Uno tra i settemila, Jonny nella Febem

Sabato 4 e domenica 5 dicembre ho fatto un salto a São Paulo per salutare Paolo ed Edith. Dovevo anche incontrare una giornalista Italiana, Laura Fantozzi che nei giorni seguenti andrà a Porto Alegre per fare la volontaria al Forum Sociale Mondiale.
A São Paulo ci sono arrivato verso le 15 del pomeriggio e ho visto che il costo dei biglietti dell’autobus è aumentato. Il biglietto della compagnia 1001 che costava 51 reais, adesso ne costa 59: un bell’aumento! Ho scoperto che anche le altre compagnie di autobus hanno aumentato, ma non così tanto.
Paolo mi ha accolto nel suo appartamento, nel quartiere di Higienopolis. Ho incontrato la moglie Eneide e la loro figlia di 12 anni Marta.
Paolo mi ha raccontato le novità della comunità di Jardim Lourdes, dei passi (piccoli per noi, ma grandi per loro) che stanno facendo e che la responsabile dell’azione comunitaria sta imparando ad usare il computer e le e-mail, così può scrivere a Macondo.
Abbiamo fatto anche un giro per il quartiere di Higienopolis, che è una zona dove abitano le persone della classe media e alta. Siamo passati davanti alla scuola della figlia e poi siamo entrati al centro commerciale, tra i più famosi, dove all’interno c’era un albero di Natale di 4 piani. Io non sono molto esperto di centri commerciali italiani, ma qui i centri commerciali sono normalmente sviluppati su diversi piani, in altezza. I negozi fanno concorrenza con i nostri, sono ben curati e hanno prodotti costosi. Per me un vero pugno negli occhi.

Alla sera con la macchina siamo andati a trovare Edith nella sua casa in un altro quartiere. Edith ci ha preparato da magiare e mi ha messo al corrente degli ultimi sviluppi della situazione. Da quando è ritornata dall’Italia (è intervenuta alla festa di Macondo a fine maggio) è sempre stata cercata da varie persone dei quartieri centrali di São Paulo per fare dei progetti per i bambini di strada. Lei è sempre stata critica perché sono sempre progetti che hanno come unico obiettivo togliere i bambini da quel quartiere. Ma per metterli dove? Ad insistere per togliere i ragazzi dalla strada sono normalmente le associazioni dei commercianti che non vogliono bambini a chiedere l’elemosina o rubare davanti ai negozi e anche la polizia che è costretta ad intervenire quando vengono chiamati. Ciascuno vede il proprio problema. Ma i bambini, chi li capisce? Adesso l’associazione dei quartieri del centro sembra sia intenzionata a tentare di coordinare le varie associazioni e gruppi che lavorano a favore dei bambini di strada ed Edith sarebbe chiamata a essere tra le responsabili. Questa iniziativa è all’inizio e non si sa come andrà a finire. Edith è sempre molto critica verso questo tipo di iniziative perché in fondo non c’è la volontà di mettere mano ai problemi, ma solo di spostarli.
Edith mi ha anche messo al corrente della situazione di Jonny, il bambino che lei aveva incontrato sulla strada alcuni anni fa. Adesso ha 14 anni e si trova alla Febem. La storia di Jonny è uguale a quella degli altri 6.222 ragazzi che si trovano attualmente alla Febem. Della famigerata Febem parlerò tra poco.
Jonny, bambino di strada, preso dalla polizia, internato in questa realtà che si chiama Febem da 2 anni, non ha praticamente nessuno che si cura di lui. La mamma è alcolizzata e consumatrice di droga e del figlio non ne vuole sapere. Allora di chi è questo figlio? Per Edith, Jonny è come un figlio di cui sente la responsabilità. E’ andata più volte a trovarlo alla Febem, col permesso del giudice. La prima volta che è andata le hanno fatto una perquisizione totale per vedere se portava droga o altro. Ciò significa spogliarsi nudi, aprire le gambe e saltare per vedere se si nasconde qualcosa nella vagina. Lei ha reagito denunciando la cosa e da quel momento la trattano con più rispetto.
Edith ha notato la situazione grave di Jonny. Gli altri ragazzi lo hanno minacciato di morte perché parla troppo. La Febem dove si trova Jonny ha 10 padiglioni con 250 ragazzi ciascuno. Edith si è fatta carico del problema e sta cercando una comunità di disintossicazione sapendo che i ragazzi di strada che sono alla Febem sono tutti drogati o comunque incapaci di gestirsi una vita che noi chiameremo normale e hanno bisogno di un aiuto adeguato. A forza di cercare ha trovato un istituto specializzato vicino a Campinas. Questa settimana sono andati a fare il colloquio e lungo il percorso (100 km) il furgone si è rotto. Sono arrivati all’appuntamento con 5 ore di ritardo. Mentre loro erano in viaggio alla Febem i ragazzi hanno fatto una delle consuete rivolte. Per fortuna erano a 100 km di distanza.
L’istituto di Campinas è disposto a curare il ragazzo, ma ci vuole l’ordine del giudice anche per poter pagare il costo (che è abbastanza alto) con i soldi dello stato. In Brasile che io sappia non ci sono fondi statali per pagare la cura disintossicante, perché tutti gli istituti che conosco funzionano con soldi privati.
Adesso Edith dovrà incontrare il giudice per avere queste autorizzazioni e soprattutto trovare un istituto che accolga Jonny dopo i sei mesi di trattamento e che si faccia responsabile. Questo è ancora più difficile, ha bussato a molte porte, ma nessuno ha spazio ed è in grado di affrontare questo problema. Edith sta continuando la lotta contro un mondo che produce bambini di strada e non ne vuole sapere di affrontare e risolvere il problema che esso stesso crea.

