Ultime cose dal Brasile

01 ottobre 2004

E’ da una settimana che sono in Italia, ma prima di venir via dal Brasile c’erano alcune cose che volevo raccontare e qui ve le scrivo

I “Sem Terra” e i giovani brasiliani

Sabato e domenica ho accompagnato le tre ragazze di Rossano Veneto a vedere Paratì Sono stati due giorni di pioggia e quindi non abbiamo avuto la possibilità di vedere quei luoghi in tutta la loro bellezza, ma comunque sono stati giorni di amicizia e di confronto. Lunedì ci siamo ritrovati con Roberto a Mangaratiba ,dove lo avevamo lasciato, all’accampamento dei “Sem Terra”. Le ragazze volevano salutare gli amici che avevano conosciuto quando erano state ospitate. Roberto nei due giorni in cui è rimasto all’accampamento è stato divorato dalle zanzare (mosquitos), ma lui neanche se ne è accorto delle punture su tutto il corpo per la felicità di stare con queste persone!
Per chi non sapesse,nella metodologia dei “Sem Terra” “accampamento” è la fase d’invasione del terreno non coltivato dove le famiglie si sistemano alla meglio, costruiscono delle abitazioni fatte con bastoni di bambù e telo nero di plastica e rimangono in questa situazione finché lo stato non concede il diritto di viverci e lavorarla. E’ una situazione dura, disagevole e spesso accade che molte persone che avevano iniziato, non ce la facciano e se ne vadano. In questo accampamento ci sono attualmente circa 70 famiglie e il responsabile si chiama Claudio Amaro. Quando siamo arrivati era impegnato in una riunione con i vari responsabili del campo. Con Roberto che ormai era di casa siamo andati a fare un giro e a vedere l’orto dove coltivavano alcuni ortaggi che purtroppo non erano sufficienti alle necessità di tutti. Inoltre il capo ortolano era molto triste perché i suoi sforzi e la sua competenza cozzavano contro una realtà più grande : il vento che veniva dal mare portava una aria salata che bruciava gli ortaggi e la terra stessa non faceva crescere le piante. Diceva amaramente che questa non è terra buona per gli orti, solo la foresta atlantica e le banane crescono bene, al massimo il caffè o le arance. L’accampamento era situato ai bordi della strada statale che va per Angras dos Reis, ai margini di una “fazenda” illegale che è dentro un territorio protetto . Il responsabile diceva che quella terra non gliela daranno mai , ma sperano che gli concedano una altra zona dello stesso comune. Con Roberto siamo stati invitati anche a bere un caffè in una di queste abitazioni e abbiamo sentito l’amicizia e la semplicità con cui ci hanno accolto. Abbiamo passato un po’ di tempo anche coi bambini del campo cosi abbiamo potuto “sperimentare” i giocattoli che Roberto stesso aveva costruito per loro.
Quando Amaro ha finito la riunione dopo i saluti abbiamo preso il bus e poi un furgone per spostarci a Santa Cruz dove invece c’è quello che loro chiamano “assentamento” e cioè una terra che dopo una fase di occupazione di due anni il governo l’ha concessa alle persone che vi si erano insediate. In autobus io mi sono seduto accanto a lui e abbiamo parlato abbastanza. Il discorso è caduto anche sul senso che aveva per giovani italiani fare una esperienza con i “sem terra” e sulle problematiche dei giovani in Italia. Amaro mi ribadiva che anche per lui e il “Movimento Sem Terra” i giovani sono un problema, perché in Brasile i giovani sono catturati dall’immaginario del mondo occidentale trasmesso dalla tv e dalla pubblicità dei prodotti di consumo. Lui avvertiva come una grossa difficoltà del suo movimento coinvolgere i giovani preoccupati di avere beni materiali ( cellulare, tv, vestiti di moda, ecc..). Convincere un giovane che vive in favela a ripensare la sua vita e ricominciare dalla terra attraverso un’ esperienza di precarietà e in stile comunitario come quella dell'”accampamento”, è una cosa difficile perché va contro la logica consumistica. I giovani (come sappiamo a tutte le latitudini) sono la preda più facile del mondo dei consumi per la sua capacità di costruire sogni (o illusioni) aggredendo l’immaginario giovanile e la tv ne è lo strumento più efficace. Non so se vi ho già detto che l’avere soldi e i beni di consumo che danno uno status simbol sono anche le motivazioni che spesso conducono i giovani a lasciarsi coinvolgere dal narcotraffico. Avere soldi rapidi, di più di quello che darebbe un lavoro normale è una grande attrattiva per chi non ha una solida costruzione etica o vive in famiglie disgregate. Il discorso di Amaro sulla loro difficoltà con i giovani mi è sembrato interessante perché in Brasile nessuno me ne aveva parlato. Nelle varie associazioni che lavorano con i giovani non ho mai sentito questa preoccupazione educativa, dentro la tensione ad uscire dalla miseria sono sottosotto ammiccanti con il modello di vita occidentale e desiderosi di avere un livello di vita come noi europei.

