Riflessioni sulla marcia della Pace del 20 marzo 2004

Carissimi
Ieri 18 marzo sono arrivato in Brasile. Il viaggio è stato normale anche se la Iberia non offre molti servizi.
Dopo essere arrivati alla casa Dom Helder verso le 10 e salutato i presenti,
abbiamo cominciato a consegnare foto e ricordini per le varie persone della casa.
Dopo pranzo siamo andati alla casa Kablin e abbiamo incontrato Roberto, Sebastião e Mario, suor Fatima e gli altri. Anche a loro foto e alcuni regali.
Suor Fatima in questi giorni lavora alla Kablin perché il corso per cucinieri quest’anno non è iniziato in quanto la Camargo Correa non ha rinnovato il finanziamento e stanno cercando aiuti per poterlo avviare. Mi ha preso una grande tristezza e Mario mi ha fatto notare come queste ditte finanziano solo per la loro immagine, con grandi pretese.
Suor Adma non c’era, ma ci hanno detto che il giorno seguente sarebbe stata presente.
Più tardi siamo andati a fare visita a Suor Paola e Suor Severina, che abbiamo trovato in forma.
Verso sera, rientrati alla Casa dom Helder, abbiamo trovato Leandro e dopo aver preparato la cena abbiamo parlato della situazione attuale riguardo l’abbordaggio con i bambini di strada. Ci raccontava la grande difficoltá che nasce dal non avere un luogo dove fare attivitá con i ragazzi. Essere sulla strada significa essere in balia della polizia che interviene spesso, non poter dare continuitá alle attivitá, non poter elaborare dei percorsi formativi, anche se continua il lavoro di contatto personale e la soluzione dei casi più semplici. Non sono neanche ben visti dalla gente che li giudica degli organizzatori dei delinquenti. Tra incudine e martello, non è una situazione facile.
Trovare un luogo, uno spazio fisico dove poter incontrare i ragazzi di strada sta diventando prioritario.
Ho trovato Leandro molto motivato, molto preso dalla situazione e gliel’ho fatto notare. Lui mi ha risposto che quest’anno vuole crescere molto.

Oggi, 19 marzo, alla mattina siamo andati alla casa Kablin per incontrare suor Adma che abbiamo trovato brillante come al solito. Dopo la presentazione dell’associazione fatta per Mariarosa (la psicologa del comune di Padova) abbiamo parlato delle possibili collaborazioni e di tanti nuovi progetti, nonché un aggiornamento della situazione della associazione.
Dopo pranzo siamo andati a confermare la nostra partecipazione al Forum Mondiale dell’Educazione che sará in San Paolo i primi di aprile, quindi siamo andati in centro a cambiare dei soldi. Ho presentato a Mariarosa la cittá di Rio e siamo andati a visitare la cattedrale.
Non mi ricordavo che il patrono di Rio è san Sebastiano.
Ho notato um bassorilievo in pietra che parlava della battaglia delle canoe dove i Portoghesi hanno sconfitto gli Indios e si vedeva san Sebastiano che proteggeva i conquistatori. Mi ha preso una profonda tristezza. I santi invocati per poter ammazzare e non essere ammazzati.
Tristezza per l’uso dei santi per poter vivere, anche a costo di dover ammazzare.

Mi è venuta in mente la manifestazione di domani (20 marzo, manifestazione mondiale per la pace) a cui parteciperó, dove il problema non è la guerra o le decisioni dei governanti nel fare la guerra, ma la coscienza di un popolo che la deve impedire. Qualcuno mi ha detto (e molti lo pensano) che la manifestazione non serve. Io rispondo che non serve se pensiamo che il problema siano solo i governanti (loro hanno sempre fatto le guerre per vari interessi, non ultimi i loro, sulle pelle della gente), ma il problema siamo noi, ogni cittadino che non sa dire un no unito, che non pensa percorsi alternativi. Ecco a cosa serve la manifestazione: ad unire persone diverse, con idee diverse, ma con lo stesso obiettivo; elaborare percorsi non violenti per risolvere i conflitti, che escludono la violenza perché genera altra violenza; per incontrare le persone che la pensano in questo modo e sono più di quanto si pensi; ad uscire dalle proprie faccende per uno scopo comune, per un bene comune da difendere che è la nostra vita, visto che gli uomini incaricati (da noi) non lo fanno; ad esprimere un’idea a voce alta, visto che tutti parlano sottovoce e non hanno il coraggio di gridarla, vogliamo essere amici e non nemici dei popoli.
Per sconfiggere la paura. Vi devo dire che la politica del terrore, il sentimento di paura è molto pericoloso. Viaggiare è diventato rischioso e anche a me a volte mi ha preso la paura. Alle stazioni e agli aereoporti la polizia è aumentata, i controlli sono molto rigidi, ti devi denudare ogni volta che fai qualcosa, devi estrarre dalla tasca anche la più piccola monetina, ho visto molti che si sono dovuti togliere la cintura, i braccialetti, le collane.
Non si puó andare avanti cosí.
Chi manovra tutto questo? Chi ha interesse a far sí che diventi tutto più difficile?
Perché deve morire il rapporto di fiducia che è alla base della convivenza personale e sociale? Perché quando viaggio devo pregare perché non mi succeda niente e se un treno deve saltare in aria che non sia il mio?
Noi dicamo che quando l’acqua tocca il culo tutti si svegliano e si danno da fare.
Io credo che questo momento è giunto.
Mi hanno insegnato che credere in Dio è impegnarsi a cambiare le cose, a rispondere al male con strade di bene, oggi più che mai è prioritario.
La storia lo ha ripetuto, se le persone si lasciano guidare da uomini che organizzano la guerra, da uomini che ammassano armi, si arriva inesorabilmente alla guerra che fa strage di civili. È come organizzare la propria morte. Noi vogliamo vivere e vivere assieme agli altri.
Far parte del popolo della pace è stare dalla parte dell’umanitá, della vita mia e degli altri, vita di entrambi che non puó essere separata.
Il “mors tua vita mea” lo lasciamo ai mercanti di morte, a quelli che vivono dei mezzi per uccidere, i veri necrofili dell’umanitá.
Spero che molti di voi partecipino alla marcia o dicano in qualche modo per cosa stanno vivendo e cosa vogliono per il mondo e per i loro figli.
La manifestazione qui a Rio sará in Copacabana, lungo la strada che costeggias la spiaggia ma partirá vicino alla favela del Pavaozinho dove la settimana scorsa la polizia ha ucciso 4 persone che non c’entravano niente (pensando fossero banditi) e dove la gente ha espresso una rabbia violenta spaccando vetrine e incendiando macchine. A Rio la marcia assume anche questo significato.

Ciao da Mauro