Domenica mattina mi sono incontrato con Laura Fantozzi in “Praça da Sé”, la piazza principale di São Paulo, davanti alla cattedrale. La piazza era popolata da molte persone senza fissa dimora o meglio che hanno la piazza come loro casa. Ho notato che ce n’erano molte e anche bambini di strada che si facevano il bagno sulla fontana a lato e mettevano i vestiti ad asciugare sopra le piante visto che era un giorno di sole. La piazza per me aveva un colore diverso ed ho capito che era domenica. Le altre volte che ero stato in questa piazza era in giorni feriali e i senza dimora si vedevano meno nel via vai della gente indaffarata. Di domenica (è la stessa cosa anche a Rio) percepisci meglio chi abita sulla strada, perché ci sono solo loro. Ci siamo messi a chiacchierare con qualcuno di loro che quando vedevano le nostre facce da stranieri venivano a chiederci 10 centesimi di euro per comprarsi una grappa. Con Laura ci siamo scambiati impressioni di viaggio, attese e desideri e ci siamo dati appuntamento a fine gennaio a Porto Alegre per il Forum.

La famigerata FEBEM

FEBEM = Fundação Estadual do Bem Estar do Menor ( Istituto del benessere del minore) ha compiuto 31 anni il 12 dicembre.
Istituita nel 1973 sotto la dittatura militare, aveva il compito di ospitare i minori orfani e abbandonati e già dal 1977 sono sorte le prime denuncie per tortura. In tutti questi anni ci sono state continue ribellioni e anche morti. Ci sono state continue denuncie delle associazioni per i diritti umani perché di fatto è diventato un carcere minorile, non ha recuperato nessuno, anzi íocumento=Uno tra i settemila,Jonny nella Febem

