Mini-diario di CHIARA SALVETTI da Colomi

Cochabamba, 22 agosto 2004

Dopo circa tre settimane di vita a Colomi cerco di elaborare un collage del mio diario e dei miei numerosi pensieri di questo periodo. Mi piacerebbe moltissimo far trasparire dalle poche parole che scriverò il mio entusiasmo per questo progetto, a me assolutamente sconosciuto sino a circa venti giorni fa!

Siamo arrivate da Cochabamba tre settimane fa, dopo circa un’ora di viaggio in mezzo alla montagna; già dopo poche chiacchierate e brevi scambi di parole con le persone che vi lavorano e con le ragazze, mi sono accorta che la Casa Estudiantil non è solamente una casa di mattoni rossi che emerge tra le casette di fango di un colore che oscilla tra un marrone scuro e il grigio. Ma è davvero la casa delle ragazze volenterose e allegre che vengono qui a Colomi dal ‘campò per studiare.

Non solo loro, che vi trascorrono alcuni anni importanti della loro vita, ma anche noi ci sentiamo sin da subito come a casa nostra. Questo è davvero singolare a maggior ragione perché questo posto non ha molto in comune con la Milano di tutti i giorni! Sembra di stare nel far west, un paesaggio da film, pochissima gente in giro anche perché non c’é il sole e fa davvero freddissimo. Le ragazze aprono subito le porte ed il cuore a chi viene a trovarle, e così fanno educatrici, direttore, persino i cani.

Sin dall’inizio mi ha colpito molto la laboriosità di tutte le chicas, sempre indaffarate. Sicuramente anche nei loro pueblos erano abituate a lavorare molto. Ma qui sono davvero bravissime: hanno dei turni secondo i quali puliscono, lavano i piatti, aiutano in cucina, e sono davvero solerti! E poi subito a fare i compiti, a continuare il maglione che stanno preparando, ad esercitarsi con charango o chitarra.

Al mattino si alzano alle sei e mezza per fare in tempo a risistemare camere e cucina prima di andare a scuola. Tutto è molto ordinato e pulito: dopo i pranzi e dopo le lezioni in sala da pranzo sistemano tutto, spazzano per terra, lavano, lasciano tutto in ordine.

è incredibile poi vedere la loro intraprendenza. E vedere come si sentono responsabili della loro casa. Probabilmente perché sono da sempre abituate ad arrangiarsi e a risolvere qualsiasi problema si presenti.

Mi ha colpito un fatto accaduto alla vigilia della festa patria. Ad un certo punto della sera nel cortile del vicino, proprio di fronte alla cucina, si sono alzate fiamme molto alte. All’inizio sembrava che qualcuno stesse bruciando qualcosa poi si è capito che a casa non c’era nessuno (i festeggiamenti per il sei agosto, infatti, iniziano la sera prima). Le fiamme si alzavano piu’ alte del muro che separa le nostre case (direi circa due metri). Naturalmente tutte le ragazze erano molto spaventate soprattutto perchè si capiva che nessuno stava provvedendo a domare l’incendio. Dopo circa una mezz’ora l’incendio si è finalmente spento. Dopo qualche giorno parlando con Neysa ho scoperto particolari nuovi: l’incendio è stato domato grazie a lei che, sapendo che tutti gli abitanti di Colomi erano in piazza, è andata a parlare con l’uomo che stava al microfono perché avvertisse tutti di cosa stava accadendo…

E poi è davvero bellissimo fermarsi a chiacchierare con loro preparando il pranzo, dopo cena, appena prima di andare a dormire sotto le stelle. E sentir raccontare delle loro vite, delle loro famiglie, dei loro amici. E vederle pettinarsi, sistemarsi capelli e vestiti al meglio, con lunghi preparativi, per sottolineare il momento di una festa importante.

Fanno moltissime domande, di qualsiasi genere: vita in Italia, lavoro, ragazzi, cosa si semina in Italia, con che mezzo siamo venute..

Concludo raccontando la visita che abbiamo fatto l’altro giorno a Tablas Monte, paesino che si trova a un paio di ore di jeep da Colomi, verso il Chapare, da dove provengono molte delle nostre ragazze.

Quasi tutte le case sono fatte di assi. Dentro le case il ‘pavimentò è di terra battuta. Sbirciando in quella che dovrebbe essere la cucina non si intravvede quasi nulla.

Appena arrivati la prima persona che abbiamo incrociato sulla strada e che un pò dopo è venuta a salutarci è stata la mamma di Remigia. È sorda e non parla bene. Sembrava molto emozionata. Blanca, che ci ha accompagnato nella visita, le ha parlato in Quechua cercando di intuire ciò che voleva dirci. Ci ha chiesto molte volte come sta Remigia, se mangia, come mai non c’é. L’abbiamo rassicurata del fatto che sta bene, che è contenta e che non era venuta perché a scuola. Ci ha poi raccontato, orgogliosa, di aver avuto nove figli. Tre di essi si sono avvicinati. Il più piccino non ha sorriso per tutto il tempo che stiamo rimasti lì. Erano sporchi e con i vestitini stracciati. Altre persone più tardi ci hanno raccontato che spesso non hanno da mangiare. È davvero penoso. Ho cercato per tutto il tempo di trasmettere affetto, per quanto possa servire, attraverso sguardi e gesti, mi sarei messa volentieri ad abbracciarla…

Ci hanno raccontato però anche della solidarietà che c’é tra questa gente. Questa solidarietà si nota anche tra le ragazze che, pur nella povertà che spesso le accomuna, cercano di aiutarsi provvedendo vicendevolmente a prestarsi il materiale scolastico, vestiti, scarpe. Mi sembra semplicemente bellissimo. Oltre ad essere un esempio continuo della loro capacità di vivere il distacco dalle (poche) cose che hanno, è il segno della loro capacità di volersi bene e del clima di famiglia che si respira nella Casa.

La mamma di Marta ci ha poi invitato a pranzo e ci ha preparato una buonissima sopa a base di verdura e arachidi. Nel frattempo il papà di Blanca, contadino, ci ha preparato lungo la strada delle provviste da portare a casa per le ragazze.

Siamo arrivate a casa dopo aver salutato, sulla strada, la nonna e i cuginetti di Sonia.

Dopo cena le ragazze hanno, al solito, sparecchiato, pulito e sistemato tutto per benino, prima della lezione di ‘taglio e cucito’.

Concludo questa pagina di diario da Cochabamba dopo una indimenticabile serata a Colomi. Le ragazze, tutte bellissime e vestite a festa, hanno voluto salutarmi organizzando, tutto da sole, una ‘despedida’ davvero fantastica: canti tipici e non, danze, balli e tante lacrime (mie, oltre che loro!), biscotti. Tutto organizzato davvero a puntino, persino i ‘costumi teatrali’ e la scenografia (è bellissimo vedere con che semplicità anche le cholitas rinunciano alla loro pollera per rappresentare una scenetta!) Quanti abbracci, regali, letterine. Come sempre… sorprendenti queste ragazze!

Non voglio lasciare libero campo alla nostalgia… voglio pensare che non sia un addio ma un arrivederci…

Un saluto e un abbraccio a tutti,
Chiara Salvetti