La Rio de Janeiro che rincontro

Carissimi

È da 10 giorni che non vi scrivo e oggi non ce la facevo più, ho accumulato tante cose da comunicare che non ci stavano più nella testa e dovevo per forza scriverle.
Ogni giorno vedo cose, sento storie, vivo vicende e le ripenso come se lo scopo fosse scriverle. Vedo la gente che vive nella povertà e mi dico: questo lo scrivo. Parlo con una persona che mi fa capire qualcosa della realtà e penso: questo lo devo raccontare. Leggo una notizia sul giornale che è interessante e mi impongo: questa la devo tradurre. Scrivere a volte è sentire di essere i vostri occhi in questo lato del mondo. Un farvi partecipi di una vita che ha bisogno di essere raccontata, cose che non si trovano nei libri nè sui giornali, cose che se non racconto penso vadano perdute. Voglio scrivere tante cose ma spesso vedo che quello che vivo non ci sta nelle parole. Sensazioni, vibrazioni, spesso non riesco a trattenerle o non riesco ad esprimerle, ma alcune parole a volte possono dire molto e farvi capire qualcosa di questo mondo e della mia vita.
Mi cospargo di autan perché qui le zanzare (dette mosquitos) mi stanno circondando e assalendo. Cosparso. Bene, adesso posso continuare a scrivere.

Il Clima di Rio
In questi giorni sta facendo caldo e oggi il sole e l’umidità erano davvero tremendi. La temperatura arriva a 35 gradi e associata all’umidità diventa pesante. Lunedì è prevista pioggia. Qui siamo in primavera ed entriamo nella stagione delle piogge mentre da voi il freddo sta imperando.
Qui il caldo si combatte in tre modi. Primo, vestirsi il meno possibile: la maggioranza della gente ha pantaloncini corti e maglietta, le donne immaginatevele. Secondo, l’aria condizionata che tutti gli uffici e anche alcuni autobus hanno, per cui quando io entro mi metto il maglione altrimenti ne uscirei con un raffreddore se non con un torcicollo. Terzo, tenere porte e finestre aperte: anche qui quando mi trovo in mezzo alla corrente d’aria (che i brasiliani adorano e non so come fanno a non prendersi un malanno) mi devo mettere qualcosa. Per proteggermi da questo pericolo viaggio sempre con uno zainetto con dentro un maglione anche se fuori fa 40 gradi. Per i brasiliani è ridicolo, per me è conservare la salute.
Fisicamente sto bene anche se in questi giorni soffro un pochino il caldo.

Vi devo anche dire che in queste sere Rio era davvero bella, come non l’avevo mai vista. Ci sono state delle sere con l’aria limpida, al tramonto, dove i colori delle case, delle colline, persino le favelas apparivano belle. La luce del tramonto toglieva il classico grigiore del colore dei mattoni e assumeva i riflessi del sole. Tutto aveva una bellezza che ho visto raramente a Rio. Una bella sensazione. Un dono. Una possibilità di vedere le cose nella loro bellezza normalmente nascosta dallo smog o dall’aria ricca di umidità. Era come se la bellezza per un momento avesse tolto il velo. Sono quelle cose che riempiono gli occhi e non ti lasceranno mai più.

Per quanto riguarda le questioni legali, la settimana scorsa sono andato alla polizia federale per essere registrato come volontario e avere la carta d’identità, quello che è il permesso di soggiorno per gli immigrati in Italia. Dopo aver pagato 120 reais (35 euro) e discusso per una fototessera dove avevo il busto un pò di sbiego (loro vogliono tutto di fronte su sfondo bianco) mi hanno detto che riceverò una carta di identità minimo tra 120 giorni. Sono andato anche alla “receita federal” che sarebbe il Ministero delle finanze per avere il codice fiscale e il giorno dopo mi hanno consegnato il numero, ma il tesserino mi arriverà fra un mese. Questi i tempi normali della burocrazia brasiliana, che fa impazzire chiunque. Tutte le persone con cui parlo, anche all’associazione, mi parlano dei tempi lunghi della burocrazia, salvo le eccezioni in cui hai un amico dentro o puoi pagare. Se hai fretta devi pagare. Questa è un’altra cosa che ho visto alle frontiere, per chiedere un visto. Normalmente aspetti una settimana, invece pagando il doppio hai il visto il giorno dopo. Tutti sistemi per far soldi. Chi ha più potere, più spilla.

