CENTRO – Un Gesto, Le Stelle, L’Abbraccio

Il freddo arriva all’mprovviso, in questo periodo si passa facilmente dai trenta gradi del mezzogiorno ai cinque della notte. Non si sa come vestirsi. La gente dice che a San Paolo si attraversano le quattro stagioni in poche ore. è vero.

Oggi è uno di questi giorni ed è giorno di "Rua" giorno di ronda. Si comincia dalla grande piazza per poi scendere tutti i gironi del centro fino alla Vale do Anhangabau che oggi appare vuota o quasi. Il freddo si fa sentire: canottiera, camicia di flanella, felpa, giacca a vento, jeans, calze di lana e scarpe con la para; i miei vestiti.

Ci sediamo per terra, arrivano i bambini da chissà dove. Juliano è piccoletto, un difetto nel palato e la conseguente difficoltà di parlare lo rendono di aspetto ancora più vulnerabile. Ha un paio di ciabatte hawaiane, pantaloncini corti e maglietta da spiaggia. Si siede accanto a me: ha l’età di mia figlia e un freddo cane. Gli metto il mio giaccone che lo copre fino ai piedi, resterà poi impregnato dei più forti e nauseanti odori, dallo sporco al sudore, dalla puzza di colla da sniffare al fumo di non so che razza di sigarette. Juliano nasconde la colla nei pantaloni ma per rispetto a me e agli altri volontari non la tira fuori più, anzi in seguito farà un gesto bellissimo.

Ma andiamo con ordine.

Prima di riuscire a convincere i bambini a seguirci fino alla casa di rifugio, dove potranno lavarsi, mangiare e dormire, li dobbiamo conquistare. Oggi sono pochi, cinque. Giochiamo a dama, disegnamo, cantiamo. Qualche passante si ferma ad osservare la scena insolita. Adulti "normali" a giocare con meninos de rua ? "Guardate, non hanno paura dei bambini…"sembrano dire gli sguardi attoniti. Os meninos de rua seminano paura dovunque: rubano, assaltano i passanti, si drogano, si prostituiscono…. afferma il senso comune. Oggi no.

"Sono proprio dei bambini che giocano" mi confida un signore che con meno fretta del solito ci passa davanti. Ecco che Erika, agitatissima e sbruffona, chiede in malo modo dei soldi; quel passante apre il portafoglio e con un biglietto da un real (mille lire) è pronto a "fare il suo dovere", è pronto ad "aiutare", come in buona fede ha sempre pensato senza riflettere un momento: "un real per comprarsi un panino….". Il real va invece direttamente nelle tasche dello spacciatore di colla. Convinco Erika a restituire e quel signore a riprendersi il denaro. Juliano mi chiama, deve finire il disegno e vuole riaccoccolarsi tra le mie gambe. è ora di andare, la strada è lunga. Fabiana non viene, nella casa non entra più, ha superato il limite di età.

Gli altri due di cui non ricordo il nome, si dileguano nel buio. Juliano non si stacca, vuole che lo porti in braccio, in groppa, a cavalcioni sulle spalle. L’ho già fatto tempo fa: mal di schiena per una settimana. Lo convinco ad andare con le sue gambe.

Juliano cammina e parla. Faccio fatica a capirlo per via del problema alla bocca, ma vedo che è allegro e sorridente. Si ferma e toglie il sacchetto di colla dai pantaloni, lo butta via, lo allontana, lo scaccia da sè con un gesto ampio e brusco: un gesto bellissimo. Per oggi basta: basta droga, basta fumo, basta colla da sniffare per non sentire fame freddo e paura, basta. Ecco, siamo arrivati. Lui solo dei cinque bambini di oggi dormirà al caldo, mangerà, farà il bagno e cambierà i vestiti laceri. "Ciao Juliano, no, domani non vengo, torno venerdi."

Abbiamo tentato di convincere l’ultima rimasta: "vieni anche tu, Erika. Potrai dormire in un letto vero". "Il mio letto è la terra, il cielo è il lenzuolo e le stelle sono le mie coperte" risponde con la saggezza di chi di anni ne ha undici.

Buona notte Erika e che oggi ti scaldi l’abbraccio del Signore.