PERIFERIA – Bilancio

È passato un’altro anno… e che anno!
Chissà perché ho la mania di contare gli anni in questo modo: da Pasqua a Pasqua.
Non chiedetemi il perché, non saprei rispondere.Oggi è Pasqua, per me quindi, tempo di bilanci. Che fatica. Che Bello.
Ne rifletto durante la Celebrazione della Resurrezione, alle sei del mattino. Il Parroco, molto occupato, ha autorizzato Dona Benedita, ministro dell’Eucarestia, a Celebrare la Liturgia Pasquale. Nella sala del Centro Comunitario, poca gente, ma un nucleo unito, coeso, consapevole dell’importanza di tutto quello che in un anno si è realizzato e di tutto quello che si realizzerà.
Osservo la mia gente, dico mia, perché qui, alla favela, mi sento in casa, perché mi vogliono bene, perché si fidano di me. Osservo: gente semplice, povera, concentrata nelle preghiere pasquali. Dona Benedita, che ha ripreso gli studi da poco, legge il Vangelo con difficoltà, incespica nelle parole difficili, ma continua, fiera, orgogliosa della sua funzione e consapevole della sua importanza.
La sala si riempie, prendo in braccio un bambinetto con la faccia da adulto, desidero immensamente che il suo futuro sia diverso dal presente che vive suo padre. La celebrazione continua, è il momento più importante del Cristianesimo, la Vita che sconfigge la Morte. Mi guardo intorno, e il caldo soffocante esala l’odore di fogna che da duemila anni ristagna nel vicolo.
Vorrei che questa Luce tappasse la fogna adesso, ma mi accorgo che sto bestemmiando.
Allora penso che la Luce forse è andata più in là del mio desiderio: ha toccato le mani e il cuore di questi miei amici e ha dato loro la forza per organizzarsi in un gruppo di lavoro per migliorare la qualità di vita dei disabili della Comunità, un gruppo chiamato Juntos para Vencer, “Uniti si Vince”.
Allora penso che alcuni disabili, grazie all’intervento del Gruppo, possono frequentare la scuola, possono ricevere trattamento medico e fisioterapico, possono utilizzare i mezzi pubblici che addirittura entrano dentro il piazzale della Favela per venirli a prendere.
Allora penso ai corsi di artigianato che, grazie al Gruppo, stanno per cominciare e che porteranno nuove possibilità di lavoro per i miei amici.
Allora penso a tutti quei genitori che vengono a dirci dei loro bambini che hanno imparato, grazie alle attività del Gruppo, a lavarsi le mani prima di mangiare.
Allora penso ad ognuno di loro, ai miei amici, a questo bambino che mi sbava sulla spalla e mi tira i capelli, penso a suo padre.
Ecco il canto finale. Ci scambiamo gli auguri di Pasqua con un abbraccio che sento sincero, dato e ricevuto con vera amicizia.
Dona Benedita arriva col caffè, il latte, pane e burro per tutti. Qualcuno ha preparato una torta. Si resta in compagnia si continua a cantare. I miei amici cantano e suonano benissimo.
Esco, pesto la fogna, sono tentato di nuovo dallo sconforto, sono tentato a pensare che tutto è inutile, vani gli sforzi, che una goccia d’acqua di buona volontà, il Gruppo, non riuscirà mai a spegnere l’incendio, la miseria e l’abbandono di duemila anni.
Ma ecco che mi corre incontro una bambinetta, una piccoletta vispa, con due occhi intelligenti che ti fanno mille domande, una di quelle attente, che impara tutto, che alle riunioni non manca mai, sempre sorridente: Feliz Pasqua mi dice con un bacio. Mi ritorna il buon uomre e con lui la certezza che le cose si fanno una alla volta, e che se di strada ne dobbiamo ancora fare tanta, per lo meno siamo già partiti.
E siamo partiti bene.
Feliz Pasqua anche te, piccola amica.