Sabato 4 e domenica 5 dicembre ho fatto un salto a São Paulo per salutare Paolo ed Edith. Dovevo anche incontrare una giornalista Italiana, Laura Fantozzi che nei giorni seguenti andrà a Porto Alegre per fare la volontaria al Forum Sociale Mondiale.
A São Paulo ci sono arrivato verso le 15 del pomeriggio e ho visto che il costo dei biglietti dell’autobus è aumentato. Il biglietto della compagnia 1001 che costava 51 reais, adesso ne costa 59: un bell’aumento! Ho scoperto che anche le altre compagnie di autobus hanno aumentato, ma non così tanto.
Paolo mi ha accolto nel suo appartamento, nel quartiere di Higienopolis. Ho incontrato la moglie Eneide e la loro figlia di 12 anni Marta.
Paolo mi ha raccontato le novità della comunità di Jardim Lourdes, dei passi (piccoli per noi, ma grandi per loro) che stanno facendo e che la responsabile dell’azione comunitaria sta imparando ad usare il computer e le e-mail, così può scrivere a Macondo.
Abbiamo fatto anche un giro per il quartiere di Higienopolis, che è una zona dove abitano le persone della classe media e alta. Siamo passati davanti alla scuola della figlia e poi siamo entrati al centro commerciale, tra i più famosi, dove all’interno c’era un albero di Natale di 4 piani. Io non sono molto esperto di centri commerciali italiani, ma qui i centri commerciali sono normalmente sviluppati su diversi piani, in altezza. I negozi fanno concorrenza con i nostri, sono ben curati e hanno prodotti costosi. Per me un vero pugno negli occhi.

Alla sera con la macchina siamo andati a trovare Edith nella sua casa in un altro quartiere. Edith ci ha preparato da magiare e mi ha messo al corrente degli ultimi sviluppi della situazione. Da quando è ritornata dall’Italia (è intervenuta alla festa di Macondo a fine maggio) è sempre stata cercata da varie persone dei quartieri centrali di São Paulo per fare dei progetti per i bambini di strada. Lei è sempre stata critica perché sono sempre progetti che hanno come unico obiettivo togliere i bambini da quel quartiere. Ma per metterli dove? Ad insistere per togliere i ragazzi dalla strada sono normalmente le associazioni dei commercianti che non vogliono bambini a chiedere l’elemosina o rubare davanti ai negozi e anche la polizia che è costretta ad intervenire quando vengono chiamati. Ciascuno vede il proprio problema. Ma i bambini, chi li capisce? Adesso l’associazione dei quartieri del centro sembra sia intenzionata a tentare di coordinare le varie associazioni e gruppi che lavorano a favore dei bambini di strada ed Edith sarebbe chiamata a essere tra le responsabili. Questa iniziativa è all’inizio e non si sa come andrà a finire. Edith è sempre molto critica verso questo tipo di iniziative perché in fondo non c’è la volontà di mettere mano ai problemi, ma solo di spostarli.
Edith mi ha anche messo al corrente della situazione di Jonny, il bambino che lei aveva incontrato sulla strada alcuni anni fa. Adesso ha 14 anni e si trova alla Febem. La storia di Jonny è uguale a quella degli altri 6.222 ragazzi che si trovano attualmente alla Febem. Della famigerata Febem parlerò tra poco.
Jonny, bambino di strada, preso dalla polizia, internato in questa realtà che si chiama Febem da 2 anni, non ha praticamente nessuno che si cura di lui. La mamma è alcolizzata e consumatrice di droga e del figlio non ne vuole sapere. Allora di chi è questo figlio? Per Edith, Jonny è come un figlio di cui sente la responsabilità. E’ andata più volte a trovarlo alla Febem, col permesso del giudice. La prima volta che è andata le hanno fatto una perquisizione totale per vedere se portava droga o altro. Ciò significa spogliarsi nudi, aprire le gambe e saltare per vedere se si nasconde qualcosa nella vagina. Lei ha reagito denunciando la cosa e da quel momento la trattano con più rispetto.
Edith ha notato la situazione grave di Jonny. Gli altri ragazzi lo hanno minacciato di morte perché parla troppo. La Febem dove si trova Jonny ha 10 padiglioni con 250 ragazzi ciascuno. Edith si è fatta carico del problema e sta cercando una comunità di disintossicazione sapendo che i ragazzi di strada che sono alla Febem sono tutti drogati o comunque incapaci di gestirsi una vita che noi chiameremo normale e hanno bisogno di un aiuto adeguato. A forza di cercare ha trovato un istituto specializzato vicino a Campinas. Questa settimana sono andati a fare il colloquio e lungo il percorso (100 km) il furgone si è rotto. Sono arrivati all’appuntamento con 5 ore di ritardo. Mentre loro erano in viaggio alla Febem i ragazzi hanno fatto una delle consuete rivolte. Per fortuna erano a 100 km di distanza.
L’istituto di Campinas è disposto a curare il ragazzo, ma ci vuole l’ordine del giudice anche per poter pagare il costo (che è abbastanza alto) con i soldi dello stato. In Brasile che io sappia non ci sono fondi statali per pagare la cura disintossicante, perché tutti gli istituti che conosco funzionano con soldi privati.
Adesso Edith dovrà incontrare il giudice per avere queste autorizzazioni e soprattutto trovare un istituto che accolga Jonny dopo i sei mesi di trattamento e che si faccia responsabile. Questo è ancora più difficile, ha bussato a molte porte, ma nessuno ha spazio ed è in grado di affrontare questo problema. Edith sta continuando la lotta contro un mondo che produce bambini di strada e non ne vuole sapere di affrontare e risolvere il problema che esso stesso crea.

