PERIFERIA – Mara

La prima volta che ti ho incontrato hai fatto finta di non vedermi, giravi gli occhi dall’altra parte e abbassavi la testa. Eppure sapevi che ero lì per te, ero in casa tua, tua madre mi aveva chiamato per esaminarti le gambe deformate e fragili per una rara malattia alle ossa.
Diciassette anni e un viso che pare averne cinque di meno.
L’espressione ingenua di chi fino a oggi ha fatto una vita “a parte”: mai a scuola, mai una gita, mai un viaggio, mai niente di niente.
La povertà di mezzi impone sacrifici enormi: una baracca di legno, il pavimento di terra battuta, una casa modesta ma con una grande finestra da cui si vede uno splendido panorama, il grande parco e l’autostrada che va al mare e là in fondo, a venti chilometri, i grattacieli del centro.
Anche il fratellino fa finta di non vedermi, si nasconde sotto il letto, gioca , è piccolo, miagola come il gatto, abbaia come il cane, fa chicchiricchì come il gallo, per spaventarmi.
Mara passa le giornate in casa, cammina malissimo, con grande sforzo si trascina fino alla casa della vicina per giocare con la bambina di sette anni. La sue coetanee hanno una vita completamente diversa, sono autonome, vanno e vengono libere, hanno i fidanzati. Mara sembra tagliata fuori da tutto, non sa leggere né scrivere. Le gambe le fanno male e il mondo inizia e finisce sulla porta di casa.
Il vicolo è una salita micidiale, sconnesso e scivoloso, il liquame scorre libero e passa davanti alla sua casa che rimane proprio sulla curva dove quando piove si forma una grande pozza di fango e fogna.
Ma da qualche tempo tutti abbiamo notato un grande cambiamento, Mara.
L’operazione al ginocchio è riuscita e il dolore che avevi ti è passato.
Non giri più la testa dall’altra parte ma ridi e scherzi, non ti vergogni più di parlare in pubblico, alle riunioni del Gruppo sei la prima ad arrivare e l’ultima ad uscire.
Hai disegnato il nostro simbolo: un grande cuore colorato con due persone dentro a tenersi per mano: Juntos para Vencer “Uniti si vince”. Ti sei iscritta a scuola e comincerai quanto prima.
Nel frattempo un autobus speciale del Comune ti viene a prendere fin sul piazzale della favela e ti porta al centro di riabilitazione dell’AVAPE per la fisioterapia. Il venerdì, al maneggio, vai a cavallo: è divertente ma è anche un modo di esercitare l’equilibrio del tronco, un modo di ricevere stimoli e sviluppare capacità motorie mai usate prima. L’altro giorno scrivevamo insieme un testo che spiegasse agli abitanti della favela le attività del nostro gruppo e che li invogliasse a partecipare e tu mi hai dettato così: “Una persona che non cammina la possiamo togliere di casa e rederle la vita migliore… E questa persona può imparare tante cose belle e interessanti per insegnarle a qualcuno che ha bisogno per farlo sorridere…”
Perfetto. Bellissimo. Non c’è neanche bisogno di correggere, stamperemo queste parole così come le hai dette tu e daremo il foglio a tutte le famiglie che visiteremo e che saranno interessate.
Ciao Mara, ci vediamo mercoledì.