CENTRO – Senza niente

La gravidanza precoce, nell’adolescenza, è un problema comune a molte giovani brasiliane. La mancanza di informazione e di igiene, le pressioni sociali e culturali, la noncuranza della famiglia, l’ambiente in cui si vive, formano un insieme di fattori favorevoli, un humus propizio allo sviluppo di situazioni problematiche.
Rimanere incinta precocemente, nell’adolescenza, vittima di stupro, ferita a colpi di cocci di vetro, con una malattia venarea già in atto ed essere piena di pidocchi, non è invece così comune.
La situazione è questa: una giovane vita buttata per le strade della città sotto gli occhi di tutti quelli che dovrebbero tutelarla.
E quando dico tutti, dico esattamente così, tutti: le autorità che non l’hanno protetta dallo stupratore, l’ospedale al quale è stata portata nuda e sanguinate dalla polizia, che non ha fatto neanche una semplice denuncia, le case di accoglienza e i “Progetti” impegnati nel lavoro coi meninos de rua… sono tutti responsabili, tutti.
“Zia, non darmi la mano che sono lercia…” ha avuto la dignità e il pudore di dirmi quando l’ho incontrata in piazza. Pallida, ferita, sporca, puzzolente, il bel viso dal sorriso grande e sincero, non riusciva a nascondere l’umiliazione di essere infestata dai pidocchi. Una ragazza senza niente, letteralmente, e un figlio dentro di sè.
Nessuno sa se il figlio è dello stupratore o se è frutto di una relazione anteriore, nessuno è riuscito a convincerla ad andare dal medico. “Io ci vado solo con la “zia”, solo con lei ci vado” risponde a chi cerca di accompagnarcela. E perchè? Pechè solo con la “zia”? Perchè di lei semplicemente si fida, perchè la “zia” non le ha mai chiuso la porta in faccia o non l’ha mai espulsa dalla casa di accoglienza per aver fatto un po’ di cagnara; perchè la “zia” c’è.
Forse è questo il segreto: esserci, ascoltare. Per questo della “zia” si fida.
Ho contattato e ricontatto i gruppi, i progetti, le iniziative, le entità pubbliche, le private, le religiose di tutte le tendenze; ho contato e ricontato tutte le case di accoglienza dello Stato, del Comune, della Chiesa, dello Stato in collaborazione con il Comune, del Comune in collaborazione con la Chiesa… sono decine, e se tanto mi dà tanto, sono centinaia le persone che vi lavorano.
E i bambini continuano in strada, continuano a vivere in strada, abitare in strada, continuano ad essere malmenati in strada, violentati in strada…
I bambini ed i ragazzi che hanno perso il riferimento del tempo e dello spazio, del bene e del male, i bambini che, secondo i “Gruppi”ed i “Progetti”, dovrebbero arrivare fino a loro con le proprie gambe, con le proprie forze e per rimanervici dovrebbero imparare le innumerevoli regole e rispettarle immediatamente, pena l’espulsione, pena la restituzione alla strada, ebbene, tutti questi bambini sono sempre lì, per strada.
E questa ragazza, poco più che una bambina, bella, incinta e piena di pidocchi, non ci vuole più andare ai “Gruppi”, ai “Progetti”, no, non vuole più essere cacciata fuori per non aver rispettato una regola, preferisce così aspettare la “zia”.

Sono seduta sul muretto con lei, a parlare. Inseme a noi c’è un piccoletto di al massimo dieci anni. All’improvviso il sorriso dolce le si trasforma in una smorfia di odio che trova nel bambinetto la sua valvola di sfogo. Senza motivo, senza alcuna ragione, la rabbia della frustrazione e della paura, la rabbia del forte sul più debole, la violenza imparata in anni di umiliazione della vita di strada, l’odio allo stato puro, esplodono: raccolta un pietra da terra ecco che comincia a correre dietro al bambino, senza motivo che non sia la sua stessa rabbia.
I due scompaiono nella notte tra la solitudine delle urla e il silenzio irreale. La “zia”impotente, aspetta invano.
Cara T. adesso non puoi più fuggire, andartene via, adesso devi dar tempo a questo bambino nel tuo ventre per crescere in pace e tranquillità, lui adesso ha bisogno di te, è giunto il momento di riscattarsi come persona, come donna.
Nessuno può farlo al posto tuo, la volontà deve partire da te, quella scintilla di umanità que hai dentro deve prevalere su qualunque altra cosa: sulla violenza, sulla fame, sulla droga, sui pidocchi.
Adesso tocca a te fare di questo mondo infame il posto più bello e accogliente che ci sia per viverci, perchè tu e tuo figlio possiate sentirvi, finalmente, in casa.