05 ottobre un mondo in fermento

Carissimo Paolo e Carissimi Amici

Il caldo

Oggi è sabato e qui a Rio la gente va a divertirsi e io sono qui davanti al mio computer a scrivervi. Ieri e oggi ha fatto due giorni di caldo terribile. Mentre vi scrivo due rigagnoli di sudore solcano le ascelle. Pensate che ieri sera avevo steso dei vestiti lavati e questa mattina erano perfettamente asciutti. Dopo molto tempo di freddo e giorni nuvolosi, è arrivato il caldo, ma che botta. Quasi 40 gradi, per non parlare dell’umidità. Claudio dell’associazione mi diceva che non siamo ancora in estate, adesso qui è iniziata da poco la primavera, queste temperature sono tipiche di gennaio. Luis ieri sera mi diceva che nella baixada fluminense il caldo era insopportabile. Questo anno il tempo è strano anche qui a Rio.

La settimana

Per me è stata una settimana abbastanza impegnata perché sabato e lunedì ho cercato di fare da traduttore ad una delegazione italiana formata dai responsabili dei servizi sociali di 4 regioni italiane (Marche, Umbria, Emilia Romagna, Toscana) che hanno fatto un convegno di cooperazione con lo stato Brasiliano e il governo brasiliano li ha mandati a lavorare con i comuni della periferia di Rio de Janeiro, gestiti dal PT (Nuova Iguaçù, Mesquita e Japerì). Ho visto che come traduttore sono pessimo, me la cavo bene nel tradurre dal portoghese all’italiano, malissimo dall’italiano al portoghese, mancano molti vocaboli e le frasi non escono bene. Poi ho notato che ho una memoria strana, ho bisogno che mi parlino per pezzettini di discorso. Comunque la maggior parte delle traduzioni è stata svolta da un’altra italiana, Milli, che è in Brasile da 10 anni (parla bene il brasiliano) e poi è una donna, una mente più capace di cogliere il discorso nella sua complessità. Sul tipo di cooperazione che questa commissione italiana è venuta a realizzare: no comment.

Una nuova chiesa

A parte questa parentesi, il resto dei giorni l’ho quasi sempre passato in casa, davanti al computer, a tradurre in italiano le schede dei bambini adottati a distanza, senza tregua, perché si è in forte ritardo. Oggi pausa, domani altra botta.

Avrei tante cose da comunicare, piccole e grandi. Vicino a dove abito hanno aperto una nuova chiesa di una religione che si chiama “Agua Viva” (acqua viva). Prima era un edificio tipo salone automobilistico, con molto spazio interno e per mesi fuori c’era scritto “affittasi o vendesi”. Ogni volta che ci passavo davanti pensavo che sarebbe stato bello avere quello spazio per lavorare con i bambini di strada, o farci una cooperativa di catadores, ma non mi soffermavo nemmeno a pensare quanto costasse uno spazio come quello, in un quartiere come Botafogo, che si sta valorizzando. Milioni di reais, un sogno come tanti. Ma da due settimane è apparsa la nuova scritta “Agua Viva” e operai che a ritmi incessanti stanno riformando l’edificio. C’è già l’ avviso che nella settimana dal 23 al 30 di ottobre ci saranno incontri che hanno per tema “sulle ali della preghiera”. Questo mi sarebbe passato quasi inosservato se in questo tempo non avessi capito meglio come funzionano queste chiese evangeliche, la loro teologia della prosperità, la loro capacità di attrarre le masse di brasiliani, la loro crescita esponenziale, la quantità di denaro che riescono a raccogliere e quindi le chiese nuove che riescono ad aprire. Tutto questo meriterebbe un discorso a parte.