“Gritos dos excluidos” e celebrazione dell’indipendenza

Martedì 7 settembre assieme ad alcuni giovani di Amar siamo andati ad Aparecida, città a metà strada tra Rio e Sào Paulo, dove c’è il più grande santuario brasiliano e dove si svolgeva anche una delle manifestazioni più importanti del “Grito dos excluidos” (Grido degli esclusi). Il sette settembre è il giorno della festa nazionale in Brasile, giorno della sua indipendenza dal Portogallo e nelle città principali erano previste le classiche parate militari. Il movimento degli esclusi ha scelto questo giorno proprio per riflettere sulla sovranità nazionale, per superare un patriottismo passivo per una partecipazione attiva nella costruzione di una società più giusta, solidale, plurale e fraterna. Così il giorno della festa della nazione diventa un’occasione di riflessione politica e di lotta per un nuovo ordine nazionale e mondiale. La manifestazione del “Grito” ha raccolto molta più gente in tutto il Brasile, rispetto alle classiche parate militari organizzate dal governo e a Aparecida c’era più gente che alla parata di Brasilia con Lula. In concomitanza era anche organizzata la “Romaria dos trabalhadores” che potremmo tradurre con pellegrinaggio dei lavoratori. E’ un evento molto sentito nelle comunità cristiane tanto è vero che solo la parrocchia di Sebastiào aveva sessanta autobus. La partenza per questo appuntamento ad Aparecida è stata alla 11 della sera di lunedì. Siamo arrivati verso le 5 del mattino e poi assieme a 90 mila persone ( queste sono state le stime) abbiamo partecipato alla manifestazione e poi alla messa. Cos’è il “Grito dos escluidos”? E’ un movimento nato nel 1994 ( quindi celebra 10 anni) e nel 1995 ha celebrato il suo primo evento nazionale con l’ obiettivo di approfondire il tema della campagna di fraternità di quell’anno e anche rispondere alle sfide che nascevano dalle settimane sociali brasiliane. Sia la campagna di fraternità che le settimane sociali sono iniziative organizzate dalla conferenza dei vescovi brasiliani (CNBB).
Il «Grito” è una mobilizzazione popolare che lavora su tre livelli: Primo : denunciare il modello politico ed economico che concentra la ricchezza e condanna milioni di persone all’ esclusione sociale. Secondo: mostrare sulle strade e sulle piazze il volto sfigurato degli esclusi,vittime della disoccupazione, miseria e fame. Terzo: proporre cammini alternativi al modello economico neoliberale per favorire l’inclusione sociale e la partecipazione ampia di tutti i cittadini.
Nel 1999 il movimento si è sparso per tutta l’America Latina coagulando e organizzando forze diverse. Lo slogan di questo anno è: “Brasil:Mudança pra valer, o povo faz acontecer”, che potremo tradurre ” Brasile: il cambiamento per la dignità, è il popolo che lo realizza”. La cosa interessante è che la metodologia usata per la partecipazione degli esclusi si basa sulla simbologia, creatività e mistica. Essere a questa manifestazione è stato per me un sentirmi da questo lato del popolo anche se alla sera nei giornali nazionali non c’è stato il minimo accenno alle manifestazioni realizzate in tutto il territorio nazionale, mentre (come sempre) grande risonanza alle parate militari.Da un po’ di tempo mi chiedo se si potrà mai uscire da questa stupida visione dove la grandezza di un popolo sta nelle sue armi e nei suoi eserciti. Ci sarà un momento nella storia dove si potrà celebrare la festa della cittadinanza e della pace ?

