Analisi del Brasile e Arturo Paoli

Rio de Janeiro 30 ottobre 2005

Carissimi

Vi scrivo per dirvi che sabato 5 novembre ritornerò in Italia. Vi rimarrò un mese.
Dopo un anno di Brasile penso che sarà dura ritornare alla mia terra: presterò orecchio alla mia reazione senza sottovalutarla. Ho imparato ad ascoltare i disagi, i fastidi, come segni importanti per capire, per riflettere.

In Brasile i problemi italiani sono lontani, arrivano solo le notizie più importanti e poi internet permette di conoscere solo le notizie maggiormente messe in risalto dalla stampa. La vita delle persone normali, quella arriva con la comunicazione personale.

Il Brasile che ho visto

Il Brasile delle grandi città non è molto diverso dallo stile consumistico dell’Italia, poveri e ricchi si sbizzarriscono nel comprare. I ricchi le cose che costano, di qualità e di stile. I poveri le cose a basso prezzo, di bassa qualità, copiate e di contrabbando. L’importante è comprare. Oggi passando per il centro c’era già un negozio addobbato per il Natale, mentre in questi giorni si vendono le maschere per la festa di Halloween (qui è festa il 2 novembre). Il ridurre tutto a prodotto da consumare è ormai anche la tendenza del Brasile. Il sogno del consumo ha preso piede nel cuore dei brasiliani.

Penso con tristezza che il sogno di un Brasile diverso, con maggiore giustizia, è ormai un’illusione, una causa persa e i segni del regresso già ci sono. Le stesse cose che dice Lucio Flavio Pinto per l’Amazzonia. Nessuno fermerà la distruzione, la forza economica e gli interessi sono troppo forti. Schiacciano tutto. Con Lula e il governo della sinistra, di fatto c’è una gestione neoliberale anche se con una maggiore attenzione al sociale, che alla fine spesso si riduce a demagogia. Niente di più. Nessuna modificazione strutturale, nessuna riforma che cambia le cose.

La politica

Ascoltando le persone, mi convinco che il No detto dai brasiliani nel referendum di domenica scorsa è un No verso il come sono impostate le cose. Non c’è vero cambiamento. Il disarmo non è la cosa più importante quando manca la giustizia.

Politicamente gli scandali che ogni giorno vengono fuori (anche se i politici cercano di dimostrare di essere innocenti e spesso ci riescono) dicono come funzionava il vecchio modo di fare politica. Purtroppo non c’è n’è un altro. Anche la politica è un prodotto da vendere alle masse e che va avanti con una buona pubblicità. Miglior pubblicità, più garanzia di successo. Anche il referendum ne è una prova.

Il Sociale

Da questo punto di vista il Brasile è un fermento, di iniziative, di movimenti, di ingiustizie che gridano, di molte persone che si mobilitano e di timide risposte da parte del potere pubblico.
Le associazioni che si occupano dei problemi sociali (le Organizzazioni Non Governative) si stanno muovendo verso la creazione delle reti del terzo settore. I finanziamenti vengono per lo più dalle aziende private che vogliono un ritorno in pubblicità, dove ancora i ricchi possono dire che fanno del bene e le aziende dimostrare la loro dimensione etica.
Quando presenti un progetto di programma alle varie aziende, vogliono vedere i risultati e soprattutto l’originalità dell’idea, l’innovazione, cioè gli stessi criteri usati in una azienda dove si producono nuovi prodotti da consumare. Per fare un esempio la problematica dei bambini di strada è stata quasi abbandonata perché i risultati sono incerti, si preferisce fare altri tipi di azioni che diano maggiori risultati.