Il mio lavoro all’associazione Amar.
Il lavoro questa settimana per me è stato molto intenso perché ho precisato con l’associazione Amar quali sono i miei compiti.
Prima di tutto curerò la presenza degli stranieri, specialmente italiani, che passeranno un periodo all’associazione. Già ci sono due del “Gruppone missionario” che si chiamano Laura (di Treviso) e Pierluigi (di Rustega di Camposampiero) che staranno qui fino a marzo e Daniele di Bologna che lunedì parte. Anche un’altra Italiana, che si chiama Fabiana ed è di Firenze, partecipa alle attività dell’associazione. La presenza di volontari in questo progetto che l’associazione chiama di “Interscambio culturale” è una realtà da sviluppare perché divenga una fonte vera di scambio. Per ora è più un’ospitalità offerta a chi vuol conoscere l’attività dell’associazione e la realtà di Rio de Janeiro.
Oltre a questo coordinamento continuerò l’opera della traduzione di progetti per coloro che dall’Italia mandano aiuti e per tutta la corrispondenza con l’Italia. Inoltre mi vorrei anche impegnare nell’aiutare l’associazione a pensare ad altri progetti. Ma questo verrà con il tempo. Sarebbe cosa buona che si facesse il sito dell’associazione (che adesso è una pagina in portoghese e inglese) anche tradotto in Italiano e con più notizie. Sostanzialmente nessuno lo cura e lo aggiorna.
Quello che vi ho detto è una sintesi, le cose sono molto più complicate, sta di fatto che la mia presenza ad Amar adesso sarà con maggior continuità, cosa che dovrò combinare con le varie esigenze di viaggio che ho programmato.

Il Forum Sociale Mondiale
In questi giorni ho lavorato per completare l’iscrizione e le attività dell’associazione Amar e di Macondo al Forum Sociale Mondiale che si terrà a Porto Allegre, nel sud del Brasile, dal 26 al 31 gennaio 2005. Faremo un incontro sulla tematica dei bambini e adolescenti che vivono l’esclusione sociale. Ci saranno 5 rappresentati dell’associazione Amar e 8 italiani. Spero nei prossimi giorni di mandarvi un quadro più dettagliato del Forum.

E adesso vi parlo del Brasile che ho trovato.
Sono in Brasile da 16 giorni e vi devo dire che la situazione non è cambiata, anzi ho l’impressione che peggiori.
Non so se dipende dal fatto che ne sono stato lontano per quasi due mesi e non mi ricordo come funzionano le cose qui, ma dal punto di vista sociale i segnali sono allarmanti.
Da un punto di vista economico invece le cose vanno bene, anche oggi la notizia è che il Brasile raggiungerà le mete del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Il bilancio dello stato è molto positivo: pagherà il debito estero e ne avanzerà e sembra anche che la disoccupazione stia calando. Ma questo purtroppo è per la minoranza, per i ricchi che secondo le statistiche quest’anno hanno guadagnato molto, specie chi lavora nell’agronegocio, cioè nella esportazione di prodotti agricoli e di allevamento. Pensate che il numero di bovini in Brasile ha superato il numero della popolazione: 195 milioni di animali contro i 182 della popolazione e le galline e i polli sono quasi un miliardo. Bei risultati eh!

Ascoltando la maggioranza della gente, niente di buono avanza. Da un punto di vista politico la base, che ha votato Lula presidente, si sta progressivamente allontanando, sfiduciata dalle promesse di carattere sociale, nessuna delle quali, dico nessuna, è stata realizzata. Le critiche interne al PT (partito dei lavoratori) si alzano sempre più numerose. All’interno del governo ci sarà un reimpasto e qualche carica passerà al PSDB con privilegio alla linea economica.
Per quanto riguarda il grande problema della riforma agraria, niente si muove e allora l’MST (movimento dei lavoratori senza terra) ha già promesso di intensificare l’occupazione delle terre non coltivate. Anche ieri grande manifestazione a Brasilia davanti al palazzo del governo. Risultato è che la settimana scorsa hanno ucciso 5 campesinos dell’MST in una occupazione nello stato di Bahia da parte di un “fazendeiros”, che ha assoldato delle persone.
Lula non ha partecipato alla conferenza su “Terra e acqua” che si è svolta a Brasilia, organizzata dalla conferenza dei vescovi della “Commissione Pastorale della terra”. Il vescovo Tomas Baldunino ha pubblicamente detto che se alla conferenza ci fossero stati 10 mila impresari ci sarebbe andato. Il vescovo, che segue il cammino dell’MST, ha detto che l’assenza del governo alla conferenza dimostra che gli obiettivi non sono più gli stessi e quindi l’MST potrebbe togliere l’appoggio dato a Lula. La conferenza segnala un cammino di autonomia e indipendenza rispetto al governo.