Domenica mattina mi sono incontrato con Laura Fantozzi in “Praça da Sé”, la piazza principale di São Paulo, davanti alla cattedrale. La piazza era popolata da molte persone senza fissa dimora o meglio che hanno la piazza come loro casa. Ho notato che ce n’erano molte e anche bambini di strada che si facevano il bagno sulla fontana a lato e mettevano i vestiti ad asciugare sopra le piante visto che era un giorno di sole. La piazza per me aveva un colore diverso ed ho capito che era domenica. Le altre volte che ero stato in questa piazza era in giorni feriali e i senza dimora si vedevano meno nel via vai della gente indaffarata. Di domenica (è la stessa cosa anche a Rio) percepisci meglio chi abita sulla strada, perché ci sono solo loro. Ci siamo messi a chiacchierare con qualcuno di loro che quando vedevano le nostre facce da stranieri venivano a chiederci 10 centesimi di euro per comprarsi una grappa. Con Laura ci siamo scambiati impressioni di viaggio, attese e desideri e ci siamo dati appuntamento a fine gennaio a Porto Alegre per il Forum.

La famigerata FEBEM

FEBEM = Fundação Estadual do Bem Estar do Menor ( Istituto del benessere del minore) ha compiuto 31 anni il 12 dicembre.
Istituita nel 1973 sotto la dittatura militare, aveva il compito di ospitare i minori orfani e abbandonati e già dal 1977 sono sorte le prime denuncie per tortura. In tutti questi anni ci sono state continue ribellioni e anche morti. Ci sono state continue denuncie delle associazioni per i diritti umani perché di fatto è diventato un carcere minorile, non ha recuperato nessuno, anzi è una scuola di delinquenza. Le varie sedi sono sempre state insufficienti e a volte dove c’erano cento posti hanno messo 600 ragazzi. Il trattamento dei giovani alla fine si è rivelato quello di una prigione. Negli ultimi 12 mesi secondo dati ufficiali si sono registrate 10 morti, 26 ribellioni e 52 fughe con 346 fuggitivi.

