Un Italiano al 1° Forum Sociale delle Americhe – Il Colonialismo non é finito

Quito, Ecuador 1 agosto 2004

Il Forum é finito ieri (30 luglio), piú di 10 mila partecipanti da tutti i Paesi dell’America Latina, ma anche del nord America, dall’Europa e dell’Asia (55 paesi rappresentati), con 814 organizzazioni della societá civile, 429 eventi tra conferenze, tavole rotonde, testimonianze, seminari, laboratori, fiere popolari, attivitá culturali. Una presenza forte di ecuadoriani, peruviani, colombiani, venezuelani (per la loro vicinanza) e di movimenti indigeni, campesinos e come studiosi i sociologi di vari Paesi.

Perché sono venuto al Forum
Da vari mesi sono in Brasile e mi sono interessato di bambini di strada, di “catadores” (quelli che passano per le strade e frugano nelle immondizie a cercare materiali che si possono riciclare, realtá diffusa in Brasile), ma anche di movimenti sociali. Volevo anche avere un panorama piú ampio che comprendesse l’America Latina e per questo mi sono detto: quale migliore occasione del Forum Sociale delle Americhe? Inoltre volevo comprendere quali sono le idee nuove, le iniziative e le proposte dei movimenti popolari per la costruzione di un mondo migliore e anche approfittarne per conocere altre iniziative di lavoro con i bambini di strada.
Il Forum

Questo Forum ( ome fino ad ora tutti i Forum Sociali) é stato organizzato a partire da filoni tematici che raccolgono le problematiche piú forti dei movimenti sociali. I temi sono stati 5:
1) Il problema economico;
2) La pace e la violenza;
3) Potere-democrazia- diversitá;
4) Comunicazione e cultura;
5) Popoli indigeni e afrodiscendenti.
Vediamoli in dettaglio.
1) Il tema economico é ruotato attorno al problema della globalizzazione neoliberale, che in America Latina mostra i suoi effetti nefasti, sfruttando (leggi rubando) le risorse naturali, creando povertá, mantenendo l’ingiustizia sociale e l’esclusione di molti settori della popolazione a vantaggio di pochi, aumentando la corruzione e la concentrazione del capitale.
2) Con il tema della pace e della violenza si é voluto riflettere sulla problematica della militarizzazione del mondo e specialmente dell’America Latina (A.L.) con la creazione di nuove basi militari da parte degli USA, assieme alla problematica del sistema violento e repressivo di vari stati dell’A.L. e di un passato di eliminazione di tutti coloro che protestavano, caratteristico delle dittature piú o meno dichiarate in questo lato del mondo. Ci sono ancora ferite aperte e crimini da comprendere nella storia di questi Paesi.
3) Attorno al problema della democrazia, si é riflettuto molto sulla crisi dei sistemi definiti democratici e su cosa significa creare una vera democrazia assieme alla gestione del potere e del rispetto delle diversitá.
4) Con il tema della cultura e della comunicazione si é parlato delle diversitá e di una comunicazione libera che permetta l’accesso alle fonti di informazione, contro una cultura occidentale (pensiero unico) che domina la comunicazione e la usa per rafforzare il suo potere economico e dominio culturale.
5) Tra i protagonisti del Forum ci sono stati gli indios con tutta la problematica legata alla necessità della terra per poter vivere, del rispetto di una cultura (molto) differente e la rivendicazione di una nazionalita propria. Ho anche scoperto che la problematica degli afrodiscendenti non é solo del Brasile (dove sono piú della metá della popolazione), ma di tutta l’A.L. e dei Caraibi.

