Bambini di strada e Incontro con Padre Mosconi – (Le Sante Missioni Popolari e la crisi religiosa in Brasile)

Belem (Parà) 14 aprile 2005
Carissimi aggiungo una altra pagine del mio viaggio nel Nordeste del Brasile

Gita con i ragazzi e giovani di strada.

L’associazione “Repubblica di Emaus” è stata tra le prime in Brasile ad occuparsi di bambini di strada. Il fondatore Padre Bruno Secchi è stato un punto di riferimento per tutte le nuove iniziative sorte in Brasile in questi ultimi venti anni riguardo le problematiche di ragazzi e adolescenti.
Nara è un’educatrice dell’Associazione: è una piccola donna sui 40 anni e per il passato è stata un riferimento di Macondo nella città di Belem. Lei è originaria dell’isola di Marajo, l’isola che si trova alla foce del Rio delle Amazzoni e nelle sue vene scorre sia sangue indios che zingaro. L’avevamo conosciuta alcuni giorni prima e abbiamo sentito in lei un grande amore per i ragazzi di strada. Non è sposata e anni fa accolse nella sua casa un bambino che ancora innocente (non faceva uso di droga) viveva sulla strada. Ora è un ragazzo di 14 anni e fa la terza elementare.

La mattina del 14 aprile siamo andati con Nara e con i bambini di strada a fare una gita. La meta era una casa ad un’ora di strada fuori Belem con ampio spazio per una mattina di condivisone.
Partiamo. Un piccolo autobus, strapieno di ragazzi e giovani di strada. C’è odore intenso di solvente per vernici (la loro droga) che cercano in tutti i modi di nascondere, perché gli educatori non vogliono. All’arrivo si fa colazione e poi un bagno nell’igarapè (nome generico dato ai molti canali della zona). Poi, non può mancare il gioco del calcio, visto che la maggioranza sono maschi. Nel gioco noto la stessa aggressività e violenza dei ragazzi di Rio.
Per me tutto ciò era cosa già vissuta varie volte a Rio negli incontri con i ragazzi di strada. E’ stato bello condividere con gli educatori la stessa metodologia che conosco. Anche fuori dagli orari di lavoro dell’associazione, Nara ha incontri continui con questo mondo. Frequenta anche la domenica i luoghi dove questi ragazzi e giovani vivono, mercati popolari e piazze. Lei è una vera madre e di lei i ragazzi hanno quasi una venerazione, anche se spesso è dura con loro.
La droga che usano (solvente per vernici) è una vera dipendenza. Sulla strada vedi i ragazzi sempre con un pezzo di stoffa in mano imbevuto di solvente e ogni tanto lo portano al naso per aspirare. La polizia anche se li prende, non può incriminarli. I più grandi girano con una piccola bottiglietta e ogni tanto la tirano fuori per aspirare. A Belem è già arrivato il Crak, la droga dell’ultimo stadio, cosa che a Rio ancora è vietata dagli stessi narcotrafficanti.
Nei giorni che siamo stati a Belem ogni tanto qualche ragazzino incontrato ci fermava e salutava.

Convivendo con questi ragazzi e partecipando alle attività hai la percezione del progressivo cammino distruttivo verso il quale ti porta la vita di strada.
Lavorare con queste persone per recuperarle è una vera sfida. Ci vuole fede e amore, perché tutto agisce contro. Sembra che persone e istituzioni spingano più o meno coscientemente questi giovani fino alla morte. Sono marginali irrecuperabili, non perché di fatto lo siano, ma perché nessuno vuole “cambiare strada” per aiutarli. Smettere di produrre marginalità è nelle possibilità di una società, ma nessuno vuole distrarsi dalla propria occupazione di guadagnare e di mantenere il sistema. Adesso anche il comune di destra (prima di sinistra), ha tagliato i fondi all’associazione “Repubblica di Emaus” per cui il lavoro di strada sarà tutto da rivedere. La Repubblica di Emaus in questo tempo deve ripensare le attività o incontrare altri finanziatori. Questi dubbi li ho trovati sul volto di Nara e degli educatori. Stessi problemi di Rio. I bambini di strada, la povertà, la ghettizzazione nelle favelas o nei quartieri periferici è un fenomeno strutturale di questa nuova società brasiliana e chi ha il potere, che fa parte del mondo degli inclusi, invece di affrontare questa situazione ha imparato come strumentalizzare per sé la povertà.
Alle due del pomeriggio abbiamo salutato i bambini, che appena scesi dall’autobus sono andati a procurarsi solvente da aspirare.

