Caro Mauro

Caro Mauro,

questa lettera la scrivo a te, ma avrei potuto scriverla a Luis Flávio Cappio, il vescovo di Barra, poi ho pensato che è meglio scriverla a te perchè siamo amici da anni e so che una discussione tra amici può portare solo a consolidare l’amicizia. Eh, penso proprio che al vescovo gli avrei scritto in tono diverso, non amichevole, certamente.

Ops, ti chiederai, e adesso cosa dice ‘sto pazzo? Possibile che abbia capito bene? Paolo vuole scrivere al vescovo una lettera dura, non amichevole? Quando Paolo ci si mette davvero, diventa una bestia, ma perchè mai vuole scrivere al vescovo?

Sì, al vescovo. Vista la difficoltà dell’impresa, la scrivo a te come se tu fossi lui. Ma non te la prendere, lo so che non sei lui, lo so che che sei Mauro, il mio amico Mauro, Maluco Beleza.

Comincio dalla fine.

Innanzi tutto tu, vescovo, non sei una persona normale, se l’avessi fatto io lo sciopero della fame, che ne so, magari per i nostri bambini di strada o per i miei amici della favela (“costruite case popolari”, “date scuola, casa e famiglia ai bambini”) o per qualunque altro motivo, per salvare le foche, le balene, le mignotte, insomma, se lo sciopero della fame lo avessi fatto io, pensi che il presidente Lula e i suoi ministri si sarebbero scomodati o solamente preoccupati un minimo? Certamente no. Un vescovo non è mai una persona qualunque, è un principe della Chiesa, un rappresentante di Pietro, per dirla in termini mistico-religiosi. Per dirla chiaro invece, posso affermare che un vescovo è politicamente importantissimo, è legato a Roma, al Vaticano e a tutto quello che ciò rappresenta e che coinvolge. Sei d’accordo?

La trasposizione delle acque del rio san Francisco è un argomento di cui si parla da quasi vent’anni, è un progetto studiato e ristudiato da scienziati e geografi che sono arrivati ad un fragile consenso: attenzione, nè io e nè tanto meno tu, vescovo, abbiamo dati sufficienti per sapere se la realizzazione del progetto porterà reali benefici. Non abbiamo dati perchè è un argomento troppo tecnico, troppo specifico. È come se noi due ci mettessimo a discutere sulla effettiva riuscita di un trapianto sperimentale di pancreas. Che ne sappiamo io e te di pancreas: niente. Così non ne sappiamo niente di clima, di impatto ambientale, di studi geologici, idrografici, meteorologici, climatici e agronomi, insomma tutto quello che concerne la realizzazione di una impresa simile.

Quello che affermi con veemenza, in realtà lo presumi, dettato dall’esperienza di anni e anni di vita vissuta a contatto con uomini politici corrotti e imprenditori cannibali che non aspettano altro se non un’altra occasione per arricchirsi: così come fu la costruzione della transamazzonica, quella strada costruita in piena dittatura militare con la scusa di colonizzare l’Amazzonia e che poi si è rivelata un elefante bianco, impraticabile mulattiera ingoiata dalla foresta. Centinaia di milioni di dollari e centinaia di vite umane perdute. Ma erano altri tempi, ripeto, erano i tempi bui della dittatura militare, e questa necessitava di una azione eclatante per nascondere il grido dei torturati, le lacrime degli esiliati, la disperazione allegra di novanta milioni (eravamo novanta milioni, oggi siamo il doppio) di brasiliani che inneggiavano ai gol di Pelé.

Oggi è diverso, caro Mauro-vescovo (ricordi, sto scrivendo a te come se tu fossi il vescovo).

Il progetto in questione è stato discusso e ridiscusso dai migliori cervelli del paese ed infine approvato. Certo che c’è molta gente contraria e tra questi importantissimi scienziati. Ma questo non significa niente: per una opera siffatta sempre si troveranno pareri contrari, sempre.

