PERIFERIA – Sogni

Nuovi amici battono alla porta. Questa volta è Lourdes, una donna che definirla straordinaria sarebbe riduttivo.
Ci conosciamo in luglio dell’anno scorso, vuole partecipare alle attività, vuole imparare per fondare un gruppo come il nostro Juntos para Vencer “Uniti si Vince” per occuparsi dei bambini handicappati là nella sua favela, dove abita da quasi vent’anni. Partecipa a tutte le riunioni assiduamente, fa mille domande ed esige mille risposte. Fin da subito, fin dai primi momenti si dimostra curiosa, vuol sapere tutto, i come ed i perchè, i dove e i quando.
Diventiamo amici. Una fiducia reciproca basata sul lavoro e sul rispetto. Mi racconta di lei della sua vita e di come è riuscita a diventare una vencedora: “a volte, dice, all’inizio, non parlavo, mi vergognavo; andavo alle riunioni nel quartiere, alla parrocchia, al Comune… e mi sentivo abbandonata. Pensavo: io non so parlare, abito in una favela, non ho niente, no so niente… Poi ho capito che avrei potuto trasformare queste mie difficoltà nella mia forza, sapevo che non ero sola o, se lo ero, lo sarei stata ancora per poco…”
Lourdes è decisa e risoluta, “inventa” un Centro Sociale e per mancanza di spazio usa come sede la sua stessa casa. Passano gli anni e il Centro Sociale cresce e prospera: da semplice luogo di incontro, diventa punto di riferimento per tutto il quartiere.
Grazie a Lourdes la favela piano piano si trasforma, scompaiono le baracche, si costruiscono le case. I sentieri di fango diventano strade pubbliche con tutti i servizi, oggi perfino l’autobus passa tra quelle vie. Un pezzo di città che viveva nell’illegalità che si reintegra al tessuto urbano. E tutti ne traggono profitto: gli adulti e le famiglie in difficoltà che usufruiscono della convenzione firmata col Governo dello Stato per ottenere i benefici attraverso la distribuzione di ceste di alimenti; gli analfabeti che grazie alla convenzione con il Comune sono tornati sui banchi di scuola e i bambini che vengono seguiti dall’unità sanitaria locale attraverso piani di intervento sul posto con equipe tecniche per le visite domiciliari.
Lourdes lavora. Lavora di notte in un grande albergo, un albergo di lusso nel centro di San Paolo. Di giorno si fa in quattro, in otto, in mille. Ecco perchè ogni tanto alle nostre riunioni la vedo chiudere gli occhi. Ma non sta dormendo, sta sognando. Sogna nuovi incontri, nuove riunioni, nuove azioni, nuove realizzazioni. E quando riapre gli occhi, quando pensavo che stesse dormendo vinta dalla stanchezza, mi rendo conto che invece ha seguito attentissima tutta la conversazione.
Un bel giorno è venuta a visitare l’Arsenale. Ne è uscita dicendo che un’occasione come questa, ossia la nostra amicizia, non era assolutamente da sprecare.
Qualche settimana dopo infatti è già lì che si riunisce con la direzione della Casa per definire, carta e penna alla mano, nuovi progetti di collaborazione.
Il primo contatto ufficiale avviene con un grande incontro nel Centro Sociale dove viene presentato l’Arsenale a tutta la comunità. E il lavoro vero e proprio non tarda ad arrivare. Una volta al mese l’Arsenale organizzerà una conferenza-dibattito sui problemi della salute, e soprattutto sulla prevenzione di questi problemi.
Il primo incontro è avvenuto in un clima di aspettativa generale: sala piena, gente in piedi e presenza massiccia di tutti i collaboratori di Lourdes. Perfino due “agenti comunitari” che lavorano per l’unità sanitaria locale hanno partecipato curiosi e concentrati. Il primo di una lunga serie di incontri.
…Ho saputo che Lourdes ha telefonato all’Arsenale per organizzare un bazar…
Per noi questa nuova amicizia è un ulteriore segno di stima che ci viene dal cuore di gente semplice, buona, gente che ci vuole adottare, che ci vuole bene.
Quel giorno, mentre camminava per i viali e ammirava la grandezza della “Casa che Accoglie” mi ha detto: “o meu sonho è ser voluntária em uma Casa assim” “il mio sogno è essere volontaria in una Casa come questa”.
Lourdes non si stanca, non si ferma e quando si siede… sogna.
Grazie Lourdes.