país é menos próspero hoje do que 10 anos atrás. (O que não impede que subam as bolsas e que os operadores e banqueiros recebam lucros substanciosos…). Oportunamente o Secretário Geral da ONU, Kofi A. Annan, recordava aos países “mais privilegiados” que há outro terrorismo mais estendido e escandalosamente tolerado (e produzido sistematicamente): “as ameaças mais familiares da pobreza”.

Há muitos conflitos ignorados, muitos são os mortos que não aparecem na televisão e são muitos os dias 11, além do 11 de setembro e o 11 de março. Mais de 10 milhões de crianças morrem cada ano por doenças evitáveis. “Cada 7 segundos morre de fome uma criança menor de 10 anos. Cada uma dessas mortes é um assassinato”, afirmava Jean Ziegler, relator especial da ONU para o Direito à Alimentação. África é um verdadeiro holocausto silenciado. A política e os meios de comunicação continuam sendo manipulados pelos poderes econômicos e a desinformação a serviço desses poderes prolifera sistematicamente num mundo super-informatizado. Os incipientes governos de esquerda, em Nossa América, se consomem entre os propósitos e a impotência.

Também na Igreja (nas Igrejas) alastra-se um certo pessimismo, manifestado em encontros mais ou menos marginais e em reivindicações impacientes. Sente-se o peso das “reformas” posconciliares de involução, o final de um longo pontificado, a multiplicação de documentos e controles, a co-responsabilidade sempre pedida e prometida, porém só muito simbolicamente outorgada. Chamou-me a atenção saber que se convocava, em Einsiedeln, um segundo encontro “para os leigos desiludidos com a Igreja”. É, um pouco a velha cantilena, atualizada: Deus sim, Cristo não; Cristo sim, Igreja não; Igreja sim, hierarquia não; hierarquia sim, mas outra. Um compreensível mal-estar no religioso institucional.

E, entretanto, a vida se move. E a esperança continua a ser um bem comum, patrimônio histórico e escatológico da Humanidade. “Tudo é comum, inclusive Deus”, afirmava Beaudelaire; sobretudo Deus, poderíamos corrigir ao poeta. E nessa “comunidade” do Deus comum vamos sendo, apesar de todos os pesares neoliberais ou fundamentalistas, a grande comunidade humana, mais livre, mais solidária, mais fraterna.

O diálogo também se move. E se move em direção à Justiça. Dentro do Fórum Universal das Culturas, que se celebra em Barcelona, realiza-se o terceiro Parlamento das Religiões do Mundo, com o lema de fundo “Caminhos para a paz: a sabedoria da escuta, a força do compromisso”. Acabo de ler um livro de Christian Duquoc, “Cristianismo, memória para o futuro”. Evidentemente, para que seja uma memória honesta para o futuro, terá de ser um compromisso sério com o presente. “O futuro nos corresponde aos de baixo”, proclamava numa entrevista Rafael Alegria, Secretário Internacional de “Vía Campesina”. Eu gosto de repetir que “somos pobres, / porém somos / maioria e o futuro”. Frente a todas as “alcas” neoliberais e imperialistas, e alongando quanto for possível a mira e a coerência, “nós propomos a Alba”: alma nova, tempo novo; o outro mundo possível, necessário, urgente.

Nestes dias me acompanhavam, como um ritornelo, tal vez por isso da velhice e da aposentadoria, aqueles versos de Antonio Machado, cantados por Serrat:

“… pero lo nuestro es pasar,
pasar haciendo caminos,
caminos sobre la mar”.

Com o carinho e o respeito que o grande Antônio merece, hei de corrigi-lo em sua angustiada visão: “passar fazendo caminhos” sobre a terra, mestre! Morreu, no ano passado, o poeta Martí i Pol, uma espécie de Machado catalão, que nos advertia com humano realismo que “dificilmente caminharemos / com os olhos voltados para cima”. Sobre a terra, então, os olhos, os pés e as mãos; mesmo ancorando os corações no Céu. Com uma bem-humorada humildade e com pragmatismo histórico. Sabendo, com Brecht, que “é preciso mudar o mundo” e que “depois terá que mudar o mundo mudado”. Mas sabendo, sobre tudo, que o Amor tem a última palavra. María Pilar, uma mãe que perdeu seu jovem filho nos atentados de Madri, escreveu em sua carta pública: “Somos mais os que amamos”, e, entre esses mais, está Deus.

* Bispo de São Félix do Araguaia.