La Campagna Elettorale per le Elezioni municipali.

Il Brasile si sta preparando alle elezioni comunali che si svolgeranno all’inizio di ottobre ed è tutto in fermento. Il PT (partito dei lavoratori) di Lula vuole conquistare nuovi comuni, ma la lotta è più difficile di quella nazionale perché i singoli comuni hanno un sistema di clientelismo, un insieme di interessi e una dinamica di corruzione radicati nei decenni, per cui la lotta è più serrata e può essere in pericolo la vita stessa. Per chi avesse letto le mie lettere è da ricordare quanto ho scritto per Duque de Caxias e i «matadores».
Per quanto riguarda la pubblicità elettorale, è fatta sostanzialmente in due modi. C’è quella pubblica e visibile, con sbandieratori agli incroci e in punti strategici della città che sventolano il numero del candidato principale. E poi volantini e la televisione, che come in Italia presenta gli spot dei vari candidati. Poi c’è quella fatta dalle amicizie, dai ricatti e dalle minacce, forma nascosta o velata ma che tutti sanno riconoscere e temere. Le votazioni ormai da vari anni si svolgono in forma elettronica, per cui ogni partito ha un numero ( es. 13 per il PT di Lula) seguito da altri tre numeri che indicano il candidato. La cosa nuova è che in parecchi comuni del Brasile si sono presentati come candidati dei pastori (leggi vescovi) delle varie religioni (noi le chiameremo sette) come Crivella che a Rio è della chiesa del Regno di Dio. Nel tempo della campagna tutti mostrano le loro amicizie e sui muri delle case vedi i numeri o i volti dei candidati. La campagna è anche una delle tante forme di occupazione di molti poveri che per un mese o anche più vanno in giro a fare la pubblicità. Sostenere le bandiere, gli striscioni, distribuire volantini,condurre macchine con l’altoparlante sono l’ occupazione temporanea per un esercito di persone, specie nelle grandi città, dove la lotta è più intensa e c’è maggiore investimento economico nella campagna elettorale. Dall’inchiesta fatta, la paga si aggira sui 20-30 reais al giorno ( dai 6 ai 9 euro). Quest’ anno a Rio i partiti hanno firmato un accordo contro l’inquinamento da campagna elettorale per evitare il disordine e il lavoro creati dalla quantità di volantini lasciati in giro.
La battaglia è ancora aperta, ma la gente di Rio che ho incontrato e con cui ho parlato è rassegnata ( la nostra stessa rassegnazione) perché le cose non cambieranno e niente di nuovo si profila all’orizzonte.