La violenza a Rio
A Rio ho ritrovato la solita violenza. Sta iniziando la stagione turistica (Natale e Carnevale) e la polizia sta intensificando la lotta a ladri e assassini dopo che hanno assaltato e ferito dei turisti sulla spiaggia di Cabocabana. Il governo di Rio è preoccupato perché questi fatti possono allontanare i turisti propagando nel mondo l’idea che Rio è pericolosa. La polizia ha anche tolto dalle strade tutti i bambini, che come da prassi ritorneranno dopo la solita fuga dalle case di accoglienza, perché luoghi invivibili.
Non parliamo delle favelas. Nell’aria di Grajaù, dove si trova l’associazione Amar, si sentono spesso spari e anche ieri nella favela vicina del “Morros dos Macacos” hanno ucciso un giovane in una guerra tra fazioni rivali. Sempre ieri c’è stato un confronto tra le due favelas (due fazioni rivali) vicine della Rocinha e Vidigal per il controllo del traffico. Il giornale (Globo) di oggi apriva con il titolo: “La notte del potere parallelo”, perché in questo confronto i trafficanti hanno bloccato le strade e tagliato la luce nelle favelas stesse. La notte in questi luoghi è nelle mani di questo potere. Per quanto mi riguarda io sto lontano da queste aree e il quartiere dove abito, Botafogo, è un quartiere tranquillo e non è soggetto al controllo del narcotraffico. Comunque evito di andare in giro la notte. Anche nell’altra zona calda di Rio, lungo la Avenida Brasil, il confronto tra favelas è serrato specie nella zona de Vigario Geral. Assommando il tutto in questa notte sono state uccise quattro persone. E’ stata una notte di guerra, scrivono i giornali, quella guerra non dichiarata, che mette paura alla gente e crea un clima di insicurezza che limita la vita delle persone. Vivere in favela, significa trovarsi di giorno in mezzo ai poliziotti che girano armati e di notte in mezzo ai trafficanti che escono dalle tane. La gente delle favelas cerca sempre di rincasare presto e la notte si chiude in casa. E’ vita questa? Nessuno sa come uscirne. Comprendo che la realtà del narcotraffico dipende da una seria politica di sicurezza pubblica perché Rio di fatto è una mafia, per dirla all’Italiana, la collusione, i reciproci interessi fanno si che ci siano sempre “medidas provvisoria” cioè delle azioni sporadiche, nei momenti più critici. Nessuno vuole prendere in mano la patata bollente e nessuno ha interesse a farlo. Vi ho già detto come gli stessi sindaci della periferia di Rio sono i gestori del sistema mafioso di appalti e traffici e questo tutti lo sanno. Ma chi rischia la vita per denunciarlo?
Capite come può vivere frustrata la gente, ma anche connivente con questo sistema di cose. Alla fine tutti tentano di sopravvivere tra opposti poteri, che spesso si comportano allo stesso modo, per cui la gente non prende posizione, ma cerca di sempre di ricavarne qualcosa. Tutti sanno che se si indagasse su quelli che sono al governo,sia tra i 27 stati del Brasile e sia tra la federazioni, pochissimi si salverebbero.
‘ultima notizia riguarda Frei Betto, che ha annunciato che a dicembre lascerà la segreteria di Lula. Lui che è domenicano e amico di Lula, fautore del programma “Fame Zero”, lascia e tutti si sono interrogati sul perché. Nella sua dichiarazione ufficiale ha affermato che è diventato pesante per lui e per i suoi impegni, ma la maggioranza delle persone non è convinta e vede la causa nelle scelte soltanto economiche di Lula.

