Di ritorno dal FSM 2005

Ho accettato l’invito del nostro amico Mauro Furlan sul momento: partecipare al Forum Social Mundial di Porto Alegre, per portare la mia testimonianza sulla realtà dei “meninos de rua” con i quali lavoro. Abbiamo deciso all’ultimo momento, in dicembre, praticamente a cose fatte. Una settimana di incontri, dibattiti, conferenze, tra migliaia e migliaia di persone del mondo intero, migliaia di sconosciuti, di volti anonimi con una grande voglia di partecipare e di farsi sentire.
Una domanda rimane in sospeso: che decisioni, quali risoluzioni possono prendere migliaia di persone che nella realtà, concretamente, non posseggono la sostanza del potere per effettivamente cambiare la struttura della società e del mondo?
Ma andiamo con ordine, parliamo di me. Parliamo di come ho pianto nella sala piena, davanti a più di cento persone, al momento di leggere le parole di uno dei miei “meninos”. Successivamente all’intervento di suor Adma e degli altri invitati, toccava a me parlare delle mie esperienze ad un auditorio attento e rispettoso. C’erano pochi minuti a disposizione, pochissimi, ma è così, è il Forum Social Mundial, molta gente vuole parlare, molta gente vuole essere ascoltata, vuole avere lo spazio che mai le è concesso per rivendicare, denunciare, proporre, discutere; molta gente, troppa gente. Pochi minuti a mia disposizione per un argomento così complesso. La sera prima nella solitudine della mia camera, avevo provato e riprovato tutto per benino, l’introduzione, la lettura del testo, le parole finali. Ho pianto. La voce non mi usciva, si rifiutava ad uscirmi, più di cento persone in sala ed io a singhiozzare. Suor Adma mi ha preso il foglio di mano ed ha concluso la lettura. Sono riuscita a rifarmi, ho degluttito il magone ed ho ripreso leggendo la “Preghiera nella Disperazione” che voi, cari amici, potete leggere nelle pagine di questo sito. Decine di persone mi hanno poi raggiunto per sapere del mio lavoro, per proporre contatti e collaborazione. Mi sono ricordata della Festa di Macondo l’anno scorso, quando provai la stessa felicità, la stessa sensazione di avere amici sconosciuti che mi abbracciano, mi sostengono, mi incoraggiano. Ecco fatto, ho parlato di me.
Sono molte le riflessioni a popolare i miei pensieri, alcune, come sempre, ripiene di entusiasmo e di speranza, altre più pragmatiche, più dure, più critiche e a volte polemiche.
La comunicazione e l’incontro fra le persone sono sempre, dico sempre, positivi. Lo scambio di idee e informazioni é sempre costruttivo, ha per scopo migliorare la nostra convivenza, il nostro modo di agire, di essere e di pensare, attraverso lo scambio è possibile arricchirsi spiritualmente, le idee circolano, coinvolgono, sbocciano in nuove idee ed in nuovi concetti in una catena senza fine. Che bellezza! Quanta utopia… Utopia! Questa é stata la parola più ascoltata e quella più pronunciata nel Forum da persone importantissime, scrittori, politici, premi Nobel. Utopia. Dice il grande cineasta argentino, Fernando Birri, che l’utopia si allontana sempre di più ogni qual volta si facciano due passi nella sua direzione, e quando gli è chiesto “allora a cosa serve l’utopia?” risponde: “serve per camminare”. Queste parole sono bellissime e poetiche, però mi spaventano e mi lasciano um senso di vuoto, una specie di rabbia sottile a causa della rassegnazione contenuta in esse. A che scopo e per quali ragioni, tutti i santi giorni, io e i miei colleghi ci ammazziamo di lavoro? Per vedere il risultato finale allontanarsi da noi e dai nostri meninos ogni volta di più? Lo scopo del mio lavoro, è una utopia o è una realtà da viversi nel quotidiano, nella concretezza della sofferenza del dia-a-dia (giorno per giorno)?