Da ricerche fatte il 50% di quelli che sono passati alla Febem sono diventati criminali. Il 15% della popolazione carceraria adulta è passata per la Febem. Il 19% dei 6.623 che esce dalla Febem ritornano di nuovo, fino a diventare adulti.
Nello stato di São Paulo ci sono 69 centri e non sono state mai rimodernati, l’idea prevalente era fare grandi complessi come quelli di Franco da Rocha e Tatuapè. I ragazzi e adolescenti che arrivano alla Febem, sono normalmente bambini di strada, che non hanno genitori, che usano droga (fumo, alcool, marijuana, crack) hanno fatto qualche furto per sopravvivere, qualcuno ha anche ucciso.
Il profilo dei giovani della Febem: l’evoluzione della criminalizzazione è stata accompagnata dal cambiamento del profilo dell’adolescente che ha infranto la legge. Negli anni ’70 e ’80 il piccolo furto per mangiare era la principale causa di entrata alla Febem. La cosa è cambiata negli anni ’90 con l’aumento dell’esclusione sociale, con il disastro del miracolo economico e l’infiltrazione del traffico di droga nella popolazione più povera. Secondo i dati della Febem il furto è la principale causa di entrata (60%), poi l’assassinio (10,4%), trafficanti (10%), furto a mano armata (5,6%), assalto con morto (3,1%). Il rimanente per non aver rispettato le misure prese dal giudice.
Alla Febem tutti sono trattati come delinquenti e non sono messe in atto le strategie per il recupero. E’ un grande parcheggio, in attesa che diventino adulti. Ma come tutti sanno tra le mura di un carcere, non si diventa santi, la regola che domina è quella del più forte, la violenza è regola di vita.
Questo è quello che è successo anche a Jonny, ma lui ha serie intenzioni di uscirne. Ha 14 anni, la vita davanti e nessuno che si interessa di lui tranne Edith. E gli altri 6.222 di chi sono, si perché 6.223 è il numero attuale dei ragazzi alla Febem di Sao Paulo. Ma quanti sono nello stato di Sao Paulo e quanti in Brasile? Ho cercato statistiche ma non ne ho trovate.
Qui a Rio de Janeiro non c’è la Febem, ma istituti simili, con parvenze migliori.
Li chiamano ‘abrigo’ cioè case di accoglienza. Normalmente i ragazzi raccolti per strada dalla polizia e portati di forza a questi ‘abrighi’ dopo qualche giorno saltano il muro e ritornano sulla strada. Questi istituti non offrono nulla ai ragazzi e diventano una prigione. Manca la relazione affettiva di cui questi bambini sono carenti (ho visto ragazzi di 18 anni succhiarsi il pollice), mancano le attività educative che possano far si che il ragazzo trovi un motivo per restare e recuperarsi.
Pensate che ultimamente la Febem è passata di mano a due segreterie di stato che è dire ministeri quello dell”Assistência e Desenvolvimento Social’ (assistenza e sviluppo sociale) e quello dell”Esporte e Lazer'(sport e divertimento). Dal 2002 è in mano al ministero dell’educazione, ma di fatto non è cambiato nulla. Dice padre Julio Lancellotti che da 20 anni lavora con progetti di recupero di minori: ‘Não adianta mudar o bolo de prato se a receita continuar a mesma’, che significa: non serve cambiare la torta di piatto se la quantità è la stessa. Adesso la nuova proposta è di dare la Febem in gestione ad associazioni ed enti, così lo stato si defila dal lavoro che sarebbe suo.
Non ho mai sentito da quando sto in Brasile parlare di riforma seria della Febem o di tali istituti. Ho sentito invece parlare e molto di punibilità di minori che commettono crimini gravi, specie l’anno scorso, quando un ragazzo di 17 anni con complicità di adulti ha ucciso una coppietta di innamorati che si erano appartati in una casa abbandonata alla periferia di São Paulo.
Mi accorgo che Edith sta affrontando una serie di cose che fanno capire come tutto gioca contro, nessuno favorisce, il sistema è reticente. Edith ripete spesso: “ma questi bambini di chi sono?” E lei si risponde: “sono nostri, sono della società e noi dobbiamo curarli e accudirli!” Tutti le danno ragione ma è necessario un reale cambio di visione delle cose e questo pochissimi (forse nessuno) vogliono veramente farlo.
Anche in questi giorni ho telefonato ad Edith per sapere come vanno le cose e sostenerla nella sua lotta. Un lumicino nel buio e una seria possibilità di cambiamento per Jonny, uno dei 7.000 figli di nessuno nella società dell’opulenza.

