CENTRO – Buon Natale

Veramente oggi non dovrei neanche alzarmi dal letto, piove ed ho i piedi che mi sanguinano.
Ascolto dentro di me la voce di quel mio grande amico che quando facciamo qualcosa di impegnativo o faticoso mi prende sempre in giro: “sei contenta di essere volontaria?”…Mi sanguinano i piedi perché ho camminato tutto ieri con le scarpe nuove. Ci casco sempre, ne compro un paio, lo metto subito, ci cammino per ore e me ne pento il giorno dopo. D’altronde le altre scarpe erano sfondate, letteralmente.
Da più di un mese cammino dalle cinque del mattino fino a sera. Per prima cosa vado sotto il viadotto a svegliare i ragazzi. Li sveglio sempre prestissimo perché abbiamo la visita dal medico alle sette. E dobbiamo arrivarci a piedi. Non posso permettermi di pagare autobus e metrò, andiamo a piedi che è anche un modo per svegliarsi per uscire da quella sensazione di torpore micidiale che il sonno insieme alla droga producono.
Ho sempre pensato che bisogna dare dignità a questi ragazzi, alcuni piccolissimi, bambinetti di sette, otto anni, altri un po’ più grandi che convivono sotto ai ponti tra droga, prostituzione, violenze di ogni genere e indifferenza assoluta di tutte le autorità. Sì, dico tutte le autorità e se volete lo ripeto: tutte le autorità. E con questo nome indico sia lo Stato, presente solo in qualità di Forza Pubblica; sia il Comune, con i suoi mirabolanti progetti di “benessere sociale”; sia (e lo dico col pianto nel cuore) la Chiesa, che arriva persino ad espellere fisicamete i bambini quando vogliono entrarvici per andare a messa.
Per cui se di loro non si importa nessuno, che per lo meno io faccia vedere loro che gli voglio bene, gli voglio bene e basta, anche se sono sporchi, anche se dormono in mezzo ai topi, anche se ogni tanto rubano, anche se si drogano. Gli voglio bene ed è per questo che cerco di fargli capire che la vita può essere diversa e può essere molto più bella, senza droga, senza violenza. Poi, a pensarci bene e senza falsa modestia, posso dire che ho una grande esperienza: sono madre di tre figli, maestra, poi professoressa, poi preside alle scuole medie ed infine pedagogista: insomma, di bambini e ragazzi me ne intendo. Per questo che ho deciso di rimboccarmi le maniche mettermi a lavorare.
Ho un obbiettivo molto semplice: togliere tutti i bambini dalla strada. Voglio che il mio Paese non sia più conosciuto come la patria dei meninos de rua, voglio che questi meninos tornino alle loro famiglie e soprattutto voglio che si creino le situazioni affinché nessuno scappi di casa o venga abbandonato alla mercè della strada.
Sembra un sogno di un megalomane, ma quando mi hanno detto che Ernesto Oliviero ha cominciato la sua avventura con l’intento di sradicare la fame dal mondo, mi sono detta che il mio obbiettivo era forse più semplice. Per cui da mesi mi trovo sulla strada a cercare di conquistare la fiducia di ciascuno di loro, ma non mi accontento di condividere momenti ricreativi od educativi e quindi, ogni giorno, me li porto uno ad uno dal medico: voglio cominciare dalle cose più urgenti, voglio che anche loro usufruiscano del diritto alla salute, non voglio più vederli ammalati, con piaghe aperte, con febbre alta. Li inscrivo uno ad uno al “Centro di Salute” che i miei amici di sempre mi hanno indicato come uno dei migliori, e lì, fino ad oggi, ho ricevuto un trattamento bellissimo. Le assistenti sociali si fanno in quattro per aiutarmi, i medici gli infermieri e tutto il personale hanno capito e collaborano cercando di facilitarmi le cose e soprattutto trattando i miei meninos con il rispetto che gli è dovuto.
Le realtà che incontro sono durissime: una ragazzina incinta, drogata e con la sifilide; un altro con problemi di pelle; un bambinetto ferito che non è mai stato vaccinato… e potrei continuare fino a domani. Poi torno in piazza dove mi aspettano altri per fare le analisi del sangue; poi ho una riunione con un’assistente sociale di un centro di disintossicazione… e così i miei piedi mi trascinano da una parte all’altra della città.
E ne vale la pena sempre, soprattutto adesso che T. e G. mi hanno chiesto espressamente di farle uscire dalla strada, mi hanno chiesto aiuto. Ed allora riparto con nuove riunioni e mille telefonate: un mio amico italiano, Padre G. è disposto a prenderle nella sua comunità qualche giorno in attesa del ricovero in una casa specializzata nel recupero di tossicodipendenti. È questa una grande fattoria dove i ragazzi oltre a stare in un ambiente a misura d’uomo, possono anche studiare e imparare un lavoro.
Se però aspettassi che si muova lo Stato, il Comune o la Chiesa, passerebbero anni e non si combinerebbe niente. Non so in Italia, ma qui il gioco del passarsi le responsabilità uno con l’altro, impera da sempre insieme a quello non meno sporco della corruzione: se mi dai un cinquantino io metto avanti la pratica, se me ne dai cento ti trovo subito il posto. La Chiesa… beh, la Chiesa a volte ha slanci da vera Santa, altre volte si barcamena come può. Anche lei è fatta dall’uomo e l’uomo a volte complica le cose. Ma io credo alla Chiesa militante, alla Chiesa che accoglie, alla Chiesa che ho visto tante volte all’Arsenal, alla Chiesa in prima linea, alla Chiesa pellegrina fatta di uomini e donne di buona volontà, alla Chiesa fatta di singole persone come te e come me che vogliono far vedere al mondo comè il volto del Signore.
Ed allora eccomi qui, con i piedi che mi sanguinano. Non sono una martire, ma per lo meno fino a Lunedì, finché non lascerò T. e G. nelle mani della comunità di padre G. continuerò a camminare. Adesso mi alzo ed esco, piove, ma ho l’ombrello.

Tra qualche giorno è Natale, è Natale in tutto il mondo. Penso a voi, amici Italiani, ora al freddo e al gelo; penso a noi al nostro caldo tropicale; penso ai nostri meninos che passeranno la notte di Natale sotto al ponte. Lo sapranno, glielo dirò io che è Natale, li porterò con me a messa. Voglio che quest’anno segni l’inizio del cambiamento, voglio portarmeli uno ad uno davanti al presepio e pregare per i meninos italiani, uguali a loro, uguali a tutti i bambini del mondo, uguali a quel piccoletto che nato povero, fin da piccolo cominciò a far stare in pensiero la sua mamma fino a darle tante preoccupazioni: se ne andò di casa, cominciò a girare il mondo dicendo cose incredibili, morì solo come un cane, ma alla fine resuscitò per dire che la morte si vince con la vita e con l’amore, resuscitò per me in Brasile, per te in Italia e per i nostri meninos sotto al ponte. Buon Natale, Buon Natale a tutti voi, a tutti noi.