La contraddizione sta nel fatto che quelli che sostenevano le idee più “utopiche” più improbabili e impraticabili, le elucubrazioni mentali più nebulose, sono stati i più applauditi. Um esempio: il presidente Hugo Chavez. Non voglio dilungarmi a spiegare chi é questo individuo, basta dire che le frasi: “revolucion”, “mano pelosa del capitalismo americano”, “todo el poder al pueblo” e altri deliranti anacronismi simili, sono state le più ovazionate e le più enfazizzate di tutto il Forum. È scoraggiante che l’opposizione all’ “Impero” abbia come uno dei principali leaders, un tipico “caudillo” sud americano come il presidente Chavez, un populista come tanti altri nelle cui mani il nostro continente ha versato lungo la sua storia lacrime di sangue.
L’incredibile sono stati i fischi e le proteste contro Lula. Qualche giorno prima, lui stesso aveva avvisato del rischio di trasmormare il Forum in una “fiera delle ideologie”. Si é buscato sonori fischi. Si esigono da lui i cambiamenti per annullare cinquecento anni di oppressione e di sottosviluppo… in due anni di governo! È su questi punti che la mia delusione si fa più intensa. Ho visto ragazzi di diciott’anni brandire la gigantografia di Lenin! Ne ho visti altri inneggiare a Cuba come se fosse il pardiso in Terra! E Lula fischiato. É facile stare all’opposizione é facile dire “piove, governo ladro”. La pratica di un lavoro come quello che i miei colleghi ed io facciamo per le strade e nelle favelas giorno per giorno, il vivere quotidiano, il prendere decisioni che influiscano sul cambiamento reale delle condizioni di vita, l’accettare di modificare il nostro atteggiamento davanti alla meschinità delle relazioni interpersonali, tutto ciò si trasforma in sé e per sé nel più grande atto politico, molto più significativo delle chiacchiere di Chavez o dello sventolare la foto di Lenin.
Voglio sì proposte, voglio sì manifesti, voglio sì dibattiti e rivendicazioni, ma quello che proprio voglio sono soluzioni fattibili che devono scaturire da ognuno di noi: non credo allora allo “spirito di Porto Alegre”, credo sì nel sogno reale del cambiamento, mio, dei miei amici e dei miei meninos di strada.

Aceitei o convite na hora: participar do Fórum Social Mundial de Porto Alegre a pedido do nosso amigo Mauro Furlan, para levar o meu testemunho sobre a realidade das crianças e adolescentes de rua com as quais trabalho. Decidimos de ùltima hora, em dezembro praticamente “a cose fatte”. Uma semana de encontros, debates, palestras, oficinas, dinâmicas entre milhares e milhares de pessoas do mundo inteiro, milhares de desconhecidos, de rostos anônimos com uma grande vontade de participar e se fazer ouvir.
Uma pergunta fica no ar: Que decisão, que resolução, podem tomar milhares de pessoas, que na realidade, no plano concreto, não possuem a substância do poder para concretamente mudar a estrutura da sociedade e do mundo?
Mas vamos com ordens, vamos falar de mim, vamos falar de como chorei na sala cheia, na frente de mais de cem pessoas na hora de ler o depoimento de um dos meus meninos. Depois da fala da irmã Adma e dos outros palestrantes, era a mim que cabia falar sobre as minhas experiencias para um auditório atento e respeitoso. Tinha poucos minutos a disposição, pouquìssimos, mas é assim, é o Fórum Social Mundial, muita gente quer falar, muita gente quer ser ouvida, quer ter o espaço que nunca tem para reivindicar, denunciar, propor, discutir, muita gente, gente demais. Poucos minutos a minha disposição para um assunto tão complexo. Na noite anterior, na solidão do meu quarto, havia ensaiado tudo direitinho, a introdução, a leitura do texto, as palavras finais. Chorei. A voz não saia, se recusava a sair, mais de cem pessoas na sala e eu soluçando. A irmã Adma pegou a folha da minha mão e continuou a leitura. Consegui me refazer, engoli em seco e continuei lendo a “Oração no Desespero” que voces, caros amigos, podem ler nas pàginas deste site. Dezenas de pessoas vieram depois até mim para saber do trabalho, para propor contatos e colaboração. Lembrei os dias da Festa de Macondo no ano passado, tive a mesma alegria, a mesma sensação de ter amigos desconhecidos que me envolvem e me sustentam, me encorajam. Pronto, falei de mim.