Luigi Mosconi e le Missioni Popolari.
Un altro contatto di Macondo era Luigi Mosconi. Al pomeriggio gli ho telefonato e mi ha detto che era libero, quindi dopo una bella doccia sono andato ad incontrarlo nel seminario di Belem.
Di lui non sapevo niente, solo che era un contatto di Macondo e che tutti lo conoscono per il suo grande impegno verso le missioni popolari.
Ci accoglie nell’entrata del seminario che da fuori sembra una casa normale, ma che dentro rivela ampi spazi. Dopo esserci seduti ed essermi presentato inizia un diluvio di pioggia stile tropicale che va avanti per più di un’ora. Che fortuna essere al coperto in questo momento in cui sembra che il cielo ti scarichi addosso tutte le riserve di acqua che ha a disposizione!!
Lui si presenta: 70 anni, è in Brasile dal ’67. Ha lavorato nelle comunità di base (CEBs) di Vitoria da Conquista (stato di Bahia) per più di 10 anni, poi è passato a Belem a insegnare teologia pastorale e dal ‘90 si dedica alla diffusione delle Missioni Popolari.

Le MP (missioni popolari) sono la conseguenza di un cammino. Le comunità ecclesiali di base che lo hanno visto impegnato per molti anni come animatore, sono entrate in crisi e per lui le cause della crisi sono due.
Primo un’educazione che non è riuscita a formare persone impegnate fino in fondo con i poveri e con le comunità. La motivazione di fede data dalla formazione non ha retto nel tempo, si è dimostrata fragile e molte persone hanno abbandonato la lotta al posto di fare scelte radicali a favore dei i poveri. Le persone formate (detti leader, che praticamente sono gli animatori di comunità, i responsabili di sindacati e dei movimenti popolari) sono diventati abili nel loro ruolo, ma quando hanno potuto fare un passo avanti nella scala sociale, come passare a compiti di governo, hanno abbandonato la lotta o fatto scelte di interesse personale.
La seconda motivazione riguarda i soldi. Tante iniziative, le CEBs, stavano in piedi perché avevano l’appoggio dei vescovi, del clero, anche perché venivano soldi dall’estero che sostenevano questo cammino. Finito l’appoggio e quindi finiti i soldi, le cose sono sparite o si sono molto ridimensionate.

Da questa analisi Luis ha ricavato le due conseguenze che continuamente ripeteva nel suo discorso. Se le persone che si formano per essere responsabili o animatori di comunità, non fanno una scelta personale di fondo, una conversione ai poveri, le cose non cambiano. Inoltre spesso è meglio fare senza gli aiuti che vengono dall’estero perché non aiutano una crescita e una maturazione graduale nel popolo. Mosconi, continuamente fa trasparire il suo animo missionario, la sua preoccupazione di evangelizzare, ha ripetuto molte volte che le persone hanno bisogno di incontrare un senso vero per la vita. Chi incontra questo senso è in grado di impegnarsi per sempre a favore del vangelo e dei poveri. La mancanza di questo è la causa della crisi della chiesa e anche dei responsabili.

La discussione è continuata anche durante la cena assieme alla decina di giovani seminaristi e al rettore.
Alla fine mi ha regalato due dei suoi numerosi libri, uno dei quali riguarda le MP arrivato alla 10ma edizione.

Dall’introduzione del libro: Sante Missioni Popolari.
La prima parte del libro fa capire come sono nate le MP, credo sia interessante e ne faccio una breve sintesi, eccola.