Il giorno della coscienza negra
Sabato scorso 20 novembre nel Brasile è stato il giorno della coscienza negra. Il giorno per ricordare Zumbì, lo schiavo negro che organizzò il “quilombos do Palmares”. I quilombos sono i nome dato alle città costruite dagli schiavi fuggiti e costruite su zone difficili da raggiungere, lontano dalle città controllate dai portoghesi, spesso nell’interno degli stati. Palmares è il nome della città composta da schiavi dove Zumbì ha organizzato la resistenza e la lotta armata che dopo vari tentativi è stata annientata.
Come mi spiegava Luis, moroso di Chiara e professore di storia, Palmares si trova nello stato Alagoas nella zona nord del Brasile e non come pensavo nello stato di Bahia. In questo giorno, 20 novembre, alla sera ho partecipato nella piazza della Lapa al lancio della campagna nazionale: “Diversidade, riquesa do Brasil”, cioè “Diversità, ricchezza del Brasile”. Anche io penso che il Brasile è ricco in diversità, ve ne accennavo nella prima lettera, e Rio de Janeiro ne è esempio. Il Brasile ha il maggior sistema di Biodiversità del mondo, i più differenti sistemi ecologici e i più grandi incroci di razze. Ma metterle insieme, valorizzarle e difenderle questo è il grande problema. Credo che parlare di diversità è la vera sfida a livello mondiale. Chi lavorerà per salvare la diversità?
Con Luis ho inoltre fatto una lezione di storia sul Paraguay. Leggendo la storia del Brasile mi è capitato di imbattermi in un periodo a metà del 1800 dove ci sono state varie guerre tra il Paraguay e il Brasile. Il Brasile ha vinto e si ricordano vari generali diventati famosi in queste battaglie. Luis invece mi ha fatto notare che il Paraguay era l’unico paese libero del sud America. Era autosufficiente e ciò creava problemi agli inglesi e per questo gli inglesi hanno organizzato assieme al Brasile la guerra che alla fine ha ucciso il 90% della popolazione del Paraguay. Il famoso Duca di Caxias ha mandato a sterminare la popolazione del Paraguay al di sotto dei 17 anni. In queste guerre una buona parte dell’esercito era formata da negri. Adesso il Paraguay è il regno della povertà e tutti quelli che sono passati per questo stato mi hanno sempre portato esempi di miseria. Mi convinco sempre di più che niente è frutto di niente: le condizioni di uno stato, la povertmolto, specie chi lavora nell’agronegocio, cioè nella esportazione di prodotti agricoli e di allevamento. Pensate che il numero di bovini in Brasile ha superato il numero della popolazione: 195 milioni di animali contro i 182 della popolazione e le galline e i polli sono quasi un miliardo. Bei risultati eh!

Ascoltando la maggioranza della gente, niente di buono avanza. Da un punto di vista politico la base, che ha votato Lula presidente, si sta progressivamente allontanando, sfiduciata dalle promesse di carattere sociale, nessuna delle quali, dico nessuna, è stata realizzata. Le critiche interne al PT (partito dei lavoratori) si alzano sempre più numerose. All’interno del governo ci sarà un reimpasto e qualche carica passerà al PSDB con privilegio alla linea economica.
Per quanto riguarda il grande problema della riforma agraria, niente si muove e allora l’MST (movimento dei lavoratori senza terra) ha già promesso di intensificare l’occupazione delle terre non coltivate. Anche ieri grande manifestazione a Brasilia davanti al palazzo del governo. Risultato è che la settimana scorsa hanno ucciso 5 campesinos dell’MST in una occupazione nello stato di Bahia da parte di un “fazendeiros”, che ha assoldato delle persone.
Lula non ha partecipato alla conferenza su “Terra e acqua” che si è svolta a Brasilia, organizzata dalla conferenza dei vescovi della “Commissione Pastorale della terra”. Il vescovo Tomas Baldunino ha pubblicamente detto che se alla conferenza ci fossero stati 10 mila impresari ci sarebbe andato. Il vescovo, che segue il cammino dell’MST, ha detto che l’assenza del governo alla conferenza dimostra che gli obiettivi non sono più gli stessi e quindi l’MST potrebbe togliere l’appoggio dato a Lula. La conferenza segnala un cammino di autonomia e indipendenza rispetto al governo.

