Belem do Pará

Aprile 2005

Belém é una città con due milioni di abitanti cresciuta a dismisura per il consueto esodo rurale. Grande periferia associata alla povertà.

Abbiamo subito sperimentato quello che la guida ci diceva, cioè che è una città piovosa. Durante il giorno si succedono vari acquazzoni per cui bisogna sempre girare con l´ombrello. Qui in Amazzonia da novembre a maggio é la stagione delle pioggie.

Lucio Flavio Pinto

Il primo incontro é stato con Lucio Flavio Pinto.
Tutti quelli di Macondo hanno letto sul sito dell´associazione dell’aggressione fisica da lui subita a fine di gennaio da parte del direttore del più potente giornale della zona.
Lucio pubblica un giornale che si chiama “Jornal Pessoal” dove con servizi giornalistici documentati critica specialmente le scelte politiche dei potenti della zona. Non risparmia niente a nessuno e non si ferma davanti a nulla. Il suo giornale é totalmente diverso da quello che noi chiamiamo giornale, ha più lo stile di un bollettino parrocchiale, ma per il suo spessore é l´unica voce giornalistica critica in questa città.
Lucio ci diceva che potrebbe sviluppare il suo giornale farlo diventare un quotidiano, ma il prezzo da pagare è quello di vendersi alla pubblicità e ai potenti, ma non gli interessa crescere, diventare forte: non sono questi i suoi obiettivi.
Lucio ci ha accolto nella sua casa e tra una telefonata e l’altra che interrompevano il dialogo ci ha detto che proprio in quel giorno gli erano arrivate altre 4 incriminazioni. In totale ora sono 18. L´ultima é per risarcimento danni in quanto “la mia faccia ha battuto contro il pugno di Majorana”, proprietario del giornale “O Liberal”. La famiglia Majorana, di origini italiane, é proprietaria dei maggiori giornali e reti televisive e agisce con stile mafioso. Ciò che ha scatenato la loro ira é che Lucio abbia pubblicato un articolo dicendo che il padre di questa famiglia é diventato ricco facendo il contrabbandiere. Adesso i Majorana vogliono farlo fuori, non tanto fisicamente, quanto moralmente ed economicamente. Il problema é che nessun avvocato, anche tra gli amici, vuole assumere la sua difesa per paura delle ritorsioni dei potentissimi Majorana. Lucio ci diceva che anche la più potente industria mineraria della regione e del Brasile ha ceduto di fronte al loro potere. A favore di Lucio, dopo l´aggressione fisica, si sono mossi in molti tra giornalisti, avvocati e professori di università. 60 avvocati hanno firmato una petizione perché Majorana non sia più il presidente della commissione dell´ordine degli avvocati sulla libertà di stampa. Pensate che in una riunione a porte chiuse, la commissione ha dichiarato la cosa una questione personale tra loro due e non un problema di informazione. Il preside dell’università federale, con professori e studenti ha promosso dibattiti e fatto proteste. Risultato: il giorno dopo sul giornale O Liberal c´era un articolo contro il preside dell’università. Praticamente tutto quello che é stato fatto non ha portato a nulla. Nessuno é disposto a rischiare per difendere Lucio, nessun potere é capace di affrontare i Majorana e il loro dominio sulla comunicazione.
Lucio adesso deve difendersi da solo, leggere ogni giorno la Gazzetta Ufficiale per vedere se c´é qualche provvedimento contro di lui, deve preparare i documenti e la sua difesa. Ha solo un amico avvocato che firma i documenti che lui stesso prepara.
Lucio ci diceva che adesso il suo tempo lo dedica in prevalenza a difendersi. Non può neanche più viaggiare. Pensate che era stato invitato ad andare negli USA all´università di Harward, ma se ci va i suoi nemici gli fissano un’udienza per il giorno dopo la sua partenza e quindi, come e già successo, lo condannerebbero per non essersi presentato. Contro Lucio i Majorana hanno ingaggiato il più famoso avvocato, professore all´università del Ceará. É chiara la loro intenzione di eliminarlo, non uccidendolo, ma distruggendogli la vita, rendendogli impossibile aver tempo per scrivere servizi giornalistici e portandogli via quel poco che ha.
Dialogando anche con altre persone abbiamo capito che il rischio che corre Lucio é diventare schiavo di sè e dei suoi processi. Se nessuno lo aiuta, non c’é via di uscita. Mi veniva in mente quello che diceva Frei Betto: l´informazione é il potere piú grande. Anche Lula deve tener conto di questo. Mi sto rendendo conto che qui in Brasile l´informazione é legata ai grandi interessi ed é gestita in stile mafioso, specie in città come Belem dove la popolazione con coscienza critica é una piccolissima minoranza senza nessun potere. Lucio dentro questa realtà é stato un giornalista senza peli sulla lingua, integro, non corrotto, con l’idea del giornalismo fatto seriamente e cercando quella verità che non trovi da nessuna parte. Non ha fatto calcoli nè di convenienza nè per verificare la pericolosità di quello che denuncia. Ci sono altri giornalisti in Brasile critici verso il governo, ma stanno ben attenti a non pestare i piedi e se lo fanno, prima si assicurano le spalle. Lucio no: é andato avanti da solo. Sotto questo punto di vista è un ingenuo e ancor di più un testardo perchè é andato avanti da solo. Questa é sottilmente l´accusa che alcune persone hanno fatto. Certamente da tempo ha innescato una guerra senza armi per una coerenza di ideali giornalistici.
Sempre nei suoi articoli, fa riferimento all’intelligenza degli uomini. Questa storia si può vedere da vari lati. Sta di fatto che Lucio è il maggiore esperto di problematiche amazzoniche ed è forse l´unico giornalista non venduto. Mi diceva che lui ha molti informatori e anche la dittatura ha informatori dentro i servizi segreti, ma mai ha rivelato le sue fonti. Lui pubblica un articolo solo dopo essersi documentato esaurientemente. Niente é scritto per fare scoop, ma solo per aiutare la riflessione, far comprendere il lato marcio o problematico o buono delle cose.
Lasciare Lucio Flavio Pinto al suo destino, significa abbandonarlo ad una morte lenta. Che fare? Come possiamo aiutarlo? Lui non vuole niente e non chiede niente. Vuole difendersi. Deve difendersi. Gente che a Belem prenderà la sua difesa non ce n’è e chi c’è non ha potere per affrontare l´impero di Majorana. Ragionando con altre persone appaiono due possibilitá. Fare pressione sull’Ambasciata brasiliana, visto che un componente della famiglia Majorana é console onorario di Belem per l’Italia (vergogna per l´Italia). Oppure aiutarlo pagando un avvocato che segua la sua causa e lui possa fare il giornalista, visto che, se deve difendersi non può avere il tempo di scrivere ed inoltre non ha soldi per pagarsi un avvocato.
Vedremo di sentire anche altre persone, ma queste sembrano le due strade percorribili.

Con queste notizie abbastanza tristi vi saluto.
Mauro, in una Amazzonia dove i diritti sono bruciati come le sue foreste e dove l´uomo é spremuto come la sua terra.