CENTRO – Oggi

Tanti anni fa, Re potenti e saggi, pastori umili e infreddoliti si riunirono davanti ad un neonato che avrebbe cambiato per sempre la storia del mondo, anzi, un neonato che era lui stesso l’inizio e la fine della Storia.
Oggi voglio stare tra i Re ed i pastori davanti a quel neonato.
La voce dell’Angelo diffonde la notizia più importante di tutti i tempi, il Fatto che cambia il cuore e la mente dell’Uomo. Ieri sera la Terra si è fermata, ognuno ha cercato la sua famiglia, i suoi affetti, le sue radici, per riunirsi, per vincere la solitudine che il frastuono del mondo impone.
Lo so che per molti la Festa non ha nessun significato, lo so che tanti pensano che questo giorno sia solo un pretesto per imbottirsi di cibarie caloriche e inutili regali, lo so che gran parte degli uomini continua ad uccidersi, lo so. Ma voglio fare come l’angelo, voglio andare a raccontarlo a tutti, voglio andare a trovare quel neonato con chi non ha la minima idea di che giorno sia oggi, con chi, ieri sera, non ha avuto il calore della sua famiglia, voglio dirglielo: da oggi tutto può cambiare, è nato!

Sporchi, laceri e lerci. La capacità degli uomini di auto ingannarsi è spaventosa: la nostra gente abbandonata a se stessa, sa benissimo che giorno è, per un attimo ha ascoltato il Silenzio della Terra, pur soffocati dal rumore della falsità e dell’ipocrisia di una festa da shopping center, per un momento se ne sono accorti. Ed allora la disperazione, la solitudine hanno battuto ancora più forte, e come unica consolazione la droga e l’alcol, per far finta di niente, per non pensare.
È così che trovo i miei bambini, sporchi laceri e lerci, drogati, fuori di senno.
Ma oggi è il giorno, anzi il Giorno più importante ed io sono qui per questo, per dirglielo, che la Sua nascita porterà a nuova vita, alla resurrezione, alla libertà.
Un piccolo gruppo vuole venire a Messa. Mi dirigo verso l’Arsenale. Là, saggi Re, come il nostro Cardinale e semplici pastori, come gli uomoni di strada accolti, si riuniranno tra poco intorno al presepio per dare il benvenuto al neonato, per rassicurarsi, per dirsi l’un l’altro: “è nato, non siamo più soli, resterà con noi fino alla fine dei tempi”. So per esperienza che il camminare sveglia, che il movimento fisico aiuta il torpore della droga a dissolversi. Andiamo, all’Arsenale faremo un bagno, mangeremo e ci cambieremo questi quattro stracci logori. Ma qualcosa oggi non va, il più piccolo di tutti rimane indietro, non vuole camminare, tira sassi, urla. Arriviamo sulla soglia dell’Arsenale e rimane fuori, continua a dare calci, a fare scene.
Dodic’anni, ne dimostra otto: piccoletto, magro, sporco, lacero e lercio, gli occhi fuori dalle orbite in uno spasmo di rabbia e disperazione, schiavo della droga. Gli altri sono entrati, camminano nell’indolenza, non capiscono dove sono. Non vogliono lavarsi.
Le cucine sono chiuse, e non possiamo mangiare…
Comincia la Messa. Il piccoletto continua sul portone ad insultare i passanti, ad abbaiare alla luna, ho paura che si faccia male, cerco di tenergli le mani, mi morde un dito.
Non c’è niente da fare, se ne va imprecando contro il mondo, allucinato lui e allucinato il mondo che lo ha abbandonato. Una volontaria lo segue per riaccompagnarlo in piazza.
Il Re saggio e i pastori pregano in chiesa, quattro bambini sulla porta non vogliono entrare: ieri sera ci siamo stretti alle nostre famiglie; i pastori accolti all’Arsenale hanno avuto una cena diversa dal solito, in tanti riconoscono lo sforzo che questa casa fa per farli sentire in Casa, e oggi un Re saggio gli annuncia la Speranza Viva.
Quattro bambini che da troppo tempo hanno perso tutto, non riescono ad accorgesi che siamo in festa, stanno sulla porta, mi chiedono di andare via. La fame, la solitudine e il delirio della droga hanno parlato più alto della voce dell’Angelo.
Li riaccompagno in piazza, restituisco i diamanti che avevo trovato all’immondizia. Cerco di non piangere, cerco di non dimostrare la mia desolazione, cerco di mantenere il sorriso di sempre, cerco disperatamente la forza di continuare.
E il mio sorriso è una richiesta di aiuto. Il mio sforzo di non piangere è un grido, un appello che rivolgo a voi, cari amici italiani e a tutti noi “uomini di buona volontà”: mai più soli, mai più separati, mai più disperati!

San Paolo, venti milioni di abitanti, 25 dicembre 2002, quattro bambini mi abbracciano stretto.
Uno mi dice: “Feliz Natal, tia” “Buon Natale, zia”.