CENTRO – Trecento

Sogno, immagino e voglio un giorno di festa, una festa per tutti, la festa di tutti.
Sogno, immagino voglio e preparo. Trecento pezzi di torta, preparo. Trecento.
Sono per i trecento compleanni mai festeggiati. I miei meninos…
Molti non sanno neanche il loro vero nome, lo hanno dimenticato, sono diventati uguali al loro nomignolo, affibiatogli dal caso, sono dei non-meninos, ombre vaganti, l’incubo della coscienza addormentata della nostra città.
Ma oggi immagino e voglio una grande festa, la loro festa, la festa del compleanno di ciascuno di loro. Oggi mi sono svegliata pazza, completamente impazzita e preparo la festa per i miei trecento meninos.
Mancano tre giorni alla fine dell’anno. La tensione è al massimo: ci si vuole stringere intorno alla sicurezza della famiglia. Sotto i ponti e tra i tubi di fogna ci si imbottisce di crack e di colla per sprofondare ancora di più nella certezza che la famiglia la si è perduta per sempre o non la si è mai avuta.
Ci si scalda insieme in questa certezza, ci si scalda dal freddo di quest’estate di quaranta gradi all’ombra. Un caldo gelato di disperazione di ghiaccio. Ma oggi è festa.
Chi si è dimenticato il suo nome, chi non ha la benchè minina idea del giorno in cui è nato, festeggerà con me e con tutti gli altri il suo compleanno. Oggi è il compleanno di tutti. Trecento pezzi di torta.
Davanti al Teatro Municipal cè un grande ponte che attraversa la nuova zona pedonale, aiuole, giardini, più sotto ancora, la grande via a scorrimento veloce che attraversa la città. Grande festa oggi sotto il ponte, tra la fretta dei passanti apparecchiamo la nuda terra, apriamo le borse, prepariamo le bibite e i bicchieri di carta.
Adesso le foto. Intorno alla “tavola” a turno, tutti: la giovane con la figlia in braccio, quel piccoletto sempre sbrindellato, quell’altra stupenda ragazza col sorriso da fotomodella… tutti. Siamo qui in pieno centro a far festa.
Sono qui in pieno centro, faccio festa, sono felice come ciascuno dei miei meninos, sono raggiante di allegria, sono distrutta dalla disperazione.
Ho l’esatta dimensione dell’inutilità e della precarietà di tutto quello che è stato fatto, di tutto quello che farò. Ho l’esatta dimensione della incombenza della morte che ci aspetta al prossimo sacchetto di colla o alla prossima tirata di crack. Ho l’esatta dimensione di me stessa, della mia caparbietà e della mia solitudine.
Tia nunca tive uma festa assim… zia non ho mai avuto una festa così…
Queste parole e l’abbraccio che segue mi riportano il sorriso nell’anima, mi ridestano alla realtà. E allora sogno e immagino una realtà diversa, in cui lo Stato, le istituzioni, la chiesa, i gruppi, i progetti di intervento nella realtà dei meninos de rua si riuniscano insieme davanti a noi per farci una sorpresa… sogno e immagino che a tutte queste organizzazioni e alle loro iniziative ammalate di elefantiasi burocratica e parolaia spuntino le ali e volino via, lontano da me, lontano da tutti i miei meninos affinché nessuno possa mai più essere vittima dei loro tentacoli.
Immagino sogno e voglio la realtà che i miei occhi increduli vedono adesso: decine di ragazzi che si abbracciano felici, decine di ragazzi con un nome proprio e una data di nascita a dirsi l’un l’altro: feliz aniversário.

Sotto un ponte di San Paolo, trecento pezzi di torta.