Il ritorno

Sono tornato in Italia.
Il viaggio è andato bene e nel volo Rio-Madrid ho viaggiato in prima classe (pagando il biglietto normale di seconda classe) perché il volo era tutto esaurito. La prima classe è tutta un’altra cosa.
Negli ultimi giorni ho registrato alcune frasi ed eventi significativi.
La prima alla Fazenda da Esperança, dove il tema del mese per la preghiera e la riflessione era lo slogan: “ne’ricco, ne’ povero”.
La frase mi affascina e mi invita a pensare in quanto ho visto la povertà e l’ho sentita sulla mia pelle, la povertà di chi non ha una casa decente e non ha i soldi per mantenere la famiglia (spesso numerosa). La povertà che crea mendicanti e la povertà che crea violenti. Ho visto la ricchezza e il disperdicio (lo spreco), la ricchezza blindata e la ricchezza mostrata da far invidia, la ricchezza costruita su di un sistema di sfruttamento, pagando un salario di 100 euro mensili, ma più delle volte con un lavoro precario, senza libretto di lavoro. La ricchezza delle grandi multinazionali e quella della corruzione.
Cosa vuol dire vivere una vita senza essere ne’ ricco ne’ povero?
Qual è il limite alla ricchezza? Come sviluppare una economia solidale?
Credo questo sia un tema interessante da discutere e una grande sfida.

Seconda suggestione l’ho trovata sulla bocca di tanta gente nel finale di anno, facendo gli auguri o parlando con i giovani: questo anno troverò un corso da frequentare (neste ano arranjo um curso).
Nella bocca delle persone sempre c’è una visione positiva per l’anno che sta arrivando, una speranza di uscire dalla povertà, la ricerca di una qualifica che apra ad un lavoro diverso, che garantisca una stabilità. La precarietà del lavoro è la cosa che mi impressionava negli uomini e giovani. “Lavoro, prendo 200-300 reais”, mi dicevano, “non ho il libretto di lavoro, devo trovare qualcosa di migliore, vedrai che quest’anno riesco”.

