CENTRO – Una serata… mondana

Mi sono proposto di andare a teatro per lo meno una volta al mese. Lo faccio per mantenere viva una certa disciplina intellettuale: un’oretta di musica mi aiuta a capire che il mondo può essere migliore.
Crackolandia significa “terra del crack”. è così che si chiama uno dei quartieri piú pericolosi della città.
Il crack è la droga dei poveri, venduta a prezzi stracciati, con poco ne compri una quantità sufficiente per mantenerti il vizio.
I meninos de rua molto spesso lo preferiscono alla colla o ai solventi da sniffare per il suo effetto devastante. In questo quartiere è spacciato alla luce del sole ed è consumato seduta stante, di giorno zombi umani si aggirano per le strade alla ricerca della prossima dose, di notte prostitute e travestiti si contendono a pugni e coltellate i pochi passanti. Molte di loro sono minorenni, adolescenti che sembrano donne mature, a volte talmente sfatte, o “fatte”, che i pochi passanti desistono ad una prima occhiata.
Nei bar i capoccia dello spaccio, la manovalanza criminale.
è noto che in realtà i veri caporioni sono spesso agenti di polizia col potere di determinare vita e morte nel quadrilatero do inferno. Dei venti omicidi al giorno che succedono in città, almeno cinque avvengono in queste strade.
Abbiamo a São Paulo una nuova e bellissima sala da concerto: un’antica stazione ferroviaria restaurata per l’occasione e trasformata in un grande auditorio. Tutti i più famosi solisti e le più importanti orchestre del mondo suonano lì. è il fiore all’occhiello dell’amministrazione pubblica che con enfasi dichiara l’ntenzione di “rivitalizzare il centro” attraverso la cultura.
In realtà la bellissima sala si trova in piena crackolandia: è una specie di bunker di lusso circondato da decine di poliziotti, ci si arriva in macchina, si parcheggia nel sotterraneo ed attraverso un sistema di tunnel si arriva direttamente nel foyer del teatro.
è inutile dire che la gente del quartiere accesso alla sala non l’avrà mai: il prezzo di un concerto è l’equivalente di mezzo stipendio (il salario minimo stabilito per legge è di circa centocinquanta mila lire). E poi non è neanche una questione di soldi, l’nterno della sala e il quatiere circostante sono divisi da un abisso invalicabile che separa due mondi inconciliabili.
La musica di Bramhs risuona ancora in me quando esco dal teatro e attraverso la strada. Decido di ritornare a casa a piedi. è tardi ma penso che tra quelle vie potrei incontrare qualcuno dei miei bambini. Non posso certo lasciarlo dormire lì, lo porterei subito nella casa di accoglienza. E così mi addentro nel quartiere. Oggi non c’è nessuno.
Mi sento chiamare: un gruppo di ragazzine mi invita ad entrare e divertirmi con loro, dico chi sono e cosa faccio lì a quell’ora, mi abbracciano e chiamano una collega, la più giovane, bella e stanca, dice che non può venire perché lo zio non vuole (lo zio è il protettore). Incontro una serie di “zii” appoggiati all’angolo del bar, mi fanno il segnale col pollice di positivo ma la ragazza non me la danno, anzi, sento che se continuo vivo lo devo esclusivamente a loro. Oggi non mi uccidono, mi chiamano gente boa, brava persona, mi invitano ad andarmene. Rispondo che continuo il mio giro e che se incontro dei miei bambini me li porto via senza chiedere il permesso.
Altre ragazzine mi si fanno incontro, qualcuna la conosco da tempo, mi pagano un caffè, mi raccontano barzellette, si divertono, dicono che gli affari vanno abbastanza bene, sono contente perché da tempo non vedono i miei bambini, hanno coscienza che almeno lì i bambini non ci devono venire.
Si fa tardi, ci salutiamo, mi abbracciano tutte, anche qualche travestito si avvicina e mi abbraccia pure lui, mi dice che posso cercarlo quando voglio, per me sarà sempre gratis.
Vado verso casa, tre macchine della polizia ferme all’ncrocio non fanno che confermare la mia convinzione.
Riascolto Bramhs dentro di me: il più ateo dei compositori che fa la più religiosa delle musiche.
Arrivo a casa, mia moglie si sveglia:
“Dove sei stato?”
“Sono stato con le puttane a crackolandia”.
“Com’è andata?”.
“Benissimo”.
“Domani mi racconti”.
“Buonanotte”.
“Buonanotte”.