La violenza a Rio
A Rio ho ritrovato la solita violenza. Sta iniziando la stagione turistica (Natale e Carnevale) e la polizia sta intensificando la lotta a ladri e assassini dopo che hanno assaltato e ferito dei turisti sulla spiaggia di Cabocabana. Il governo di Rio è preoccupato perché questi fatti possono allontanare i turisti propagando nel mondo l’idea che Rio è pericolosa. La polizia ha anche tolto dalle strade tutti i bambini, che come da prassi ritorneranno dopo la solita fuga dalle case di accoglienza, perché luoghi invivibili.
Non parliamo delle favelas. Nell’aria di Grajaù, dove si trova l’associazione Amar, si sentono spesso spari e anche ieri nella favela vicina del “Morros dos Macacos” hanno ucciso un giovane in una guerra tra fazioni rivali. Sempre ieri c’è stato un confronto tra le due favelas (due fazioni rivali) vicine della Rocinha e Vidigal per il controllo del traffico. Il giornale (Globo) di oggi apriva con il titolo: “La notte del potere parallelo”, perché in questo confronto i trafficanti hanno bloccato le strade e tagliato la luce nelle favelas stesse. La notte in questi luoghi è nelle mani di questo potere. Per quanto mi riguarda io sto lontano da queste aree e il quartiere dove abito, Botafogo, è un quartiere tranquillo e non è soggetto al controllo del narcotraffico. Comunque evito di andare in giro la notte. Anche nell’altra zona calda di Rio, lungo la Avenida Brasil, il confronto tra favelas è serrato specie nella zona de Vigario Geral. Assommando il tutto in questa notte sono state uccise quattro persone. E’ stata una notte di guerra, scrivono i giornali, quella guerra non dichiarata, che mette paura alla gente e crea un clima di insicurezza che limita la vita delle persone. Vivere in favela, significa trovarsi di giorno in mezzo ai poliziotti che girano armati e di notte in mezzo ai trafficanti che escono dalle tane. La gente delle favelas cerca sempre di rincasare presto e la notte si chiude in casa. E’ vita questa? Nessuno sa come uscirne. Comprendo che la realtà del narcotraffico dipende da una seria politica di sicurezza pubblica perché Rio di fatto è una mafia, per dirla all’Italiana, la collusione, i reciproci interessi fanno si che ci siano sempre “medidas provvisoria” cioè delle azioni sporadiche, nei momenti più critici. Nessuno vuole prendere in mano la patata bollente e nessuno ha interesse a farlo. Vi ho già detto come gli stessi sindaci della periferia di Rio sono i gestori del sistema mafioso di appalti e traffici e questo tutti lo sanno. Ma chi rischia la vita per denunciarlo?
Capite come può vivere frustrata la gente, ma anche connivente con questo sistema di cose. Alla fine tutti tentano di sopravvivere tra opposti poteri, che spesso si comportano allo stesso modo, per cui la gente non prende posizione, ma cerca di sempre di ricavarne qualcosa. Tutti sanno che se si indagasse su quelli che sono al governo,sia tra i 27 stati del Brasile e sia tra la federazioni, pochissimi si salverebbero.
‘ultima notizia riguarda Frei Betto, che ha annunciato che a dicembre lascerà la segreteria di Lula. Lui che è domenicano e amico di Lula, fautore del programma “Fame Zero”, lascia e tutti si sono interrogati sul perché. Nella sua dichiarazione ufficiale ha affermato che è diventato pesante per lui e per i suoi impegni, ma la maggioranza delle persone non è convinta e vede la causa nelle scelte soltanto economiche di Lula.

Il giorno della coscienza negra
Sabato scorso 20 novembre nel Brasile è stato il giorno della coscienza negra. Il giorno per ricordare Zumbì, lo schiavo negro che organizzò il “quilombos do Palmares”. I quilombos sono i nome dato alle città costruite dagli schiavi fuggiti e costruite su zone difficili da raggiungere, lontano dalle città controllate dai portoghesi, spesso nell’interno degli stati. Palmares è il nome della città composta da schiavi dove Zumbì ha organizzato la resistenza e la lotta armata che dopo vari tentativi è stata annientata.
Come mi spiegava Luis, moroso di Chiara e professore di storia, Palmares si trova nello stato Alagoas nella zona nord del Brasile e non come pensavo nello stato di Bahia. In questo giorno, 20 novembre, alla sera ho partecipato nella piazza della Lapa al lancio della campagna nazionale: “Diversidade, riquesa do Brasil”, cioè “Diversità, ricchezza del Brasile”. Anche io penso che il Brasile è ricco in diversità, ve ne accennavo nella prima lettera, e Rio de Janeiro ne è esempio. Il Brasile ha il maggior sistema di Biodiversità del mondo, i più differenti sistemi ecologici e i più grandi incroci di razze. Ma metterle insieme, valorizzarle e difenderle questo è il grande problema. Credo che parlare di diversità è la vera sfida a livello mondiale. Chi lavorerà per salvare la diversità?
Con Luis ho inoltre fatto una lezione di storia sul Paraguay. Leggendo la storia del Brasile mi è capitato di imbattermi in un periodo a metà del 1800 dove ci sono state varie guerre tra il Paraguay e il Brasile. Il Brasile ha vinto e si ricordano vari generali diventati famosi in queste battaglie. Luis invece mi ha fatto notare che il Paraguay era l’unico paese libero del sud America. Era autosufficiente e ciò creava problemi agli inglesi e per questo gli inglesi hanno organizzato assieme al Brasile la guerra che alla fine ha ucciso il 90% della popolazione del Paraguay. Il famoso Duca di Caxias ha mandato a sterminare la popolazione del Paraguay al di sotto dei 17 anni. In queste guerre una buona parte dell’esercito era formata da negri. Adesso il Paraguay è il regno della povertà e tutti quelli che sono passati per questo stato mi hanno sempre portato esempi di miseria. Mi convinco sempre di più che niente è frutto di niente: le condizioni di uno stato, la povertà, ha cause profonde, non nella natura, ma negli uomini.

