PERIFERIA – Ormai

Un mio amico pensa di essere il Gran Lombardo.
Ed è così convinto di esserlo che si comporta proprio come se lo fosse. Non dovrebbe, ma dentro di lui ha la presunzione e la vanità, di esserlo, sa che lo è, e a guardarlo ben anch’io adesso penso proprio che lo sia. Così forte è la sua convinzione di esserlo che si cala nel ruolo in modo tale che, a vederlo dal di fuori, anche chi lo conosce bene, anche chi ce l’ha dentro, ne viene travolto.
Tempo fa ha conosciuto una signora che è leader comunitaria di una favela. In dieci anni di lavoro è riuscita a trasformare baracche di cartone in case; sentieri di fango in strade asfaltate dove ci passa anche l’autobus; assenza di tutto in convenzioni con il governo dello stato e il comune; analfabetismo in scuola per adulti; la sua casa in centro sociale. Insomma una vera mulher atuante. Il mio amico ne è rimasto così colpito che ha deciso di collaborare. Ed allora eccolo, ieri pomeriggio che esce di casa tutto elegante, cosa rara, andare fino alla favela dall’altra parte della città. La sala piena di gente e lui lì, davanti a tutti, al centro dell’attenzione, presentato (è la terza volta che questa signora lo presenta in quel modo, la terza grande riunione) in pompa magna all’auditorio. E lui, da vero Gran Lombardo, comincia a parlare, a far parlare, a far domande, a raccontare, a disegnare alla lavagna… parla dei problemi di salute, di prevenzione, di coscientizzazione, spiega, ascolta le domande, risponde, fa battute, racconta aneddoti, ruba l’attenzione, tiene il palco come Prince, James Brown e Mick Jagger, elegante, orgoglioso dei suoi quarant’anni ben portati e dei suoi capelli, boccoli superstiti quasi lunghi. Lo ascoltano e lo guardano. La fatica che fa è minima, dice l’ovvio, racconta come farebbe con bambini di quinta elementare, ripete favole già ripetute in mille altre occasioni per mille volte. Lo guardo anch’io e leggo nella sua anima. Lo sento perché lo so, la mia è molto più di una intuizione è una certezza: vorrebbe che questa gente che adesso lo ascolta lo ringrazia, lo abbraccia, lo bacia, vorrebbe che queste persone scomparissero dalla faccia della terra, vorrebbe che fossero ingoiate dal pozzo nero della loro miseria da cui non ne sanno uscire, lo vorrebbe dentro di sè, lo vorrebbe così tanto, lo vorrebbe urlare, e gridarglielo in faccia quanto gli fa schifo stare lì e quanto gli fa schifo il fatto che abbiano portato alla riunione i loro figli, sporchi, scalzi, col naso che cola e che parlano e fanno confusione e si muovono e toccano tutto e non c’è silenzio sufficiente e che tanto è lo stesso perchè questa gente ci è abituata al casino, vive nel casino col casino e per fare casino. Io lo so che vorrebbe fare tutto questo, che vorrebbe andarsene via. Ma so anche che da tanto tempo pensa di essere il Gran Lombardo che ormai ci crede. E allora ingoia il rospo e va avanti, continua. Sulla via del ritorno, in macchina, canta l’Internazionale, la canta sempre più forte, fino ad urlare: vorrebbe tanto crederci, quando sa benissimo che non è vero niente. Ma anche così continuerà ad andarci, una volta al mese, farà questi incontri con i dannati della terra. Si calerà nelle viscere del mondo tra vomiti e puzze, tra abbracci e domande, tra donne e bambini. Vedrà gli uomini di queste donne sdraiati stravaccati nei baretti ad ubriacarsi e parlerà dei problemi dell’alcolismo, vedrà queste donne ammazzarsi di lavoro e parlerà della prevenzione del mal di schiena, dell’infarto, della pressione alta. Vedrà queste donne avere ogni figlio da un uomo differente e parlerà di Aids. Sentirà questi maledetti uomini vantarsi delle loro prodezze nell’uso del cazzo e parlerà di preservativi. Io lo so che il mio amico non vorrebbe andarci mai più. Lo so che vorrebbe tornare a studiare musica, a comporre, lo so che vorrebbe leggere libri di poesia e scrivere, lo so. Ma per così tanto tempo ha pensato di essere il Gran Lombardo che adesso ne è convinto e pensa che il suo posto è là. A volte, anzi sempre, il mio amico vive questa enorme contraddizione: sa ma fa; non è ma vorrebbe essere; è perché sa; sa perché è; non vorrebbe ma fa e lo fa perché è.