Chi viene in Brasile per un breve tempo, fa una fotografia di quello che vede, non può percepire le linee di evoluzione. Io che sono qui da un po’, mi accorgo che nel sociale non ci sono grosse novità. Mentre sul piano economico, i risultati di un’economia in ripresa o in crescita, la bilancia commerciale in attivo, sono risultati sbandierati dal governo. Si vuole cambiare il Brasile con l’economico. La sinistra presenta la stessa visione della destra, perché per tutti l’economia è al centro, è il motore. Questa è la stessa visione della vecchia ideologia capitalista della nostra Europa. Il Brasile da questo punto non è niente di nuovo, solo un altro mercato da sfruttare. Questo si chiama colonialismo culturale.

Le persone del futuro

Ho incontrato tante associazioni e movimenti: chi lavora con i bambini di strada e con la problematica dell’infanzia negata, chi lavora in favela, l’MST (movimento dei senza terra), la CPT (commissione della pastorale della terra), chi lavora nell’informazione alternativa (Adital), chi lavora nel giornalismo in Amazzonia (Lucio Flavio Pinto). Ho partecipato a forum sociali. Ho incontrato persone meravigliose che lottano ogni giorno per un Brasile diverso.
Sono tutte persone, che stanno in piedi, hanno visto un altro mondo, credono nella possibilità di una terra per tutti, celebrano il cambiamento nel lavoro per far crescere un’altra umanità, il diritto alla cittadinanza per tutti. Con loro ho celebrato la vita in ogni piccola conquista, in ogni persona che si è riscatta dalla esclusione. Ma sappiamo che questo è un mondo che esiste solo per chi sa vederlo.

Questo è il mondo in cui viviamo, di qua e di là dell’oceano.

Mi chiedo quali possono essere gli atteggiamenti, le idee per poter resistere dentro questo mondo e non soccombere di fronte al potere del denaro e alla mercantilizzazione della vita.
Vi propongo una riflessione che ci può aiutare a rispondere a questa domanda. Sono le parole di Artuto Paoli, un sacerdote che da anni vive in Brasile e che da molto tempo si è posto dal lato dei poveri, scrivendo vari libri e aiutando a riflettere sulla tematica della teologia della liberazione.
Un abbraccio forte. Mauro

Arturo Paoli – Resistere creativamente
Beati i vostri occhi che vedono, le vostre orecchie che odono, molti profeti e giusti desideravano vedere ciò che voi vedete e non videro, udire ciò che voi udite e non udirono. Sono le parole straordinariamente dense pronunciate da Gesù riferendosi alla capacità che abbiamo non tanto di separarci materialmente dalle cose, dal lavoro quotidiano, dalla famiglia, ma di saper vedere nel nostro ambiente, nella vita quotidiana, quello che superficialmente non si vede, quello che trascende la nostra visione immediata.

Questa capacità si apprende unicamente con il silenzio. Non è importante decidere di partire per l’Africa, per l’America Latina o qualunque altro luogo, perché tutto il mondo è uguale. Troverete rumori da tutte le parti, contraddizioni ovunque. Comunque sia bisogna avere la capacità di trascendere quello che vediamo. La parola ‘beati’, che noi leggiamo in greco perché il vangelo ci è stato trasmesso in questa lingua, Gesù l’ha pronunciata in ebraico e nella sua lingua non vuol dire felici, ma significa "stare in piedi", stare bene al mondo. Non possiamo fuggire da questo mondo, bisogna starci e imparare a vedere cose che la maggior parte non vede, non tanto perché manca di un principio di fede, ma perché travolto dalla vita non ha più tempo di pensare. Trovare spazi di silenzio sembra una cosa impossibile oggi. Il silenzio è così estraneo, così fuori tempo, così fuori dal nostro modo di pensare, eppure per arrivare a vedere quello che gli altri non vedono, ad ascoltare quello che gli altri non odono e quindi ad essere beati, il metodo essenziale è il silenzio. Non si tratta soltanto di silenzio esteriore, di non parlare, si tratta di fare silenzio internamente e lasciare che le cose emergano. Non si tratta di pensare ad un’altra realtà, ma di "stare" nella propria casa, nel proprio ambiente, nel proprio lavoro. Bisogna che cominciamo a vedere oltre la superficie e ad ascoltare oltre i rumori – anche quelli della televisione e dei giornali – che ci dicono che il mondo va sempre peggio, il futuro non ci promette nulla di buono, che ci saranno probabilmente degli attentati terroristici.