Il calcio e i falsi miti: Ronaldo, Ronaldinho gaucho, Kakà, Adriano, Kafù, Roberto Carlos.
Non ho mai approfondito la tematica del calcio, ma ora che ne ho capito di più posso parlare per sfatare certi miti. La cosa che tutti conoscono è che il calcio in Brasile è lo sport di tutti: nelle piazzette, nei vicoli, nelle spiagge c’è sempre gente di tutte le età che gioca. Tutti sanno che il Brasile esporta nel mondo giocatori di calcio, ne sono zeppe le nostre squadre europee, ne è zeppissima (12 su 14) la nazionale italiana di calcetto. Ma come stanno veramente le cose? Già Leandro mi diceva che in Brasile ci sono mille campioni bravi come i più conosciuti Ronaldini o Kakà, ma che non emergono. Lui stesso mi diceva inoltre che se avesse potuto andare a scuola di calcio adesso sarebbe in giro per il mondo, e Leandro, senza una formazione specifica, gioca bene a calcio.
Ho sentito parlare delle varie storie che si raccontano in Italia sui campioni che vengono dalle favelas, come Adriano, ma questa è solo metà della storia. L’altra metà che Leandro mi accennava (ma non la capivo) me l’ha spiegata bene Claudio. Claudio è quell’educatore dell’associazione, che nella favelas di Ramos, dove vive, al sabato e alla domenica pomeriggio, organizza quella che si chiama la “piccola scuola di calcio di Ramos”, che ha per obiettivo impegnare ragazzi e ragazze nei giorni in cui non vanno a scuola, per distrarli dal narcotraffico. Inoltre si tiene il contatto con le famiglie, si organizzano piccoli incontri e feste. I ragazzi/e che partecipano sono una settantina e la tendenza è a crescere. Questo piccolo progetto va avanti con i pochi soldi che arrivano da un’impresa che si chiama Klabin. Con questi hanno potuto comprare scarpe e magliette, e voi sapete cosa voglia dire per dei ragazzini averle. Inoltre anche amici italiani hanno mandato delle casacche e altro. Claudio mi presentava il suo problema. Avere dei fondi per mandare alcuni ragazzi (il numero più grande possibile) ad una scuola di calcio vera, quella delle squadre più conosciute di serie A e B (Vasco, Flamengo, Botafogo, Fluminense) dove si insegna a giocare. Immediatamente gli ho chiesto perché. Mi diceva che nessuno di loro ha i soldi per poter partecipare: per diventare un buon giocatore ci deve essere qualcuno che investe su di te. Prima di tutto la tua famiglia che paghi il corso, l’autobus, la refezione. Poi se sei bravo cominci ad essere scelto da una squadra, ma anche lì ti devi mantenere e se sei proprio bravo ed entri in una grande squadra di calcio, allora cominci a guadagnare. A Rio ci sono tanti giovani bravissimi, ma che abbandonano perché non possono mantenersi. Qui mi si sono aperti gli occhi. Non è vero che i campioni sono i più bravi, sono quelli che hanno avuto la possibilità economica. Ma quale menzogna dei campioni che vengono dalle favelas, che sono emersi con le loro forze!! Mitologia del potere!! I grandi campioni, conosciuti in tutto il mondo, hanno avuto gente che ha potuto investire su di loro e per questo adesso sono dove sono.
La povertà non crea campioni ma frustrati, in Brasile crea campioni da spiaggia, campioni della partita della domenica.
Sulla sollecitazione di Claudio potrebbe nascere l’idea che una squadra italiana appoggi questi bambini o ragazzi per mandarli ad una scuola seria. Intanto le “pari opportunità” sono una parola che qui in Brasile stenta a decollare.

Una storia a lieto fine: “La notte di Chiara”
Questa storia vera ha bisogno di una premessa. E’ una vicenda abbastanza personale, ma mi permetto di scriverla perché fa capire come funzionano le cose qui in Brasile, quali sono le differenze anche spicciole e in quali inghippi un brasiliano stesso si può trovare. Inoltre c’è una italiana nel mezzo e questo fa capire sistemi diversi di reagire.
Avevo detto a Chiara che avrei scritto questa storia cambiando i nomi, ma la cosa mi sembra perdere tutto il sapore personale. Quelli che conoscono Chiara, la storia la sanno già, a quelli che non la conoscono, il nome non interessa, per cui ho conservato anche nei nomi il sapore della verità.