Fermenti della realtà dell’America latina

Un’ altra cosa su cui mi sarebbe piaciuto soffermarmi è che il 12 ottobre era un giorno di festa in Brasile, festa nazionale per ricordare la madonna patrona del Brasile, “Nossa Senhora Aparecida” e anche giorno nazionale del bambino (Dia da Criança). Ma è stato anche un giorno di lotta in tutta l’America latina. Tanti movimenti hanno fatto incontri e manifestazioni: 4° assemblea del CLOC (coordinamento latinoamericano organizzazione dei contadini), celebrazione del “Grido degli esclusi” in tutta l’America latina (in Brasile è stato il 7 settembre), la marcia indigena in Colombia per riportare alla ribalta la tematica dei popoli indigeni, il loro diritto al governo e il loro rifiuto all’accordo di libero commercio (TLC detto anche Alca) firmato dal presidente Uribe. La stessa protesta la stanno facendo i popoli indigeni in Ecuador. Inoltre si è svolto qui in Brasile un evento importante: l’incontro latino americano del movimento femminista e già questo meriterebbe spazio.

Caro Paolo

Tralascio in secondo piano questi discorsi e mi dedico a rispondere alla tua lettera/provocazione scritta sabato scorso e che si trova nel sito di Macondo. La tua lettera, forte, pungente, ma col cuore in mano, come sei tu, mi invita a ripensare a quello che ho scritto, al perché ho scelto di dare questa informazione in mezzo a tante, a capire meglio come sono andate le cose e quindi aggiungere nuovi punti per completare l’informazione e guardare al futuro, una possibile evoluzione. Accetto il tuo punto di vista, che non mi era nuovo perché anche il mio amico Luis mi aveva detto (in modo anche schietto) che per lui era una cretinata.

In questa risposta, io vorrei essere più semplice e chiaro possibile, sapendo bene che il mio modo di scrivere non può competere con le tue capacità letterarie. Il mio tono non è polemico, ma quello di cercare di capire quello che è successo tenendo conto di quello che dice quel lato di popolo brasiliano che sono i movimenti sociali. Per me è anche una verifica su come ho dato l’informazione, ripensare al suo senso è un ulteriore stimolo a far conoscere molte cose che non ho detto. Con questa occasione della risposta a te, posso dire che il servizio è quasi completo.

Cominciamo.

Perché ho scelto di comunicare la notizia dello sciopero della fame del vescovo?

La notizia l’ho ricevuta attraverso il collegamento delle agenzie di stampa che ogni giorno mi inviano moltissime e-mail riguardo eventi che si organizzano in Brasile e opinioni sui vari temi.

Un vescovo che fa lo sciopero della fame per difendere un fiume è una cosa veramente strana. La prima stranezza è che nel panorama ecclesiale piatto del Brasile, dove ormai non c’è più nessun vescovo che cammina fuori dai parametri di Roma, che dice una cosa diversa, un vescovo che fa una cosa pazza come uno sciopero della fame è un evento (o un segno?). Dopo alcuni giorni che la notizia girava e prendeva piede ho cercato di informarmi. Avevo anche visto che un’ associazione italiana che ha progetti da quelle parti si stava muovendo per far conoscere la scelta del vescovo e ho deciso di muovermi anch’io. Volevo capire quello che stava succedendo e capire la portata della cosa, se era veramente un colpo di matto. Ho telefonato alla Commissione pastorale della terra di Salvador, il cui responsabile è un prete di Falzè di Trevignano, Luciano Bernardi. Loro mi dicono che sono direttamente coinvolti con la causa del vescovo e che tanti movimenti sociali stanno appoggiando l’iniziativa. Dopo mezz’ora mi inviano dieci e-mail con tutta la documentazione riguardo al problema del fiume, dove risulta che i principali forum sociali avevano espresso parere contrario alla costruzione di due canali per portare una parte delle acque del fiume San Francisco nella zona secca del nordeste del Brasile (quella che hanno definito come trasposizione del fiume) se prima il fiume non veniva rivitalizzato. Di fronte a queste motivazioni che mi sembravano serie e di fronte alla presa di posizione della commissione pastorale della terra e dell’mst, mi sono mosso e ho scritto.

Nel contempo capivo che la cosa andava spiegata meglio per gli italiani che nella maggioranza non conoscono niente di questo fiume “sacro” per i brasiliani e dei suoi problemi. Ma scrivere di più mi sembrava di dare troppo risalto alle cose, chi era interessato avrebbe cercato altre informazioni.

L’altra cosa che mi sembrava interessante leggendo la lettera del vescovo è stata la sua frase conclusiva, molto forte:

“quando la ragione si spegne, la pazzia è l’unica strada”.