Il Grido degli esclusi
Il Forum é stato soprattutto la voce degli esclusi. L’insieme degli incontri e scambi ha dato voce a tutte quelle realtá che il sistema politico e culturale non lascia spazio. Qui ti accorgi che esiste un altro mondo che non appare nella TV o nei giornali, una serie di problematiche e di visioni della realtá che non riesci a comprendere se non da questo luogo privilegiato. Una vera immesione in un altro lato della realtá che normalmente é nascosto o non si vuole vedere. Indios, campesinos, movimenti per i diritti umani, movimenti delle donne, bambini di strada, con le loro storie di violenza subita, esclusione, lotta per la dignitá; queste sono le voci che si sono alzate al forum accanto alle analisi dei sociologi e teorici dei vari movimenti. Per i movimenti stessi é stato un momento di incontro, di scambio di iniziative e di organizzazione di una lotta comune per il rispetto dei diritti degli esclusi, criticando il sistema economico-politico-culturale dominante e formulando alternative al sistema.
Le voci innovative

Tra i molti incontri a cui ho partecipato, devo dire prima di tutto che sono stato provocato ad uscire dal sistema del pensiero unico (leggi occidentale) e dalle sue giustificazioni per accogliere un altro modo di vedere il mondo e di organizarlo. Scoprire e demistificare le idee dello sviluppo neoliberale e accogliere un pensiero critico é un cammino che si puó fare solo accanto ai movimenti che portano avanti una educazione popolare. Ho partecipato a vari incontri sulla tematica dei popoli indigeni, afrodiscendenti, movimenti delle donne e ho scoperto come loro sono portatori di una vera critica al pensiero unico. I popoli indigeni in particolare mettono in evidenza le decisioni prese degli altri (leggi mondo occidentale) sulla loro vita, criticano l’idea di sviluppo perché porta a sfruttare la terra ed é fuori del loro sistema culturale (per loro lo scopo della vita é trovare un equilibrio e un sistema di vita sostenibile), mettono in evidenza che il problema dei diritti umani é quasi una favola o meglio un problema per i privilegiati, un frutto del sistema occidentale, di una visione individualista dell’uomo. Inoltre presentano la lotta per la terra e la sua difesa una questione fondamentale per la loro esistenza ma anche per la vita di tutti gli uomini, criticano la proprietá privata in nome della comunitá, offrono ai movimenti sociali una esperienza di lotta e di resistenza di secoli di fronte a tutte le iniziative che li volevano eliminare.
Propongono un linguaggio e una educazione che non sia solo celebrale, ma che coinvolga tutto l’essere, contestano la mentalitá occidentale che porta a sfruttare la terra e a distruggerla. Accanto ci sono i movimenti femministi che rivendicano la loro autonomia e contestano ONG e altre istituzioni che vogliono indirizzare il loro cammino, avendo l’idea che i poveri o le persone semplici non siano capaci di analizzare la realtá e di scegliere il proprio cammino.

I colori e le voci

Il FSA si é svolto in un clima di festa, dove i colori dell’arcobaleno si incontravano in tutti i luoghi, specialmenti i colori e le voci e le musiche del mondo andino. La libertá di espressione, di raccontare la propria storia e anche di fare critiche é uno degli aspetti fondamentali del Forum. Lo spagnolo, il portoghese, il Ketchua, inglese e francese, le lingue parlate e tradotte simultaneamente da un gruppo di interpreti volontari che si chiama Babele) e che ha permesso l’incontro di persone tanto diverse.

Un altro mondo é possibile, un’altra America é possibile, un altro Forum é possibile.

Dentro il cammino per creare un mondo che include e non esclude, dove povertà e ingiustizia siano eliminate, specialmente in A.L. dove questi fenomeni sono strutturati dentro un sistema economico, c’è anche il problema dell’essenza stessa dei Forum Sociali. I giovani, presenza forte al Forum, sono stati i piú critici verso il forum stesso, chiedendo una gestione piú democratica, meno legata alla presenza dei sociologi (o studiosi), in ascolto maggiore della base e delle voci di chi lotta sul campo. C’é un problema di gestione del potere all’interno stesso del forum. I giovani hanno affermato (ma anche altri movimenti) che se vogliamo un altro mondo dobbiamo cominciare all’interno dei forum e dei movimenti stessi un sistema di relazioni nuove, solo cosí possiamo costruire una vera democrazia.

Mauro Furlan, Quito, Ecuador.