Cominciamo
Giovedì 18 novembre.
A mezzanotte e 45 dopo aver scritto e lavoricchiato a rispondere a qualche email, mentre mi sto mettendo a dormire suona il cellulare, guardo e vedo il nome di Chiara apparire sul display.
Chiara è una ragazza italiana che da un anno sta portando avanti un progetto del sindacato italiano finanziato dalla Comunità Europea per ragazze gravide in un comune alla periferia di Rio. Con Chiara mi ero già incrociato in Italia con le attività di Macondo e una volta a Rio ho stabilito con lei un contatto e un’amicizia ma soprattutto una sintonia riguardo al nostro muoverci e una condivisione delle difficoltà e anche delle scoperte. Chiara ha anche trovato un moroso, Luis, un bel ragazzetto nero e alto, professore di corsi di storia all’università e anche con lui sono entrato in amicizia e in una sintonia sul modo di vedere le cose. Luis è per me una fonte preziosa per capire e conoscere il Brasile.
Rispondo alla telefonata di Chiara in tono scherzoso, per fortuna non avevo preso ancora sonno, e la saluto chiedendo cosa succede. Lei mi dice che è molto preoccupata perché Luis non è ancora tornato a casa. E’ andato a fare lezione alla università di Bangù, finiva alle 22 e al massino alle 23 sarebbe dovuto essere di ritorno. Io scherzando chiedo se a Bangù ci può essere mai un’università, perché per me questo nome dice il quartiere dove c’è il grande carcere di Rio dove ci sono tutti i trafficanti e che qualche mese fa nella rivolta si sono ammazzati in quaranta. Lei mi spiega che all?’università è andato in macchina (una vecchia macchina acquistata da poco) e che per ritornare a casa ci impiega poco meno di un’ora. La cosa è strana perché lui è sempre puntuale e inoltre al cellulare non risponde perché sicuramente si è scaricato. Per di più ha lasciato a casa tutti i documenti della macchina.
Lei mi chiede cosa può fare. Come si fa normalmente cerco di non enfatizzare la cosa. Butto l’ipotesi che sia andato a bere una birra con degli studenti e che tra poco sarà di ritorno, non dobbiamo pensare al peggio e basta avere un pò di pazienza. Ma mentre parliamo comprendo che la cosa è veramente strana e deve essere successo qualcosa. Non è da lui fare così. Chiara mi dice inoltre che ha chiamato la polizia stradale e che a loro non risultano incidenti nella loro area. Qui a Rio ci sono molte polizie, quella stradale, quella civile, quella militare divise a battaglioni e aree. Non c’è un coordinamento centrale per cui o telefoni a quel battaglione preciso o a tutti per sapere qualcosa. Inoltre sento nelle parole di Chiara molta preoccupazione e impotenza. Cosa si può fare? Come agire in una situazione dove tutto è di ostacolo? Per fortuna Luis è brasiliano ed è una persona che si sa gestire nelle difficoltà. Se fosse stato uno straniero, in questa situazione c’era veramente da tremare. Inoltre Chiara era l’unica che si stava preoccupando della cosa, l’unica persona interessata. Parlando e cercando di capire il da farsi vedo che è l’una passata e ad un certo punto decidiamo di telefonare a casa della madre di Luis. Dopo 15 minuti suona di nuovo il cellulare, è Chiara che mi dice che a casa della madre non risponde nessuno. Ha telefonato anche alla sorella che le ha detto che fino alla mattina non si può fare niente. Ma Chiara mi ribadisce che non può dormire in questa situazione, perché sicuramente è successo qualcosa, ma cosa? Sapendo che normalmente a Rio quel qualcosa ha a che fare con la pelle, come si può restare con le mani in mano! Un Brasiliano lo fa, ma noi italiani, come possiamo stare senza far niente e poi una donna che ama, come può accettare? Con Chiara non riesco a parlare di cosa può essere successo: se un incidente in macchina, una rapina, un assalto, se si sia trovato in mezzo a sparatorie, se sia stato arrestato, ferito o morto. Di questo non parliamo, io e anche Chiara tratteniamo tutte le supposizioni, per non pensare al peggio, ma la cosa più probabile è l’incidente e deve essere ferito. Se non fosse così pur non avendo il cellulare avrebbe chiamato da una cabina telefonica. Ma perché non ha chiamato dicendo sono in ritardo? E’ questo il vero dilemma. Deve essere successo qualcosa di grave. Per questo dopo un piccolo confronto non vediamo altra alternativa che Chiara telefoni passando a tappeto polizia ed ospedali. Capisco che non solo sarà difficile telefonare alla polizia, ma anche agli ospedali, perché ce ne sono tantissimi di privati. Bisognerà che prenda in mano l’elenco telefonico e passi a tappeto tutto, col rischio di non sapere niente.
Io vivendo distante da lei (un’ora di autobus) e non potendola raggiungere a quell’ora della notte non potevo aiutarla in nessun modo. Se la doveva sbrigare da sola. Questo mi dispiaceva, ma ero impotente. La lascio dicendole che il mio cellulare è sempre acceso. Mi metto a dormire, ma per un po’ non prendo sonno, penso a tutto quello che può essere successo. Non penso al peggio, allontano l’?idea che abbia subito violenza e gli abbiano sparato, perché Luis se la sa cavare. Ma qui a Rio spesso la vita e la morte non dipendono da te: la morte può arrivare anche se non la vai a cercare. Dopo 10 minuti il sonno arriva piano e mi prende. Non mi pare di aver avuto incubi, avevo fiducia che la cosa andasse a finire bene.