Da dove nascono questi rumori? Perché il mondo di oggi è così contraddittorio? Perché il nostro è un mondo idolatrico, noi non siamo liberi, viviamo come gli ebrei nell’esilio di Babilonia, sotto un padrone che non abbiamo scelto e che è un idolo: quello che Gesù chiama "mammona" e che è l’uso idolatrico del denaro. Il denaro in sé può servire per il bene e per il male e nel vangelo c’è anche il canto del denaro – ricordate la vedova che dà il suo soldino quando va al tempio e Gesù dice "com’è prezioso" perché è pieno di amore o la donna che spazza la casa perché ha perduto quello che le serviva per mangiare, spazza e cerca e alla fine va dalle amiche piena di gioia perché ha trovato la moneta perduta. Anche Carlo Marx ci aveva avvertiti: il denaro è simbolico, serve per soddisfare i bisogni dell’uomo, è stato inventato perché gli uomini abbiano di che mangiare, di che vestirsi, di che comprare un libro. Il guaio è che se ne ho di più vado oltre i miei bisogni, se ne ho ancora di più lo metto da parte perché mi servirà domani. Mi piace metterlo da parte e vedere che cresce. Alla fine finisco col lasciarmi impressionare da questa crescita e lo trasformo in un idolo. Questo denaro che da una parte cresce smisuratamente dall’altra sta spogliando altri.

Vi racconto un fatto. Una povera donna del Brasile un giorno mi dice che finalmente, dopo tanto attendere, lunedì potrà andare al lavoro, c’è una casa che ha bisogno di una domestica. E’ più di un mese che non lavora e sa che per andare al lavoro le occorrono 80 centesimi di reale, la moneta brasiliana, per l’autobus. Sono pochi e glieli dò, ma quando va per pagare il biglietto le dicono che 80 centesimi non bastano, ora serve un reale, 20 centesimi in più, così perde l’autobus e non può andare a lavorare. Allora torna da me, disperata, e in lacrime mi fa una domanda intelligentissima: "chi è che mi ha rubato i 20 centesimi?". "Io bianco, noi bianchi, non te ne sei accorta, te li abbiamo rubati noi. Ma non ti preoccupare, poi telefoniamo, mettiamo a posto le cose, non piangere, non ti disperare". Ma intanto quella donna ha capito che quello che fino ad un mese prima serviva per andare in centro ora non basta più e si domanda perché. C’è un ladro occulto, il mercato, che si contenta di rubare 20 centesimi ad una povera donna perché messi insieme tanti 20 centesimi fanno milioni. Questo è il nostro problema, in casa nostra abbiamo ospitato l’idolo del mercato. Avevamo pensato che la globalizzazione potesse sconfiggere la miseria e la fame. La guerra era stata una manifestazione così evidente della nostra barbarie, eravamo stati capaci di una crudeltà così organizzata, così tecnicamente precisa, che ci siamo resi conto di non essere tanto evoluti, di non essere molto cristiani, di essere più barbari dei barbari. Per questo abbiamo pensato che dobbiamo impedire che ci siano ancora guerre e per evitare le guerre non ci devono più essere persone che muoiono per fame. Perché non ci siano più persone che muoiono di fame ci deve essere un centro distributore di denaro e di beni. Se lasciamo l’Asia, l’Africa, l’India ai loro metodi tradizionali di coltivare la terra, la fame non sparirà; per sradicare la fame bisogna amministrare i beni della terra e solo noi siamo capaci di farlo. Ma quando abbiamo avuto il denaro in mano, quando abbiamo scoperto questa finissima tecnica di centralizzare i beni della terra, ci siamo innamorati dell’idolo e allora – dice Raniero La Valle facendo i calcoli precisi del mondo attuale – ci siamo accorti che ci sono 3 miliardi di persone umane superflue alle quali non possiamo garantire la vita. Questo è il nostro mondo cristiano.

