CENTRO – Raccogliere e studiare

Fino ad oggi il significato del mio lavoro si potrebbe riassumere con il verbo “stare” da intendersi come “condividere”, “fidarsi”, “confidarsi”. Ma con il passar del tempo ho capito che il legame che ci univa non era ancora riuscito a farci camminare sulla via del riscatto…
Mi accorgo que questo è un discorso astratto, confuso: parlo di un’attività difficilissima, un lavoro arduo e complesso, ancora di più quando lo si comincia a fare completamete da soli, come me.
Continua oscuro…
Ricomincio:
davanti alla miseria dell’abbandono o dell’abbandono nella miseria con il quale ci scontriamo ad ogni passo dato nella nostra città, ho deciso di non stare più a guardadre e protestare sottovoce, ho deciso di fare qualcosa: che cosa? Ho visto che i bambini sono l’anello più debole della catena e mi sono messa a disposizione di ognuno di loro, nelle strade e nelle piazze dove vivono. Ho dato la disponibilità del mio tempo, le mie forze, le mie capacità. Ho conquistato la fiducia e l’amicizia di tutti. Ho dovuto e devo affrontare mille problemi, ma sono anche riuscita ad ottenere la solidarietà di varie entità pubbliche e private, di tanti amici brasiliani e italiani e così oggi posso dire con tanta gioia e soddisfazione di aver compiuto il primo passo. Il bambino che vive per strada, a volte da anni, è carente in tutto e per tutto: l’igiene assente, l’alimentazione inadeguata, la droga, la mancanza di opportunità, col passar del tempo sostituiscono i valori “normali” del bene e del male, di ciò che è giusto o sbagliato.
Nonostante tutto sono riuscita a convincere un piccolo gruppo a fondare insieme a me un progetto di interazione e solidarietà che ha come scopo l’integrazione nel contesto sociale in cui vivono: ritirare lattine nei bar e nei ristorante del centro… può sembrare sciocco, può sembrare poco, può sembrare perfino sfruttamento di mano d’opera infantile!
Perché raccogliere lattine? Per cominciare ad avere una disciplina, un impegno, un orario da rispettare. Con la vendita delle lattine si comprerà il materiale per lo studio: penne, quanderni, matite, libri… e nelle stesse piazze e nelle stesse strade, imparando o ri-imparando a leggere e scrivere si comincerà a recuperare il tempo perduto, si comincerà a crescere davvero. Il lavoro, che può sembrare sfruttamento, in verità è l’unica attività che non li chiuderebbe tra quattro pareti; è l’unica attività che loro, al momento attuale, riescono a svolgere: la droga e tutto il resto li ha lasciati con limitate capacità di concentrazione, “fiacchi nella testa”, con il “cervello fritto”, come dicono loro.
Per “inventare” questa attività sono stata aiutata da alcuni amici di sempre e da alcuni imprenditori della zona che hanno permesso la confezione delle magliette e della tesserina di identificazione. Sì, maglietta e tesserina, perché saremo riconoscibili, una specie di divisa, e per molti di loro il proprio nome scritto sulla tessera sarà l’unico “documento di identità”. All’inizio tre volte a settimana, due ore, la mattina, saremo al lavoro. Molti bambini che non hanno voluto aderire saranno contagiati dalla serietà degli altri che diventeranno il nostro più grande e migliore biglietto da visita.
Gli esercenti della zona non li guarderanno più con paura o repulsione, ma li rispetteranno come lavoratori potendo così collaborare per rinforzarne la loro autostima e la presa di coscienza. Per il momento siamo senza un locale dove depositare le lattine e il materiale di studio. Ci manca anche un posto dove lavarci e sederci per il pranzo. Però, e ne sono certa, riusciremo a trovarlo con la collaborazione della società civile.
Mi accorgo di poter sembrare utopica, ottimista all’estremo… lo sono sì signore, e allora? Basta col fermarsi a pensare, smettiamola con queste interminabile discussioni: mettiamoci al lavoro! Io ho trovato un cammino che penso sia fattibile.
Sono convinta che in poco tempo racconterò dei nostri successi e delle collaborazioni che saremo riusciti ad instaurare e soprattutto racconterò di quanti bambini e di quanti ragazzi avranno cominciato il lungo cammino di riscatto della propria dignità.

E, per parlare di ottimismo, il nostro gruppo si è denominato con un gioco di parole che funziona meglio di qualunque spiegazione: progetto LATA-RIA.
Senza trattino (LATARIA) in portoghese significa “carrozzeria” od anche “pezzo di latta”. Nel nostro caso, LATA significa “lattina” e RIA l’esortazione a ridere e quindi, con tutta l’allegria di cui i nostri bambini son capaci, diciamo:
“VIVA O LATA-RIA”.