Alla mattina mi sveglio e subito mi chiedo come Chiara abbia passato la notte e come si sarà conclusa questa vicenda. Ho voglia di telefonare, ma penso che sia ancora presto, Chiara starà ancora dormendo. Allora mi lavo, faccio colazione, preparo le cose per partire, leggo il promemoria delle cose che devo fare e poi alle 9 telefono.
Mi risponde Chiara, subito chiedo come stanno le cose. Lei mi dice che Luis è appena arrivato, tutto bello pimpante. Ma cos’era successo?
Mentre stava tornando a casa in macchina, lo ha fermato la polizia militare che stava facendo un posto di blocco ai piedi di una favela e lui era senza documenti. Lo hanno scambiato per un trafficante o almeno per una persona sospetta. Lui ha spiegato chi è e dove vive e loro hanno pensato che fosse una persona ricca e quindi volevano spillargli dei soldi. Lui non ne aveva. E’ rimasto con loro tutta la notte. Quando è arrivata un’altra pattuglia lo hanno accompagnato a casa cosi hanno visto dove vive, una casa semplice. Lo hanno lasciato.
Chiedo a Chiara come abbia vissuto la notte, mi risponde: telefonando a polizie ed ospedali, ma la cosa peggiore è stata quando una donna della polizia le ha detto di telefonare all’obitorio se per il mattino ancora non avesse saputo nulla. Chiara mi dice che in quel momento ha tremato di paura, ma per fortuna tutto è finito bene e adesso farà una bella romanzina a Luis e lo costringerà a non essere sbadato riguardo documenti e cellulare spesso scarico.
Con questa notizia che mi ha sollevato la lascio e ci diamo appuntamento per il giorno dopo, sabato 20 per incontrarci a Lapa per il giorno della “coscienza negra”.

Alla sera di sabato lì incontro tutti e due seduti sugli scalini di Lapa, mentre la folla si sta radunando per un concerto. Subito saluto e do un abbraccio forte a Luis chiedendo di raccontarmi. Lui come niente di grave fosse successo, mi dice che la polizia lo aveva trattenuto perché non aveva i documenti. Ma io l’ho rimproverato: poteva almeno telefonare da un telefono pubblico. Lui mi risponde che è sempre stato barricato in macchina perché li c’era l’entrata di una favela ed era pericoloso andare a cercare un telefono. La polizia voleva vedere se aveva soldi e dove abitava.
Dopo questi chiarimenti non ho insistito oltre e ho parlato di me e delle cose che stavo facendo.

Questa storia, vissuta accanto a Chiara, anche se non interessato in modo diretto, mi ha colpito, ha risvegliato in me una cosa difficile per noi italiani da accettare e cioè l’impotenza. Luis brasiliano che se la sa cavare, non ha detto una parolaccia, non ha imprecato o maledetto qualcuno, non ha parlato male della polizia, non si è lamentato, non ha gridato al sopruso, ha dato a vedere di averla vissuta come una cosa che succede. Per noi italiani non è così. Non possiamo accettare che le cose vadano in questo modo, non possiamo restare bloccati, vogliamo risposte alle nostre domande, avere risultati alla nostra ricerca. Non so cosa sia giusto o sbagliato, chi abbia ragione e chi torto, sta di fatto che le cose qui vanno così. Se vuoi sopravvivere, la devi prendere con quella che noi chiamiamo “filosofia”, ma che qui ha un altro nome, sopravvivere.
A me la storia inoltre è servita per capire la realtà e per controllare se nello zaino avevo tutti i documenti.

Dopo avervi prestato i miei occhi e le mie parole e avervi raccontato un po’ di cose, vi saluto.
Mauro nella Rio che va verso l’estate.