PERIFERIA – Cinque metri per quattro

Confesso che sono un po’ nervoso.
È la prima volta che organizziamo la festa dei bambini.
Il dodici ottobre, oltre a commemorare la Patrona del Brasile, Nossa Senhora Aparecida, la Madonna, è anche o dia das crianças: il giorno dei bambini.
Di iscritti ne abbiamo sedici, ossia quelli che partecipano al gruppo Juntos para Vencer “Uniti si vince”, ma prevediamo l’arrivo di cinquanta: i fratellini, il vicino, il cugino, si fa presto a superare il limite.
Lo spazio è piccolo: una stanza di cinque metri per quattro, senza finestre, una porta, otto scatoloni ammucchiati in fondo, due tavoli, una ventina di seggiole, ma è quello che abbiamo.
Stiamo preparando questo giorno da tre settimane, tutti i mercoledì il gruppo si riunisce due volte: la mattina si preparano le attività da svolgere al pomeriggio. Le “mamme volontarie” insieme a qualche collaboratore esterno e l’equipe al completo, studiano e trovano soluzioni affinché tutti possano partecipare: normali e disabili, insieme: juntos. Abbiamo trovato questa associazione chiamata AVAPE (Associazione per la valorizzazione del disabile) che da vent’anni, oltre ad offrire trattamento medico e fisioterapico, lavora con e nelle comunità povere della periferia. Piano piano si è presa a cuore la situazione della nostra favela ed ha deciso di intervenire attivamente nel tentativo di migliorare le condizioni di vita dei disabili e, obiettivo forse ancora più importante, coinvolgere la comunità nella reintegrazione psico-sociale di chi altrimenti vivrebbe completamente isolato.
Le “mamme volontarie” vengono quindi orientate per riuscire a convivere meglio con i problemi fisici o mentali dei loro figli. Si organizzano così lavori e attività da svolgere, si assegnano compiti, si progettano futuri impegni… il tutto per rafforzare un senso di “comunità”, per dimostrare agli increduli che la vita si può vivere anche su una seggiola a rotelle o con una gamba più corta. Insomma un bellissimo lavoro, quello che ci voleva per la nostra favela così povera e carente di tutto.
I cinque metri per quattro brulicano di mamme, bambini, vicini e cugini. Tanta gente fuori, nel vicolo. Non c’è posto per tutti. Arrivano i pagliacci, si canta, si gioca.
Osservo le bandierine sul tetto e i disegni alle pareti: abbiamo fatto tutto noi, abbiamo ritagliato le bandierine a forma di bambino, abbiamo disegnato tutto quello che pensiamo sui diritti e i doveri dei bambini, abbiamo dipinto i nostri sogni con colori sgargianti, abbiamo disegnato l’arcobaleno della pace in cui si siedono tutti i bambini del mondo, i brasiliani, gli italiani, gli americani e gli afgani. Lo abbiamo fatto noi.
È ora della torta: tutti seduti, passa il pagliaccio.
Alla fine l’ora più attesa: un gruppo di “mamme volontarie” in settimana era passato all’Arsenal da Esperança per raccogliere i giocattoli da regalare ai bambini a conclusione della festa. Un lavoraccio: scegliere, aggiustare, organizzare un sacco (letteralmente!) di giochi, pensando a come distribuirli senza provocare tumulto. Qualcuno ha una idea geniale: facciamo uscire i bambini uno ad uno, dietro la porta troveranno una mamma volontaria che darà il giocattolo in cambio di una moneta da dieci centesimi. Il ricavato andrà al Gruppo e servirà per poter comprare materiale per le attività. Sedici i bambini iscritti, sessantaquattro i presenti. Ma abbiamo torta e giocattoli per tutti.
Alla fine, esausti ci scattiamo la foto ricordo, non ci siamo tutti, qualcuno non aveva la forza di alzarsi, è rimasto seduto sul pavimento impiastricciato di torta e coca-cola.
Siamo sudati e stravolti.
Sessantaquattro bambini, qualche adulto non invitato e noi, in cinque metri per quattro.