PERIFERIA – Terezinha

Ha 33 anni, vive da quattro anni paralizzata in un letto.
Un ictus le ha devastato il tronco cerebrale, muove la testa e un pochino il braccio sinistro.
Le atrofie muscolari hanno coinvolto tutto il corpo, la spasticità e la rigidità articolare firmano la condanna permanente ad una vita totalmente dipendente in tutto e per tutto.
Abita in una baracca di tre metri per due, senza finestre.
Usa il lavandino del bar di fianco (bar… è un modo di dire: una stanza con un lavandino appunto, quattro assi che fanno da bancone e una decina di bottiglie di pinga appoggiate da qualche parte), il bagno è fuori stanza: un water e basta, senza doccia.
Per arrivare a casa sua bisogna attraversare la favela, passare per i viottoli di novanta centimetri di larghezza, tra assi, chiodi e spigoli di legno delle baracche adiacenti, si pesta acqua, fango, e liquame. Bambini che improvvisamente ti passano di fianco di corsa e giocano allegramente, ti fanno vivere tutta la situazione come se fosse perfettamente normale: è sempre stato così e così lo sarà per sempre.
Arrivati in fondo al vicolo, un alto muro di cemento isola la favela dall’autostrada che va al mare, isola ed evita agli abitanti di poter cadere nel precipizio di una trentina di metri.
Terezinha è sempre a letto. La madre, anziana e malata anche lei non ha la forza di metterla sulla seggiola a rotelle e farla uscire un pochino, uscire vuol dire arrivare sulla porta, il vicolo è troppo stretto e la seggiola non passa.
Si lamenta in continuazione, digrigna i denti e urla.
Abbiamo cominciato ad andarci una volta ogni due settimane, una fisioterapia di “pronto soccorso” dare un po’ di sollievo ai grandi dolori, rilassare un po’ i muscoli spastici, muovere le articolazioni anchilosate.
La riabilitazione motoria vera e propria è resa impossibile sia dal poco tempo disponibile per il trattamento sia dalla assoluta incompatibilità ambientale.
A partire dalla settimana prossima Terezinha comincerà un trattamento altamente specializzato nella clinica di riabilitazione dell’AVAPE e in un paio di riunioni abbiamo già stabilito tutto: giorno e ora, medico, esami clinici e di ambulatorio, insomma tutto ciò di cui un paziente ha bisogno. Inoltre nelle prossime settimane cominceranno i contatti tra l’associazione e la favela, per impiantare in loco il progetto Reabilitação Baseada na Comunidade, un centro comunitario di riabilitazione per adulti e bambini gestito in collaborazione con le famiglie utenti del servizio.
Terezinha non tornerà a camminare, ma per lo meno le passeranno i dolori, riceverà gli stimoli neuromotori necessari per non peggiorare la situazione, sarà “manipolata” due o tre volte a settima da persone che potranno anche insegnare piccoli accorgimenti alla madre perché possa muoverla senza fare tanto sforzo.
Il nostro piccolo intervento comincia a dare risultato.
Altri ne verranno, ne siamo sicuri.