Questo uomo sapeva di fare una follia in risposta ad una altra follia. Ma quale follia sarebbe portare l’acqua in una terra secca? Un Vescovo contro una cosa che tutti ritengono buona? Dove sta la follia del governo brasiliano che dopo 20 anni è riuscito finalmente a far approvare il progetto, dopo aver promosso dibattiti in tutto il Brasile e aver creato un consenso? Ma c’era una altra cosa che rafforzava il suo gesto, un altro gesto ancora più forte ( a mio giudizio), nel 93 lui con altri 3 compagni ha percorso da cima a fondo i 3000 km del fiume, in un anno, per discutere e dibattere con la gente che ci vive sulle sorti del fiume. Quest’ uomo aveva fatto del fiume ( e della gente che vive di esso) lo scopo della sua vita. Diventato vescovo della diocesi di Barra, dove passa il fiume, ha fatto proprio il grido di disperazione di quella gente che vedeva giorno dopo giorno la morte del fiume.

Ma cosa voleva dire “il fiume sta morendo”? Il fiume non era più navigabile, non si poteva più pescare a causa dell’inquinamento, l’acqua cominciava a scarseggiare a causa delle tante dighe costruite nel suo tragitto e per cambiamenti climatici. Il fiume non è più fonte di vita per molta gente. Appariva che il suo gesto è stato un atto finale di coerenza con la lotta che da tempo aveva ingaggiato per difendere il suo fiume. Nelle cose che ha scritto si capisce che lui da buon francescano, vede nel fiume molto di più di una cosa da sfruttare per usare dell’acqua per irrigare, vede la vita del suo popolo. Il suo gesto allora prendeva questo senso: voi volete dare il colpo di grazia ad un fiume che sta morendo, voi siete dei folli e allora io faccio una follia per farvi capire che state sbagliando. Prima di lui, ucciderete me. Si, perché è da vari anni che si parla di questo progetto e il governo precedente quello di FHC, nel 2001 dopo un grande black out elettrico, che ha mandato in crisi il Brasile, ci ha messo la pietra sopra. Sono quasi 20 anni che questo frate e movimenti sociali discutono questo tema. Lui è da 40 anni che vive in quella regione. Questo è quello che continuamente lui aveva ripetuto e anche i movimenti sociali: se prima non fate rinascere il fiume, non mettete centrali di depurazione delle fogne delle 300 città che vi scaricano i rifiuti, non curate le rive che stanno franando dentro al fiume, non potete pensare di togliere acqua per poterla portare in una zona arida. E’ follia.

Riguardo a portare l’acqua nel Nordeste per irrigare zone secche e portare l’acqua alle città in cui sempre scarseggia, come Recife, i movimenti sociali avevano fatto altre proposte tipo costruire pozzi e sfruttare le falde sotterranee ricchissime di acqua. Ai movimenti sociali queste proposte sembravano più fattibili, meno costose rispetto ad una opera faraonica, andavano al popolo e non a pochi. Il governo non ha dato priorità a queste proposte alternative, ma ha fatto di tutto per difendere la costruzione dei due canali.

Solo per dirvi la grandezza del progetto pensate che l’acqua per arrivare in queste zone deve superare delle colline e l’acqua deve essere pompata a 160 metri d’altezza (in un canale) e a 300 metri nell’altro e poi sfruttare la caduta. Quanta energia si deve usare per far funzionare il tutto.

Altra cosa che mi aveva stupito era il luogo scelto: Cobrobò, per dirla con una parolaccia, in culo al mondo, ma li, sul luogo della contesa, li dove dovrebbe partire uno dei due canali. Una piccola chiesetta in riva al fiume, luogo di preghiera per la gente del posto. Cobrobò vicino a dove c’è la terra di un popolo indigeno. Un luogo più simbolico non ci poteva essere. Mi era balenata l’idea di andare a vedere, poi vista la difficoltà per arrivare in quel posto ho desistito. Quella terra è anche pericolosa perché vicino a quella regione si è formato il triangolo della macogna (coltivazione della marijuana).