Mi piacerebbe molto avere i mezzi e le conoscenze tecniche per capirci di più. Ma le ragioni che tu mi dai per essere contrario al progetto, non sono di natura tecnica, ma sì politico-sociale. Mi spiego: ammettiamo che l’intenzione sia buona, che si voglia davvero irrigare il semi arido nordestino (e non che ci si voglia intascare i soldi degli appalti e delle tangenti), ammettiamo che grandi studiosi abbiano approvato, tu mi dici che sei contrario perchè l’acqua arriverebbe solamente ai grandi latifondisti e alle grandi culture di pesce ma non ai piccoli agricoltori che continuerebbero nella miseria. Ma, santo cielo, questo è un motivo che lo Stato, ossia tutti noi, te compreso, dobbiamo combattere. Lo vedi che non è un problema del progetto in sé, ma un problema di organizzazione sociale? Dici: non porto l’acquedotto perchè i ricconi mi fregano l’acqua. Allora, mannaggia alla morte, controlla i ricconi, impediscigli di agire, controlla il latifondo, santo dio.

Non sono d’accordo con neanche uno dei motivi che mi dici, neanche uno. Se il motivo è il latifondo, allora crea meccanismi legali (che tra l’altro già ci sono) per controllarlo e facilitare così la vita dei venti milioni di miserabili che abitano quelle terre. La rivitalizzazione del fiume, è una cosa necessaria e doverosa in ogni modo: sia con la realizzazione effettiva del progetto o no.

Poi, caro Mauro-vescovo (continua a ricordarti quello che ti dicevo prima, sei mio amico, ecc ecc ) c’è una cosa che proprio non mi va giù. Chi ti credi di essere, Gandhi? Ma ci hai pensato un po’ prima di cominciare questa pagliacciata alla Pannella? L’unico sciopero della fame “riuscito”, ossia che si è concluso con la morte degli scioperanti, che io sappia, se non ricordo male, è stato quello di Bobby Sands, militante dell’IRA che nel 1980 o giù di lì, prigioniero nelle carceri speciali inglesi si lasciò morire di fame per la causa.

Bella roba! Morire per la causa! Come se la causa fosse l’Assoluto, come se non fosse legittimo tornare sui propri passi e cambiare idea! Bella roba, la Causa: ma che stiamo giocando ai martiri del colosseo? Un vescovo, un principe della Chiesa di Roma, rappresentante di Pietro (e non un semplice cittadino come me e te) si è messo a ricattare il governo, ossia tutti noi, me e te compresi.

Un vescovo usando la forza del ricatto e smuovendo acque, è il caso di dirlo, acque internazionali, ha imposto, ripeto, imposto le sue condizioni, nel legittimo stile Bobby Sands. Guarda, caro Mauro-vescovo, che il governo che impianta questo progetto, non è il governo maledetto dei militari, ma sì un governo democratico eletto e legittimo (lasciamo stare per un momento i vari scandali che stanno succedendo e che ne inquinano – con ragione – l’immagine; lo sciopero della fame lo avresti fatto lo stesso anche se tutto sto casino di corruzione che ha coinvolto Lula non ci fosse stato), i mezzi di comunicazione, le università, le associazioni non governative sia brasiliane che straniere (troppe, detto tra noi, troppe) lavorano liberamente e dicono liberamente quello che vogliono, pubblicano dati , manifestano le loro intenzioni, liberamente. Tu invece, ti senti nel diritto di ricattarmi, sì, mi hai ricattato col tuo sciopero della fame, mi hai ricattato.

Ricordati che per il nostro popolo, religioso per natura, mistico, buono, traboccante di fede e speranza anche senza catechismo, chiunque lotti per la Giusitzia, o meglio, chiunque si dichiari a favore della Giustizia, vive poi in odore di santità per il resto dei suoi giorni; le sue mani vengono baciate, i suoi piedi lavati con unguento, le sue vesti riverite da generazioni. Padre Cícero, Antonio Conselheiro, Frei Damião, Lampião e Maria Bonita, Irmã Dulce, Silvio Santos, Roberto Marinho, Don Helder, Antonio Carlos e Luis Eduardo Magalhães, Dom Paulo Evaristo, Getúlio Vargas, Raimundo de Darinha… li conosci questi personaggi? Per il nostro popolo più povero, più semplice, ma pieno di fede e speranza, questi personaggi sono un tutt’uno, tra loro nessuna differenza: santi e peccatori, assassini e imbonitori televisivi, tutti nella stessa barca sotto l’insegna populista dell’amore al nostro popolo per la Giustizia e la Pace, tutti accomunati dallo spirito di sacrificio, tutti vissuti nel più puro spirito di sacrificio, soffrendo umiliazioni e privazioni indicibili, a dare la vita per il popolo, per la Causa. No, caro Mauro-vescovo, tu hai agito con violenza, hai ricattato il governo e tutti noi. Se il governo ha poi ceduto alle tue esigenze (era evidente che avrebbe ceduto, ricordi, sei un principe della Chiesa e Lula tra qualche giorno va a Roma e vuole incontrare il capoccia, Sua Santità Benedetto XVI) lo ha fatto in nome del quieto vivere, non certo per darti ascolto. E adesso ho paura, ho paura che ogni volta che il governo (questo o il prossimo, non importa, basta che sia stato eletto legittimamente) intraprenda qualche iniziativa polemica o qualche progetto discutibile, ma che sia già stato approvato, che abbia seguito tutte le istanze, cosi come lo è stato questo di cui parliamo, ogni volta che ciò succeda, basta che un prete cattolico intraprenda uno sciopero della fame e tutto si fermi, tutto ricominci eternamente da zero.

