Domenica 3 aprile, Augusto,la dittatura e i rivoluzionari.

Salvador
Domenica a mezzogiorno abbiamo incontrato Augusto, avvocato brasiliano, un contatto che aveva Rosita. Capelli lunghi, folta barba, sui 50 anni. Un marxista anche dall’aspetto. Ci siamo trovati in casa della sua ex moglie nel quartiere residenziale di Pituba. Nella casa i suoi amici e compagni di lotta, tra i quali Gino Tapparelli, ora docente universitario. Il più speciale di tutti Paulo, che si è fatto 9 anni di carcere per l’assalto ad una banca per finanziare la lotta armata negli anni ’70. Augusto ci raccontava che fin dai 14 anni è stato un leader dentro le scuole e nelle superiori, ogni anno veniva espulso dalla scuola perchè attivista di sinistra. L‘epoca della dittatura (che di fatto è finita nell’85, anche se le prime votazioni libere sono state nell’89) è stato un tempo difficile di clandestinità, arresti e torture. Di fatto questo tempo ancora nessuno lo ha raccontato o studiato. Ci sono due libri recenti, ma questi parlano della caduta della dittatura, non si parla del movimento rivoluzionario nè di torture. Ancora si devono fare indagini. Da poco Lula ha tolto la segretezza agli archivi militari e penso che già qualcuno stia facendo ricerche.
Quante persone arrestate e torturate? Quante persone morte o scomparse? Nessuno lo sa. Augusto ci raccontava che la tortura è una cosa terribile, che è difficile parlare di questo passato, che solo tra amici si riesce anche a ridere, ma è ancora un passato da digerire. Lui fa parte dell’associazione “Tortura nunca mais” (tortura mai più), che opera in tutto il Brasile. Augusto adesso lavora come avvocato e aiuta nelle indagini di frodi e irregolarità, nei soldi statali usati male o finiti nelle tasche di qualche potente. Il suo lavoro è pericoloso e deve stare attento. Qui è facile essere ucciso e ci ricordava che ci sono le tabelle di prezzo per uccidere una persona. Una parte del suo lavoro lo dedica a seguire cause di gente povera, dei Sem terra o altri. Lo fa gratuitamente e invita anche suoi amici avvocati a fare altrettanto. Augusto appartiene al partito comunista brasiliano e appoggia il PT e Lula. Lui difende ancora Lula, anche se dentro di lui c’è un’anima rivoluzionaria.
Verso le 16.00 dopo aver salutato la compagnia, con la sua macchina siamo andati a fare un giro nella città bassa che non conoscevo: Ribeira, zona Alagados, Bomfim e poi al centro storico.
Augusto mi ricordava che noi italiani veniamo qui con la voglia di fare volontariato, ma la cosa più importante è venire in Brasile per condividere, per cambiare con loro e non per cambiare i Brasiliani o il Brasile. Condivido questa visione, siamo noi stranieri che dobbiamo cambiare prima che cambiare loro.

Notizie dal Brasile.

La strage nella Baixada Fluminense.
La notte di giovedì scorso nella periferia di Rio de Janeiro, nel comune di Nuova Iguacu e Mesquita, una macchina ha fatto un tragitto di 10 km e si è fermata davanti a vari locali sparando contro chi si trovava a passare di là. Alla mattina si sono contati 30 morti (dico trenta, non è uno sbaglio di scrittura) tra cui un ragazzo di 14 anni e altri due di 16 e 17. Una strage. Chi ha sparato sulla gente? Era chiaramente un’azione della polizia o meglio di quelle che vengono chiamate le bande di sterminio. Subito le indagini si sono indirizzate sulla polizia militare e fino ad oggi hanno arrestato 11 agenti. Il motivo sembra sia la vendetta. Nei giorni scorsi erano stati arrestati due poliziotti ripresi dalla telecamera di un negozio mentre gettavano all’interno della caserma la testa di una persona (probabilmente un bandito) che avevano ucciso.
Un crimine così violento non era mai avvenuto. E’ la strage più grande mai avvenuta a Rio de Janeiro. Nello stesso momento in cui tutto il mondo piangeva per il Papa, un’intera regione piangeva per i suoi figli, meno santi e nella maggioranza coinvolti in attività poco pulite, ma molti tra di loro erano innocenti.
Per dirvi la verità non ho pianto per il Papa, per quanto grande possa essere quest’uomo. Ho pianto e ho sentito una fitta al cuore per queste 30 persone che il mondo può permettersi di dimenticare, che non faranno storia come il Papa, ma allungano solo la storia di ingiustizia, quella per cui Gesù Cristo è venuto.

La realtà della zona della periferia di Rio (baixada Fluminense) che ha più di tre milioni di abitanti è tragica: povertà, miseria, disoccupazione, delinquenza…
Lula alla Tv ha detto che si faranno indagini rapide come nel caso di Suor Doroty uccisa nel Parà più di un mese fa. Non ha parlato della situazione di vita di questa gente, vera causa di tante morti.

Salvador sotto acqua, case crollate e qualche morto

Mentre vi scrivo sono a Salvador e tra poche ore parto per Recife. E’ una settimana che piove e come sempre troppa pioggia fa danni. 150 famiglie hanno la casa crollata, 1.162 frane e smottamenti. E’ stato dichiarato lo stato di emergenza e di calamità naturale. Facendo un giro per Salvador si vede la precarietà della città. Le case abbarbicate sulle colline sembrano che debbano scivolare da un momento all’altro: muri vecchi e gonfi di umidità, tetti bucati Tutte le città del Brasile hanno subito in questi ultimi 20 anni una urbanizzazione impazzita, triplicando o più la loro popolazione. Tutti sono fuggiti in città, ma non è stato per il fenomeno industriale, come da noi, ma per fuggire alla povertà. Qui non si può rivendicare la responsabilità sociale delle fabbriche: non ci sono. Non si può fare lotta sindacale per rivendicare migliori condizioni di vita per gli operai. La maggioranza della gente lavora come impiegato domestico, cercando di contrattare personalmente migliori condizioni di vita. Nessuna forza è in grado di lottare perchè nessuno è organizzato e la cosa più tragica e che questo tipo di lavoro nessuno lo sta organizzando. Neanche i quartieri stanno facendo una lotta comune. La maggioranza lotta per piccole battaglie. PIn Brasile il 55% delle case non hanno le fogne, tutto va giù per rivoli, ovvero ognuno piscia in casa dell’altro.

Con queste vi saluto. Un abbraccio. Mauro