I fatti

Lo sciopero della fame è durato dal 26 settembre al 6 ottobre. 11 giorni. La cosa aveva preso corpo, perché da tutte le parti arrivavano delegazioni e gente a sostenere il vescovo. Ormai era diventato un caso internazionale che doveva essere bloccato quanto prima. Il vescovo ha deciso di sospendere lo sciopero dopo l’incontro con il ministro brasiliano che ha promesso di dare più soldi per la rivitalizzazione del fiume e di discutere ancora prima di iniziare l’opera di costruzione dei due canali. Ma la verità è che questo ministro era accompagnato da due vescovi, mandati da Roma per far terminare quello sciopero fuori luogo. In data 4 ottobre era stato firmato un documento del Vaticano, che con poca delicatezza era stato pubblicato nel sito della CNBB (conferenza dei vescovi del Brasile) dove si ordinava di interrompere lo sciopero della fame perchè contro i principi della morale cristiana. Un ordine a cui un vescovo non poteva non obbedire. Non è stato necessario. Lui si è fermato prima. Gli impegni del ministro gli sembravano sufficienti.

Cosa ne penso io.

Per la verità in tutta questa vicenda la cosa che mi aveva dato fastidio è che solo lui avesse fatto lo sciopero della fame. Mi aspettavo che altri con lui avessero deciso e condiviso questa scelta. Un movimento, un gruppo. No, solo lui. Come se fosse una cosa che lui solo aveva maturato. La sorpresa del suo gesto ha raggiunto anche i suoi collaboratori e amici, che sapevano del suo impegno per la causa del fiume. Mi sarei anche aspettato che altri si sedessero con lui a fare lo sciopero. Invece niente. Solo. Tante visite, segni di sostegno, lettere, messaggi, appoggi, ma nessuno assieme a lui. Mi sono reso conto qui in Brasile che i veri profeti non sono i singoli uomini, ma i movimenti. E su questo caro Paolo ti do ragione.

Questa per la verità è la cosa che mi ha dato fastidio e anche a mio modo di vedere comprometterà il futuro. Un uomo solo. Un vescovo che sarà presto costretto dalle autorità a scegliere tra: stare ai parametri stabiliti da Roma e continuare a fare il vescovo con i modi consoni o restare fedele al suo fiume e continuare la lotta, ma essere sbattuto fuori, ridiventare un semplice francescano. Lui ha detto che se il progetto di costruzione dei due canali non sarà annullato farà di nuovo lo sciopero della fame. La cosa è comprensibile, ne vale della fedeltà al suo gesto e dell’impegno che si è preso da anni. Il vescovo adesso non ha più molte strade, lo sciopero della fame lo ha compromesso in modo radicale. Poi ho scoperto in un trafiletto di giornale che 4 contadini dell’ MPA (movimento piccoli agricoltori) si erano associati allo sciopero e caro Paolo ti devo dar ragione , i piccoli vengono ricordati solo quando muoiono in tanti.

La vicenda mi ha anche confermato una altra cosa abbastanza palese. Le democrazie (anche quella brasiliana che è molto giovane) di fatto non sono vere democrazie. Chi siede al tavolo delle decisoni non è il popolo. Sappiamo benissimo che le decisoni fatte anche a nome del popolo, che sono sbandierate come popolari di fatto obbediscono ad altri interessi. In questo caso la prova è che dai racconti della commissione pastorale della terra che hanno seguito la questione, tutte le riunioni fatte per spiegare il progetto nelle città coinvolte dal fiume, sono finite in tumulto. Nessuno del popolo che vive sul fiume aveva approvato il progetto. Per unsare una immagine che tu stesso hai usato, che il governo voglia realizzare a tutti i costi questo progetto, mi è sembrato come l’equipe di medici tutta entusiasta per il nuovo organo da trapiantare che ha perso di vista se il paziente regge l’operazione.

Un santo

Come hai detto tu Paolo per molti brasiliani questo vescovo è già un santo, basta vedere il sito che gli hanno dedicato www.umavidapelavida.com.br, con magliette e santini, oltre a tutte le notizie. Nella povertà del panorama ecclesiale brasiliano, un vescovo che si espone in questo modo non può che risvegliare l’animo di tanta gente.

Per concludere.