Le CEBs (comunità ecclesiali di base) ebbero una grande diffusione dagli anni ‘60 agli anni ‘80. Negli anni ‘90 sono state sistematicamente smantellate su ordine del Vaticano e la maggioranza dei vescovi che non le vedeva di buon occhio ha tolto loro l’appoggio.
Luis e i suoi amici formatori e animatori di Comunità di Base si accorgevano di alcune cose che li inquietavano.
Prima di tutto constatavano che nonostante gli sforzi pastorali non riuscivano a raggiungere le masse di cattolici lontani dalla chiesa specialmente alla periferia delle città.
Secondo si accorgevano che mancava nelle persone formate per essere animatori la convinzione profonda capace di reggere nel tempo e si chiedevano cosa mancasse nella loro preparazione.
Terzo il rapido diffondersi delle chiese dette evangeliche o pentecostali (Assemblea de deus, Reino de deus che per darvi un’ idea sono come i nostri testimoni di geova) mentre le comunità cristiane restavano senza vitalità e fissate dentro una routine ripetitiva.
Inoltre una pastorale basata su proibizioni, obblighi, obbedienza all’autorità e alle regole lasciava nelle persone un malessere. Si notava pure che la massa delle persone (anche i cristiani) attraverso la televisione e la pubblicità assumeva senza accorgersene elementi culturali tipici dell’occidente (stile di vita aggressivo, individualista) e se ne lasciava conquistare e trasformare.
In conseguenza a questo cambiamento di cultura, sono cresciute la violenza, lo sfruttamento, l’individualismo, dando un duro colpo alla solidarietà e alle relazioni fraterne e gratuite. I sogni di vita e di libertà al posto di crescere, venivano soffocati. In questo contesto di analisi alcuni formatori dopo aver riflettuto hanno dato una nuova riformulazione alle Missioni Popolari che già esistono nella chiesa da molto tempo, con una attenzione: i missionari dovevano essere laici che provenissero dal popolo.
Le MP sono nate nel ‘90. Nel novembre ‘91 si è fatta la prima esperienza quindi valutatane l’efficacia, Luis Mosconi si è dedicato a sistematizzarle e diffonderle.

In conclusione, nate quasi per caso all’interno delle comunità di base per cercare di risolvere i problemi che i formatori cristiani si trovavano davanti, si sono poi diffuse dato il crescente coinvolgimento e tuttora la formula viene mantenuta.

La crisi educativa
Questo incontro mi ha dato modo di continuare la mia riflessione su alcuni problemi di oggi della chiesa e anche dei cristiani che militano nella politica o nelle varie organizzazioni sociali.

Sulla crisi dei leader politici e dei vari movimenti sindacali avevo già sentito parlare Frei Betto due mesi fa. Lui diceva che in questi ultimi anni ci si era accorti che molte persone impegnate nei movimenti abbandonavano l’impegno per diversi motivi personali. L’educazione popolare nata con Paolo Freire, semplificando, partiva dal principio che bastava mettere una nuova idea nella testa della gente, bastava coscientizzarli, per far loro cambiare vita e impegnarsi per cambiare le cose. Si è visto che questo non era sufficiente. Betto diceva che ci si era accorti che l’educazione che loro avevano in mente era di “pescoso para cima”, cioè dal collo in su. Ma le persone non sono solo testa. Basta una crisi familiare perché un leader di un movimento abbandoni l’impegno (e questo capita spesso). Adesso ci si deve impegnare in una educazione che tenga conto di tutta la persona. Questa spiegazione di Betto mi aveva aiutato a capire una parte della crisi. Ho in testa anche tante altre domande per esempio: Perché gli uomini di sinistra al potere si comportano come gli altri politici anche se fanno discorsi ideologici? Perché nei comuni dove il PT (partito dei lavoratori) aveva il potere, l’ha perso? Da un punto di vista ecclesiale (visto che la Chiesa era l’unica che difendeva i poveri) perché la Chiesa è statica ed ha perso la sua forza di creazione di un nuovo cammino? Cosa è cambiato in questi anni nella società brasiliana da affossare un cammino sociale di riscatto?
Alcune risposte a queste mie domande le sto trovando nel teologo Josè Comblim che recentemente ha pubblicato due nuovi libri stupendi (che ho già letto) che si intitolano: “Il cammino, saggio sul seguire Gesù” e l’altro “Cos’è la Verità”.
Delle sue riflessioni ve né parlerò più avanti.

Mauro (animadelmondo)