PERIFERIA – Lettera Aperta

Alla metà degli anni settanta, a causa della crisi degli alloggi che già a quell’epoca imperava, alcune famiglie spinte dalla necessità, presero la decisione estrema di invadere terreni abbandonati localizzati alla periferia della zona sud della città di San Paolo, ai margini dell’autostrada che conduce alla città di Santos.
Il terreno apparteneva ad un’area di contenzioso tra i municipi limitrofi di San Paolo e Diadema e da anni si trovava in stato di completo abbandono. La sterpaglia, il torrente, il terreno accidentato e paludoso rendevano difficile l’accesso e pressoché impossibile lo stabilirsi delle famiglie. Nonostante la difficoltà apparentemente insormontabile di dover abitare in un luogo incompatibile con la sopravvivenza, le famiglie, ormai organizzate in associazione, accettarono la sfida e proprio lì costruirono le loro abitazioni. Comiciò così un lungo processo di bonifica della zona fino a quel momento priva di ogni servizio: acqua, luce, fognature ecc. Difronte al bisogno comune, la popolazione pur vivendo in condizioni precarie ma mossa da una grande forza civica, per mezzo di manifestazioni e pressioni di ogni genere presso le autorità competenti, riuscì a sensibilizzare gli organi pubblici responsabili per iniziare il lungo processo di miglioramento delle sue condizioni di vita. Gli sforzi comuni presero una effettiva consistenza a partire dalla creazione del “Centro Comunitario Jardim Lourdes”: l’acqua, l’energia elettrica, la canalizzazione della fogna che da sempre scorreva a cielo aperto, l’apertura di una strada asfaltata, l’lluminazione viaria, furono i primi grandi successi ai quali seguirono il riconoscimento ufficiale del nuovo quartiere con la relativa denominazione delle strade, l’mplementazione della line di autobus e, forse la cosa più importante, il registro ufficiale del titolo di proprietà della terra.
Oggi il Centro Comunitário coordina in collaborazione con enti pubblici come lo Stato ed il Comune, tutti i progetti di “inclusão social” inclusione sociale, presenti nella nostra regione: corsi di afabetizzazione per adulti, attività ricreative, corsi di artigianato, capoeira, teatro, tre squadre di calcio e due programmi di ausilio alimentare per famiglie in stato di necessità.

Tra le tante attività ci piace risaltarne una in modo speciale per le sue caratteristiche peculiari: la costituzione di un gruppo di volontari coinvolti nel processo di “integrazione sociale” dei disabili, organizzato secondo i principi della Riabilitazione Basate nella Comunità.
Tutto cominciò quando si presero contatti con un gruppo analogo sediato in una favela prossima che da tempo lavorava in questo campo con la collaborazione dell’equipe tecnica dell’AVAPE (Associazione per la Valorizzazione del Disabile) formata da un medico psichiatra, psicologo, logopedista, terapista occupazionale, assistente sociale e con la partecipazione esterna di due volontari, un fisioterapista e una pedagogista.
Dopo i primi contatti si passò ad una vera e propria cooperazione che continua tutt’ora, nella quale le due componenti del Gruppo, i volontari e l’equipe tecnica, affrontano i problemi inerenti alla vita dei disabili della nostra comunità per cercare insieme soluzioni adatte che possano favorire la loro partecipazione e il loro inserimento sociale.
Non si tratta di un intervento terapeutico o medico in senso letterale, ma di una ricerca costante di un modo più facile e più umano di convivenza della persona col suo proprio handicap nel contesto in cui vive: il suo essere cittadino a pieno diritto.
Abbiamo battezzato il nostro gruppo con un nome suggestivo: “Aprendendo a Semear”, Imparando a Seminare. E oggi ci riuniamo tutti i mercoledi, la mattina per la discussione dei problemi e l’organizzazione, il pomeriggio per le varie attività. Abbiamo capito che il concetto di deficienza, di handicap, in una comunità come la nostra, è molto più abrangente di una semplice limitazione física: il lavoro che svolgiamo vuole affrontare le difficoltà create dalla discriminazione sociale che l’handicap comporta, il razzismo, tutti i tipi di razzismo; il nostro lavoro vuole affrontare l’handicap dell’gnoranza, della mancanza di informazione, l’handicap dell’esclusione alla quale la gente è sottoposta. Discutiamo guardandoci in faccia affinchè sia possibile a tutti noi avere conoscenza e coscienza dei nostri diritti e dei nostri doveri. Oggi possimo contare i nostri successi quando vediamo che alcune persone, un tempo isolate e umiliate sono ora inserite nel mondo del lavoro, partecipano a gruppi di volontariato o semplicememte escono di casa sorridendo. E a questo proposito citiamo testualmente le parole di Nice, disabile e volontaria del grupo: “…è molto bello partecipare al progetto “Imparando a Seminare”. Prima ero una persona triste, sola, preoccupata per quello che gli altri pensavano di me. Avevo paura che mi disprezzassero e non uscivo mai di casa. Avevo paura del rifiuto e della non curanza verso di me e verso il mio lavoro. Oggi, da quando ho conosciuto questo meraviglioso progetto ho scoperto quanto io sono importante e di quanto grande sia il mio valore per gli altri. Lavoro come volontaria in un grande ospedale della città e tutti mi rispettano. Sono stata persino invitata ad una riunione con l’equipe di organizzazione…”
Questo è l’obiettivo del gruppo: il riscatto del diritto all’esistenza, e con Nice potremo citare Rosangela, Eliane e tanti altri.
Lavoriamo col poco che abbiamo, lo spazio esiguo ceduto da una familia (una semplice sala senza finestre ma sufficientemente grande per poterci lavorare, sala questa da dividere con tutte le altre attività del centro comunitario già elencate), non ci impedisce di essere speranzosi. Cerchiamo costantemente una sistemazione migliore che, siamo certi, riusciremo a trovare. I nostri pensieri vanno al futuro. Pensiamo in grande, pensiamo ad un centro ricreativo e culturale dove potremo creare corsi professionalizzanti e attività educative, soprattutto per i bambini e i giovani consideranole come forma di prevenzione affinchè nessuno cada più nella criminalità e nel mondo della droga. Nell’attesa guardiamo al nostro piccolo e nonostante tutte le difficoltà affrontate in questi anni, siamo orgogliosi dei risultati ottenuti perchè abbiamo la coscienza che solo attraverso la mobilizzazione e la collaborazione di tutti la vita e il mondo valgono la pena.
Se volete venira a trovarci e lavorare con noi…

Centro Comunitário Jardim Lourdes