La festa di capodanno (Revelion) l’ho passata con Leandro e la sua famiglia sulla spiaggia di Copacabana. Sono andato con Carolina (la ragazza tedesca) l’ultimo dell’anno a casa di Lendro dove tutti i parenti mi hanno accolto alla grande, felici di rivedermi. Io ho portato come presente una scatola di generi alimentari (visto che mangiavo a scrocco) e per Leandro il CD di Tiziano Ferro che è conosciuto in Brasile per la canzone “Imbranato”, passata in una telenovelas recente.
La casa di Leandro si trova in Botafogo, di fronte al morro (collina) e favela di Santa Marta, una favela entrata nella storia di Rio non solo per la catena di violenza, tipica di una favela, ma anche perché Michael Jackson, vi ha registrato un video 6-7 anni fa. E quest’anno è uscito un libro che si intitola “Abusado”, che racconta la storia di un storico capo della favela “Juliano VP” e dei 30 anni di violenza e sangue. Ho comprato questo libro e sono arrivato a leggerne la metà, e vi ritrovo tutte le scene, le situazioni, i sentimenti, incontrati nel film “Cidade de deus” (in Italia ha il titolo “The city of God”), ma la differenza è che la storia raccontata non è finzione, ma la cronistoria di un persorso di lotte e di morte fatto di persone con i loro nomi, di accadimenti, di tradimenti e di tutto quello che porta con sé la povertà, la droga, la violenza, l’ingiustizia. Un libro che mi inquieta e mi conferma come la violenza non genera che violenza, la povertà altra povertà se è lasciata a se stessa.
La casa di Leadro pur essendo nella collina di fronte a Santa Marta, è un’area tranquilla, senza violenza, senza narcotraffico, dove regna un clima di grande aiuto reciproco, di povertà non estrema, di una dignità nella semplicità, di una grande voglia di far festa, di danzare, ma anche di poter migliorare la vita.
Alla sera verso le 11 siamo andati a piedi alla spiaggia di Copacabana (visto che lui abita a 20 minuti a piedi dalla spiaggia). Una marea di gente. Traffico bloccato, potevano circolare solo taxi e autobus.
La spiaggia affollatissima (dai giornali scoprirò che c’erano dai due ai due e milioni e mezzo di persone lungo la bellissima e lunga spiaggia). Con il gruppo, c’erano anche dei bambini di 7-10 anni, ci siamo fermati nella zona di minor confusione, mentre io volevo vedere da vicino e sono andato in riva al mare. Sul bagnasciuga mi sono tolto i sandali e mi sono immerso nella confusione, di persone vestite di bianco (tutte le persone portavano qualcosa di bianco addosso, in onore alla divinità del mare, Iemanjà). Molte, specialmente donne gettavano fiori, gigli bianchi e rossi (che significano anche denaro e amore), la maggioranza erano bianchi in onore alla divinità. La gente si bagnava mani, piedi e volto e recitava preghiere di devozione alle divinità africane (gli Orixàs) da cui deriva questo rito. Tutti i gruppetti portavano una o più bottiglie di spumante o simile e anche prima della mezzanotte hanno cominciato a stappare le bottiglie, a versare lo spumante sulla testa e poi a bere insieme, molti giovani si tuffavano in mare a fare una immersione nell’acqua come in un rito di battesimo.
A mezzanotte sono cominciati i fuochi d’artificio che provenivano da 5 zattere in mezzo al mare e abbastanza lontane dalla spiaggia per evirare incidenti (come era successo l’anno scorso). Sono stati 20 minuti di fuochi d’artificio e non sapevi dove guardare visto che esplodevano in uno scenario di 180 gradi.
Alla fine in due posti estremi della spiaggia ci sono state due cascate di fuochi. Per finire sulla zattera centrale si è acceso un Cristo con dimensioni maggiori del Cristo del Corcovado, augurando un buon 2004 e annunciando i giochi panamericani del 2007 a Rio.
Baci e abbracci, auguri in abbondanza, “che i tuoi desideri si realizzino in quest’anno”, erano le parole più usate, in un clima di euforia indescrivibile. Subito dopo è cominciato a piovere e siamo andati verso casa in mezzo alla folla che lasciava la spiaggia. Sapevo che molta gente avrebbe dormito sulla spiaggia e che alle prime luci dell’alba gli spazzini sarebbero arrivati a pulire la spiaggia inondata da fiori, bottiglie vuote e immondizie varie.
In casa abbiamo mangiato e bevuto e io verso le due e mezzo, completamente distrutto, ho tirato fuori il materasso sotto il sofà di Leandro e mi sono messo a dormire nel pavimento, poco dopo tutti mi hanno seguito.
Il primo dell’anno, siamo ritornati sulla spiaggia verso mezzogiorno, era nuvoloso, ma era affollata come Rimini a ferragosto. Sulla spiaggia ho camminato più di un’ora con Leandro, in una conversazione di profonda amicizia.
Verso le due è cominciato a piovere e siamo rientrati a casa di Leandro. Verso le 5 abbiamo salutato tutti e ci siamo dati appuntamento al mio ritorno. Io sono tornato a casa a prepararmi per il ritorno.

Il giorno prima di partire varie persone dell’associazione mi hanno telefonato per farmi gli auguri di buon anno e dirmi di tornare presto. Sono rimasto meravigliato per le molte persone che mi hanno invitato a tornare. Che cosa sarà? Lo scoprirò col tempo.

Arrivato a Venezia sono rimasto di stucco nel vedere l’inverno, le piante spoglie, le campagne ferme per il freddo, il panorama nitido che offriva la visione delle montagne innevate… in Brasile non esiste, la vegetazione non si ferma di crescere anche se tutto ha un suo ritmo e tempo.
Certo, ritrovare i volti conosciuti dei familiari, amiche che mi attendevano (Anna, Francesca e Lara) è stata una grande gioia…
L’amicizia è la più grande cosa, è più importante del benessere ed è l’anima della vita anche nella povertà. Condividere la passione per la vita propria e degli altri è la vera ricchezza.

Adesso sono a casa e mi darò da fare per incontrare le persone che in vari modi mi sono vicine e condividono il cammino che sto facendo.

Ciao Mauro
04/01/2004