DOVE DORMIRANNO I POVERI

Quando sono stato in Ecuador ho comprato un libricino di Gustavo Gutierrez (teologo della liberazione) che ha come titolo : «Donde dormiran los pobres?». In questo scritto Gutierrez conduce una analisi della società mondiale che si sta costruendo e invita a riflettere sul posto dei poveri in questa società, ricordando l’ammonimento della bibbia di preoccuparsi di quelli che non hanno da coprirsi ( esodo 22,26). Il problema teorico, mi si è presentato nella sua concretezza quando dopo il viaggio (Perù e Bolivia) sono tornato a Rio e mi sono accorto che quando tornavo a casa la sera ogni strada o viuzza aveva persone che dormivano per terra. Persone sdraiate sopra un cartone, magari con una specie di coperta sporca e lacera, a volte famiglie intere, sotto i porticati o le tettoie dei negozi ormai chiusi. E’ diventato lo scenario normale della città di notte. Ho abitato per vari mesi fuori del centro e non muovendomi molto la sera mai mi ero imbattuto nella drammaticità di questo fenomeno e a quanto pare le file degli uomini di strada si stanno ingrossando. La cosa si è fatta ancora più drammatica perché a Saõ Paulo, verso il 20 di agosto, una notte sono stati uccisi con una mazza 6 uomini che dormivano sulla strada, fracassando loro il cranio. Ciò ha suscitato paura tra i poveri e indignazione tra la gente. La polizia non è riuscita ancora a capire da dove venga questa violenza, se dalla polizia o dai commercianti (come è stato per i bambini di strada) o da gruppi di giovani di ideologia neonazista. Nessuna scritta è stata lasciata sui luoghi dei delitti.
Parlando con i catadores che circolano in centro di Rio alla sera per raccogliere i materiali riciclabili ho chiesto loro una stima delle persone che dormono per strada in città. Solo nel quartiere di Botafogo, Flamenco e dintorni mi davano un numero di cinquemila, che credo non lontano dalla reale proporzione e in tutta Rio probabilmente sono attorno ai 30 mila. Tanto per fare un confronto la stima dei bambini di strada è di circa 3 mila, i mendicanti e le persone che dormono sulla strada sono 10 volte di più. Mi sono informato anche su come potevo conoscere meglio il lavoro che si stava facendo, ma poi per motivi di tempo non ho potuto incontrare le persone che lavorano direttamente con questa problematica. Alla domanda del libro di Gutierrez: dove dormiranno i poveri, dentro di me ho risposto: io vedo tutti i giorni dove oggi dormono i poveri: sulle strade, ai margini, alla deriva. Fanno parte della schiera dell’umanità che si sta perdendo, sono gli uomini della notte o meglio la notte dell’uomo. Ogni volta che li incontro mi chiedo cosa posso fare per loro. Ho parlato con l’associazione Amar e mi hanno confermato la drammaticità del problema, non solo a Rio , ma anche alla periferia come Duque de Caxias. Quando ritorno a Rio, almeno cercherò di capirne di più, questo me lo sono promesso.

I bambini di strada e la vita sfidata

Non ne avevo mai parlato ma in questi ultimi giorni ,come del resto altre volte, mi è capitato di vedere ragazzi e adolescenti di strada, più che bambini, sfidare la morte. Si lanciano tra le macchine in corsa schivandole oppure stanno fermi in mezzo alla strada e agli incroci sfidando gli automobilisti ad evitarli. Altri lanciano oggetti contro le macchine e quando sono in due o tre uniscono il loro astio, diventano strafottenti e urlano tutta la loro rabbia insultando chi si lamenta del loro comportamento. Questi comportamenti si possono incontrare anche tra i giovani in Italia, ma qui hanno un senso speciale. Per una bambino di strada la sfida a quel mondo che lo esclude è continua, è la sua rivincita sul mondo. Far paura, far si che gli altri ti temano è l’unica rivincita per chi sta sulla strada : qui è il suo campo di battaglia. Ogni bambino o giovane di strada ha ingaggiato una sua lotta personale contro il mondo. Come non potrebbe essere altrimenti se sai che gli altri non ti vogliono? Questi ragazzi e giovani spesso sotto l’effetto della colla o anche della sola forza che dà la disperazione sono la minaccia irrazionale dentro la vita dei normali che usano la strada per spostarsi. Come la follia per il mondo dei saggi. La gente quando li vede li deve evitare e normalmente scuote la testa e impreca, ma non si ferma. Questo sanno fare i normali di fronte ad una realtà che non si sa e non si vuole affrontare. Un sabato che abbiamo fatto un giro per il centro mi sono fermato a parlare con tre di loro. Non erano bambini ma giovani, che avevano la scatola di legno per lustrare le scarpe. Uno di loro era appena arrivato dallo stato del Minas Gerais, un passato di Febem ( orfanotrofio-riformatorio), la mente non del tutto equilibrata, veniva in cerca di lavoro o in altri termini a rinforzare la schiera degli uomini di strada di Rio. Assieme a Juruna (giovane dell’associazione Amar ed ex bambino di strada) abbiamo cercato di convincerli ad andare in qualche associazione, ma ci hanno detto che la domenica normalmente anche queste chiudono. Loro non erano andati al mare come tanti altri bambini di strada e aspettavano qualche turista. Abbiamo dato loro dei reais per mangiare e un arrivederci per le strade di Rio, è sempre bene avere amici in questo mondo.

Vi lascio con dei versi di un poeta brasiliano, che invita alla speranza

Uma flor nasceu na rua!

Uma flor ainda desbotada
Ilude a polìcia, rompe o asfalto.
(Carlos Drummond de Andrade,1945)

Ciao da Mauro.