Ma passiamo ad altre cose più spicciole

Una società violenta
In queste settimane sono andato più volte in banca e in varie banche per pagare le iscrizioni al forum o fare documenti (bisogna sempre pagare una tassa) e mi sono reso conto del clima di violenza che si subisce. Quando entri devi depositare cellulare e soldi e tutto il metallo che hai addosso. Se come me hai uno zainetto lo devo aprire perché le guardie controllino. All’interno della banca ci sono minimo 3 guardie armate, a volte anche di più, dipende dall’importanza della sede.
In questo mondo attualmente i luoghi più protetti sono le banche. Difendere i soldi e non l’uomo, questa non è una aberrazione? In nome dei soldi si compiono le più grandi atrocità nel mondo e si giustificano le ingiustizie più grandi. La violenza non è nelle armi in mano ai poliziotti che sfioro tutti i giorni, non è nella possibile minaccia di trovarmi in mezzo ad una sparatoria, ma è l’assoluto dei soldi.
La violenza è propria della società del consumo, dove anche i ragazzi del narcotraffico, entrano nella violenza per comperare prodotti che migliorano lo stato sociale. Avere scarpe, vestiti di marca è questa la grande motivazione che spinge i giovani a diventare violenti. La vera violenza non sono le armi che ne sono il simbolo, la violenza risiede nel difendere la disuguaglianza, l’uso della forza per mantenere l’ingiustizia.

I servi nelle case dei ricchi
Più volte mi sono chiesto cosa pensa un uomo, una donna, che vive in una sottospecie di casa in favela quando va a fare le pulizie nelle case dei ricchi. Si perché questo è il lavoro che molti abitanti delle favelas fanno. Pulire i giardini, pulire la casa, lavare la biancheria, portinaio, ecc.. Se io facessi un lavoro di questo tipo, coltiverei molta invidia e rabbia. Vedendo il divario tra la vita dei ricchi con 20-30mila reais di reddito e io che ne ricevo 300 cosa potrei pensare? quali reazioni per la nostra mentalità? Lascio l’interrogativo aperto, ma voi potete immaginare già qual è l’atteggiamento dei brasiliani.

L’aria del carnevale avanza
Già da due settimane le luci del Sambodromo alla sera sono illuminate, specie al venerdì, sabato e domenica e si vedono le scuole di samba fare le prove. Non hanno i vestiti, al posto dei carri mascherati ci sono delle corriere, ma le prove le stanno facendo. Misurano i tempi, provano i movimenti delle varie parti della sfilata, sperimentano coreografie, sambano. Il carnevale, punto di riferimento dell’anno carioca, attrattiva per i turisti, sintesi dell’apice della vita per gli abitanti di Rio, celebrazione collettiva della festa, è alle porte. Il Samba e il carnevale, creazione degli abitanti delle favelas, sta avanzando a passi di prova. Adesso in Brasile la scuola è terminata o termina in questa settimana. Poi ci sono le vacan8 una scuola di delinquenza. Le varie sedi sono sempre state insufficienti e a volte dove c’erano cento posti hanno messo 600 ragazzi. Il trattamento dei giovani alla fine si è rivelato quello di una prigione. Negli ultimi 12 mesi secondo dati ufficiali si sono registrate 10 morti, 26 ribellioni e 52 fughe con 346 fuggitivi.

