CENTRO – No

Come sempre si potrà dire che la vita è fatta così, che ci vuole anche un po’ di fortuna… ma questa volta pare che questo detto popolare sia crudele più che mai.
Ha dodici anni e il corpo da donna, mulatta con gli occhi verdi: uno stereotipo vivente quando si pensa alle bellezze nostrane, quando si guardano distrattamente quelle foto che fanno commuovere e nulla più.
Una sera in piazza, sbuca da dietro una panchina addossata ai gradoni della piazza che servono da nascondiglio. Seduti, stravaccati un gruppo di bulli, drogati da anni, smanaccioni e strafottenti, maggiorenni. Da dietro, chinandosi per non sbattere contro il cemento appare il suo sorriso deslumbrante come si dice da queste parti, luminoso e accattivante. È alta come me, una bambina cresciuta e svezzata dalla strada, una donna ora, per la quale la vita non le nasconde più niente. È freddo, interrompe la conversazione ed implora di portarla via di lí “portatemi via, adesso”. Comincia così una lunga camminata verso la prima casa di accoglienza per meninos de rua, il freddo la sveglia, ride imbambolata dagli effetti della droga e della colla da sniffare. Dopo la prima fuga, la incontriamo tante altre volte, finché decide di non staccarsi più, ci cerca, ci telefona, le troviamo un’altra casa, più bella, più accogliente e più organizzata. In pochi mesi avviene la trasformazione, la droga e la colla sono abbandonate in favore della scuola e delle attività ricreative, però non dimentica gli amici. Ci suggerisce dove andare per “stanare”, come dice lei, uno o l’altro, portatemi mio fratello, chiede. Glielo portiamo. È la sua fotocopia, al contrario però. Piccolo, magro, macilento, col raffreddore permanente, sporco e lacero. Di anni ne ha dieci e vive in un’altra zona, bazzica dalle parti del Crack. Abita nel Mocó un buco nel cemento nell’intercapedine di un viadotto, tra l’alsfalto e la nuda terra. Non ne vuol sapere.
Viene con noi un paio di volte. Quando ci vedrà se ne andrà bestemmiando, corre.
Un giorno mi vuol vendere del Crack, mi insulta e mi sputa, da lontano mi fa vedere il coltello, scappa ancora.
A lei la vita ha cominciato a sorriderle: è stata adottata, ora ha una vera famiglia, la strada, abbandonata da pochi mesi, non fa più parte del suo universo, speriamo resti solo un ricordo lontano.
A lui, il fratello che non siamo riusciti a portarle, la vita ha chiuso definitivamente la porta in faccia.
Lo ha fatto nel peggiore dei modi.
Lo hanno trovato morto, ai margini di una strada del centro, una di quelle strade a scorrimento veloce, un’avenida a dodici corsie, dove si passa e non si guarda, dove non si ha né tempo né voglia di accorgersi che quella cosa davanti alla macchina che barcolla è un bambino, e allora lo si travolge, gli si passa sopra e lo si lascia morire di notte, col corpo maciullato dalle ruote, ai bordi della strada.
Come un cane.