Com’è piccola Lima!

Lima 6 agosto 04.
Sono alla stazione degli autobus dell’impresa CIVA e alle ore 17,30 prendo il bus per Cusco, per 90 soles (un dollaro sono 3,4 soles), e in teoria, dovrebbero essere 20 ore di viaggio (24 quello normale).
Sono successe cose incredibili in questi due giorni.
Ieri, 5 agosto mattina, sono andato alla casa editrice legata all’istituto Bartolomeo de las Casas che pubblica i libri di Gutierrez e ho presentato i libri di Carmine di Sante che non erano ancora arrivati dall’Italia. Ho ricevuto preziose indicazioni sul lavoro di ricerca sulle comunitá andine (cioè comunitá quechua e aymara, le due realtá indios piú numerose nel settore andino) che si trovano proprio a Cusco e altri indirizzi interesanti con nomi di teologi che percorrono il cammino della teologia della liberazione, nel senso del confronto e studio con le comunità indigene. Ho comprato anche alcune riviste.
Al pomeriggio sono andato a trovare una delle associazioni che lavora con i bambini lavoratori di strada, che si chiama Generacion ed é guidata da una donna con una personalitá molto forte che si chiama Lucy Borja Espinoza. É ubicata nel quatiere di Magdalena del Mar, zona sud della cittá di Lima. Quando sono arrivato al cancello, una cosa incredibile ai miei occhi, vedo Stefania Del Zotto, giovane italo-belga che era stata un mese con me a Rio l’anno scorso in agosto. Che cosa incredibile, incontrarci per caso a Lima, in mezzo a 9 milioni di abitanti in una associazione quasi sconosciuta. Ci siamo salutati, increduli. “Ma cosa ci fai qui?”, la domanda d’obbligo. Lei é venuta in questa associazione perché l’anno scorso ha conosciuto la responsabile (la Espinoza) in Kenya a Nairobi ad una conferenza sui bambini di strada e adesso che ha mollato il lavoro a Bruxelles (lavorava in una ONG che trova finanziamenti per i bambini di strada) in attesa di trovarne un altro ha voluto conoscere piú da vicino questa donna battagliera e la sua associazione. La casa, sede dell’associazione, é davvero una confusione di ragazzi e giovani che giocano, lavano i vestiti (qui tutti i bamini imparano a lavare i vestiti e a fare da mangiare, l’ho visto anche a Quito) e poi quelli che ritornano dal lavorao di giardinaggio per il comune. La responsabile mi diceva che la sua battaglia in Perú (a differenza del Brasile) é che i ragazi recuperati dalla strada non solo vadano a scuola ma abbiano anche un lavoro. Questa é la novitá (e la differenza) rispetto al Brasile. Qui i ragazzi hanno giá la mentalitá del lavoro e spesso a 15 anni si trovano giá con figli. Sulla strada se la sanno cavare meglio degli adulti, serve solo un lavoro degno per mantenersi. Lei ci ricordava che 15 anni fa é stata a Rio de Janeiro e ha conosciuto la São Martinho e suor Adma e con lei si é scontrata proprio per questa differenza che esiste per i paesi andini, rispetto al Brasile. La Espinoza, donna sui 50 anni, da tempo lotta per il protagonismo dei ragazzi di strada con una attenzione politica (marce di protesta, scontri con la polizia) senza aver paura di niente. Il progetto Generacion da anni é stato finanziato da Save the Children della Svezia, ma quest’anno ha deciso di non finanziare piú il progetto che ha già inserito piú di 800 tra ragazzi e giovani. Il gruppo di 20 ragazzi/e che fanno giardinaggio é nato da un incontro con il comune che ha permesso questo lavoro, questa é stata una delle sue lotte. Verso le 17 siamo andati a visitare un’altra casa dove ci sono le ragazzine che sono state abusate sessualmente e il cui recupero si fa attraverso il lavoro in un panificio. Anche qui incontro le responsabili che ci raccontavano della situazione difficile delle bambine, che spesso hanno anche i figli, del problema della droga, ecc… I volti di questi ragazzi/e , giovani, sono lontani dai nostri standard di bellezza, comunque sono molto accoglienti e sembrano avere un carattere piú disponibile rispetto ai ragazzi di Rio.