Da ricerche fatte il 50% di quelli che sono passati alla Febem sono diventati criminali. Il 15% della popolazione carceraria adulta è passata per la Febem. Il 19% dei 6.623 che esce dalla Febem ritornano di nuovo, fino a diventare adulti.
Nello stato di São Paulo ci sono 69 centri e non sono state mai rimodernati, l’idea prevalente era fare grandi complessi come quelli di Franco da Rocha e Tatuapè. I ragazzi e adolescenti che arrivano alla Febem, sono normalmente bambini di strada, che non hanno genitori, che usano droga (fumo, alcool, marijuana, crack) hanno fatto qualche furto per sopravvivere, qualcuno ha anche ucciso.
Il profilo dei giovani della Febem: l’evoluzione della criminalizzazione è stata accompagnata dal cambiamento del profilo dell’adolescente che ha infranto la legge. Negli anni ’70 e ’80 il piccolo furto per mangiare era la principale causa di entrata alla Febem. La cosa è cambiata negli anni ’90 con l’aumento dell’esclusione sociale, con il disastro del miracolo economico e l’infiltrazione del traffico di droga nella popolazione più povera. Secondo i dati della Febem il furto è la principale causa di entrata (60%), poi l’assassinio (10,4%), trafficanti (10%), furto a mano armata (5,6%), assalto con morto (3,1%). Il rimanente per non aver rispettato le misure prese dal giudice.
Alla Febem tutti sono trattati come delinquenti e non sono messe in atto le strategie per il recupero. E’ un grande parcheggio, in attesa che diventino adulti. Ma come tutti sanno tra le mura di un carcere, non si diventa santi, la regola che domina è quella del più forte, la violenza è regola di vita.
Questo è quello che è successo anche a Jonny, ma lui ha serie intenzioni di uscirne. Ha 14 anni, la vita davanti e nessuno che si interessa di lui tranne Edith. E gli altri 6.222 di chi sono, si perché 6.223 è il numero attuale dei ragazzi alla Febem di Sao Paulo. Ma quanti sono nello stato di Sao Paulo e quanti in Brasile? Ho cercato statistiche ma non ne ho trovate.
Qui a Rio de Janeiro non c’è la Febem, ma istituti simili, con parvenze migliori.
Li chiamano ‘abrigo’ cioè case di accoglienza. Normalmente i ragazzi raccolti per strada dalla polizia e portati di forza a questi ‘abrighi’ dopo qualche giorno saltano il muro e ritornano sulla strada. Questi istituti non offrono nulla ai ragazzi e diventano una prigione. Manca la relazione affettiva di cui questi bambini sono carenti (ho visto ragazzi di 18 anni succhiarsi il pollice), mancano le attività educative che possano far si che il ragazzo trovi un motivo per restare e recuperarsi.
Pensate che ultimamente la Febem è passata di mano a due segreterie di stato che è dire ministeri quello dell”Assistência e Desenvolvimento Social’ (assistenza e sviluppo sociale) e quello dell”Esporte e Lazer'(sport e divertimento). Dal 2002 è in mano al ministero dell’educazione, ma di fatto non è cambiato nulla. Dice padre Julio Lancellotti che da 20 anni lavora con progetti di recupero di minori: ‘Não adianta mudar o bolo de prato se a receita continuar a mesma’, che significa: non serve cambiare la torta di piatto se la quantità è la stessa. Adesso la nuova proposta è di dare la Febem in gestione ad associazioni ed enti, così lo stato si defila dal lavoro che sarebbe suo.
Non ho mai sentito da quando sto in Brasile parlare di riforma seria della Febem o di tali istituti. Ho sentito invece parlare e molto di punibilità di minori che commettono crimini gravi, specie l’anno scorso, quando un ragazzo di 17 anni con complicità di adulti ha ucciso una coppietta di innamorati che si erano appartati in una casa abbandonata alla periferia di São Paulo.
Mi accorgo che Edith sta affrontando una serie di cose che fanno capire come tutto gioca contro, nessuno favorisce, il sistema è reticente. Edith ripete spesso: “ma questi bambini di chi sono?” E lei si risponde: “sono nostri, sono della società e noi dobbiamo curarli e accudirli!” Tutti le danno ragione ma è necessario un reale cambio di visione delle cose e questo pochissimi (forse nessuno) vogliono veramente farlo.
Anche in questi giorni ho telefonato ad Edith per sapere come vanno le cose e sostenerla nella sua lotta. Un lumicino nel buio e una seria possibilità di cambiamento per Jonny, uno dei 7.000 figli di nessuno nella società dell’opulenza.

Ma passiamo ad altre cose più spicciole

Una società violenta
In queste settimane sono andato più volte in banca e in varie banche per pagare le iscrizioni al forum o fare documenti (bisogna sempre pagare una tassa) e mi sono reso conto del clima di violenza che si subisce. Quando entri devi depositare cellulare e soldi e tutto il metallo che hai addosso. Se come me hai uno zainetto lo devo aprire perché le guardie controllino. All’interno della banca ci sono minimo 3 guardie armate, a volte anche di più, dipende dall’importanza della sede.
In questo mondo attualmente i luoghi più protetti sono le banche. Difendere i soldi e non l’uomo, questa non è una aberrazione? In nome dei soldi si compiono le più grandi atrocità nel mondo e si giustificano le ingiustizie più grandi. La violenza non è nelle armi in mano ai poliziotti che sfioro tutti i giorni, non è nella possibile minaccia di trovarmi in mezzo ad una sparatoria, ma è l’assoluto dei soldi.
La violenza è propria della società del consumo, dove anche i ragazzi del narcotraffico, entrano nella violenza per comperare prodotti che migliorano lo stato sociale. Avere scarpe, vestiti di marca è questa la grande motivazione che spinge i giovani a diventare violenti. La vera violenza non sono le armi che ne sono il simbolo, la violenza risiede nel difendere la disuguaglianza, l’uso della forza per mantenere l’ingiustizia.