E adesso ti potresti chiedere perchè, quando un paio di righe fa, ho scritto “prete”, ho poi specificato usando l’aggettivo “cattolico”. La risposta è semplice. Basta pensare alla storia della chiesa in questo Paese e in tutta l’America Latina. Per non stare a parlare di padre Anchieta e compagnia, ricordiamoci la “Marcia per Dio, la Patria e la Famila”, organizzata da Plinio Corrêa de Oliveira voce ufficale del Vaticano, che servì da incentivo e base di sostentazione per il colpo di stato militare del 1964; basta pensare alla connivenza satanica dei cardinali d’Argentina con Videla e la sua gang; o al Chile di Pinochet e via dicendo. Lo so, lo so che potrei citare mille esempi di laici, preti e vescovi realmente santi, lo so, ma quello che mi viene in mente è che la portata di questa santità è quasi sempre riscontrabile a livello locale. Istituzionalmente, sappiamo bene come le cose funzionano. Anche noi, io e quella nostra amica, abbiamo pagato di persona. Usare il simbolo del sacrificio, su cui tutte le religioni sono fondate, decidere di auto immolarsi, come un bonzo nel Vietnam, come l’Agnello Sacrificale che muore per la sua gente, caro Mauro-vescovo, è realmente un “golpe baixo” un colpo basso, un calcio in culo al dialogo e al dibattito libero e democratico.

E che questo gesto provenga da un principe della Chiesa, nel nostro paese, adesso, in questo momento che la nazione sta passando è un fatto ancora più grave. Sappiamo bene che il potere reale della Chiesa di Roma è enorme: riesce ad influenzare la politica di tutti i governi da anni, impone la sua visione sulle azioni di governo legate alla politica di pianificazione familiare, di prevenzione all’Aids e quando si tocca il problema “aborto”, apriti cielo. È per questo che ho enfatizzato l’aggettivo “cattolico”. Santi e peccatori, così come lo sono gli eroi del nord-est e del nostro popolo, in genere lo è da sempre la Chiesa Cattolica, santa (anche se sempre meno o a livello così locale che quasi non si vede) e “pecadora”. E , come se non bastasse, ti ci metti pure tu a far lo sciopero della fame! Io, che sono un tipo tosto, rompicoglioni, vendicativo e rancoroso, ti dico sinceramente che non avrei ceduto di un millimetro. Fosse stato per me, saresti morto di fame ed infine… elevato agli onori degli altari popolari. Ma non ti preoccupare, per i tuoi parrocchiani sei già un santo.

Caro Mauro-vescovo, quello che hai fatto non si fa. Hai usato l’arma della violenza del ricatto istituzionale.

Io, Paolo, tipo che conosci bene, invece voglio avere le idee chiare, voglio un dibattito serio e chiarificatore tra scienziati che si intendano di trapianti di pancreas, voglio capirci bene, non ho intenzione di cadere nella faciloneria di dire: i latifondisti, i ricconi, è colpa loro, è colpa loro. No, io e te abbiamo il dovere di conoscere e di sapere, non possiamo permetterci di parlare ed esprimere opinioni su cose che non conosciamo senza averne i mezzi per capirle.

E adesso basta.

Vedo che mi sono un po’ esaltato, vedo, caro Mauro, amico mio, che anche se non volevo, ti ho trattato un po’ duramente. Ma tu continuerai a volermi bene così come te ne voglio io.

Che fai stasera? Andiamo a mangiare in pizzeria?

São Paulo, Brasil, 8/10/2005