PERIFERIA – La Signora e la Collega

Ho incontrato quel mio amico, quello che lavora nella favela, quello di cui ho già parlato in altre occasioni. L’ho visto perplesso. Dice che per la prima volta è stato insultato a muso duro, che gliele hanno dette di tutti i colori. Dice che una signora, una delle più attive del Gruppo, una di quelle sempre presenti, che partecipa a tutte le iniziative, oggi lo ha insultato davanti a tutti, in piena riunione! Ed ha usato parole grosse. Racconta il mio amico, che ha esordito dicendo: “oggi sono ubriaca: pinga, birra, è da ieri notte che bevo”. Anche se le parole di un ubriaco vanno prese con le pinze, sentirsi dire certe cose non fa mai piacere. Sentirsele dire davanti a tutti meno ancora. Quando poi la natura del discorso lascia affiorare una profonda verità interiore che ha solo bisogno di un po’ di alcool per rendersi evidente, allora capisco tutto l’abbattimento del mio amico. Dopo il preambolo, la signora, sempre più convinta della sua posizione, comincia a mettere in dubbio l’onestà e la presenza del mio amico: “…mi sa che per stare qui, per lavorare in questo buco, ti pagano un sacco di soldi…” “…se i poveri ci sono anche in Italia, perché non vai là a lavorare con loro…” “…noi non abbiamo bisogno di nessun italiano che ci dica cosa dobbiamo fare a casa nostra…” “…tu dovresti stracciare il tuo diploma, chi sa come lavorare qui sono io…” Terminata l’arringa si congeda “…ho detto tutto, me ne vado”. Naturalmente tutti i presenti lo hanno difeso, lo conoscono bene, lavorano insieme da anni ma per non creare ulteriore imbarazzo, il mio amico ha preferito dire due frasi di circostanza e rimanersene zitto.
Se fossero state parole vuote, discorsi a vanvera, deliri dell’alcool, oggi il mio amico sarebbe molto più tranquillo. Ma no, quelle erano, e sono, parole sentite nel profondo da chi non ne può più di essere usato come carne da cannone da tutti quelli che vivono della miseria altrui: “io sono figlia di schiavi” affermava la signora battendosi il petto con tutto l’orgoglio che può avere un sopravvissuto. La miseria è l’industria più lucrativa del mondo. Sulla miseria si basa tutta la politica e tutta la cultura del clientelismo che vige e prospera da sempre. Deputati, senatori, sindaci, consiglieri comunali si eleggono con i voti di questa gente a cui ad ogni elezione viene promessa la panacea di tutti i mali, a cui viene donata la “cesta basica”, l’ausilio alimentare, la maglietta, un paio di scarpe, la dentiera in cambio di un voto… Decine e decine di adeptos di tutte le religioni battono alla porta di questa gente promettendo la pace di spirito e l’eternità dell’anima in cambio di una modica donazione. È naturale, dico io al mio amico per rincuorarlo, che ci si ribelli, che quando si arriva al limite si scoppi. Le mie parole non servono a niente, il mio amico dice che se quella signora serbava in cuor suo quei sentimenti, altri possono sentire le medesime cose e per lui e il suo lavoro sarebbe finita. Lo vedo allontanarsi a testa bassa. Finalmente una collega dell’equipe della RBC, la Riabilitazione Basata nella Comunità, con lui fin dall’inizio dice: “Mostre a ele que para ter o que se quer é preciso coragem e fé. É preciso acreditar e olhar ao longe. De cabeça erguida caminhar e com passos firmes saber onde se quer chegar. Conte a ele o teu segredo. Mostre que elevar ao quadrado e multiplicar a esperança subtrae a tristeza do teu coração. Divida com o teu filho que sofre, os teus ensinamentos. Abra o teu livro da memória. Mostre que a fórmula simples é somar esforços, acrescentar amor e viver feliz”. (Fa vedere che per ottenere quello che si vuole bisogna avere fede e coraggio. È necessário credere e guardare lontano. Comminare a testa alta e a passo sicuro sapere dove si vuole arrivare. Racconta il tuo segreto. Fa vedere che elevare al quadrato e moltiplicare la speranza sottrae la tristezza dal tuo cuore. Sappi condividere con il tuo figlio che soffre quello che sai. Apri il tuo libro della memoria. Fa vedere che la formala semplice è sommare gli sforzi, aggiungere amore e vivere felici).
Lo vedo sorridere.