Evidentemente dobbiamo stare dentro a questo mondo, non serve essere sempre agitati perché vivere con il complesso di colpa fa male a noi e agli altri. La proposta che nasce oggi è di stare al mondo "resistendo". C’è un autore argentino, Manuel Benasayag, psicoanalista e filosofo, che ha scritto un libro intitolato "Resistere è creare". Mi è parsa una proposta intelligente. Resistere è una parola che indica passività – anche se la resistenza nell’ultima guerra è stata attiva, addirittura armata – mentre creare corrisponde alla nostra tendenza, creare fa crescere la nostra persona. Creare che cosa? Un altro mondo, un’altra vita, più umana, più evangelica. Per vivere in pienezza la nostra umanità bisogna essere creativi.

Come dobbiamo vivere allora questo tempo? La formula che corre nelle bocche di tutti è vivere pienamente il presente. E’ necessario che ci liberiamo di due cose: del passato e del futuro. Il passato, come dice una scrittrice, è come un cane che ti corre dietro alle calcagna. Dobbiamo liquidare il passato con il perdono, perdonare a noi stessi e poi agli altri. Come si fa? Con il silenzio, affrontando il silenzio e anche la paura del passato. Se resistiamo all’aggressione del passato, se lasciamo che ci graffi un po’ senza scappare, facciamo un passo indispensabile comunque sia, anche se nella nostra vita passata ci sono dei fatti che è bello ricordare. In ogni modo fermarci sul passato non ci aiuta perché ci aliena se bello, ci angoscia se negativo. Tutti quelli che hanno costruito qualcosa di importante nella loro vita sono passati per il deserto, che non è soltanto il Sahara, il deserto è nel cuore, è il silenzio interiore. Il futuro da cui ci dobbiamo liberare sono tutte quelle voglie che il mondo moltiplica continuamente. La società consumista è tutta organizzata nel creare voglie. Ogni società, povera o ricca che sia, porta dentro di sé questo groviglio di serpenti: c’è tutta una organizzazione molto abile, molto ben strutturata, che fabbrica voglie a getto continuo. C’è sempre un prodotto nuovo, diverso, che sostituisce quello di ieri, e che non risparmia nessuno, né uomini né donne, né bambini né vecchi. Questa fabbrica non può fermarsi, tutto serve a moltiplicare queste voglie. Non siamo abituati al silenzio, ad accettare il vuoto dentro di noi. E quando abbiamo cercato il vuoto è stato riempito subito da mille progetti, impegni, angosce, ricordi amari o piacevoli. Ma bisogna perseverare e poco a poco se perseveriamo, riusciremo. Questo vuoto deve accogliere lo Spirito.

Questa mattina svegliandomi e guardando la luce, ho pensato a Maria. Questa mattina mi è apparsa come un paradigma: Maria è l’umanità vuota, vergine, senza desideri, senza progetti, senza voglie, che dice a Dio "eccomi". E la salvezza entra nel mondo. Si è parlato così grossolanamente della verginità di Maria, l’umanità è veramente vergine quando è disponibile, senza progetti. La più bella parola di Maria è: "eccomi". Certo non riusciremo a raggiungere questo livello ma coltiviamo questa capacità di silenzio interiore che ci permette di dire "eccomi". Per trovare la capacità di resistere a questo mondo, abbiamo bisogno di questo nuovo che nasce dentro di noi, abbiamo bisogno di accogliere.


Testo della meditazione tenuta da fratel Arturo durante gli esercizi spirituali "Interiorità, creatività e cambiamento" (San Cerbone, 26 luglio 2005).
Arturo Paoli