I servi nelle case dei ricchi
Più volte mi sono chiesto cosa pensa un uomo, una donna, che vive in una sottospecie di casa in favela quando va a fare le pulizie nelle case dei ricchi. Si perché questo è il lavoro che molti abitanti delle favelas fanno. Pulire i giardini, pulire la casa, lavare la biancheria, portinaio, ecc.. Se io facessi un lavoro di questo tipo, coltiverei molta invidia e rabbia. Vedendo il divario tra la vita dei ricchi con 20-30mila reais di reddito e io che ne ricevo 300 cosa potrei pensare? quali reazioni per la nostra mentalità? Lascio l’interrogativo aperto, ma voi potete immaginare già qual è l’atteggiamento dei brasiliani.

L’aria del carnevale avanza
Già da due settimane le luci del Sambodromo alla sera sono illuminate, specie al venerdì, sabato e domenica e si vedono le scuole di samba fare le prove. Non hanno i vestiti, al posto dei carri mascherati ci sono delle corriere, ma le prove le stanno facendo. Misurano i tempi, provano i movimenti delle varie parti della sfilata, sperimentano coreografie, sambano. Il carnevale, punto di riferimento dell’anno carioca, attrattiva per i turisti, sintesi dell’apice della vita per gli abitanti di Rio, celebrazione collettiva della festa, è alle porte. Il Samba e il carnevale, creazione degli abitanti delle favelas, sta avanzando a passi di prova. Adesso in Brasile la scuola è terminata o termina in questa settimana. Poi ci sono le vacanze estive che andranno fino a metà febbraio. Dopo il carnevale, la vita ricomincia. Gennaio in Brasile è come il nostro agosto, il mese delle ferie. All’associazione non si chiude, si va in ferie a turno durante tutto l’anno, anche se a gennaio le attività sono meno intense. Per i ragazzi l’associazione diventa ‘colonia de ferias’ cioè le nostre attività estive e durante tutto il giorno i ragazzi giocano e fanno varie attività. Anche loro prepareranno qualche danza per il loro carnevale, sfileranno per le strade alcuni giorni prima del carnevale ufficiale.

Il delirio delle compere
Il Natale è ormai prossimo e in Tv e per la strada aumentano gli inviti a comprare, a passare il Natale magari con un buon tacchino in tavola per fare più ricca la festa. Il Brasile è una società consumistica a tutti gli effetti, completamente soggiogata dagli stereotipi occidentali: babbo natale, albero, lucette, tavola imbandita, regali. Da questo lato non c’è nulla di diverso, la stessa paranoia, la stessa follia. Da questo punto di vista sono molto deluso dal Brasile, almeno quello delle grandi città dove il consumismo è più forte. Mi piacerebbe passare il Natale in qualche paese dell’interno, ma questo anno non sarà possibile, per cui mi devo assorbire la paranoia. Capisco che la globalizzazione voleva arrivare a questo, far partecipi tutti del mercato, nel delirio collettivo delle luci e delle compere. L’unico diritto riconosciuto e regolato in Brasile (ve ne parlerò in un’altra lettera) è il diritto del consumatore. Questo diritto non si tocca, sugli altri si può discutere. Questa è la follia del mondo che non vede dietro i prodotti che compra il sangue dei poveri e non sente il sapore dell’ingiustizia, è il mercato globale che alimenta l’ingiustizia.

Con queste riflessioni allegre vi auguro una buona preparazione al Natale.
Mauro