São muitas as reflexões a povoar os meus pensamentos, algumas como sempre cheias de entusiasmo e de esperança, outra mais pragmàticas, mais duras, mais crìticas e as vezes polemicas.
O encontro e a comunicação entre as pessoas são sempre, digo sempre, positivos. A troca de idéias e informações é sempre construtiva, visa a melhorar a nossa convivencia o nosso modo de agir, de ser e de pensar; através da troca é possìvel enriquecer espiritualmente, as idéias circulam, evolvem, desabrocham em novas idéias e em novos conceitos em uma cadeia sem fim. Que beleza! Quanta utopia… Utopia! Esta foi a palavra mais ouvida e mais falada no Fórum por pessoas importantìssimas, escritores, polìticos, premios Nobel. Utopia. Diz o grande cineasta argentino Fernando Birri que a utopia se afasta cada vez mais longe todas as vezes que se anda dois passos para a ela chegar; e quando perguntado “e então para que serve a utopia?” Responde:”para caminhar”. Estas palavras são belìssimas e poéticas, porém me deixam assustada e inconformada com a resignação contida nelas. Para que e pelo que, todo o santo dia, eu e os meus companheiros, nos esfolamos de trabalho? Para ver o resultado final se afastar de nós e dos nossos meninos cada vez mais longe? A finalidade do meu trabalho, é uma utopia ou é uma realidade para se viver no cotidiano, na concretude do sofrimento do dia-a-dia?
A contradição està no fato de que, aqueles que sustentavam as idéias mais “utópicas” mais impossìveis e impraticàveis, as elucubrações mentais mais nebulosas, foram os mais aplaudidos. Um exemplo: o presidente Chavez. Não vou me alongar explicando quem é este sujeito, basta dizer que as frases: “revolucion”, “mão peluda do capitalismo americano”, “todo el poder al pueblo” e outros anacronismos semelhantes, foram as mais aplaudidas e enfatizadas de todo o Fórum.
É desanimador que a oposição ao “império” tenha como um dos principais lìderes, um tìpico “caudillo” sul americano como o presidente Chavez, um populista como tantos outros nas mãos dos quais, o nosso continente versou ao longo de sua história làgrimas de sangue.
O inacreditàvel foi a vaia contra Lula. Alguns dias antes ele mesmo havia alertado sobre o risco de transformar o Fórum numa feira ideológica. Tomou uma sonora vaia. Cobram-se dele as mudanças para anular quinhentos anos de opressão e de atraso… em dois anos de governo! É nestes pontos que a minha descrença e a minha desilusão se fazem mais intensa. Vi jovens de dezoito anos levantar o retrato do Lenin! Vi outros louvar Cuba como o paraìso na Terra! E Lula a ser vaiado. É fàcil ser oposição, é fàcil dizer “Piove, governo ladro”. A pràtica de um trabalho como o que os meus companheiros e eu fazemos nas ruas e nas favelas no dia-a-dia, a vivencia cotidiana, o tomar decisões que influam na mudança real da condição de vida, o aceitar modificar as nossas atitudes face à mesquinhez dos relacionamentos interpessoais, tudo isto se transforma por si só no maior ato polìtico, muito maior que o falatório de Chavez ou o levantar do retrato de Lenin.
Quero sim propostas, quero sim manifestos, quero sim debates e reivindicações, mas o que quero mesmo são soluções viàveis que devem partir de cada um de nós: não acredito então no “espìrito de Porto Alegre”, acredito sim no sonho real da mudança, minha, dos meus amigos e das minhas crianças nas ruas.