Referendum 2004

19/07/2004

Cari amici,

ieri, giorno del referendum, mezza Bolivia si è svegliata sotto la neve.

Laltra mezza fra scrosci violenti di pioggia.

E tutta la Bolivia al freddo.

Piergiorgio ed io (io avvolta in un lungo poncho, che mi hanno regalato le chicas, per ripararmi dal freddo) ci siamo piazzati davanti al televisore che trasmetteva continue notizie sullo svolgimento delle operazioni di voto.

Vedendo, soprattutto ad El Alto, città satellite di La Paz, in cui i vari “capipopolo” avevano minacciato di boicottare il voto e di bruciare le urne, lunghe file di persone che stavano rispondendo alla chiamata alle urne nonostante il freddo e la neve dei 4.000 metri di altitudine, abbiamo cominciato a respirare di sollievo, dopo giorni di tensione e di preoccupazione: almeno il quorum pareva salvo.

I disordini minacciati sono stati solo dei tentativi di alcuni facinorosi, subito bloccati dagli stessi elettori, che rivendicavano il diritto di esprimere il proprio voto.

Le notizie erano sostanzialmente confortanti: il País si stava comportando molto civilmente.

E la sera i risultati, che venivano trasmessi in tempo reale, davano per certa, con il passare delle ore, la vittoria del Sì.

Alle 21,30, in una conferenza stampa, il Presidente della Repubblica Carlos Mesa, che appariva raggiante e a tratti commosso, confermava la vittoria del sì al referendum e manifestava tutta la sua soddisfazione e tutta la sua gratitudine al popolo boliviano.

Posso dirlo? Mi sono sentita, io straniera in questo Paese, orgogliosa del comportamento di questa gente: per la prima volta nella sua storia chiamata ad esprimersi in un referendum vincolante, ha saputo esprimere la propria opinione senza lasciarsi strumentalizzare dai vari piccoli caudillos che tentano di impedire, attraverso i disordini e la violenza, che questa martoriata Bolivia diventi un paese davvero democratico e civile.

E stata la vittoria, indipendentemente dal risultato del referendum, del rispetto e della tolleranza reciproca pur nella diversità dopinione.

Cosa significa la vittoria del Sì per la Bolivia e per il nostro progetto?

Innanzitutto, per dirlo in estrema sintesi, il Paese comincia un processo di riappropriazione delle proprie risorse naturali, ne determina lutilizzo e lesportazione alle condizioni economiche più vantaggiose per il paese stesso.

Poi il risultato del referendum è di fatto la plebiscitaria legittimazione politica alla continuazione del mandato presidenziale a Carlos Mesa, che, insediatosi nelle drammatiche circostanza dellottobre scorso in quanto soluzione senza alternative alla grave crisi istituzionale che il paese stava vivendo, stava governando fra la diffidenza, lo scetticismo e privo del sostanziale appoggio dei partiti che lo sentivano estraneo ai loro giochi di potere.

Cè da sperare perciò che la Presidenza Mesa continui fino alla sua naturale scadenza, cioè fino allanno 2007.

Da qui ad allora dovremmo avere tre anni di continuità anche dellAmministrazione Pubblica, il che ci consentirebbe di riprendere il cammino, interrotto innumerevoli volte, per il riconoscimento ministeriale del curriculum formativo del nostro progetto.

Sperando, questa volta, di riuscire a portarlo a termine.

Domani ricominciamo.
Un abbraccio
Anna Maria