In quanto straniero, io non posso capire bene la portata di quello che è successo e allora passo la parola (di parte anche questa volta) ad un altro uomo dei movimenti, che ha fatto una riflessione apparsa sulla agenzia di informazioni Adital. La parte finale dell’articolo si intitola : Lezioni e prospettive. Autore Paulo Suess, missionario e membro del CIMI (consiglio per la missione agli indigeni).

Sintetizzando lui dice :

“ In questo momento di perdita di riferimenti etici in Brasile, nelle acque torbide dello scenario politico, la figura di Luis Flavio Cappio sorge come una roccia. Ha assunto, nella solitudine della sua coscienza, la decisone di dare la sua vita per la vita del popolo e del fiume. Ecco alcune lezioni e chiarimenti.

1. Lo sciopero della fame del vescovo ha mostrato che è possibile intervenire nel processo che pretende naturalizzare la disuguaglianza e industrializzare la fame.

2. Fra Cappio ha reintrodotto due importanti parole nella discussione, senza pronunciarle: rottura e utopia. La rottura con le strutture autoritarie e faraoniche del progetto permette di decostruire la legalità privatizzata e radicalizzare la giustizia e la democrazia.

3. Molti movimenti sociali e religiosi hanno percepito che il gesto del vescovo è stato un andare oltre. In un momento di depressione politica , si può riprendere in mano la speranza.

4. il gesto ha rivelato l’universalità della causa e questo può portare ad alleanze durature. Ha liberato l’incontro tra pellegrini e militanti, indigeni e poveri che vivono lungo il fiume, tra brasiliani del sud e del nord e anche gente di altri paesi.

5. L’ articolazione delle persone che vivono lungo il fiume non ha come fine quello di correggere gli errori del progetto, ma il suo definitivo abbandono.

6. La causa del fiume Sao Francisco non è ancora vinta. Se si fa risuonare la voce del popolo si può vincerla. Le udienze con il popolo sul progetto di trasposizione devono essere trasformate in luoghi di decisone.

7. Il digiuno di fra Cappio, è riuscito in 11 giorni a fare quello che non è riuscita a fare in 40 la campagna di fraternità della chiesa del 2004 che aveva per tema : acqua, fonte di vita. Il gesto ci fa capire che dobbiamo cambiare pedagogia nella chiesa e negli uffici dei movimenti sociali.

Bene caro Paolo, fin qui il mio compito, che come hai capito non era risponderti ma dar voce ai movimenti sociali che hanno sostenuto il gesto del vescovo e per me cercare di spiegare/capire quella che il vescovo stesso ha definito “follia”. Quello che ho scritto non vuole togliere le voci di discordanza, di critica, di disprezzo, di assurdità, della scelta del vescovo ( per non parlare della visone morale cattolica). Son tutte là. Io ho cercato di dare corpo al gesto, spiegandolo, sostenendolo. Sono stato di parte. Si. Forse anch’ io ho contribuito a qualcosa che vedremo in seguito che piega prenderà. Il governo, certo non farà marcia indietro, ha lavorato molto per far approvare il progetto della costruzione dei due canali. Lula lo ha già sbandierato ai quattro venti. La scelta è chiara : si sono concessi più soldi per difendere il fiume : 300 milioni di reali (100 milioni di euro) per 20 anni contro i 6 miliardi di reali (due miliardi di euro) per costruire i due canali. Il vescovo con il suo gesto da “pazzo” è riuscito a portare per la sua causa maggior impegno economico del governo. Alla fine sembra solo una questione di soldi?

Caro Paolo, forse queste parole che ho scritto creano maggior confusione. Se si, dimmelo, chiuderò la bocca per sempre! (se ci riesco!).

Abbraccio, Mauro.

Ah dimenticavo, qui in brasile si dice che “tutto va a finire in pizza”, ma non quella che si mangia, ma quell’affare dove tutti ci gudagnano. Il problema , caro Paolo, è che noi due arriviamo sempre in ritardo, non ci lasciano neanche una briciola.

Poesia del giorno.

DISCORDÂNCIA

Dizem que quem cala consente
eu por mim
quando calo
dissinto
Quando falo minto

DISCORDANZA

Dicono che chi tace acconsente
Io per me
Quando taccio
Discordo
Quando parlo, mento

Francisco Alvim/ poema publicado em 05 outobro
2005, quarta- feira na coluna de ELIO GASPARI.