A Stefania ho detto che oggi volevo andare a Cusco e anche lei mi ha detto che aveva giá comprato i biglietti perché doveva accompagnare un’educatrice che da 5 anni aveva accolto in casa una ragazzina di strada per andare a vedere se riusciva ad incontrare i genitori di quella bambina e legalizzare l’adozione. Io sono rimasto esterefatto della coincidenza anche perché lei voleva andare a vedere Machu Pichu, come me l’ero programato io. E come se non bastasse l’altra volontaria che era presente, che si chiama Carolina ed é della Norvegia, non poteva piú recarsi a Cusco insieme con loro, cosí mi ha venduto il suo biglietto. Mi piace l’idea di fare il viaggio assieme a lei, visto che ho sempre viaggiato in mezzo ad estranei.
Verso sera siamo andati alla casa della Espinoza e li é continuato il racconto delle lotte intrapprese in questi anni. Ci siamo salutati con l’appuntamento delle 13,30 alla stazione degli autobus.
Verso le 21,30 sono rientrato nel mio alberghetto.
Questa mattina mi sono azato con comodo, ho fatto le valigie, ho letto, ho verificato la posta e poi sono andato alla stazione degli autobus in taxi.
La stazione degli autobus non é come negli altri paesi, dove ci sono tutte le compagnie per tutte le direzioni, ma ogni compagnia ha la sua stazione, in differenti punti della cittá. Alla stazione, arrivo con il mio zaino e poi una borsa da viaggio e in mezzo ad una confusione di gente avevo visto due giovani ben vestiti che mi avevano addocchiato, probabilmente dei ladri e cosí gli ho tenuti d’occhio. Stefania e il suo gruppo non erano ancora arrivate. Ho consegnato il mio bagaglio perché fosse imbarcato e sono andato a comprare qualcosa da mangiare. Nell’attimo stesso che ho posato la borsa per terra per prendere il pacco di biscotti che stavo comprando, mi é sparita, mi sono girato di scatto ho gridato “ladrones” e il ladro comparso come un fulmine ha mollato la mia borsa ed é fuggito correndo. Bastava un attimo in piú e avrei perso la borsa con i libri e documenti, non i soldi, ma sarebbe stata una grave perdita visto che ho una agenda con gli indirizi di mezzo mondo.Il cuore mi batteva per lo scampato pericolo e mi sono messo a dire parolacce in portoghese per il servizio di vigilanza che non funziona. Nessuno mi ha praticamente aiutato, ma molta gente é venuta a verificare se erano riusciti a rubarmi qualcosa.
Poco dopo é comparsa Stefania assieme all’educatrice ad una ragazzina e un ragazzino e mi dice che non ha comprato il biglietto per il ragazzino e non ci sono piú posti e quindi non sa cosa fare. Io ho proposto la soluzione di dare il mio biglietto (cosí viaggiavano uniti) e di prendere l’autobus dopo che é alle 17,30, e questo é il motivo perché mi trovo a scrivere questa storia, visto che sto aspettando di partire.
Una cosa che ho visto qui é che non c’é controllo sui bambini. In Brasile per viaggiare con un minorenne devi avere un documento speciale, che ricevi alla stessa stazione degli autobus dove c’é la polizia (una specie di giudice dei minori) che dopo la presentazione del certificato di identitá del bambino (in Brasile i certificati di identitá hanno sempre i nomi dei genitori) o il certificato di paternitá ti danno l’autorizzazione per prendere l’autobus. Qui in Perú non é cosí e neanche in Ecuador e Bolivia. La legge brasiliana é molto severa ed é stata creata per impedire il traffico di bambini. Altra cosa interessante é che in Perú esiste da 12 anni lo statuto dei bambini, mentre n Ecuador lo hanno promulgato solo lo scorso anno. Tutti gli statuti condannano la mendicitá e dicono che i ragazzi non possono lavorare prima dei 16 anni. Questa regole che in teoria sono corrette, non tengono conto della realtá e neanche della causa dei problemi. Le cose strane della vita sono proprio queste che invece di fare leggi per risolvere i problemi strutturali (cause) che conducono alla povertá, si fanno leggi che condannano i poveri, come sempre tutto l’inverso, si condannano gli effetti e non si combattono le cause. Legato a questo, e comune a tutta l’America Latina, c’é il problema della mancanza di lavoro, una situazione che pare endemica, con l’emigrazione nelle grandi cittá e la mancanza di veri incentivi per chi vive nella campagna che é come dire, aumentare la povertá e la mendicitá, assieme al marchio della legge che ti condanna per essere un povero o un mendicante. Questo modo di agire dei politici e dei teorici, mi conferma che l’ipocrisia domina il mondo e che la gente come la Espinoza deve fare manifestazioni (illegali) come tutti i poveri per poter difendere il proprio diritto a vivere.
Mauro nelle ultime ore di permanenza a Lima, ma con la voglia di tornarci.